DNA, Finale PlayOff, Gara3 – Torino ribalta il match e approda in L2 Gold, ma applausi per tutti al PalaSassi

DNA, Finale PlayOff, Gara3 – Torino ribalta il match e approda in L2 Gold, ma applausi per tutti al PalaSassi

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BAWER MATERA – MANITAL TORINO 68-71

PARZIALI: 16-12; 40-23; 49-49

MATERA: Vico 16, Iannuzzi 17, Rezzano 12, Vitale 7, Samoggia 4, Smorto n.e., Cantone 8, Grappasonni 4, Giuffrida n.e. All. Benedetto.

TORINO: Parente 3, Tommasini 8, Baldi Rossi 2, Evangelisti 18, Baldasso n.e., Sandri 4, Gergati 23, Viglianisi n.e., Wojciechowski 10, Conti 3. All. Pillastrini.

LA CRONACA (di Antonio Eposito)

La serie dei play off si sposta in terra lucana. A Torino basta vincerne una per fare il salto di categoria, Matera obbligata a vincere il doppio scontro interno per tenere ancora vivi i sogni di andarsi a giocare il tutto per tutto nuovamente a Torino per gara 5.

Benedetto schiera Vico, Vitale, Iannuzzi, Cantone e Rezzano. Pillastrini risponde con Wojciechowski, Tommasini, Baldi Rossi, Gergati e la vecchia conoscenza Evangelisti.

Palla a due e possesso in mano a Torino che si conclude con un nulla di fatto, Matera non sa rispondere a dovere e il 1 min va avanti con entrambe le squadre che non riescono a rompere il ghiaccio. I piemontesi pero’ non trovano nuovamente la rete e stavolta la Bawer non perdona, prima Cantone, poi Vico e punteggio sul 4-0 al 3’ minuto. Ad aprire le danze per gli ospiti e’ Baldi Rossi. Dal 4’ minuto a fare da padroni sono i tiri liberi con le due squadre gia oltre il bonus. Dopo un tira e molla Tommasini e compagni annullano il gap e si portano in parita’ al min 7 (9-9). Voliamo al min 9: Iannuzzi riporta nuovamente in vantaggio i suoi dopo minuti di totale equilibrio, ed e’ di Vitale l’ultimo acuto del quarto (16-12)

Nel secondo quarto i ragazzi di Benedetto dilagano, ma dobbiamo aspettare il 12’ momento in cui l’equilibrio faceva ancora da padrone (18-14). Tutto il quintetto materano regala un quarto spumeggiante, di sostanza, di qualita’ e soprattutto di punti, il Torino non sta al passo e l’Olimpia schizza via veloce come la luce. I canestri da sotto e le triple in successione di Vico, Cantone, Iannuzzi e un ispiratissimo Samoggia, ormai punto fermo nelle rotazioni di coach Benedetto portano i lucani sul 40-27 alla fine del tempo ed e’ massimo vantaggio Bawer. Fin qui partita perfetta, un’Olimpia impeccabile meritatamente in vantaggio, il pubblico in piedi ad applaudire i giocatori al rientro negli spogliatoi per il riposo.

Ma qui inizia la grande rimonta di Torino, caparbia, sempre concentrata e infallibile nei momenti chiave della partita da qui in avanti. La Bawer tiene a bada Torino per 5’, ma il vulcano piemontese esce fuori con tutta la sua potenza. Gergati ed Evangelisti non sbagliano un colpo, Torino va a canestro in 9 situazioni su altrettanti possessi, il Matera in affanno, l’interruttore si spegne, Rezzano e Vitale non riescono da soli a frenare il fiume in piena torinese. Il quarto incredibilmente si conclude sul punteggio di parita’ 49-49.

