Roseto, il punto: patron Di Sante chiede supporto, a rischio la permanenza in A2

Roseto, il punto: patron Di Sante chiede supporto, a rischio la permanenza in A2

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La permanenza del basket di alto livello a Roseto è ancora a rischio.

L’impressione è che l’ennesima estate calda debba ancora iniziare, con gli eventuali colpi di scena che ne deriveranno.

Le cose sembravano volgere al meglio al termine dell’ultima partita di campionato Roseto-Legnano, con il presidente Cianchetti che aveva dichiarato di stare lavorando a fari spenti per coinvolgere un paio di gruppi imprenditoriali esterni al territorio comunale (si parla del ritorno di Modus FM).

L’obiettivo è supportare la famiglia Di Sante, che da 4 stagioni “paga” quasi integralmente il basket a Roseto, visto che fra sponsor diretti e indiretti le uscite sono coperte per oltre l’80% dai Di Sante. Una situazione insostenibile e ingiusta, in una città che si vanta di avere una classe dirigente e politica legate al basket e che esprime due parlamentari (uno ex giocatore).

Una città che ora ha il dovere di fare qualcosa per difendere il titolo sportivo di A2 2015/2016 da una voce, che ha preso corpo fra alcuni addetti ai lavori di Bologna e Pesaro e che vorrebbe il patron Peppe Di Sante intenzionato a cedere, non avendo avuto segnali né da imprenditori né da sindaco e assessore allo sport.

Certo, è giusto sottolineare che la stagione è ancora in corso con i playoff e che è presto per accusare l’ambiente di disinteresse, ma il pericolo concreto pare abbia il volto di 3 potenziali acquirenti: una squadra attualmente impegnata nei playoff di Serie B, una squadra cadetta estromessa dai playoff e un gruppo di imprenditori intenzionato a portare il basket di vertice da qualche parte in Italia.

La situazione è tanto più preoccupante se si considera che l’avvocato che dovrebbe curare la vendita è l’ex giocatore Enrico “Chicco” Zorzi, che la scorsa estate ha già perfezionato la vendita del titolo del Basket Nord Barese a Treviso.

«Stiamo provando a far restare il basket a Roseto, ma se la cosa interessa soltanto alla mia famiglia e a nessun altro, mi vedrò costretto a cedere il titolo». Chiaro e schietto, questo il pensiero del patron tornato dalla Polonia, dove il suo gruppo ha un’azienda a Jawor che negli ultimi mesi lo ha assorbito per gran parte del tempo, venendo sostituito al timone degli Sharks dalla moglie, Gabriella Giovannelli, che con piglio duro e capacità gestionale ha chiuso un discreto buco procacciando nuovi sponsor.
Il marito chiosa: «Noi amiamo la nostra città e la squadra che sosteniamo, ma abbiamo impegni di impresa che ci assorbono e non è possibile che io o mia moglie dobbiamo fare anche i segretari della società».

Insomma: una richiesta di aiuto dignitosa e non urlata, a seguito di 4 anni di sacrifici economici che potrebbero quantificarsi in circa 2 milioni di euro: davvero troppi per una famiglia sola, per quanto attiva, dinamica e benestante (a seguito di duro lavoro, beninteso).

Giovedì sera, in occasione di una cena di gala istituzionale organizzata dal Comune di Roseto in ottica gemellaggi nazionali e internazionali, nei quali rientra anche quello con la città di Jawor, Di Sante dovrebbe aver incontrato il sindaco Pavone e l’assessore allo Sport Vannucci.

Questo il pensiero del patron, prima di andare a cena: «Li incontrerò dopo la riunione che hanno avuto con il presidente Cianchetti e con il vice Cimorosi. Se a loro l’idea della tassa di soggiorno di importo risibile, che a me piace molto, sembra irrealizzabile, sono curioso e disponibilissimo ad ascoltare quanto hanno da dirmi per continuare a fare basket di vertice a Roseto, visto che sono i principali rappresentanti istituzionali e che tutti parlano sempre di quale grande patrimonio cittadino rappresenti il basket».

Circa il futuro, Di Sante ha idee chiare che sintetizza: «La mia famiglia può anche impegnarsi con una somma di circa 200mila euro, ma non possiamo fare tutto da soli o quasi come negli ultimi 4 anni. Perciò, se riusciamo ad avere risposte convincenti entro un paio di settimane o poco più credo che andremo avanti, altrimenti venderemo entro maggio, perché è inutile tirare le cose per le lunghe».

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