La Divisione Nazionale A alla luce del Consiglio FIP

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Un urgente giudizio di realtà che va innanzitutto proposto è quello per cui, inevitabilmente, alcuni risultati emersi dalla scorsa stagione risultano modificati e variati.

Ciò in primis riguarda quella Trapani che, vittima di una voragine poderosa tra aspirazioni promozione,roster di alto profilo, possibili quanto incoraggianti cambi di vertice e meste vicende accadute nel corso di questa stagione, ha voluto e ha saputo trovare la forza e le energie per rientrare tra le promosse.

Quel novero in cui per contrappeso Sant’Antimo oggi si inscirve, elevando con orgoglio l’asticella della propria esperienza storica, e ribadendo forse l’autorità e la fondatezza di una legge che non è mai scritta dal campo ma che il campo deve necessariamente contemplare e presupporre per poter esistere: quella della fattibilità economica, quella della programmazione, quella del pragmatismo per andare incontro sinceramente alle aspettative dei propri sostenitori, quella dei passi calibrati rispetto alla falcata della propria gamba produttiva.

Una legge che sia ben chiaro non deve mai del tutto prevalere, perchè altrimenti la poesia di questo sport cesserebbe immediatamente, ma la cui ignoranza è ai nostri occhi matrice di insulti e di offese per la passione di quelle masse di tifosi che,con il loro attaccamento e il loro trasporto quotidiani, vivificano questo sport di ideali e prospettive morali oggi ormai del tutto assenti in altre discipline sportive.

Una legge che però non trova riscontri in un altro dettame emerso con questo controverso Consiglio Federale: la permanenza della Reyer Venezia in Legadue, e il pieno compimento del meccanismo introdotto attraverso il premio di risultato, creatura nuova e debole nella sostanza.

Creatura di cui d’altra parte la Teramo Basket, posta all’angolo non pochce settimane fa per via dell’abbandono di Carlo Antonetti dopo 38 anni, ha usufruito in piena conformità alle disposizioni regolamentari.

Perchè tuttavia ci esprimiamo per l’ambiguità di questo esito?

Per essere il più possibile chiari e completi,va compreso e forse capito il senso che questa innovazione, destinata nei prossimi anni ad applicarsi anche alle categorie minori, intendeva trasmettere: permettere a realtà economicamente solide e culturalmente radicate di poter sopravvivere in determinate categorie di rifierimento, soprattutto nell’eventualità in cui la stagione avesse prodotto  risultati tecnici del tutto deludenti se non soprendenti nella loro drammaticità.

Tuttavia,esaminando il contesto in cui la norma si applica, nasce istintivamente, e non irragionevolmente, un’obiezione che si rivela quanto mai fondante sul piano della legittimità della norma stessa: chi, salvo la Mens Sana Siena o l’Olimpia Milano, può oggi etichettarsi come realtà cestistica perdurante a lungo termine sul piano della solidità economica? Chi soprattutto potrebbe sostenere che la pallacanestro italiana d’oggi giorno sia un campo d’impresa che spontaneamente generi elevati indici di profitto e di guadagno economico per imprenditori appassionati e intere collettività?

Questo dunque il grave conflitto insito in una regola di cui non si contesta l’enunciazione teorica, il principio, l’idea, ma la sua possibilità di applicarsi senza intoppi, la sua esecuzione pratica, quest’oggi decisamente quanto prevedibilimente perversa in un contesto nazionale dove spesso le libertà si trasformano in abusi e le facoltà in prerogative antisociali.

Alla luce di quanto detto si invoca dunque l’osservanza di una regola che d’altra parte al momento nessun codice al momento prescrive, e che anzi la prassi cestistica dei nostri giorni sembra piuttosto denigrare: quella per cui chi amministra meglio vincendo di più sia premiato, e senza rischi controproducenti.

Reinnestandoci ora su un binario più descrittivo e meno editorialistico, vanno riferite altre conseguenze significative che emergono da questo Consiglio, e che strutturano ulteriormente la futura Divisione Nazionale A: la permenza in categoria di Sant’Arcangelo di Romagna (regolarmente promossa lo scorso anno dalla ex Serie B Dilettanti) e il riemergere di Fabriano, piazza storica che in un passato non troppo remoto si avviava a sbarcare presso i lidi della massima serie (2001), guidata divinamente dagli storici dioscuri Chandler Thompson e Rodney Monroe.

Cimentiamoci dunque nel tracciare un nuovo possibile assetto delle divisioni per la iminente stagione, sperando quindi di non dover apportare incisive e abbondanti modifiche a quanto illustreremo:
Divisione “Nord-Ovest”
Torino-Pavia-Casalpusterlengo-Omegna-Castelletto-Treviglio
Divisione “Nord-Est”
Trieste-S.Arcangelo-Trento-Siena-Firenze-Fabriano
Divisione “Centro-Sud”
Ruvo di Puglia-Bari-San Severo-Chieti-Perugia-Matera
Divisione  “Divisione Sud”
Capo d’Orlando-Recanati-Ferentino-Anagni-Latina-Napoli

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