ESCLUSIVA Basketinside.com. A tutto campo con coach Ciccio Ponticiello: una finestra sul basket italiano

In esclusiva per Basketinside.com, torna sulle nostre pagine un caro, vecchio amico come coach Ciccio Ponticiello. Tra A2, B, l’esperienza in terra lucana, il futuro e non solo, cavalcata a tutto campo con il tecnico reduce dall’esperienza a Matera.

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In esclusiva per Basketinside.com, torna sulle nostre pagine un caro, vecchio amico come coach Ciccio Ponticiello. Tra A2, B, l’esperienza in terra lucana, il futuro e non solo, cavalcata a tutto campo con il tecnico reduce dall’esperienza a Matera.

Partirei da una domanda secca: sono reali le sirene che vogliono “Coach P” come confermato in quel di Matera dopo la seconda parte della passata stagione?

“Già a caldo, alla sirena dell’ultima partita regular season, avevo detto chiaramente che si dovesse doverosamente rispettare il lavoro che la società aveva da compiere, ovvero il transito da una stagione difficilissima, che neppure il mio tentativo degli ultimi 2 mesi era riuscito a salvare, ad una successiva, che deve essere di tutt’altro segno. Conseguente che non voglia ora interferire in questo lavoro, reso ancora più complesso dal non sapere se si debba affrontare la B oppure ripescati in A2. Solo alla fine di questo lavoro di ristrutturazione, come è giusto, l’Olimpia darà il via al progetto tecnico”.

In tanti dicevano: L’Ovest è molto più forte dell’Est. Eccezion fatta per il risultato finale della Coppa Italia con la vittoria di Scafati, sia i risultati di massima della Coppa che il PlayOff, dove sono arrivate tre squadre su quattro del girone “Asiatico” della Serie A2, il campo ha detto ben altro. Cosa ne pensi?

“Solitamente tendo a diffidare di valutazioni drastiche, dello stare a cavillare quale dei due raggruppamenti fosse tecnicamente superiore. Ed anche se ai dati che riferisci va considerato che anche la compagine retrocessa dai playout sia stata proveniente dal girone ovest, non arrischiò una mia tesi su quale raggruppamento fosse tecnicamente prevalente. Piuttosto mi fermo a rilevare un dato che mi sembra tecnicamente più sicuro. Ovvero che nel girone ovest fosse prevalente l’investimento sui singoli, su giocatori con una carriera prestigiosa alle spalle, ed invece nell’altro si sia giocato un basket molto più di sistema. Evidentemente questo aspetto, come sovente capita in A2, ha pagato di più”.

Gennaro Sorrentino, tuo giocatore di punta nella seconda stagione in nero-arancio raggiunge la finalissima contro un altro tuo “pupillo”, l’argentino Fabi capitano del Treviso.In tanti ricordano con piacere ed emozioni la tua prima stagione alla Viola ma, probabilmente, conti alla mano e premio Under in tasca,il secondo anno fu ancora meglio. Ti saresti mai aspettato un tale rendimento da questi due atleti?

“Non può certo essere considerata una sorpresa, Sorrentino è un giocatore che gioca da oramai una decina d’anni, tra Imola, Barcellona, Scafati, Reggio ed ora Fortitudo, a questi livelli. Caratterizzandosi come giocatore in grado di cambiare il ritmo delle partite, distribuendo il suo impiego, come la più classica delle combo-guard, in tutti e tre i ruoli perimetrali. Fabi era nell’estate del 2014, appena finita la sua ultima stagione a Reggio, senza dubbio la più futuribile delle guardie-ali in A2. E Treviso era stata bravissima ad assicurarsi, attraverso un contratto pluriennale, le sue prestazioni; venendo premiata nelle due stagioni successive da un rendimento eccellente, da un numero consistente di canestri decisivi per centrare due consecutive vittorie in regular season. Nessuna sorpresa quindi per entrambi, almeno per me. Solo il piacere di constatare che su di loro non avessi di certo sbagliato valutazione”.

Montegranaro, Forlì, Udine ed Eurobasket Roma: quale giocatore(uno per squadra) “ruberesti” per una tua nuova avventura in panchina?

