Fortitudo-Treviso: una grande rivalità con un nuovo capitolo da scrivere

Fortitudo-Treviso: una grande rivalità con un nuovo capitolo da scrivere

La Fortitudo Bologna e Treviso sono state protagoniste di grandi duelli nel corso degli anni: riviviamo i momenti più significativi in attesa della semifinale di quest’anno.

Se ad un appassionato di pallacanestro si parla di “Fortitudo Bologna – Treviso” non si può non  alla mente i ricordi di epiche sfide a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 tra queste due compagini che hanno inevitabilmente segnato la storia moderna della pallacanestro italiana. Tempi che furono, di cui ben poco è rimasto, dal momento che la Benetton dal 2013 si dedica alla sola attività del settore settore giovanile, lasciando strada libera all’ambizioso progetto di rinascita del Treviso Basket che ha catalizzato su di sé la passione di un popolo orfano del suo faro cestistico, mentre la Fortitudo è passata attraverso le tante difficoltà economiche che hanno portato a tante lotte in seno al tifo e alla revoca dell’affiliazione il 20 Luglio 2012 da parte della FIP, prima di poter gioire nuovamente per la rinascita nell’estate 2014 e successivamente, per il ritorno in A2 datato 16 Giugno dello scorso anno.

Una storica rivalità, quella tra biancoblù e trevigiani, che affonda le radici in un passato ormai lontano. Siamo  precisamente nel 1997: la Benetton allenata da Mike D’Antoni riabbraccia Stefano Rusconi – rientrato dall’esperienza americana ai Phoenix Suns – che va ad aggiungersi ad un roster pieno di talento composto da giocatori del calibro di Henry Williams, Zeljiko Rebraca, Glenn Sekunda e da giovani di ottime speranze come Pittis e Marconato che formano un mix perfetto il quale consente ai biancoverdi di dominare la stagione regolare chiudendo con 10 punti di vantaggio sulla Teamsystem Bologna dei vari Myers, Conrad Mcrae e Murdock. Un antipasto di quella che sarà la finalissima a cui i felsinei accedono, per il secondo anno consecutivo, dopo aver eliminato al culmine di una serie epica i cugini della Virtus Bologna, mentre veneti grazie ad un 3-1 a spese di Verona. Treviso stravince 89-61 il primo atto casalingo grazie ad Williams che argina Myers alla perfezione e scatena l’ira dei tifosi biancoblu che nel dopo partita hanno un duro confronto con la squadra. Questo duro scontro però sortisce il sorprendente effetto di ricompattare l’ambiente fortitudino spingendo l’Aquila ad un netto 81-66 tra le mura amiche, nonostante i padroni di casa debbano fare i conti con un McRae ancora scosso per un incidente d’auto avuto soltanto un’ora prima della partita in tangenziale con il cronista di “Stadio” Maurizio Roveri. A proposito: cosa ci faceva il giocatore americano a così poco tempo dalla palla a 2 ancora così distante dal PalMalaguti di Casalecchio, allora campo di gioco della Effe? Semplice: la sveglia puntata per interrompere il “pisolino” pre-partita non ha suonato…Il terzo atto della sfida è ancora appannaggio di Bologna che la spunta al fotofinish (68-66) e si trova davanti per la prima volta nella sua storia alla possibilità di conquistare il tricolore. In gara 4 però Bologna prende coscienza di quella che sarà una maledizione che la porterà a disputare 10 finali in 11 anni vincendo soltanto due scudetti: sopra di 13 a poco meno di 5 minuti dalla fine i biancoblu subiscono una clamorosa rimonta fallendo a più riprese con Vidili e Myers il tiro della vittoria e capitolando nel supplementare (79-67). La bella vede poi la Benetton completare l’opera resistendo ad uno strepitoso Myers (41 punti) e alzando la coppa grazie al 84-82 finale.

