Treviso & Fortitudo, la grande sfida – Capitolo 2, dalla gloria al baratro

Dalle grandi finali dei primi anni 2000, al declino che portò alla scomparsa: continua la nostra storia su due grandi patrimoni del nostro movimento.

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SVANISCE IL MITO DELLA MARCA  (A cura di Gianmarco Tonetto)

Anno 2010, un giorno qualunque di un mese qualunque, la dirigenza della Benetton Basket, o per meglio dire di Verde Sport, annuncia un progetto triennale di dismissione dall’attività professionistica di basket e volley, impegnandosi a trovare un erede a cui affidare i frutti di trent’anni di sport trevigiano e nella fattispecie di pallacanestro.

L’annuncio però non raccoglie l’eco sperata, la collettività è convinta si tratti più di una provocazione visto che la squadra non gira bene da un po’ e anche le affluenze al Palaverde sono in calo e il tifo sempre più “moscio” e poi anche se fosse tre anni sono un’eternità per muoversi e cercare nuovi sponsor e proprietari, così il tutto cade nel dimenticatoio.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.

Stagione 2006, una squadra di mestieranti capitanati da Matteo Soragna e con Marco Mordente nel ruolo di leader emotivo, gioca una stagione fantastica chiudendo al secondo posto a due punti da una Fortitudo stellare. Nei playoff elimina al primo turno l’Olimpia Milano e in semifinale ha la meglio sulla Virtus Roma. In finale c’è una storica rivale ad attendere i biancoverdi, la Fortitudo di Repesa e Basile, di Belinelli e Lorbek, campione in carica. Una serie fantastica conclusasi in 4 atti prima di incoronare campione per la quinta e ultima volta Treviso. Quella formazione vedeva Zisis, Nicholas, Soragna, Siskauskas, Bargnani, Mordente, Goree, Slokar e a guidarli in panchina c’era coach David Blatt.

Il canto del cigno di una squadra, anzi, di una città che è stata brillante protagonista quegli ultimi vent’anni.

La stagione 2007, pur avendo visto la partenza di Bargnani e Gherardini verso Toronto e la NBA, sembrava ideale per una conferma ad alti livelli ma la nota stonata del famigerato “caso Lorbek” pose uno stop difficile da digerire. A causa dei 12 punti di penalizzazione la Benetton chiuse all’undicesimo posto a 4 punti dalla zona playoff. L’unica nota lieta fu la conquista dell’ottava coppa Italia.

Seguì una profonda rivoluzione sia nello staff tecnico che nei giocatori che si concluse con un nulla di fatto, nella stagione 2007/2008 la Benetton non si qualifica per i playoff per il secondo anno consecutivo e stavolta il verdetto è il campo a darlo.

La stagione 2008/2009 è all’insegna di un ulteriore cambiamento e stavolta, se possibile, ancora più radicale. Nella stanza dei bottoni c’è Enzo Lefebre che porta numerosi innesti tra cui Nicevic, Neal e i giovani Rullo e Renzi, in corso d’opera torna anche Bulleri in prestito da Milano. I risultati sono a dir poco incoraggianti con le Final 8 di Eurocup e le semifinali scudetto. È il momento di continuare su quest’onda e invece in estate avviene l’ennesimo cambio di rotta sia in panchina che nel roster, si decide di puntare sui “prodotti nostrani” con Vitucci da coach e su giovani del vivaio quali Sandri, De Nicolao e Gentile e non come Hackett e Motiejunas. Scelta interpretabile in due modi: lungimiranza da un lato, ma anche sintomo del taglio di budget da parte della famiglia di Ponzano. La partenza è decisamente a rilento, come d’altronde non era difficile aspettarsi, così si arriva all’esonero di Vitucci e il suo posto in panchina è preso da Repesa. Si agguanta così un ottavo posta che serve soltanto ad annoverare un cappotto contro Siena al primo turno.

La stagione successiva vede Repesa riconfermato e il coach croato, avendo la possibilità di plasmare come meglio crede la squadra, porta a casa buoni risultati come la Final 4 di Eurcoup giocata in casa al Palaverde ma conclusa con un amaro quarto posto.

Si arriva così tra alti (pochi) e bassi (moltissimi) al fatidico febbraio 2011  in cui la dirigenza biancoverde decide di ribadire quel concetto espresso tempo prima: la famiglia Benetton è decisa ad abbandonare l’attività professionistica entro giugno 2012. Stavolta l’annuncio viene preso decisamente in altro modo, giugno non è poi così distante e un anno passa molto in fretta, soprattutto se non ci sono nuovi imprenditori a farsi avanti.

