Chieti, in arrivo la combo Darrin Govens

Chieti, in arrivo la combo Darrin Govens

Il Chieti dovrebbe aver chiuso con la play-guardia statunitense classe 1988 di 185 cm, lo scorso anno in Ungheria, nella massima serie, dove giocava con lo Zalakeramia-Zte KK e ha chiuso il campionato con 19,1 punti, terzo marcatore della lega.

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Il Chieti dovrebbe aver chiuso l’ingaggio di Darrin Govens, play-guardia statunitense classe 1988 di 185 cm, lo scorso anno in Ungheria, nella massima serie, dove giocava con lo Zalakeramia-Zte KK e ha chiuso il campionato con 19,1 punti, terzo marcatore della lega.

In Ungheria, Govens giocava playmaker, mentre a Chieti l’idea sarebbe quella di farlo giocare guardia, in appoggio al play Mattia Venucci. Comunque, essendo entrambi “combo”, l’architrave reggerebbe l’urto della A2.

Govens viene dall’Ungheria, girando a oltre 19 punti di media, così come dal paese magiaro venne Alex Legion, giocatore in grado di fare la differenza in A2 Silver (anche lui girava a una ventina di punti per partita) col Roseto.

Circa il ruolo (“1” in terra straniera e “2” in Italia), si può poi pensare – paragonando la prossima avventura di Govens – a Bryon Allen, che arrivò a Roseto dalla prima lega polacca (più competitiva di quella ungherese, sia chiaro) dove giocava regista, mentre da guardia in Italia ha vinto il titolo di miglior straniero della A2 2015/2016.

Il quintetto del Chieti prende quindi forma. In regia dovrebbe esserci Venucci, guardia giocherebbe Govens e ala piccola il secondo straniero da firmare. Da ala grande sono intercambiabili Allegretti e Sergio, mentre il ruolo di centro è dello statunitense passaportato Mortellaro.

Dalla panchina, Piazza cambia il play (c’è pure Antonicelli), Piccoli gli esterni, uno fra Sergio e Allegretti le ali (Allegretti pure i lunghi) e Zucca i lunghi.

Manca dunque il “3” titolare, che dovrebbe essere un bel “cinghiale”, capace pure di dare una mano a rimbalzo. Così costruendo il quintetto, potrebbe tornare in mente il Roseto di Serie A 2002/2003, con coach Phil Melillo in panchina e un quintetto composto da Rannikko play, Monroe (Radosevic quando Monroe si infortunò) guardia, Milic ala piccola, Fakjardo ala grande, Davis centro.

Perché questo rimando? Perché Milic, vero “cinghialone”, in attacco aveva una serie di giochi che lo rendevano immarcabile spalle a canestro (da “3”), mentre Fajardo (da “4”) si apriva e colpiva da oltre l’arco virile (come potrebbero fare Allegretti e Sergio). Parliamo di gioco, ovviamente, con tutto il rispetto per i differenti lignaggi dei giocatori.

Staremo a vedere.

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