La tensione e’ palpitante, gli oltre 2500 tifosi biancoazzurri adesso hanno paura. Ancora una volta il destino dell’Olimpia si decide all’ultimo quarto. Iannuzzi realizza un canestro da sotto, Torino perde malamente palla e Rezzano realizza una bomba da oltre l’arco che fa esplodere i sostenitori locali. Benedetto alza le braccia rivolgendosi ai tifosi, Vico galvanizzato si carica a mille sostenuto dalla curva vicina. Sembra che l’Olimpia abbia ritrovato il bandolo della matassa e il giusto entusiasmo per portare a termine il match e portarsi a casa una importantissima vittoria.

Ma i ragazzi di Pillastrini frenano gli entusiasmi e non si lasciano intimorire. Sandri, Conti e Gergati riportano il punteggio sul -1 (56-55), la Bawer pero’ non ci sta e grazie al solito Rezzano e a un super Iannuzzi si riporta sul +5. Qui pero’ d’un tratto la magia del Matera si spegne. Le due triple di Gergati prima e Tommasini poi portano il punteggio sul 61-61 a 3’ dalla fine. Di nuovo 3, come i minuti che l’Olimpia ha dovuto giocare prima di esplodere di gioia in gara5 con Agrigento, ma questa volta quei 3 minuti tradiscono il pubblico del PalaSassi. Al 38’ infatti Wojciechowski e Gergati si portano addirittura sul+4, e per la prima volta Matera deve rincorrere, ma nel momento piu’ duro, piu’ delicato, recuperare 4 punti negli ultimi due minuti a una certa Torino e’ un’impresa tutt’altro che facile. Torino pero’ lascia spazi che la Bawer purtroppo non sfrutta a dovere, errori da ambo le parti ma il cronometro scorre inesorabile e Torino e’ sempre piu’ vicino alla promozione.

La tigre dell’Olimpia di cuore e di orgoglio prova con le ultime energie rimaste a graffiare con una zampata il quintetto piemontese. Rezzano realizza una tripla e si prende anche il fallo. Ai liberi Iannuzzi fa solo ½ e non riesce a riprendere Torino che resta sopra se pur di un solo punto. A 4” dalla sirena Cozzoli commette fallo, Gergati ha nelle mani due palle bollenti, ma con freddezza non sbaglia e fa 2/2. Tutto o niente, una stagione in 3 secondi. Serve una tripla per portare la partita all’over time. Iannuzzi prende palla ma non riesce a girarsi a dovere pressatissimo da un Gergati al top e inesorabile arriva il suono della sirena sul risultato di 68-71.

Torino quindi che porta e chiude la serie sul 3-0 e accede con merito in Lega A2 Gold. Il Matera esce a testa altissima dopo una serie combattuta partita dopo partita, punto a punto, e risulta immeritato il secco 3-0 con cui la Manital ha chiuso la pratica. L’Olimpia ha dimostrato di essere una squadra di indiscusso valore, una corazzata che partita dopo partita ha innalzato il suo bastione acquistato i consensi e i cuori di un pubblico sempre pu’ numeroso e innamorato dei propri beniamini. I giocatori rimangono in lacrime, i tifosi pero’ dopo il fischio finale cantano senza sosta per piu’ di 15 minuti, inneggiano i propri beniamini, applaudono coach e compagni uno per uno. Un vero e proprio trionfo quello che il PalaSassi riserva ai biancoazzurri, ad ognuno di loro viene dedicato un coro, tutti in piedi dagli spalti in un applauso che sembra non finire mai. Commovente e’ poi “l’invasione” di campo dei tifosi che corrono ad abbracciare e consolare i propri eroi, si proprio eroi e’ il termine giusto. Le mozioni che ci hanno fattto vivere questi ragazzi sono uniche.