Lo spettro della fine di tutto scuote primi fra tutti i tifosi che, complice una campagna abbonamenti intelligenti, torna a rianimare il Palaverde. Le presenze al palazzo aumentano, la squadra è divertente con Bulleri capitano di mille battaglie a guidare la truppa di coach Djordevic succeduto a Repesa. Per quanto riguarda la prospettiva di una nuova proprietà, invece, dopo mesi di silenzio arriva l’annuncio che tutti speravano. È il 13 marzo 2012 e sembra allo stesso tempo la fine e l’inizio di un’ era, in una conferenza stampa il presidente di Verde Sport Giorgio Buzzavo ribadisce alcuni concetti “la famiglia Benetton mette a disposizione gratuitamente il diritto sportivo della squadra a tutti coloro che vorranno mantenere in vita la serie A di basket a Treviso. Massima disponibilità – continua Buzzavo – a chi voglia prendersi l’onere e l’onore di continuare la storia della pallacanestro nella città.” La conferenza stampa continua ribadendo il leitmotiv della cessione gratuita e la certezza di voler continuare con l’attività giovanile per non dismettere il proprio ruolo nel sociale e nella formazione dei ragazzi ancor prima dei giocatori, le volontà palesate sono a tutti gli effetti le migliori. Ma ancora non sembra esserci un futuro concreto per la prima squadra se non che, continua Buzzavo “abbiamo sentito innumerevoli imprenditori e ad oggi sembra esserci un reale e concreto interessamento da parte di Bruno Zago, proprietario del gruppo Progest”. È l’annuncio che tutti volevano sentire, una persona che finalmente prende a cuore la situazione e decide di investire per continuare a fare la storia del pallacanestro trevigiana.

La cosa in un battibaleno si fa seria e molti, che non se la sentivano di mettere la faccia per primi, si fanno avanti per un ruolo da comprimario o da gregario. Ma già in quella conferenza stampa viene fuori la prima crepa, come può una nuova società rilevare il titolo sportivo della Benetton se questa, per affermazione dello stesso presidente di Verde Sport, vuole continuare ad esistere facendo attività giovanile? Lì per lì viene detto che non ci sarebbero problemi a far giocare i giovani sotto un altro nome purché il “progetto sociale” resti saldo, e poi l’idea che tutto non muoia fa spostare l’attenzione su altri ambiti.

Tutto sembra perfetto, Treviso continuerà ad avere la sua squadra, non si chiamerà più Benetton Basket e dopo trent’anni sarà dura da accettare, ma comunque ci si può sempre abituare e lo scotto è veramente minimo per mantenere la propria squadra e città al vertice del basket italiano ed europeo.

Tutto sembra facile, forse troppo.

Infatti di lì a poco Zago, così com’è arrivato, si tira indietro e sparisce nell’ombra lasciando tutti con un pugno di mosche e in bocca il sapore amaro dell’illusione misto a delusione. Nessun altro si fa avanti e i Benetton non riconsiderano la proprio posizione e decisione.

Una società che in trent’anni ha vinto in Italia e in Europa, una società che può vantare 5 scudetti, 8 coppe Italia, 4 supercoppe e 2 coppe europee sta per essere spazzata via, cancellata da un colpo di spugna. La fine più ingloriosa che ci si possa immaginare.

Tutto sembrava essere finito.

QUANDO L’AQUILA SMISE DI VOLARE (A cura di Matteo Airoldi)

Nell’estate del 2006, al termine di un campionato culminato con l’ennesima finale scudetto – la decima in 11 anni – cominciano a girare sotto i portici le voci di un possibile disimpegno della famiglia Seragnoli dalla Fortitudo. E’ l’inizio del declino di un’epoca d’oro durata ben 13 anni, in cui i biancoblù hanno primeggiato in Italia ed Europa conquistando 2 scudetti, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppe Italiane e disputando anche una finale di Eurolega persa contro la corazzata Tel Aviv.

Le prime conferme riguardo a possibili trattative in corso arrivano agli inizi di Luglio: si parla di un interessamento dell’imprenditore dell’agroalimentare Giulio Romagnoli e di una cordata composta tra gli altri dall’ex giocatore fortitudino Teoman Alibegovic, ribattezzato dal popolo biancoblù il “salvatore” per via della straordinaria partita che giocò il 2 Aprile 1992 – pochissime ore dopo il suo arrivo sotto le “Due Torri – consentendo all’Aquila di battere Reggio Emilia evitando la retrocessione in B1 e di fatto dando il Là all’epoca Seragnoli. Con un colpo a sorpresa, il 13 Luglio ad acquistare la società felsinea, al culmine di una negoziazione rapida ma intensa, è Michele Martinelli, dirigente sportivo di origini abruzzesi con un passato a Roseto. Il nuovo proprietario si presenta con una campagna acquisti faraonica, a tal punto da guadagnarsi l’appellativo d “Galactico”, in cui spiccano gli arrivi di giocatori del calibro di Tyus Edney e David Bluthental che si aggiungono ad un roster già competitivo in cui sono in rampa di lancio i giovani Mancinelli e Belinelli. La squadra, inizialmente affidata a Fabrizio Frates, stenta a trovare continuità e a Novembre arriva l’esonero del coach lombardo sostituito dal turco Ergin Ataman. Il cambio non si rivela decisivo perché i risultati continuano a latirare non consentendo alla squadra di centrare sia le Final Eight di Coppa Italia che le Top 16 di Eurolega. Nel frattempo cominciano a susseguirsi le voci di un possibile nuovo cambio del timone societario che si concretizzano nel Marzo 2007 con l’acquisto della società da parte di Gilberto Sacrati. Il nuovo patron deve subito fare i conti con la grana Ataman che rassegna le dimissioni il 27. La squadra viene così affidata al duo Dan Gay – Oldoini con cui agguanta in extremis la post season uscendo però subito, eliminata dalla Montepaschi che di lì a poco avrebbe cominciato la sua striscia vincente in Italia.

