San Severo, esclusiva: intervista all’ex Magnani

San Severo, esclusiva: intervista all’ex Magnani

Innanzitutto grazie per la disponibilità, parlaci un po’ di te e della tua scelta di avvicinarti a casa seppur in categorie inferiori.

Intanto permettimi di porgere un saluto a tutto il popolo giallonero che è stata la mia “famiglia” per più di tre anni e che non ho mai dimenticato. La mia scelta di tornare a giocare vicino casa è stata frutto di un insieme di fattori, i quali mi hanno portato a prendere questa decisione. Sentivo il bisogno, dopo dieci anni in giro per l’Italia, di stare vicino alla mia famiglia ed hai miei affetti più cari. Inoltre sapete tutti che la situazione economica di tutto il movimento basket italiano e non solo stà passando un brutto periodo e trovare buoni contratti è sempre più difficile. Per questo ho optato di scendere di categoria, ma avvicinarmi a casa.

 

A San Severo sei rimasto nel cuore di tutti nonostante quel famoso errore che ci costò la retrocessione e tu sai quanto sia difficile la nostra piazza, come te lo spieghi?

Purtroppo quell’errore è stato frutto della mia allora poca esperienza sul campo e della mia giovane età. Basti pensare che solo due anni dopo, quell’urlo di dolore si trasformò in un boato di gioia e di euforia dopo che, nella stessa situazione, invece di tirare da tre, penetrando all’ultimo secondo segnai il canestro della vittoria contro Corato. Credo che sia anche per questo che tutto il popolo giallonero mi ricorda ancora con piacere. Lasciami dire inoltre che il pubblico di San Severo è vero che è molto esigente ma sà anche riconoscere quando un giocatore, un uomo prima di tutto, butta il sangue in campo per i suoi colori e io posso dire senza ombra di dubbio di averlo fatto a San Severo come da nessuna altra parte.

 

Il tuo amico Giovanni Fattori ti ha parlato della sua stagione qui? Se sì, in quali termini?

Con Giovanni ho un ottimo rapporto, abitiamo a pochi km di distanza e ci conosciamo da una vita.
Durante la stagione scorsa ci siamo sentiti più volte ma non ha mai avuto bisogno di consigli veri e propri, è un bravissimo giocatore e soprattutto una persona super. Il pubblico lo ha molto apprezzato anche se purtroppo ha avuto diversi fastidi fisici e non ha potuto mostrare tutto il suo talento al 100%.

 

Qual è il compagno di squadra col quale sei andato più d’accordo e quello che proprio non potevi sopportare negli anni qui a San Severo?

Così a primo impatto come non menzionare Simone Salamina e Vincenzo Di Viccaro. Ma la persona che mi ha lasciato il ricordo più bello è senz’altro Paolo Rigoni, un amico vero e un compagno di squadra eccezionale. Colgo l’occasione per salutarlo e ringraziarlo pubblicamente.
Non ci crederai ma sinceramente non c’è stato un ragazzo in particolare con il quale non ho legato durante i miei tre anni a San Severo.

 

Qual è il ricordo più bello e quello più brutto in campo?

Il ricordo più brutto è sicuramente quello di tutta San Severo: la partita “rubata” in quel di Agrigento…un anno di sacrifici e sudore mandati a rotoli dall’invenzione di un arbitro il cui nome conoscete tutti e non sto a riportare. Il più bello è senza dubbio quello che ho menzionato prima, il boato del palacastellana in gara 1 contro Corato e l’invasione di campo subito dopo. Pensa che ogni tanto riguardo i minuti finali e mi viene una nostalgia infinita.

 

Vandoni, Medeot, Magnifico, Coen, chi di loro ti ha dato di più e chi secondo te è stato il migliore?

La bravura di noi giocatori stà nell’apprendere qualcosa da ogni allenatore che ha avuto. Io da ogni allenatore che ho avuto a San Severo ho cercato di prendere il meglio, a volte riuscendoci a volte meno. Ti sei dimenticato Claudio Costanzucci tra i nomi elencati prima e lo metto al pari di tutti gli altri. Se dovessi darti il nome di chi mi ha dato di più senz’altro ti direi Coen…è stato quello che tecnicamente, tatticamente e a livello di motivazioni mi ha fatto tirare fuori quel qualcosa in più!

 

Hai lasciato tanti amici qui, nome e cognome di colui al quale sei più legato!

Qui non mi dilungo perchè su di loro dovrei scrivere un libro, un abbraccio ai miei fratelli acquisiti Fabrizio e Michele Rinaldi!

 

Ora parliamo di cose più serie, con i tempi che corrono, giocare a basket può considerarsi un privilegio, ma hai pensato a cosa fare una volta terminata la tua carriera?

Per ora voglio ancora giocare a basket, ho 28 anni e se il fisico me lo permetterà vorrei giocare almeno altri 6 o 7 anni… nel frattempo vedremo la situazione e più in là non mi dispiacerebbe trovarmi un lavoro vicino casa e mettere il basket in secondo piano, magari giocando in categorie più basse.

 

L’imposizione degli under nei vari campionati la ritieni giusta oppure gioca chi merita anche a quarant’anni?

Il campo secondo me dovrebbe essere il giudice imparziale di noi giocatori, chi merita gioca e chi non merita viene fatto fuori….a qualsiasi età e in qualsiasi categoria. Io ho iniziato la mia carriera a Cecina, in B2 da under a 19 anni e sono stato tra i protagonisti di una fantastica promozione giocando tantissimo. Un giocatore che esce dal vivaio dovrebbe essere in grado di stare in campo e poi la categoria la deciderà le prestazioni, le doti fisiche e i margini di miglioramento che sarà in grado di far vedere.

 

Credi che un giorno potrai vestire di nuovo la maglia della Cestistica?

Io non sarei mai andato via dalla Cestistica se non avessero deciso di non tenermi, purtroppo quelle regole di cui parlavi prima hanno messo la società e il coach nelle condizioni di fare altre scelte, rivelatesi più che azzeccate visto i risultati ottenuti. Non credo di poter tornare a San Severo da giocatore ma sicuramente una volta l’anno un giretto a salutare i miei amici più cari ed un salto al palasport non me lo farò mancare.

 

Ti ringraziamo ancora, saluta chi vuoi!
Un saluto a tutti i tifosi della Cestistica, ai Black Devils, alla vecchia guardia, al mitico Friz e a tutti gli altri ragazzi che mi hanno incitato e condiviso gioie e dolori per tre anni meravigliosi. Ciao.

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