Biella: alla scoperta del Nicola Minessi Team Manager

Biella: alla scoperta del Nicola Minessi Team Manager

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Il nostro viaggio all’interno dell’universo Pallacanestro Biella si arricchisce di altri due tasselli importanti che danno la dimensione di una struttura sportiva. Chi lavora spesso il dietro le quinte, la gestione del cosiddetto apparato non è facile, ci vogliono persone tignose, dure che lavorano sodo, che mettono in pratica i dettami di quanto programmato. Che non disdegnano magari di sporcarsi le mani con compiti che spetterebbero ad altri, ma in un gioco di squadra, sul parquet come davanti a un computer, non esistono ruoli definiti. Il risultato finale è l’unico giudice supremo, è una storia fatta di scoperte, di novità, ma anche di routine, che poi spesso routine non è. Il risultato a cui arrivare è la palla a due, il fischio degli arbitri ma tutto quello che sta dietro a questo è fatto di dure settimane di lavoro, ci vogliono persone preparate e serie che gestiscano anche i più semplici dettagli.

E qui entra in gioco Giulia Marino, ti aspetteresti di tutto ma non una persona che ha studiato e si è laureata in lettere con una tesi dedicata al mondo aulico dell’Egitto e al ruolo della donna in quella società. Eppure, e non lo dice solo il sottoscritto che condivide con Giulia studi classici, coloro che si cimentano negli studi umanistici diventano risorse insostituibili nella gestione di una società, per via forse di una forma mentis che ti ha abituato a studiare e a programmare il lavoro in un certo modo. Poi puoi fare pubbliche relazioni e il pubblicista come il sottoscritto, e puoi dedicarti con successo anche nel mondo organizzativo di strutture anche sportive come fa Giulia.

E’ il destino di noi letterati ma dentro però devi avere il sacro fuoco della passione, e quella di Giulia è sicuramente il basket: figlia di un cestista della squadra dei Caimani, una formazione in voga negli anni ottanta a Biella, famosa per essere fallosissima, mi ricordo un derby alla Marruca con il San Biagio (io immodestamente ero in quella formazione) tiratissimo e vinto dagli alligatori nostrani, gente fissile ma dotata di precisione al tiro che ti incuteva timore. Giulia ha proprio l’imprinting dei Caimani: l’obiettivo sempre in testa, il risultato finale e la passione per la palla a spicchi costruita e maturata negli uffici di Pallacanestro Biella, del botteghino, del Palascatola e del Forum la creatura che le è stata affidata negli ultimi tempi

Ma com’è iniziato il suo rapporto con Biella? Davo un mano al botteghino e poi nel 2005, appena laureata Marco mi ha dato questa opportunità, Abbiamo fatto una prova e poi da li siamo andati avanti. Son  partita dalla biglietteria e poi la campagna abbonamenti, affiancavo prima Elena e poi Sonia, poi tutte le attività di supporto amministrativo e infine il progetto del Forum. Oggi seguo la parte istituzionale i rapporti con la parte pubblica: Comune di Biella e Regione Piemonte, campagna abbonamenti, le palestre in giro, insomma non manca il lavoro

Chiedere se è cambiata nel corso degli anni la Pallacanestro Biella la risposta è schietta e genuina: forse non siamo più stati quella vecchia pallacanestro che era al Palapaietta ci siamo imborghesiti negli ultimi anni dobbiamo tornare a girare la polenta con il bastone Negli ultimi anni si è imborghesito anche il pubblico non si era mai visto fischiare la squadra alla prima giornata Dobbiamo riscavare nelle nostre fondamenta e trovare il vecchio spirito. Il gioco deve essere di squadra

I ricordi sono tanti  ma:  Gara cinque dei playoff a Roma è uno dei momenti più belli gente che mi chiamava da ogni dove, tifosi impazziti. Ma è bello ricordare anche il match contro Ferrara per la salvezza nel 2010 la notte prima nessuno di noi dormì eravamo tesissimi

Un ambiente quello sportivo particolare dove le richieste sono particolari e a volte bizzarre e devi trovare una soluzione per tutti. Richieste che ti sembrano così impossibili che pensi di essere su scherzi a parte come quella volta nel 2007 che Baio mi disse che arrivava Steven Marbory  e io non ci credetti fino che arrivò al parcheggio con autista e moglie al seguito .

Quando chiedi da dove deve ripartire Biella la risposta è semplice, molto biellese, dobbiamo tornare a fare girare la polenta con il bastone, un modo originale per dire che servono le cose semplici ma fatte con amore e parafrasando il vecchio motto di Federico Danna tirarsi su le maniche e pedalare e in questo Giulia e il gruppo della Pallacanestro Biella non hanno avversari se poi arrivasse qualche giocatore nubiano allora per Giulia sarebbe il massimo

Minessi: Biella è una fede e i veri credenti non mollano

Una maglia: la numero 6, una fede: la Pallacanestro Biella che non si discute, un amore per la città incommensurabile, un attaccamento viscerale alla patria del basket piemontese degli anni 90 e dei primi 2000. Un territorio tranquillo che ha eletto a suo buen ritiro. Il Mine è uno sperimentatore di emozioni, si butta a capofitto in tutto quello che fa con l’energia di un ventenne la voglia di un bambino e la passione di un uomo che sa mettersi sempre in gioco. Gentilissimo e disponibile si concede di buon grado al fuoco di fila delle domande ma non perde di vista le cose semplici, se ritarda anche solo di cinque minuti ha la premura di avvisarti, in un mondo in cui la cortesia è spesso un lusso poco sbandierato, fa particolarmente piacere. Concetti chiari e semplici come la pallacanestro che ti faceva vedere in campo ma è la grinta che ci mette che ha sempre fatto la differenza e che lo ha eletto a vera bandiera di Biella. Lui si schermisce ma lo vedi quanto ci tiene proprio dal suo incipit (..) una fede è una fede e non c’è niente altro (..)

Banale forse chiedergli qual è il ricordo migliore (..) l’ultimo il canestro contro Cantù. Ho giocato un anno in serie A ringrazio la società per avermi dato quella possibilità e la mia carriera è finita con quell’emozione È stata il raggiungere un sogno, tutti noi abbiamo dei sogni che facciamo da bambini i sogni te li dimentichi, io no, ho avuto questo sogno quello di segnare nella massima serie e di farlo con Biella e quindi il mio proposito partito vent’anni prima ha avuto compimento . Mi può capire solo chi è riuscito a realizzarne uno, un sogno realizzato in una frazione di un secondo.

E allora è giocoforza chiedere al Mine chi si sentiva quando calcava i campetti da piccolo (..) tutti e nessuno in particolare, ero un po’ volubile (ride ndr) giovano mezzora a basket e mi sentivo Jordan e poi prendevo la palla dal calcio e si giocava a football e provavo a fare Maradona e poi mi mettevo a giocare anche a baseball. Insomma la sua era una vera e propria vita sportiva in cui il divertimento e l’agonismo la facevano da padroni

Ma la passione, quella vera, familiare trasmessa da genitore a figlio sono i motori, meglio se a due ruote, ma non tanto per una passione sportiva, anche se Valentino Rossi è un icona. Qui ci sta il concetto di libertà, inforcare una Harley Davison e di correre in sentendo i profumi della terra che ti circonda, senza essere collegato a telefonini e tecnologia è quanto di più bello ci possa essere. Lo vedi ancora oggi sfrecciare per le vie della città legato a questa passione. Minessi sarebbe il prototipo del free ride tipico che partecipa senza scuderia alla Parigi Dakar, ma non quella dei giorni nostri, quella antica e dal sapore agreste di  Thierry Sabine.

L’attualità vede il Mine a supporto della squadra e ha ingaggiato non solo il personaggio ma anche la sua grinta, contagiosa e utile per una squadra che ha l’obbligo di ritrovare freschezza ed entusiasmo. (..) E’ bello alzarsi la mattina avere migliaia di cose da preparare e poi chiudere con un intervista (erano le sette di sera ndr) Nel mio piccolo spero di portare il mio mattone, sono nella terra di mezzo tra squadra e società e io nella terra di mezzo ci sto benissimo, vedo un grande entusiasmo e lo sento. Biella è ormai una fede i veri credenti non mollano la fede.

 

 

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