Esclusiva Basketinside.com: Piacenza, a tu per tu con Marco Sodini

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Abbiamo incontrato Marco Sodini, attuale coach della Bakery Piacenza, per rivolgergli qualche domanda a ridosso delle ultime 3 uscite di campionato, in cui sarà naturalmente fondamentale ogni possibile vittoria per permettere alla squadra di evitare la retrocessione. Il disponibile coach della Pallacanestro Piacentina ha così risposto alle nostre domande:

D: Buona sera Coach, sabato una grande e importante vittoria contro Tortona, che non è proprio l’ultima arrivata, nè in campionato nè tanto meno in classifica, mi può dire cosa ha detto ai suoi ragazzi appena dopo l’uscita di scena?

R: “La risposta che ti do è una risposta strana, perchè io non parlo dopo le partite. Ho imparato da uno dei grandi maestri della pallacanestro italiana, Gianfranco Benvenuti detto “Cacco” che alla fine di una partita un giocatore o è felice perchè ha vinto o è molto triste perchè ha perso, per cui non è un momento in cui un allenatore debba incidere sulle emozioni, secondo me. Ti posso dire cosa ho detto il giorno dopo. Ho fatto loro i complimenti per i primi 14 minuti che abbiamo giocato, ma che allo stesso tempo la nostra ambizione deve essere quella di spalmare la nostra intensità su 40 minuti, non possiamo accontentarci di questo nè trovare scusanti, per il fatto che obbiettivamente facciamo fatica ad allenarci in quanto rimasti in 7… e questo perchè per alzare il tasso di competizione con le altre squadre più attrezzate di noi, in questo momento mi sembra l’unica cosa giusta da dire.”

D: Piacenza adesso affronta questa “benedetta” lotta per la salvezza e la vittoria di sabato è stata “ossigeno puro”, però c’è ancora un grande sforzo da fare. Come stà preparando la squadra per le prossime gare?

R: “Non pensando alla “sfida salvezza” ma pensando a una partita dopo l’altra, questa è un’ovvietà, ultimamente coach Bianchini dice che gli allenatori ne dicono troppe, però questa la devo dire per forza. Io sono arrivato qui con una situazione di classifica assolutamente deficitaria, abbiamo recuperato 4 punti a Matera ma abbiamo 0-2 negli scontri diretti e quindi concretamente sappiamo che la missione è molto più che difficile, quasi impossibile. Quindi se noi ci focalizzassimo solo sull’obiettivo “salvezza” probabilmente falliremmo, se invece pensiamo a una partita dopo l’altra, vedremo cosa riusciremo a fare.”

D: Quando è arrivato in squadra ha notato degli aggiustamenti che andavano fatti a tutti i costi per migliorare le cose?

R: “Io sono arrivato e ho trovato una squadra che era estremamente di malumore, non riusciva a capire per quale motivo anche le cose più facili sembrassero difficili e la prima cosa che ho cercato di ricostruire è stata la fiducia, soprattutto dei giocatori meno esperti, perchè questa squadra ha ragazzi che sono poco esperti per la categoria o decisamente giovani d’età. Mi sono fatto forte dell’esperienza di Rombaldoni e Rossetti e, all’epoca, di Becirovic e Zizic poi la squadra si è trasformata strada facendo. Adesso diciamo che la fiducia indipendentemente dai risultati è una cosa visibile sul campo, anche per le persone che ci vengono a guardare.”

D: Facciamo un piccolo passo indietro, da quando è arrivato Lei ho notato, ma non sono l’unico, che la squadra in campo sembra molto più aggressiva e motivata, verrebbe quasi da pensare che questo “argomento” riguardante la retrocessione sia quasi la “benzina” della squadra, però mi ha detto poco fa che non è così, per cui c’è dell’altro?

R: “Senza entrare nel merito del lavoro, fra l’altro Ottimo, indipendentemente da questa stagione, fatto dal mio predecessore (Claudio Coppeta, ndr) che in 3 anni ha portato una squadra neonata dalla C1 alla A2 Silver; quello che posso dire è che io sono un allenatore “di campo” che ama moltissimo lavorare sul miglioramento individuale dei giocatori e metterli in condizioni di farlo all’interno di un sistema di gioco. Ho cercato di dargli un pochino più di ordine e di farli pensare a quello che dovevano fare. Quindi io non credo moltissimo che il cuore sia sufficiente, credo nel miglioramento tecnico di una squadra anche in breve tempo, per quello che è possibile fare. Poi è chiaro che le percentuali non diventeranno da 30 a 45, però anche una distribuzione di tiri diversa può essere un motivo di questa, virgolettiamo, “rinascita”.”

D: Reggio Calabria – Scafati – Treviglio, è un bel tour de force. Ci sono 2 partite da affrontare in trasferta, molto difficili, la prima proprio questo fine settimana a Reggio Calabria e l’altra a Treviglio, che però all’andata in casa avete battuto, comportandovi molto bene. Cosa si aspetta dalla squadra in queste ultime 3 uscite?

R: “Mi aspetto la fredda determinazione di qualcuno che non ha niente da perdere. In realtà io cerco di mettere pressione ai miei giocatori, perchè dire che “non hanno niente da perdere” significa sminuire il loro valore rispetto agli avversari, però è altrettanto vero che Treviglio è stata battuta all’andata da una squadra che era diversa da questa, perchè c’erano giocatori in più. In questo momento l’unico rammarico che abbiamo è che non riusciamo mai a giocare 5-contro-5 durante la settimana e la mia soddisfazione inaspettata più grande, rispetto all’ultima partita, ma ne faccio tesoro per il proseguo, sarebbe di riuscire a dare indicazioni talmente precise da non dover utilizzare la partita stessa come una forma di allenamento…”

D: Quanto conterà per il futuro della squadra, qualunque esso sia, il percorso fatto quest’anno? Ci sono “errori” di qualsiasi natura che a suo avviso non saranno da ripetere?

R: “Io sono sicuro al 100% che quest’esperienza ha molti più lati positivi che lati negativi, indipendentemente dall’esito sportivo finale. Perchè una delle cose che ho trovato in questa struttura “neonata” era, diciamo, la “distanza” tra persone che sono state di buona volontà e persone che sono professioniste tout-court nel mondo della pallacanestro, il passaggio è effettivamente traumatico, quindi ci sono delle esperienze che sono state affrontate per la prima volta proprio quando contava ufficialmente farlo in maniera giusta o sbagliata. Sappiamo che il problema c’è e che dev’essere risolto per mettere una squadra in condizioni migliori per poter giocare la propria pallacanestro più redditizia; quindi, in astratto, indipendentemente dal risultato, io penso che il futuro di Piacenza non può che essere radioso, proprio per l’insegnamento che trae da questo primo campionato. Credo che sia una realtà più unica che rara quella di una società che in 3 anni passa da un dilettantismo totale a un campionato professionistico di fatto, anche se non lo è per regolamento. A partire da un “miracolo” di questo tipo non ci si poteva aspettare che a un certo punto non ci dovesse essere una barriera che delimitasse un nuovo punto di partenza.”

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