Virtus Bologna, ecco Spizzichini: “Contentissimo di esser tornato”

Le prime parole di Gabriele Spizzichini al ritorno alla Virtus Bologna.

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Torna nella sede di via dell’Arcoveggio Gabriele Spizzichini, e subito si affaccia alla palestra Porelli per respirare un’aria familiare. Qui è cresciuto, da ragazzino, nelle giovanili della Virtus, qui ha coltivato la sua passione per il basket, qui ha vinto un titolo italiano giovanile Under 19 nella stagione 2009/2010, e nello stesso anno ha debuttato in Serie A con la prima squadra. Ricordi che serviranno a costruire il futuro.

“Quando ho visto dall’ufficio di nuovo il campo della Porelli”, sorride, “mi è venuto da pensare a tutto il tempo che ho passato qui dentro, a crescere insieme a tanti altri ragazzi delle giovanili bianconere, a seguire le direttive di Giordano Consolini, Marco Sanguettoli, dei tecnici di Serie A che mi hanno dato fiducia e opportunità. Cose quasi impensabili per il ragazzo di sedici, diciassette anni che ero. Questa è la mia seconda casa e la mia seconda famiglia, è un grande onore essere tornato”.

Il benvenuto arriva dalle parole di Valeriano D’Orta, Ds bianconero. “Quello di Gabriele è un ritorno importante, quello di un ragazzo che ha fatto le giovanili qui e che accetta, dopo aver fatto parte di una squadra che ha disputato un campionato di vertice e vinto una Coppa Italia di Serie A2, di rimettersi in gioco e venire a far parte di questo gruppo e di questa famiglia. Stamattina, mentre facevamo le visite mediche tra Isokinetic e Clinica Villalba, gli ho chiesto come si definirebbe e mi ha risposto semplicemente: utile. Una cosa importante, una qualità che lo rende un giocatore speciale, e sottolinea quanto sia significativa la scelta che stiamo facendo per costruire la squadra, che si basa sulle persone prima ancora che sul valore tecnico, che ovviamente ha la sua importanza. Questo permetterà alla squadra di amalgamarsi in tempi brevi, di avere presto un’anima come ci chiedono anche i nostri tifosi”.

“Partendo da ragazzo” continua Spizzichini, “in giro a fare esperienze in prestito, il sogno è quello di ritornare, un giorno. Per me è importantissimo oggi avere questa possibilità, quando la Virtus mi ha chiamato ho sperato da subito di poter chiudere la trattativa. E’ un sogno che si realizza. Ritrovo squadra e società in serie A2, lo so, ma per me è sempre la Virtus, questo mi basta. L’obiettivo è avere un gruppo inattaccabile, non dal punto di vista delle statistiche ma dell’impegno. Il campionato prevede una promozione su trentadue squadre, ma è lungo e si vedrà strada facendo. Un anno fa a Scafati nessuno ci aveva chiesto la promozione, ma siamo arrivati a un passo dal giocarcela”.

I cambiamenti, negli anni, sono dentro e fuori, nella testa e certamente nel modo di affrontare il campo. “Credo di essere maturato. Da ragazzino, a diciotto anni, hai un’altra testa, magari pensi anche di poter andare in giro a fare il primattore, poi le cose cambiano e  la pallacanestro cambia intorno a te. Un po’ di esperienza l’ho fatta, penso di essere diventato un giocatore utile. Tecnicamente ho lavorato tanto, continuo a farlo perché è la cosa più importante. Sono nato come playmaker, ma ho giocato da guardia e sono stato anche spostato in posizione di “tre”, nella semifinale playoff dell’ultima stagione. Mi piace essere a disposizione del tecnico e della squadra, prima di tutto”.

Che campionato sarà, per uno che già ne ha esperienza, quello di Serie A2 Citroen? “Difficile dire chi sarà favorito, quando a salire è una soltanto. Ci sono squadre che hanno già un gruppo, la Fortitudo, per esempio, certamente è stata brava a mantenere un nucleo dalla B ad oggi, questo la avvantaggerà. Noi partiamo da zero, ma con molto entusiasmo e tanta carica per fare bene”.

Esempi da seguire, in quegli anni di formazione? “Da ragazzino alla Porelli mi piacevano Koponen e Vukcevic. Petteri perché aveva un talento incredibile, e nel tempo lo ha rivelato, ma da ragazzo ha saputo anche sopportare tante pressioni, lo vedevo lavorare in palestra e lo stimavo. Dusan aveva una grandissima mentalità, come tanti giocatori serbi era dedito al lavoro, sempre pronto ad arrabbiarsi un po’ se era necessario o a stemperare la situazione. Un grande esempio da seguire”.

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