Treviso, tiriamo le somme: storie e uomini di un grande successo

Treviso, tiriamo le somme: storie e uomini di un grande successo

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Treviso ha vinto. Certo i numeri dicono che la serie playoff con Agrigento si è conclusa 2-1 per i siciliani, ma la stagione della DèLonghi è stata trionfale sotto tutti i punti di vista.

Dal punto di vista sportivo, la squadra ha semplicemente vinto il campionato di Silver, partendo da zero, partendo da una categoria che non conosceva, con giocatori nuovi che mai avevano giocato fra di loro, con due americani rookie (Williams in Europa, Powell in Italia).

Nel fare tutto questo ha anche messo in vetrina alcuni giocatori sconosciuti o in rampa di lancio tra i quali meritano citazione Powell (che sicuramente approderà a categorie superiori), Fantinelli (sicuro prospetto anche in chiave azzurra) e Negri (sesto uomo di lusso).

Dal punto di vista societario, dopo l’apprendistato non facile in DNB, con qualche errore sia in fase di costruzione che di correzione, l’avvento di Andrea Gracis come responsabile tecnico ha dato quella marcia in più mancata nella stagione precedente: un grande coach, un roster giovane, ma esperto e sufficientemente lungo e pazienza nel gestire i numerosi infortuni e guai fisici subiti durante la stagione.

Il colpo grosso, la vera scommessa stravinta dalla Società, nonostante qualche perplessità iniziale, è stata quella di volere il ritorno al PalaVerde. Risultato: svariati record, numerose le partite con più di 5000 spettatori. La nuova Società ha anche innescato un nuovo tipo di tifo, lontano dagli standard dell’epoca dei magliai: tutto il palazzo è coinvolto in un tifo pulito, che evita di  offendere le altre squadre, ma si danna per incitare la propria. Simboli di questo tifo le accoglienze amichevoli in molti palazzetti italiani e la commistione tra Società e curva, col Presidente Vazzoler che si presta a lanciare i corvi per la “sud”.

Non sembra quindi lecito chiedere di più. La vittoria in casa con la Fortitudo Agrigento aveva lasciato spazio ad illusioni, ma la differenza di categoria pare essere evidente anche osservando gli altri risultati di questo poco sensato playoff incrociato.

Le pagelle

Evitiamo di cadere nel facile gioco di dare voti altissimi a tutti i giocatori per i risultati ottenuti, anche sopra le aspettative e proviamo a valutare l’impatto dei singoli nel corso della intera annata, ovviamente interpretando a nostro gusto quanto visto.

CORON WILLIAMS voto 7.5

Chiude l’annata in progressione, segnando il record personale di punti nell’ultima gara casalinga.  Durante l’anno però, anche condizionato da qualche infortunio, stecca numerose partite e scheggia numerosi ferri che non sono sempre ripagati dalle solide prestazioni difensive. Leggermente undersized, sembra soffrire la fisicità di alcuni pariruolo avversari e raramente riesce a imporsi come giocatore di striscia.

MAURO PINTON     voto 6.5

Stagione sotto le aspettative per il veneto. Sembrava la persona ideale per completare l’esuberanza fisica e atletica di Fantinelli con un gioco più ragionato e affidabile, magari condito da qualche tripla pesante. Le serate buone al tiro non sono state molte e anche in fase di playmaking, ai numerosi assist hanno fatto da contraltare alcune brutte palle perse, frutto più che altro di mancanza di idee o di inutile insistenza.

DORDE MALBASA   sv

Davvero scarso il minutaggio per il ragazzo che chiude la panchina trevigiana. Ci è sembrato però di intravedere una certa solidità caratteriale che potrebbe garantirgli un futuro come cestista, seppur di minors.

AGUSTIN FABI         voto 8.5

Carisma, carisma e ancora carisma. Giocatore dalla spiccata personalità, da doti tecniche indiscutibili e di estrema duttilità. Quasi sempre determinante, davvero rari i passaggi a vuoto. La sua assenza per infortuni si è fatta sempre sentire.

PAOLO BUSETTO    voto 6.5

Chiamato in causa soprattutto quando tra gli esterni mancava qualche “titolare” ha sempre dato tutto ciò che è presente nel suo bagaglio tecnico e caratteriale, riuscendo a tenere il campo con assoluta dignità e soprattutto senza andare fuori giri o oltre i suoi compiti.

Certo, non ci sia spetta che sia lui a vincere le partite o a fare il break che conta.

Buon prospetto.

DARIO CEFARELLI voto 5.5

Treviso è l’ennesima occasione di lancio per il giocatore casertano, ma Dario pare non sfruttarla a pieno. In un reparto tutto sommato corto avrebbe potuto dare qualcosa in più sfruttando doti tecniche che non gli mancano. Forse ancora acerbo caratterialmente, lo si aspetta su un ulteriore banco di prova

MATTEO FANTINELLI        voto 9

E’ tanto? Forse si, ma gli avremmo dato 10.

Certo non ha una mano educatissima, certo qualche volta (rarissima) esagera, ma il giocatore pare essere destinato a breve a palcoscenici di ancor più prestigio.

Leadership e sicurezza dei propri mezzi che si abbinano alle doti di puro playmaker che sa spingere e che sa trovare con buona continuità il compagno libero. A questo unisce soluzioni personali scelte senza mai forzare (specie attaccando il ferro) e una buona dose di rimbalzi che non sarebbero nemmeno di sua competenza.

MARSHAWN POWELL        voto 9

Una potenza della natura,  con buone doti tecniche a supporto.

Quasi sempre in doppia doppia (pti e reb), vero incubo per gli avversari nel pitturato. Il tutto condito da frequenti schiacciate per il pubblico. Non è del tutto continuo e qualche volta si è autolimitato coi falli, ma se non avesse questi piccoli difetti la Silver gli sarebbe stretta.

TOMMASO RINALDI           voto 8.5

Se si fosse chiamato Thomas Rinald e fosse di colore avrebbe preso 9. Ma Tommaso è italiano e , questo è un pregio, quello che fa lo fa senza mostrarsi troppo. Quello che fa è quasi sempre giusto e utile alla causa. Silenzioso come solo i grandi sanno essere, li noti a fine partita quando leggi le statistiche e li trovi spesso a primeggiare. Presenza sicura sotto canestro con rari giri a vuoto, capace anche di qualche prodezza balistica che da lui non ti aspetteresti.

MATTEO NEGRI       voto 8

Sesto uomo di lusso, capace di non far rimpiangere i “titolari”. Fisicamente inarrestabile, questa caratteristica a volte è il suo limite nel momento in cui non riesce a controllare la sua esplosività. Buona mano, solido carattere.

JACOPO VEDOVATO             voto 5.5

Non riusciamo a dargli la sufficienza. Divide con Cefarelli il ruolo di backup dei lunghi e si appiattisce in questo ruolo come il campano senza riuscire a trovare il guizzo per emergere.

Miglioratissimo in difesa, specie nelle situazioni statiche dove impegna bene l’area, è ancora largamente insufficiente in termini di reattività e di pericolosità offensiva dove è facile preda di giocatori più smaliziati.

Coach PILLASTRINI           voto 10

Se un 10 dobbiamo darlo lo diamo a lui.

Sempre sul pezzo, sempre in grado di gestire il materiale umano a disposizione nel migliore dei modi. Non aveva probabilmente il roster più talentuoso e la coperta, specie durante gli infortuni, è stata spesso corta. Nessuno si è accorto di nulla, la squadra ha sempre girato perfettamente.

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