Azzurro a Biella: torna un grande classico al Lauretana Forum

Azzurro a Biella: torna un grande classico al Lauretana Forum

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Zaino in spalla, bagagli pronti, è tempo di trasferte (e trasferte che contano) per la Expert Napoli, attesa sui parquet di Biella e Trapani. L’avvio con luci e ombre, tra momenti di black-out e fiammate entusiasmanti, potrebbe essere alle spalle della truppa di Demis Cavina, che con il successo straripante su Imola, cerca di archiviare un mese di ottobre in cui prima del risultato, si è cercato di costruire una chimica, un’immagine di squadra, un’identità. QUI NAPOLI – Roster allestito con logica e rapidità, ma da zero, e con problemi fisici che a turno hanno interessato un pò tutti ,la vittoria con l’Aget potrebbe aver aperto ad un periodo in cui sconfitte o vittorie che siano, si avrà almeno l’opportunità di vedere una squadra con la “s” maiuscola in campo: una squadra insomma che oltre a contare sull’animo e lo spirito dei singoli, le loro qualità particolari, i loro marchi di fabbrica, conti finalmente su una propria anima, un proprio spirito, con gerarchie e responsabilità precise. E non a caso pochi giorni fa, per titolare il match contro l’Andrea Costa, usammo l’espressione “Ognuno al posto giusto”: in effetti, con tutti i benefici del dubbio dati da un avversario fin troppo su misura e corto nella sua coperta, Napoli però ha avuto il merito di non farsi sfuggire l’occasione, di non restare intrappolata nell’attenuante degli infortuni (che pure poteva contare), ed è andata incontro alla palla- partita per mostrare ciò che meglio sa fare. Così dall’agonia del primo quarto, l’Azzurro è passato all’agonismo: ha messo in panchina i complessi, le paure, e partendo dall’unica, grande certezza emersa in queste prime battute di regular season (l’intensità difensiva di gente come Weaver, Allegretti e Valentini è stata ancora una volta granitica), ha sbloccato l’attacco parso al palo contro Veroli puntando con decisione sul contropiede, l’atletismo, la velocità. Ricerca del contatto e dei falli, valorizzazione della duttilità dei singoli, ma anche un attacco alla zona tale da costringere Esposito a ritirarla nel giro di due possessi, un altro dato fondamentale del successo partenopeo è da trovarsi nell’atteso valore aggiunto dagli americani. Tim Black è stata la piacevole sorpresa della serata, giocando ben più del previsto, e senza perdersi in eterni palleggi, ha tenuto il gioco vivo puntando sulla velocità delle penetrazioni, ma anche con ottimi pick e giochi a due per Brkic e Bryan (3,3 assist). E se a proposito dal romagnolo non ci si poteva aspettare di più, visto che per tre quarti della sua gara è stato costretto ad un gioco più da lungo di posizione per contenere Poletti che da ala tiratrice, esperta nell’uno contro uno, dal pivot dominicense ci si può aspettare di più: dalla difesa  – e non a caso gente come Cain, Cittadini e Poletti ha trovato serate di qualità contro l’Azzurro, al profilo offensivo, in cui se la tecnica, si sa, non è il suo forte e non lo sarà mai, il suo verticalismo sarebbe incontenibile se il giocatore rollasse a dovere seguendo meglio il suo piccolo. Tornando invece al tema USA, discorso speciale per Kyle Weaver: settimane difficili per lui, con problemi a carattere personale, le stoppate e i recuperi della casa sono stati impreziositi da quelle scelte offensive che avevamo già ammirato in pre-season, con tentativi dall’arco più diradati,  tanti uno contro uno, transizioni da protagonista, compreso il lavoro sulle tacche che certamente è nelle sue corde. Si dirà a questo punto che avremo trascurato qualcosa e qualcuno, ma tempo al tempo, perchè il posto d’onore nella nostra breve analisi è tutto per le performances dei due capitani, Marco Allegretti e Matteo Malaventura.  Le due chiocce del collettivo hanno dato con il loro equilibrio, ma anche avuto le giuste situazioni per ferire a livello offensivo (le uscite a riccio dai blocchi per il “Mala”; i ribaltamenti, gli scarichi o gli assist in transizione per Allegretti). E se Teo con la complicità di Valentini ha tenuto a bada Niles in copertura, la solidità a tutto tondo di Allegretti si riassume nel penetra e schiaccia che gli è valso il secondo posto nella video-top-ten di giornata. Insomma un quadro positivo, e in cui lo stop non breve di Marco Ceron (unica, pesante tegola nell’agenda settimanale di Cavina), non sembra altera il morale di chi vuole sentire l’inerzia nell’aria. Anche a dispetto del prossimo avversario: una squadra al momento in salute, i rosso-blù di Fabio Corbani vantano un bottino di due vittorie su due contro altrettante big del girone, prima Capo d’Orlando due settimana fa e oggi Torino. BIELLA OGGI – E alzi le mani che avrebbe solo immaginato una Biella a quota quattro dopo le prime tre giornate. Il sorteggio non era stato benevolo, costringendo l’Angelico a dover affrontare nell’ordine Veroli in casa, la Pozzecco band fuori e poi la PMS nuovamente in casa, ma una buona tenuta difensiva (69,7 subiti, specialmente a zona), combinata con un discreto 44% dal campo, sono lo specchio di una realtà dalla buona produzione offensiva (75,3 punti di media), e di una squadra che ha rapidamente smaltito le emozioni e lo smacco dell’esordio – per di più davanti al proprio pubblico – contro Veroli.   