Roseto, il punto: Marini in azzurro, per la panchina un poker di nomi

Roseto, il punto: Marini in azzurro, per la panchina un poker di nomi

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Pierpaolo Marini è stato richiamato con la Nazionale Sperimentale a Livorno, dove si allenerà agli ordini di coach Luca Dalmonte, che poi passerà il timone ad Attilio Caja (al momento suo vice), per andare a far da secondo a Simone Pianigiani con l’Italia “vera”. Gran bella soddisfazione per “Obama”, che via facebook si è detto felicissimo della ri-convocazione – passando da riserva a casa a componente del gruppo – promettendo che darà il massimo per giocarsi fino in fondo l’occasione. Pierpaolo, lo sappiamo, non si è mai distinto per l’eloquenza. Una estate che cambia, quella del rosetano doc (già testato nei giorni scorsi dal Capo d’Orlando), visto che al posto di bighellonare sul lungomare con la comitiva potrà lavorare duro e migliorare molto, partecipando intanto al torneo internazionale di Losanna, in cui troverà le formazioni di Svizzera, Belgio e Germania, dal 23 al 25 giugno 2015. Il programma prevede martedì 23 giugno Italia-Belgio, mercoledì 24 Italia-Germania, giovedì 25 Italia-Svizzera. Se l’olivastro indigeno rosetano dovesse convincere lo staff Azzurro, per lui potrebbero aprirsi addirittura la porte della Cina, visto che la Sperimentale partirà, come fa da qualche estate, alla volta dell’Oriente per una tournée estiva, allenata da coach Attilio Caja.

CHI ALLENERA’ IL ROSETO? – Secondo alcuni, è già fatta con Tony Trullo, che dovrebbe aver rinnovato, sbuffando un po’ per via del contratto basso (in B avrebbe preso più soldi). Ma questa è solo una parte delle indiscrezioni. Perché gente solitamente altrettanto ben informata sostiene che, dopo il rifiuto di Caja (che aspetta al momento una Serie A) di giovedì 11 giugno mattina, fra Trullo e la sua conferma si sia inserito Giampaolo Di Lorenzo, la scorsa stagione a Matera in due tempi (ha iniziato, è stato esonerato, ci è tornato dopo l’infarto sofferto dal suo sostituto, Massimo Bianchi) e ancor prima per alcune stagioni a Omegna.

Noi continuiamo a sostenere quel che ci pare più logico, e che ripetiamo a vantaggio di chi non avesse letto gli articoli precedenti: si vogliono confermare 7/10 della squadra dello scorso campionato? Allora si tenga Trullo nel doppio ruolo di coach e direttore sportivo, risparmiando soldi e capitalizzando quelli già spesi la scorsa stagione per dare continuità. Si vuole fare un progetto diverso alla radice? Allora si cambi tutto: staff dirigenziale e tecnico.

Anche perché gli Sharks, in queste ultime 4 stagioni (2 di Serie B a vincere e 2 di discreta Serie A2 Silver), si sono fatti una fama di alto livello. La società paga puntualmente gli stipendi e il fatto che a Roseto tutti abbiano già ricevuto i compensi del campionato 2014/2015 (forse ne manca uno, ma non ci giureremmo), proietta Peppe Di Sante fra i patron più desiderati e concupiti d’Italia. E non stiamo scherzando.

Altre società, che vivono di pubbliche relazioni raffinate (praticamente inesistenti a Roseto) e si spacciano per enormi modelli di organizzazione e solvibilità, non stanno pagando o sono indietro di diversi mesi. Roseto, che invece paga puntuale, da anni si vende male. Anzi malissimo.

Nonostante tutto, siccome i giocatori parlano, tutti sanno che a Roseto i soldi sono sicuri, la città è bella, i tifosi caldi, si mangia bene e tutta una serie di altre cose. Morale della favola? Tutti vogliono venirci, che lo dicano apertamente o meno.

E allora, se il progetto è in continuità e l’ingaggio è di Trullo, per noi questione chiusa come abbiamo detto sopra.

Ma se Di Sante, Cimorosi e Cianchetti vogliono cambiare tutto, devono sapere che hanno una sorta di esercito di gente a spasso – fra coach e dirigenti – che sono di alto livello e professionali. E che quindi, siccome pagano puntualmente, possono scegliere. E che non devono pregare loro, né farsi infinocchiare da nessuno.

Solo guardando all’immediato circondario, gli Sharks possono scegliere il coach fra gente che ha allenato in Eurolega e vinto Campionati e SuperCoppa (Phil Melillo), gente che ha vinto 10 campionati (Franco Gramenzi), gente che ha fatto la Finale Scudetto e vinto  campionati (Lino Lardo). Insomma, ripetiamo: c’è l’imbarazzo della scelta. Ed è una scelta di qualità.

E non dimentichiamo l’esigenza, che da sempre sottolineiamo, di un dirigente che faccia marketing per davvero, portando soldi. Figura a nostro avviso ormai imprescindibile.

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