La Fortitudo coglie però la ghiotta occasione di rifarsi, anche se solo parzialmente, il 1° Febbraio dell’anno seguente, quando davanti ad un PalaMalaguti stracolmo Carlton Myers alza, in piedi sul tavolo dei giudici di gara, il primo storico trofeo conquistato dall’Aquila: la Coppa Italia. La guardia della Nazionale segna 19 punti in uno strepitoso secondo tempo e, insieme a Wilkins, 21 punti per lui, griffa il 73 a 55 finale.

“Che fretta c’era, 30 Maggio del 2000, la Fortitudo, troppo presto tricolor…” cantano ironicamente ancora oggi i tifosi fortitudini, ricordando che per arrivare al primo scudetto della “Effe” i biancoblu hanno dovuto attendere le finali del primo campionato del nuovo millennio. Bologna conclude agilmente al primo posto la stagione regolare trascinata dai vari Myers, Vrankovic Fucka e Galanda, e dopo aver eliminato ai playoff la Mens Sana Siena e la Scaligera Verona, si ritrova in finale contro quella che sta via via diventando una storica rivale: la Benetton Treviso. Bologna perde la prima sfida tra le mura amiche con il tifo biancoblu colto da grande sconforto e in preda al timore di vedersi nuovamente sfuggire la coppa ad un passo dal traguardo. E’ coach Recalcati rassicurare tutti che questa volta sarebbe stata quella giusta e soprattutto a rinfrancare un Myers moralmente a pezzi che, come rivelerà a distanza di anni, per la prima volta si avvicinerà alla fede in questa occasione (oggi è pastore evangelico). La reazione bolognese al ritorno in campo è veemente: l’allora Skipper vincerà infatti tutti e tre i successivi incontri con la mossa dei tre lunghi – Fucka-Galanda-Vrankovic – che in gara 4 si rivelerà decisiva per sovrastare Pittis e compagni e per sfatare il tabù.

Treviso-Fortitudo è però il leitmotiv anche delle annate 2001-2002 e 2002-2003 dove i veneti centrano la doppietta tricolore. Myers dopo 7 anni lascia Basket City e al suo posto arriva Andrea Meneghin che però non riuscirà a raccogliere quanto sperato dal tifo fortitudino anche a causa dei tanti problemi fisici che lo costringeranno a tanti mesi di assenza. Sono gli anni di Chikalkin, Edney, Nicola, Garbajosa, Bell e Bulleri che non lasciano scampo ad una effe che si arrenderà ai biancoverdi 3-0 e 3-1.

Si arriva così all’ultima sfida tra le due formazioni datata 2006: la Climamio del duo Repesa-Alibegovic – con il secondo scudetto cucito sul petto e una Supercoppa in più nella bacheca – affronta dopo l’epica semifinale contro Napoli, con una squadra giovane e costruita con uno dei budget più bassi dell’epoca d’oro di Seragnoli, la Benetton profondamente rinnovata con gli arrivi di Nicholas, Zizis, Slokar e Bargnani che poi l’estate successiva approderà in NBA, ai Toronto Raptors, da prima scelta assoluta. Sull’altra sponda, Basile, Vujanic e Pozzecco non ci sono più, rimpiazzati dai giovani Green, Garris e Diawara, arrivato in corsa con lo status di “promessa” semi-sconosciuta. Sotto le plance c’è TJ Watson, sopraffino rimbalzista. Una maggior freschezza dei trevigiani nel momento clou ribalta però le previsioni e il 2-‘ con cui partono i veneti ne è la dimostrazione. In gara 3 arriva il colpo di coda di Bologna ma è solo illusorio perché in gara 4 arriva il beffardo 69 a 68 che sancisce il quinto e ad oggi ultimo scudetto alzato dai verdi della marca.

Anche oggi, che ci si gioca soltanto una semifinale di A2, lo spirito di rivalità che anima le due tifoserie in nome delle antiche sfide è intatto e costituisce proprio il fil rouge di collegamento con il passato e un punto di partenza per costruire un futuro migliore in cui le due compagini possano tornare a primeggiare per il trono d’Italia.

L’unica certezza che abbiamo è che lo spettacolo, in campo e sugli spalti di certo non mancherà.

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