A2, dietro lo shock dell’anno: dove ha vinto Agrigento, dove ha perso Verona

A2, dietro lo shock dell’anno: dove ha vinto Agrigento, dove ha perso Verona

Commenta per primo!

La serie della vita da parte di Agrigento e la pressione tutta su Verona, indicata da tutti come la favorita al salto in serie A. Il flusso delle due componenti si è scontrato, facendo affiorare nella Tezenis timori sconosciuti e gambe pesanti che hanno determinato la sorpresa delle sorprese. La squadra di Ramagli è fuori dai Playoff, la Moncada invece continua meritatamente il sogno nella semifinale contro Casale.

Ansia. Il primo ostacolo per Verona è stata l’ansia. Sin da gara-1 costretta a rincorrere nel punteggio, la Tezenis si è scoperta nervosa e in continua emergenza, oltre che già poco brillante atleticamente dopo la sosta forzata di due settimane dalla fine della regular season all’inizio dei Playoff. Traduzione: troppe forzature, partenze in palleggio poco sensate verso il canestro, letture affrettate e insufficienti. Uno stato mentale “originale” per una squadra che invece durante la stagione ha sempre dimostrato lucidità, forza e capacità di vincere le partite in volata. In gara-1 è stato possibile farla franca grazie ad una sfuriata di Umeh ad inizio terzo quarto e in generale un ottimo secondo tempo a livello difensivo, oltre ai punti finali di Ndoja e Monroe. Da lì in poi, buio completo e sprazzi positivi troppo isolati, con la costante sensazione di essere appesi per la gola e che al primo break positivo Agrigento sarebbe scappata e non si sarebbe più guardata alle spalle.

Problemi tattici. La Tezenis si è trovata di fronte una squadra in forma stellare e in un momento di fiducia difficilmente replicabile. Il paradosso principale è stato Darryl Monroe: palesemente il miglior giocatore di Verona, ma allo stesso tempo il problema più grosso dei suoi a livello difensivo. Dave Dudzinski è stato strepitoso a fluttuare tra post basso e perimetro, ad approfittare della staticità di Monroe per colpire da tre (6/6 dall’arco nelle due gare “centrali” della serie, 19/21 da due totali in gara-1 e gara-4), a batterlo fronte a canestro, a far valere il proprio talento spalle a canestro quando a marcarlo c’hanno pensato anche Gandini e Ndoja. E quando Monroe in gara-4 è stato dirottato su Chiarastella, il capitano di Agrigento ne ha approfittato per colpire con un micidiale 4/4 dal perimetro. In generale quindi, la versatilità della coppia di lunghi siciliana è stata la chiave tattica principale per il trionfo della squadra di Ciani.

Attacco e difesa. La scarsa qualità dell’attacco veronese è proprio riconducibile alle difficoltà difensive (come dimostrano anche i 79 punti subiti di media nella serie contro i 73 del campionato). Verona ha fatto fatica ad arginare un attacco avversario di talento limitato, ma con idee chiare e dotato di alcuni acuti imponenti, Dudzinski su tutti. I mancati stop difensivi e il mancato predominio a rimbalzo hanno ridotto la transizione offensiva, arma importante della Tezenis per tutto l’arco della stagione. Una prova dell’attacco in crisi è il rapporto assist-palle perse di De Nicolao: 10-10 totale sommando gara-1, gara-3 e gara-4. Inutile il flash dei 10 assist con 2 palle perse nella sconfitta di gara-2. Il play non è mai stato così in difficoltà a tenere unita la squadra, apparsa particolarmente ossessionata dalla necessità di rimediare in fretta e senza costrutto alle difficoltà. Gli errori derivanti da questi attacchi poco fluidi hanno viceversa concesso agli avversari troppe situazioni favorevoli in transizione, in cui gli uomini di Ciani hanno fatto danni enormi.

Panchina e cast di supporto. Nei Playoff spesso è così: le soluzioni si restringono, i migliori vengono cavalcati maggiormente, qualcuno si perde nell’ombra di gare tirate e nervose. Nel caso di Verona, le difficoltà di una panchina solitamente incisiva ma stavolta poco produttiva (Gandini 4 punti totali, Giuri 13, Reati 1 punto nelle due gare ad Agrigento dopo i 28 combinati nei primi due scontri al PalaOlimpia) sono state acuite proprio dal continuo rincorrere, che ha causato meno omogeneità di gioco e la tendenza, oltre che necessità, di cavalcare le prime opzioni. Infatti le cifre offensive di Monroe (18 punti di media, 62% da due) e Umeh (25 punti, 52% al tiro totale) alla fine sono state più che discrete, ma non è bastato contro la capacità di Agrigento di ridurre al minimo le altre risorse di Verona. Male al tiro da tre punti anche le ali titolari: Boscagin ha chiuso con un totale di 2/11, Ndoja ha continuato la sua crisi finendo con un desolante 4/18.

Lampi. Agrigento ha beneficiato di alcuni lampi di giocatori inattesi. Dai punti preziosi del classe ‘95 Federico Vai in gara-2 (8, massimo in stagione), alle triple pazze di Saccaggi, ai canestri di platino di De Laurentiis (6 punti in gara-2, 5 in gara-4), alle sfuriate di un Piazza non al 100% (8 punti nel primo tempo di gara-4) e di un Udom scostante, ma di grande fisicità e mentalmente presente come tutta la squadra (scorcio di gara-2 da ricordare per il giovane lungo cresciuto a Siena, tra cui una stoppata memorabile su Umeh). Una squadra che ha avuto sempre protagonisti diversi nei momenti più caldi delle partite, che ha cavalcato quando necessario il talento di Pendarvis Williams e la saggezza di Evangelisti, bravo a ricacciare indietro la rimonta veronese in gara-3 e sempre utile e puntuale con le sue stoccate nonostante i problemi al tiro (3/14 da 3 nelle tre vittorie). Il gruppo di Ciani ha sfruttato la sua costante voglia di competere e di dimostrare di poter battere la numero uno del campionato, e ha mantenuto un livello di concentrazione e fisicità superiori meritando fino in fondo il passaggio del turno.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy