Fortitudo, è il “Mancio Day”: “torno per riportare la Effe in Serie A. Qui mi sento a casa.”

L’ala classe 1983 si presenta al suo ritorno in maglia Fortitudo dopo 7 anni. Per lui pronta la storica maglia numero 6 e i gradi di capitano.

“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano…” cantava Antonello Venditti nella sua celeberrima canzone “Amici Mai”. Certi amori come quello tra Stefano Mancinelli e la Fortitudo Bologna, società che lo ha visto di fatto nascere – è arrivato a Bologna a 15 anni – e crescere cestisticamente fino alla conquista del secondo scudetto della storia dell’Aquila con un ruolo da assoluto protagonista, e che sette anni fa, agli albori di una crisi economica che ha travolto i biancoblu, lo ha visto spiccare il volo per altri lidi. Milano, Cantù , tre anni a Torino e poi adesso , a 33 anni da poco compiuti, il ritorno all’ombra delle “Due Torri” per rinsaldare un legame indissolubile e provare a portare a compimento una missione chiamata “Serie A”, con i gradi di capitano – come conferma il DS Davide Lamma, compagno di squadra del “Mancio” dal 2007 al 2009 in biancoblu – di nuovo cuciti sul petto. Difficile nascondere l’emozione per uno che la Effe ce l’ha tatuata sul cuore: “desidero innanzitutto ringraziare la società, il coach e il popolo Fortitudo. Sono felicissimo e molto emozionato, torno dopo 7 lunghi anni. Questa è la mia casa, ho giocato dieci anni qui in cui la Effe mi ha dato tantissimo. Ho firmato un triennale perché voglio dare ancora tanto a questa squadra. Sono carico e non voglio assolutamente fare brutte figure”. Una scelta di cuore quindi, tal punto che è bastato pochissimo arrivare ad un’intesa: “il contratto era già pronto da tempo, non c’è stato alcun tipo di problema. E’ bastato solo limare qualche dettaglio burocratico”. Sette anni in cui però la speranza e la consapevolezza che tutto si sarebbe ricomposto non sono mai venute a mancare: “sono stati anni lunghi in cui fortunatamente non ho mai affrontato la Effe. Il mio sogno da giovane era trascorrere qui tutta la carriera. Purtroppo non è successo però ho sempre sperato di rientrare a casa. Meglio tardi che mai”. Adesso la sua voglia di tornare in pista con l’Aquila sul petto è irrefrenabile: “Sono felicissimo e non vedo l’ora di allenarmi. Magari non proprio a Luglio – scherza – ma sono pronto. Scherzi a parte sono carico perché so di poter dare ancora tanto alla Effe. Se non fosse stato così non sarei tornato”. Sangue, sudore e anche lacrime – per citare Churchill – sono o tratti che da sempre contraddistinguono la storia fortitudina, “Mancio” lo sa bene ed è pronto a rituffarsi in questo tipo di realtà: “arrivo in punta di piedi e voglio aiutare a migliorare una squadra che già ha fatto qualcosa di incredibile con tutto quello che potrò fare. Sono conscio di dover essere io ad adattarmi al sistema”. L’obiettivo è uno solo: “Inutile nascondersi. Sono tornato perché vogliamo tornare in A. Non è facile con una promozione su trentadue squadre , ma ci proveremo con tutte le nostre forze”. Quest’anno, per la prima volta nella storia in A2, torna a meno di clamorosi ripescaggi anche il derby con i cugini della Virtus, partita che Mancinelli ha già più volte giocato da protagonista e ovviamente sente tantissimo: “è il derby è una cosa bellissima. Sicuramente sarebbe stato meglio disputarlo in Eurolega come accadeva anni fa, ma certamente potrà aiutare questa città a mantenere viva la grande passione per la pallacanestro. Ovviamente faremo di tutto per vincerlo, visto che sappiamo quanto questa gara sia importante per i tifosi e noi tutti, ma non dimentichiamoci che l’obiettivo principale è salire di categoria”. In Fortitudo Mancinelli ritrova anche Boniciolli che lo ha allenato nella prima esperienza fortitudina: “Con lui ho da sempre un ottimo rapporto perché è stato il primo allenatore a portarmi in nazionale giovanile a 14 anni quando ero a Chieti e uno dei primi che mi ha fatto calcare il campo in Fortitudo in modo serio. So che è un allenatore esigente ma so anche che se lo segui può fari arrivare in alto”. Adesso qualche giorno di riposo e poi sotto con il lavoro in palestra, poiché ad attenderlo c’è una maglia numero 6, la fascia di capitano ma soprattutto la missione-responsabilità di aiutare l’Aquila a spiccare di nuovo il volo verso i palcoscenici che più le competono.

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