Per la prima volta dopo 10 anni la Fortitudo non si qualifica per l’Eurolega ripiegando sull’Eurocup grazie ad una wild card. Il roster subisce ancora una volta profonde modifiche con gli arrivi dei blasonati Horace Jenkins, Spencer Nelson e delll’ex CSKA Oscar Torres, mentre in panchina siede Andrea Mazzon. L’inizio di stagione è molto altalenante a tal punto che al termine del girone di andata arriva un altro cambio di guida tecnica con l’innesto del serbo Dragan Sakota che sembra raddrizzare un po’ le cose anche grazie all’arrivo in corso d’opera del bomber Joe Forte. Playoff agguantati al fotofinish anche questa volta con il copione dell’eliminazione ai quarti targata Siena che si ripete e mette la parola fine all’ennesima stagione sotto le aspettative. L’estate 2008 porta con se tanti cambiamenti, a cominciare dal nuovo GM: l’ ex giocatore dei biancoblù e della Virtus, Zoran Savic, che decide di tornare a Bologna non prolungando l’accordo in scadenza con il Barcellona. Il dirigente serbo si presenta con alcuni acquisti, sulla carta di grande calibro , come Marcelo Huertas, Uros Slokar e Qyntel Woods. In panchina viene confermato Sakota nonostante un precedente accordo triennale già firmato con l’israeliano Drucker, che darà poi il via ad una battaglia legale con strascichi fino ai giorni nostri. I risultati ancora una volta però non vanno di pari passo con le attese: la sconfitta in Eurocup con Belgrado costa a Sakota l’esonero . Il successore è l’ex Montegranaro Cesare Pancotto. L’ennesimo ribaltone non sortisce gli effetti aspettati perché la squadra inanella un filotto di 12 sconfitte in 14 partite che costano la retrocessione in A2 a Teramo, dove i biancoblu cedono 73 a 72 con tanto di polemiche e ricorsi, poi respinti, finali.

Come se non bastasse, cominciano ad intravedersi i primi scricchiolii conomici, dovuti anche ad un mutuo di 6,4 milioni necessario per la ristrutturazione del PalaDozza, da onorare pur essendo oggetto di lunghe traversie legali. In una nota conferenza stampa di fine stagione però il patron Sacrati e Zoran Savic smorzano i toni e smentiscono le gravi difficoltà, annunciando l’iscrizione all’A2 l’annata successiva. I fatti però non confermano questa tesi perché l’Aquila non riesce a partecipare al secondo campionato a causa di alcune pendenze economiche che spingono il Consiglio Federale a rigettare la documentazione d’iscrizione. Savic si dimette e Bologna decide di tentare la carta di ripiego chiedendo di essere ammessa all’allora “A dilettanti”.

Richiesta accettata e ripartenza con un roster di grande speranza, guidato da Alex Finelli, in cui spiccano giocatori del calibro di Matteo Malaventura, Alejandro Muro, Gennaro Sorrentino, Davide Lamma, Salvatore Genovese e Silvio Gigena. La stagione regolare si chiude con un secondo posto e la Coppa Italia dilettanti in bacheca. Ai playoff il percorso è abbastanza netto: eliminate Castelletto Ticino, Ozzano e San Severo si arriva in finale contro Forlì. La serie è epica e si conclude con il canestro allo scadere di Matteo Malaventura che regala la promozione ai suoi. Incubo finito? Neanche per sogno, perché la commissione tecnica che analizza i conti del club prima di accedere alla A2 – la COMTEC – boccia la Effe rispedendola negli abissi. Da qui ha inizio un calvario fatto anche di lotte intestine in seno al tifo e di tentativi ripartenza che non si concretizzano. Il prima è quello durato lo spazio di una sola stagione in serie B con l’appoggio di Budrio, poi le esperienze di Eagles Bologna, che aveva l’appoggio dello zoccolo duro del tifo rappresentato dalla Fossa dei Leoni, e della Biancoblu, progetto sostenuto dalla SG Fortitudo Casa Madre in cui un’altra parte considerevole del tifo si riconosceva. Nel mezzo la radiazione e la revoca del codice di affiliazione della Fortitudo Pallacanestro Bologna sancito il 14 Luglio 2012 dal Consiglio Federale che non accetta la richiesta di rateizzazione di alcuni lodi. Il 16 Ottobre 2012, si aggiunge anche un importante capitolo giudiziario della saga: nelle aule del tribunale di Bologna si svolge l’asta d’assegnazione dei trofei e l’avviamento della società nel frattempo fallita. Ad aggiudicarsi il tutto è Fortitudo 2011 holding controllante Biancoblù. Il lieto epilogo però è ancora lontano ma si sa ogni favola finisce sempre con qualcosa di positivo. Un capitolo che scoprirete alla prossima puntata.

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