Caso Napoli-Legadue, Petrucci: “Il basket deve tornare nelle grandi città”

Caso Napoli-Legadue, Petrucci: “Il basket deve tornare nelle grandi città”

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C’è in questi giorni una Napoli che tribola. Che tra burocrazie, rischi di un mercato che non può partire (si veda Piazza a Reggio Calabria) ed intoppi ad ogni angolo di strada (ancora incerta la data dell’udienza al TNAS) , vuole con l’operazione Balbi ritrovare la serenità, sui campi della Legadue. E’ questa la prima pietra, quella fondamentale, per cominciare a rivivere, nella scia di fasti neanche tanto lontani, soltanto sei anni. Se poi non vogliamo davvero tornare con la mente ai momenti di gloria della Fides, o degli anni’80, tempi in cui Napoli (prima Partenope poi Napoli Basket) era una vera fucina di dirigenti, allenatori, giocatori e istruttori preparati, di talento, che rappresentavano degnamente non solo Napoli, ma un Sud dove poche altre piazze reggevano il confronto, contandosi sulle punte delle dita. Da Reggio Calabria, Brindisi, Caserta…

Ma tornando all’oggi, c’è più in generale c’è un movimento locale che, ricordando quei grandi risultati non molla, vuole provare a stare in piedi, riscattarsi, tornare anche a consolidarsi. Essere insomma percepiti dalla gente come un modello e un esempio di sport che sappia farsi di nuovo impresa, agire concretamente, al di là di certi stereotipi negativi che hanno invece sventrato la fiducia della gente: a Napoli come anche in tante realtà d’eccellenza del nostro basket. Dagli avventurieri di turno, agli aiuti richiesti a destra e a manca, dal bisogno di favori e intrighi politici alla gara delle promesse. Va insomma lanciata una sfida a tutto questo, e questa sfida dovrebbe partire proprio da queste aree che la Costituzione chiama Città Metropolitane: dove l’ostacolo è più alto, l’industria va riconvertita, e dove le punte della crisi, dei lavori che mancano, e delle fabbriche che chiudono, si fanno più vive, e atroci. Come degli spilli.

Ma cosa serve allora, dalla parte di chi impresa la fa per mestiere? Un atto di incoscienza? Di eroismo? No, semplicemente di rispetto verso quella parola che loro stessi si affibbiano sui bigliettini da visita, o sulle intestazioni di posta certificata: IMPRENDITORE. E cosa vuol dire? Innanzitutto capire che le cose non cambiano se non si pensa in maniera diversa, rompendo apparentemente gli schemi, attivarsi in proprio (e insieme), per diventare quasi folli nemici di questa economia che pur parlando sempre di impresa e di crescita, va per la tangente e di controsensi ne fa abbastanza. Già. E sono proprio gli imprenditori, anche i nostri, ad averlo stampato sulla fronte, questa contraddizione. Perchè pur credendo nel capitalismo, non sanno che i primi capitalisti, quelli veri, erano innovatori, e sfidavano le convenzioni: lo stesso Marx, teorico del comunismo, lo ammetteva a proposito dei “tanto odiati” borghesi.

Allora andare avanti tornando al passato? Forse sì. O perlomeno Maurizio Balbi, nel suo piccolo in grande, ha già fatto una cosa del genere. E la sfida la vuole accettare, è pronto, vuole giocarla, il patron ufficioso della NNB, se la possibilità gli verrà data dal TNAS nei prossimi giorni. E con lui il suo mediatore di lusso Dario Boldoni, nella possibilità della riammissione.

Ma credere nella riammissione vuol dire anche credere nel basket. E la Campania di basket ne ha: centinaia di società affiliate, migliaia di atleti, la fiumana del minibasket che vede la Campania in crescita negli ultimi anni.

E forse anche per questo che Gianni Petrucci, oggi numero un del Coni e prossimamente di nuovo alla guida della Federbasket (già guidata dal ’92 al ’99) ha voluto fortemente incontrare società e addetti ai lavori propri di un’altra grande metropoli da riscattare come Torino, approfittandone per una visita al lo cale Museo dello Sport. «Ho deciso di tornare perché questo resta per me lo sport più bello ma lo dobbiamo dimostrare concretamente, tornando ad aumentarne la popolarità grazie anche alle nostre nazionali, maschile e femminile che pure stanno rialzando la testa. Il basket nostrano ha bisogno di credibilità e certezza delle regole oltre che di tornare a sognare».

Nella sua federazione ci sarà ancora un ruolo per il presidente uscente, Dino Meneghin, ma soprattutto, nel suo manifesto programmatico di candidato unico, c’è la voglia di recuperare le grandi città: «A Torino e più in generale in Piemonte state facendo un bel lavoro però il basket deve riuscire a tornare nelle sei o sette città più importanti altrimenti non raggiungerà mai i vertici».

Parole che forse abbiamo estrapolato forzando, è possibile, che possono sapere di campagna elettorale a mani basse, e che nessuno, dietro la patina, potrebbe considerare come sguardo compiacente della nuova gestione per altri pirati senza scrupoli. L’occhiolino c’è e non c’è. Ma attraversando centinaia di chilometri, sono dichiarazioni che indicano comunque una disponibilità di fondo, speriamo provata dai fatti: quella di collaborare con chi ci crede nel basket perchè lo ama, e con altri vuole investire, non semplicemente sbarcare il lunario. Un segnale che del resto è uno dei tanti segnali di questi giorni, per un’ultima, decisiva chance in favore di questa Napoli dal cuore che batte. Una Napoli viva come non mai. E che magari, come Firenze, Genova, Reggio Calabria, e Bologna, capitali del cesto oggi con qualche crepa di troppo, possono cominciare a seguire l’esempio di Torino. Che lo stesso Petrucci definisce «città dello sport e cassa di risonanza per grandi progetti e manifestazioni ad ampio respiro».

Tornino insomma ad esserlo, per il bene di tutti, con l’aiuto di tutti.

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