Vittorie insomma dell’intensità e del corri e tira, della difesa e dei tanti canestri nei primi secondi dell’azione, ma anche vittorie contro avversari a corto di rotazioni, e che Corbani ha fatto sue alzando i ritmi perchè poteva. Torino per un verso era senza il playmaker Steele e Mancinelli (per un problema muscolare al polpaccio), e con un Wojciechowski al rientro, giusto in grado di portare 9 pallidi minuti alla causa giallo-blù, Pillastrini è stato spesso costretto a schierare un quintetto basso con Sandri ala grande, e un Chessa ricondotto a più miti consigli dalle cure della coppia Laganà – Berti. Storia simile due settimane fa a Capo d’Orlando, dove con Basile fermo ancora per infortunio e senza il play americano, Biella ha aggredito dalla lunga con tutti i suoi effettivi: alla fine è 12 su 32, ma sette triple arrivano nel primo tempo con uno scatenato Raspino che spacca in due la partita grazie a 16 punti personali nei due quarti, altre quattro triple di fila in apertura di ripresa (Hollis, Voskuil e due volte Raspino), e nel finale i punti della sicurezza arrivano da Voskuil, rigorosamente da tre. Eppure, lo ribadiamo, non era facile partire con così tanto entusiasmo,così tanto slancio, visto che la piazza laniera, dopo 12 anni consecutivi in Serie A, culminati con una semifinale scudetto e la partecipazione all’Eurocup, riassaggia i lidi di quella seconda serie che aveva lasciato nella stagione 2000/2001, e da trionfatrice, con 30 vittorie su 36 partite.

BIELLA – NAPOLI, IL RITORNO DI UN CLASSICOEd ecco allora che le immagini tornano tutte al primo grande incrocio tra Napoli e Biella, con la Fila che avanzava nella cavalcata vincente verso la prima, storica, promozione in serie A, e a tallonarla per quasi tutto l’anno c’era la Record Cucine di Carmenati, che cederà alla lunga, per poi essere sgambettata da Fabriano nei play-off, in quell’orrendo 3-0 che tanti appassionati ricordano sulle gradinate del PalaVesuvio. Per salire di categoria comunque fu davvero una battaglia a due: era la Napoli di un giovanissimo Nikola Radulovic, di Stefano Rajola e del centrone John Turner: tutti nomi che sotto il Mucrone, hanno fatto storia. E in quella stagione, nella Fila dei miracoli, quella di Crespi, Granger e Brewer, c’era anche Matteo Malaventura, domenica sera ex di lusso, all’epoca fresco di apprendistato in casa Scavolini.  Parlare di Biella però  ci porta anche ad un’altra, curiosissima coincidenza storica, anche se legata tutta a quella massima serie che Napoli di lì a poco raggiungerà, nella seconda stagione della breve ma intensa era Maione. 16 mesi dopo infatti sarà proprio la Lauretana di Ramagli, Belcher, Jamel Thomas e Fabio di Bella a battezzare sul parquet del PalaBlu di Monteruscello la matricola Pompea di Greer e Penberthy, di Bennett Davison, Michael Andersen, Dontaé Jones e Oscarito Torres, Kris Clack e capitan Morena: risultato 76-75, dopo un supplementare vibrante, fu l’unico grande acuto dell’ala di, presto sostituita dal venezuelano, ma fu anche le due squadre però fu solo il primo di un head-to-head che divenne memorabile negli ottavi dei play-off. Una serie dai successi netti in Gara1 e Gara2, sull’asse Pozzuoli-PalaPajetta, l’atto decisivo fu davvero al cardiopalma, con Napoli che staccò il pass per Roma in volata (95-92), grazie ad un incredibile persa dell’attuale playmaker di Brescia. Pochissimi secondi sul cronometro, meno di quattro, così Napoli tornava tra le grandi. Ci resterà per qualche anno, questa è storia di tutti noi, con altri e più alti momenti da ricordare: peccato però che quella storia da grande sul campo di esaurirà in poco tempo, e anche questo lo sappiamo. Il passo che separa i trionfi del 2006 e l’Eurolega del 2007 dagli orrori degli ultimi cinque anni sarà molto breve, e Napoli (ancora senza saperlo) lascerà la Serie A ritrovando per l’ultimo turno proprio Biella, quella stessa Biella che quasi cinque anni prima fu il suo primo avversario . E sarà ancora 76-75, vedi i corsi e i ricorsi, anche se con tanti protagonisti diversi, un’atmosfera tanto diversa, con tutta la malinconia per una stagione piatta, vicina all’imbocco di un periodo che dire difficile è sarcastico. Un periodo che però ora Napoli cerca di lasciarsi alle spalle, e che Biella vuole evitare. Ecco allora l’unica terapia possibile in situazioni del genere: una squadra che dia una scossa, e un nuovo ciclo, intervenendo dalle fondamenta. Le ricette? Due: esperienza senza rischi, come ha fatto Napoli, per dare serenità ad un ambiente fin troppo provato dalle scommesse e dalla promesse, oppure fare un azzardo su tutta la linea, ma avendo tanti diamanti grezzi a disposizione.

BIELLA, SCOPRIAMO IL ROSTERE non a caso il roster biellese ha salutato i vecchi pilastri della squadra come Soragna e Jurak, oppure dirigenti come Aloi ed Atripaldi, adottando una struttura molto più snella, con un budget ridotto, per un organico che fosse infarcito sì di giovani, ma di assoluta qualità, tutti fatti in casa, e reduci da un’estate di successi. Un’estate che infatti ha premiato la nostra Nazionale Under 20 sul tetto d’Europa, e con questo anche Biella, che di quella allegra brigata ne ha da tempo i gioielli più preziosi, e sui quali ha scommesso con un dominio pesante negli ultimi anni, facendo concorrenza a Siena e Bologna sponda Virtus. Parallelamente, con la scelta di un coach lavoratore e comunicativo come Fabio Corbani – non a caso assistente di Sacripanti nell’EuroUnder di Valladolid, e che già due anni fa a Piacenza firmò il miracolo play-off, abbandonando presto la fisiologica timidezza di una neo-promossa – si sono ricercate nuove risorse per cementare la presenza sul territorio, e costruire un nuovo rapporto con i tifosi della Barlera, garantendole ragazzi normali con la fame di arrivare, che non appartengono ai piedistalli del recente passato, e con cui finalmente la gente potesse tornare a identificarsi, sostenendoli nel reggere tutte le pressioni di trovarsi in starting-five. Così in un roster rapido, veloce, reattivo sotto canestro, dove sulla carta non spiccava nessun nome straniero “pesante”, e che anzi proprio in tema di stranieri ha pagato molto in fase di preparazione – vedi il forfait in extremis di un veterano importante come Donte Mathis, sostituito dal più operaio e silenzioso Simone Berti, in uscita da Veroli – ecco che il primo a farsi un baffo delle difficoltà è stato  Marco Laganà. Già messo alla prova l’anno scorso in A, e capitano degli azzurrini, la mosca reggina sta avendo i tempi e spazi giusti per crescere e stupire, con le sue zingarate e la sua visione di gioco (5,6 assist nelle prime 3 gare), e la sua performance ha fatto stropicciare gli occhi agli habitué del Forum (14 punti, 5 rimbalzi, 6 assist, 3 palle recuperate). Accanto a lui, in quello che sarà il vero fulcro degli equilibri del gruppo, anzi il termometro per misurare in corsa le ambizioni dei lanieri, ci sono in ala Eric Lombardi e nell’area pitturata da Matteo Chillo: Brescia e Imola le loro ultime tappe, Lombardi si è sempre messo in mostra con un’esplosività a tutto campo, in transizione e sotto (8+8 contro Veroli), anche se incostante, dipendendo troppo dal ritmo partita; Chillo invece, ben forgiato negli ultimi mesi dalla trincea imolese del PalaRuggi e con il lavoro di Fefo Fucà, è un lungo decisamente classico, d’area: potrebbe pagare in difesa sul piano dell’esperienza, ma in attacco ha tante sportellate da vendere e buonissimi movimenti (la scuola Fortitudo non mente…): 5 punti e 3 rimbalzi di media (highest 6+4 contro Capo d’Orlando), tutto sommato un buon bottino, visto che come vedremo la convivenza in reparto è piuttosto ingombrante. Se si pensa però che la linea verde finisca qui, siamo solo all’inizio: meglio mettersi comodi. Infatti solo con Luca Murta (classe ‘89), Nicolò De Vico (classe ‘94) e il neo capitano Tommaso Raspino (classe ‘89), altro biellese doc, il quadro del roster più giovane del campionato è davvero completo. Per il primo della lista, un esterno, il ritorno in rosso-blù rappresenta l’occasione della vita: pochissimo spazio, ma dopo una vita in vivaio e due stagioni nel sottobosco minors, per farlo svezzare a dovere (due promozioni a Torino e Alba), ritornare a casa era quello che ci voleva per trovare nuovi stimoli, in attesa di un momento di gloria che sblocchi la situazione. Lo stesso che a modo suo cerca De Vico: chiurgico anche lui nel colpaccio del PalaFantozzi (2/3 da 3 e 3 rimbalzi), nel 2009 Biella esultò per essersi aggiudicata il classe ’94, 195 cm, superando