Sono stati esempio per grandi e piccini, le loro partite indimenticabili resteranno nelle memorie di molti e potranno tornare utili nella vita, come un profondo insegnamento. Proprio cosi’, questi ragazzi condotti da un allenatore immenso sono stati capaci di insegnarci cosa vuol dire l’unione, cosa vuol dire sognare, non arrendersi mai, lottare e credere, essere tenaci e testardi, metterci il cuore su ogni pallone, in ogni centimetro, lottare per l’orgoglio. Se questi ragazzi vivono le loro vite proprio come giocano a basket, sono e saranno persone uniche, uomini da imitare. E forse in quel PalaSassi teatro di successi unici, di trionfi epici, ormai vuoto e spento dove e’ appena terminata una stagione storica piena di emozioni, rimbomba ancora il “Grazie ragazzi” che i tifosi hanno letteralmente gridato con le ultime energie rimaste e con tutto il cuore che continuera’ eternamente a battere per questa dea splendida e affascinante qual’ e’ l’Olimpia. La magia-Bawer pero’ non e’ svanita, continua ad esistere sotto un fuoco ancora denso, e chissaà se il fato premiera’ questa gente, chissaà se il prossimo anno, in autunno inoltrato ci ritroveremo tutti a commentare la prima giornata della Lega A2 GOLD. Non è finita qui, Matera puo’ ancora sognare…

IL COMMENTO (di Davide Uccella)

Nessuno se l’aspettava: eppure il PalaSassi ha emesso stasera un verdetto che di primo acchitto spiazza, a chiusura delle delle Finali Play-Off di DNA, ultima edizione.

E non tanto se a vincere la serie conclusiva è Torino (71-68). O meglio la PMS dei sogni, la testa di serie n.1, la corazzata giallo-blù, la superfavorita, la squadra dagli investimenti importanti, e che puntava in alto. Senza se e senza ma.  Non è questo che ha stupito e non è questo che in fondo stupisce, se volessimo già trarre un bilancio – davvero a caldissimo . di questa stagione a dir poco funambolica, per il basket dilettantistico.Di parole su questo ce ne sono da spendere e ce ne saranno, tante, ma un dato è certo: nel vortice di cambiamenti che hanno disturbato l’ultimo respiro di questa serie così come oggi la conosciamo, tra esclusioni e ripescaggi, riforme e passi indietro, scivoloni e recuperi, mini crisi e superbreak, l’unica costante della faccenda è stata proprio la leadership di Torino.

Sempre in alto la formazione taurina, da subito in pole, sempre in pole, sembrava quasi impegnata in una corsa con/contro sé stessa, impermeabile a quanto le altre 18 (poi 17) potevano combinare, sui campi dello stivale. Forse magari, volendo proprio cercare il pelo nell’uovo, c’è stato un solo momento suscettibile di mandare tutto a monte, quasi capace di rompere il meccanismo svizzero messo su da Stefano Pillastrini un coach di altissimo profilo, e che dopo dieci anni di carriera spesi tra A1 e A2, coppe europee e Play-Off, ha deciso ed è riuscito nel tris promozione dalla vecchia B1, dopo le esperienze ormai lontane di Cervia (1994), o quella di Montegranaro, nel 2004, che battendo Rieti cominciava la sua scalata all’Olimpi del cesto.

L’eliminazione imprevista dalla Coppa Italia contro Castelletto all’ultimo tiro, checché qualcuno pensi il contrario, ha inciso e non poco sul morale dei piemontesi, che in quell’obiettivo ci credevano, ma che sfumato aveva portato ad un filotto di sconfitte consecutive preoccupante: più di un semplice calo fisiologico. Ma neanche in quel caso la Manital ha rinunciato a portare la croce del pronostico, ha reagito e ha convinto. Del resto, se porprio volessimo dirla tutta, è anche la tradizione degli ultimi a parlare chiaro: quella Coppa sembra quasi roba stregata per chi l’ha vinta negli ultimi anni, quasi un oggetto velenoso da cui starne lontani. Tanto valeva allora tirare un sospiro di sollievo, e proseguire con la barra fissa sull’obiettivo. Come è stato fatto, e come è successo.

Nessuno allora poteva sottrarre i meriti dell’ultimo Scudetto dilettanti e della Legadue Gold ad Antonio Forni, a Julio Trovato, e alla dirigenza e ai ragazzi di una realtà che oggi, dopo ben 18 anni, restituiscono a Torino la seconda serie nazionale.

Neanche questa grande, grandissima Matera: coraggiosa, stoica, in linea con tutte le attese della vigilia, è stata il frutto di una guida e di una pianificazione eccellente, senza sbavature, neanche nei momenti più difficili, dopo la finale di Coppa persa contro Castelletto, oppure nei finali al cardioplama contro Mirandola o Latina. Il tutto grazie ad una bella osmosi tra il dentro e il fuori dal campo: grazie al trio Lorusso-Benedetto-Viggiano, e grazie ad un pubblico stasera straboccante, e che può, deve ritenersi più che orgoglioso. Di questa stagione, vissuta sempre ai vertici, di questo gruppo sempre unito, dall’inizio alla fine, e che in estate potrebbe beneficiare di qualche sorpresa, sorpresa d’oro magari, visto l’andazzo. Chissà.

Intanto per l’ex capitale si rispalancano le porte di quella che nel ’95 si chiamava ancora A2. Ed era la Francorosso targata Auxilium, la Francorosso di Firic e Valente, la Francorosso allenata dal grande Dido Guerrieri, che proprio a febbraio ci ha lasciato, e proprio quell’anno, deluso dalla retrocessione, decise di dire basta. Poi c’è quel nome, Auxilium, di grande impatto: un nome che già allora era sbiadito, e che al solo sentire fa provare un’eredità pesante. Un’eredità che ancora oggi lascia ferite nella piazza, un’ed eredità che però questa società, sin dai suoi primi passi datati 2009, ha sempre voluto accogliere, provare a rappresentare. Tra rischi del grande passato e le diffidenze di chi non ci crede.

Ecco però che serate del genere possono servire come il pane, in questa dura partita a scacchi con il tuo ambiente. Proprio tornando a casa con le vittorie che non ti aspetti. Proprio come stasera, firmando il successo in Gara3, su un campo dove avevi perso in stagione regolare, e dopo primi due round al Ruffini che sofferti è dire poco, rischiando sempre lo scivolone, addirittura rimontando da -13, come è successo domenica scorsa. E proprio come domenica, sembra che agli uomini di Pillastrini piaccia giocare con l’handicap: con il solo Wojchechowski a combinare qualcosa, sotto i dardi di Vico, i gioielli di Cantone e la forza di un Antonio Iannuzzi de luxe, il primo tempo è da dimenticare, con 1/11 dall’arco.

E’ bastato però che Gergati ed Evangelisti riscaldassero la mano, dopo un lungo, fin troppo lungo warm-up, ed ecco che si impone la loro grinta, la loro esperienza in fatto di momenti thrilling (il primo due anni fa con Brescia, il secondo ne ha già viste del genere a Trapani e altrove). E la partita si rivolta come un calzino, a metà del terzo quarto; da quel momento in poi, e così fino alla fine, il tandem è freddo, preciso, implacabile, tanto fuori quanto dalla lunetta, neanche quando la palla scotta,terribilmente. Sarà un altro match, con Tommasini sempre più spina nel fianco delle maglie difensive di Benedetto, Conti che torna a macinare minuti di sostanza, e proprio mentre Vico viene meno. Proprio nei minuti finali, quando ancora i giochi sono tutti da farsi, e Rezzano, front-liner pazzesco come sempre, fa di tutto per rovinare la festa.

La festa che però ora comincia, dall parquet lucano di Nazioni Unite, e che può cominciare anche sotto la Mole. La speranza è che il futuro, soprattutto in questa lega pronta a cambiare pelle, ci regali tante, tante di queste Torino, tante di queste Matera. Società solide, vogliose, che credono ancora nel lato spettacolare, sportivo, sociale, di questa palla a spicchi dai tanti significati, e non mollano. Ne siamo certi, stasera più che mai.

 

 

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