Mantova, coach Martelossi: “Tanto rammarico, pagato il calo fisico e mentale dell’ultimo periodo”

Mantova, coach Martelossi: “Tanto rammarico, pagato il calo fisico e mentale dell’ultimo periodo”

Il tecnico di Mantova ha analizzato le cause dell’eliminazione dai playoff e ha discusso della stagione biancorossa. “La favorita? Scafati, ma c’è tanto equilibrio”

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Con una stagione regolare chiusa al terzo posto e una finale di Coppa Italia alle spalle, la Dinamica Generale Mantova non è riuscita a superare il primo ostacolo verso la Serie A ai playoff, la Moncada Agrigento. Ad esprimere il suo rammarico per la precoce eliminazione è coach Alberto Martelossi che coglie l’occasione per tirare le somme della stagione appena conclusa.

A distanza di 48 ore dalla sconfitta con Agrigento in gara 4 ha superato l’amarezza e della delusione per un’eliminazione arrivata forse troppo presto per quelle che erano le aspirazioni dell’ambiente e della squadra?

Sono ancora molto dispiaciuto. Sono cose che possono capitare nella pallacanestro, ma ci tenevamo molto a passare il turno. Abbiamo sbagliato l’approccio nella prima partita però poi siamo entrati nella serie. Avremmo probabilmente meritato di andare a gara 5, ma obiettivamente Agrigento ha avuto sempre più brio nei momenti decisivi. Non abbiamo sottovalutato Agrigento, avremmo iniziato male la serie contro qualsiasi squadra perché uscivamo da un periodo fisicamente e mentalmente difficile. La Moncada è stata brava a punirci, altre forse non ci sarebbero riuscite.

Gli Stings sembra che abbiano ceduto di schianto dopo aver battuto Treviso lo scorso 10 aprile che vi consentì di essere in testa alla classifica in solitaria. Da allora sono arrivate 5 sconfitte in 6 partite. A cosa crede sia stato dovuto questo improvviso momento di down?

Dopo le ultime due gare di regular season con Ravenna e Recanati pensavo che fosse un problema fisico per via dei mesi precedenti molto intensi che avevamo avuto. Poi mi sono reso conto sin da gara 1 che c’era un problema di mentalità. Anche Agrigento ha concluso male la stagione regolare con tre sconfitte, ma la differenza è stata nella cattiveria che hanno messo le due squadre. A livello individuale poi abbiamo avuto dei giocatori che hanno reso di meno rispetto a quanto avevano fatto fino alla gara con Treviso. Già con Ravenna c’era una tensione ingiustificata tra di noi dato che eravamo in testa alla classifica in solitaria. In gara 3 e 4 le cose si sono un po’ assestate, ma non è bastato. Siamo stati puniti dai nostri errori tecnici. L’invasione di Ndoja sull’ultimo canestro in gara 4? Dico solo che bisogna essere coraggiosi per decidere una partita del genere in questo modo.

Sui social alcuni tifosi pensano che con Hurtt e Simms il vostro cammino playoff sarebbe stato diverso.

Lo ripeto, l’inserimento di Udanoh e Ferguson è stata una necessità. Hurtt i playoff non li avrebbe comunque giocati né con noi e né con Treviso per problemi muscolari e per l’involuzione, soprattutto psicologica, che ha avuto nella seconda parte di stagione. Quindi se non fossimo intervenuti sul mercato avremmo giocato senza un americano. Udanoh l’abbiamo preso perché ci ha colpito per il suo entusiasmo e per fare un investimento per il futuro (anche se non è detto che rimarrà perché ci sono tante questioni di mercato in mezzo). Hurtt probabilmente l’avremmo dovuto sostituire prima, ma col mercato bloccato non ci siamo potuti muovere per trovare un giocatore con caratteristiche diverse. Con Ferguson ero certo che si sarebbe inserito nella dimensione di tiro e di coinvolgimento dei compagni, anche se la prima parte purtroppo non è andata a buon fine.

Cosa lascia di positivo questa stagione?

Lascia un gioco che, seppure non votato allo spettacolo, è cresciuto nel corso della stagione. Poi lascia una buona identità difensiva dato che diverse partite le abbiamo vinte grazie ad una grande coesione nella retroguardia. Non dobbiamo dimenticarci, inoltre, della finale di Coppa Italia e dell’interesse crescente da parte della città nei nostri confronti.

A tal proposito, c’è da notare che il tifo mantovano è cresciuto molto nel corso dell’anno.

Assolutamente sì, e c’è il grande rammarico di non aver portato al PalaBam le sfide ai playoff con Bologna e, se fossimo andati avanti, con Treviso.

Quando crede si sia raggiunto il punto più alto della stagione?

Una finale è sempre una finale, quindi direi la gara con Scafati e, in generale, il weekend della Coppa Italia. Una partita importante di regular season è stata senz’altro quella con Roseto al ritorno che è stata una chiave di Volta per la parte successiva della stagione.

A proposito di Coppa Italia, ad essere stato nominato miglior Under 22 della manifestazione è stato Davide Alviti. Come valuta l’evoluzione di Davide e di Carlo Fumgalli, prodotti dei prestigiosi settori giovanili dell’Eurobasket Roma e dell’Olimpia Milano?

Davide è cresciuto molto rispetto all’inizio della stagione, mentre per Carlo mi dispiace dato che avrebbe avuto alcuni spazi nell’ultima parte di regular season e anche in Coppa Italia. Alviti è migliorato nell’applicazione difensiva, dato che a settembre non capiva gli errori che commetteva in fase di copertura. Purtroppo l’evoluzione di Fumagalli si è un po’ bloccata con l’infortunio, ma è un ragazzo che ha istinto e gambe buone che deve migliorare nelle capacità di playmaking.

Ora chi è la favorita per i playoff?

Se proprio dovessi indicarne una direi Scafati, ma il grande equilibrio di questo campionato potrebbe cambiare tutte le carte in tavola da un giorno all’altro. Tuttavia, la sesta, la settima e l’ottava del girone Ovest sono squadre molto impegnative. Il caso di Agrigento dimostra che la classifica non conta niente: quando li avevamo incontrati alla Coppa Italia loro si presentavano come primi dell’Ovest e noi come quarti e sembravamo noi la sorpresa della manifestazione, mentre desso sembra che sia accaduto il contrario. Le squadre, tuttavia, sono sempre le stesse. Ciò che cambia sono i due gironi che di fatto sono due campionati diversi. La pallacanestro del girone Est è più pura, mentre quella dell’Ovest è caratterizzata da più giocatori di esperienza e che sanno cosa fare al momento giusto. Agrigento ci ha lasciato fare il nostro gioco, ma abbiamo fatto sempre 60 punti perché eravamo costantemente indecisi, mentre in partite come quelle di Trieste o Treviso è stato diverso perché ci hanno messo più le mani addosso per non lasciarci mai tirare.

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