la concorrenza di diversi top team italiani: oggi per lui, negli spicchi che avrà a disposizione, tanti piccoli momenti della verità. Discorso diverso per Tommy, dove il momento è quello della verità:  il vercellese, che ha fatto tutta la trafila delle giovanili al Mucrone, allenato da coach Danna ha conquistato puntualmente finali nazionali e maglia azzurra di categoria. Al termine del percorso delle giovanili è stato per un anno nel roster della Serie A, per poi emigrare in Legadue a Pavia, dove ha giocato una decina di minuti di media e successivamente a Trieste, conquistando sul campo la promozione in A Dilettanti sotto la guida di Eugenio Dalmasson. Altro step importante ad Omegna, dove ha dominato con la Paffoni di Roberto Di Lorenzo un lungo tratto di stagione, in Divisione Nazionale A (10,7 punti con il 63% da 2, 4,4 rimbalzi e 2,6 palle recuperate), i numeri gli sono poi valsi 30 gare a referto lo scorso anno in A, con alcune prestazioni da ricordare: i 5 punti in 12′ contro la Virtus Bologna, gli 8 punti in 13′ contro Brindisi sono la spia di un giocatore che al piano inferiore avrebbe avuto il suo peso sulla bilancia. Può scendere in campo in vari ruoli con i suoi 197 cm, tecnico e intelligente, sa crearsi tiri ma anche insidiare il tagliafuori avversario: un profilo da leader, i numeri oggi (13 punti e 5 rimbalzi) non mentono da questo punto di vista. Insomma, con un quadro del genere, dire tanti giovani a questo punto è un eufemismo, ma ecco una domanda, forse meno banale: chi dovrebbe dare l’esperienza giusta per amalgamare tutti questi giovani? Una domanda importante, che nessuno in casa biellese ha preso sotto-gamba, tre le risposte. Innanzitutto l’unico senatore tricolore della truppa, Luca Infante: per il trentenne di Nocera Inferiore, altro ex di Corbani a Piacenza con una lunga militanza nella serie e diverse puntate in A grazie a Reggio Emilia, l’apporto richiesto è quello di sostanza: quando serve, dove serve, interviene per correggere i più acerbi del gruppo e far male nei punti deboli avversari, come con Torino a rimbalzo per arginare la furia di Amoroso (7,4 punti + 4,3 rimbalzi, 54% dal campo); poi c’è Alan Voskuil, tiratore micidiale , allievo di coach Bob Knight a Texas Tech, tutto fiuto offensivo, un pretoriano di Corbani, avendolo già avuto a Piacenza proprio due stagioni fa: non a caso miglior marcatore con 16,7 punti di media (6/6 da due, 12/31 da tre), ha steccato la prima occasione in una squadra di profilo europeo come Roanne, in Pro A. Chiude il cerchio il già citato Simone Berti, in uscita come Infante dall’incolore esperienza di Veroli sotto la regia di Franco Marcelletti, e naturalmente Damian Hollis, l’osservato speciale n.1: figlio d’arte di Essie, passato da Chiestri e Mestre una trentina d’anni fa, scuola George Washington e l’onore di vestire la stars-and-stripes jersey nel 2007, è un autentico cacciatore di rimbalzi, il giusto compromesso tra chili sotto le plance e agilità. In Europa dal 2010, l’esperienza pilota in Belgio non è altro che la premessa di un triennio ad alto livello in Ungheria, dove nell’Albacomp Fehervar cresce con le ambizioni della società, e arriva a Biella fresco di Grande Slam (Campionato e Coppa d’Ungheria), registrando oltre 13 punti e 6 rimbalzi di media a partita. Per il momento credenziali pienamente rispettate con cifre medie simili, spiccano il 13/19 da 2 (68,4%), ma anche la prestazione di sette giorni fa contro la PMS, una performance da 6/7 al tiro con 6 rimbalzi e ben 3 stoppate: insomma ci sarà da duellare con Kyle Weaver… Questi tutti gli ingredienti di un classico che ha sempre regalato grandi emozioni. Ma se finora gli appuntamenti con il passato all’Angelico 2.0 hanno portato bene, e in ordine cronologico son caduti l’ex capitano Soragna e l’ex presidente Forni…ci sarà il tris?  

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