Roseto, le ultime novità. Martinelli in Comune, prove generali di accordo?

Roseto, le ultime novità. Martinelli in Comune, prove generali di accordo?

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Poco dopo l’incontro in Municipio, per la cessione del Roseto Sharks dagli attuali proprietari a Martinelli, ho intervistato Michele all’Hotel Liberty di Roseto.
Miguelon, polo nera Stella Azzurra, stava per partire alla volta di Vasto, dove suo figlio Chicco sta disputando le Finali Nazionali Under 19 Elite con la squadra capitolina di cui suo padre è collaboratore/sostenitore.
Durante l’intervista, il Liberty si è popolato come d’incanto di gente che arrivava dalla riunione comunale o che convergeva per fare il punto: Ettore Cianchetti, Vittorio Fossataro, Antonio Norante.
Alla fine dell’intervista, è passato vicino al tavolo in cui eravamo seduti il presidente Cianchetti – che insieme a Martinelli e altri ha fondato nel 2009 gli Sharks – facendo una battuta circa il ritorno di Miguelon a Roseto. Ho colto l’occasione per scattare la foto che propongo per prima in questo articolo. E mentre scattavo mi è tornata in mente la foto in cui Miguelon si compra la Fortitudo da Giorgio “l’Emiro” Seragnoli. E mi sono detto: “E se fosse un’operazione come quella?”.
Poi me ne sono andato a casa a scrivere i molti pezzi di un giovedì complicato, non solo per il basket.
Ecco l’intervista a Michele Martinelli, in attesa degli ulteriori sviluppi e di conoscere in che modo il Comune sosterrà la squadra di basket, visto che entro domani, venerdì 15 maggio 2015, il sindaco Pavone ha promesso al patron Peppe Di Sante un pronunciamento sulla tassa di soggiorno e sul conseguente progetto di marketing che coinvolgerebbe il Roseto.

Michele, chi ti ha convocato e che tipo di incontro è stato?
«Mi ha convocato il sindaco Pavone e ci siamo trovati intorno a un tavolo, ragionando sulla cessione del Roseto Sharks».

Avete già definito?
«Ma no, al momento è tutto molto prematuro».

Quindi non ci sono novità di rilievo dopo l’incontro?
«Direi che una c’è. Mi pare di aver capito che c’è l’impegno da parte del Comune a sostenere la squadra di basket in maniera consistente. Non so in che maniera avverrà questo sostegno, ma so che sarà definita a breve e con impegno vincolante».

Mi stai anticipando il pronunciamento del sindaco Pavone, che dovrebbe avvenire entro domani, venerdì 15 maggio 2015, sulla tassa di soggiorno?
«No, anche perché non sapevo di questa data. Ti dico solo la mia impressione, per aver sentito parlare il primo cittadino».

Quindi, adesso, a che punto siamo per ciò che interessa i tifosi e cioè per la vita del Roseto Sharks, in Serie A2, a Roseto?
«La decisione adesso è in capo alla Industriale Sud e ai soci degli Sharks. Si sono riservati una riflessione finale. Sta a loro decidere cosa fare».

Ti hanno proposto quindi di rilevare la Società, non di fare il general manager?
«Di fare il general manager non si è proprio parlato mai. Abbiamo esaminato la possibilità di un passaggio di quote e io ho dato la mia disponibilità di massima a rilevare il pacchetto azionario del Roseto Sharks, riferendomi a dei numeri di budget, che erano apparsi in una tua intervista, fatti da Di Sante (200mila di sponsorizzazione, 200mila dal Comune, 150mila di botteghino, 100mila di cartellonistica, n.d.a.). Se i numeri sono quelli, ci possiamo ragionare».

A Roseto sei già stato diverse volte, cominciando praticamente in B2 e arrivando ai Playoff Scudetto e alle Final Eight di Coppa Italia. Però, nelle ultime tue apparizioni nel basket, ad esempio Rieti e Veroli, sei arrivato e te ne sei sempre andato dopo un po’ e i progetti sono falliti. Come mai?
«Mi erano state descritte condizioni che poi non si sono verificate. E in base a questo ho ritenuto che non fosse possibile continuare i progetti e me ne sono andato».

E a Roseto, quindi, torneresti per un progetto di Serie A2 a reggere la categoria?
«Sì. Anche perché parlare di Serie A adesso è molto difficile. Calcola che, nella denegata ipotesi di vittoria del campionato, da promossi bisogna tirare fuori 500mila euro. E di questi tempi non mi pare impresa facile e neanche etica».

È vero che se torni fai piazza pulita di staff dirigenziale e tecnico?
«Guarda, ricordo una storiella, che mi raccontava mio nonno, di una persona che tornava a casa e diceva contento alla famiglia di aver comprato un biglietto della lotteria. E che se avesse vinto il primo premio, di due miliardi di lire, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata comprarsi la macchina nuova. Al che la moglie gli dice che sarà bello sedersi davanti, a fianco a lui, e andare a spasso. Sua madre però si intromette, dicendo che siccome è anziana, davanti ci vuole andare lei. Entrano nel discorso anche i figli, che gli dicono che davanti ci devono andare loro. Al che, il poveraccio, già affannato senza ancora aver vinto la lotteria, sbotta: “Scendete un po’ tutti da sta macchina!”… è prematuro dire cosa succederà. Vediamo prima se succede».

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