“Ho avuto modo di veder giocare solo l’Eurobasket, che credo sia una compagine con tanti ottimi giocatori, e soprattutto equilibrio nel rendimento offensivo e difensivo. Merito innanzitutto del suo coach, ovvero di Davide Bonora, che ho avuto l’onore di allenare nel 2010 e ricordo con affetto. E credo che anche le altre 3, grazie al lavoro di Lino Lardo, Gigi Garelli e Furio Steffè abbiano evidentemente mostrato eguali equilibri. Per i giocatori, conoscendo molto poco la B, piuttosto che valutazioni tecniche, preferisco sottolineare la presenza di tre miei ex giocatori, tecnicamente importanti ed ottime persone. Mi riferisco a Seba Vico, Davide Serino e Simone Gatti, tutti e tre alle finali di Montecatini. Con loro vado sul sicuro…”.

Bologna è l’assoluta rivelazione della post-season. Il fattore campo del PalaDozza ed un roster lungo e sorprendente, più forte di qualsiasi infortunio sta facendo la differenza. In caso di vittoria e promozione in A1, la A2 non potrà avere un derby sentitissimo contro la retrocessa Virtus che si potrebbe andare ad accoppiare con il derby di Roma in caso di promozione dell’Eurobasket. La A2, a conti fatti, sembra già più bella della A1, con questi eventi si tratterebbe di un bel “cappotto”. Le strane storie del basket italiano, o sbaglio?

“Ti rispondo con una espressione che spesso adopera nelle telecronache Paola Ellisse: è o non è lo sport più bello del mondo…? Scherzi a parte, sono delle ipotesi che confermano come l’A2, anche se a 32… o a 58 squadre, non possa essere certo essere considerata, in modo miope, come una minors”.

Trasferiamoci a Reggio Calabria. La Viola riparte dal Coach rivelazione della A2, una vecchia conoscenza del basket reggino, Antonio Paternoster. Un tuo giudizio?

“Conosco Antonio dal 1999, quando allenavo nella sua Potenza, e lui e Michele, il fratello, allenavano nelle giovanili. Ottima persona, siamo amici da quei tempi, e credo che ad Agropoli, non solo quest’anno, abbia fatto molto bene. Le sue squadre giocano un basket particolare, con al centro del sistema l’aspetto motivazionale ed il contropiede. Sono elementi che credo possano essere apprezzati a Reggio, e glielo auguro di cuore. Anche perché ha innanzi a se un compito non facile, aiutare la Viola a mettersi alle spalle una stagione difficile”.

Brescia contro Fortitudo, chi vince?

“Eh, una domandina facile mi fai… ci sono tanti aspetti contraddittori nella serie. Ad esempio una compagine come la Fortitudo, che investe tanto sulla pressione della sua difesa, opposta a Brescia, che appare offensivamente veramente ricca di talento, ma ha anche aggiunto un difensore del livello di Eurolega come David Moss. Il fattore campo a favore di Brescia, ma la Fortitudo che è stata capace di vincere, per ben tre volte di seguito, nelle serie con Agropoli, Agrigento e Treviso, delle serie di playoff in cui non aveva la bella a favore. Credo sia una serie dall’esito assolutamente non pronosticabile. Come diceva un tale: the future is unwritten”.

Il basket campano è vivo, tra mille peripezie, pericoli, fallimenti ma è ancora vivo. Le eccellenze(vedi Coach Capobianco) esistono e partono dalla “tua regione”(o Avellino in A1). A tuo avviso, come mai Napoli, da tanti anni non riesce a vivere una situazione societaria stabile?

“Credo che, senza esser dentro alle vicende che hanno condannato ai ripetuti blackout del basket napoletano degli ultimi anni, ed io dentro non lo sono mai stato, sia davvero difficile farsi un’idea fondata. Probabile che l’ansia di ritornare, in modo repentino, ai fasti dell’era Maione, culminati con il trionfo di Lynn Green e soci nelle Final Eight di Coppa Italia del 2006, abbia condizionato in modo non positivo”.

Proprio da Napoli è partita una delle più belle favole della Serie A1:in mezzo ad una miriade di americani, ecco spuntare Parrillo. Le favole esistono ancora?

“Credo che dietro vicende come quella di Salvatore Parrillo, tra l’altro figlio di Adolfo, ex giocatore ed ora allenatore, ci sia soprattutto tanto allenamento, lavoro, sudore. Qualche giorno fa un tuo collega, ricordando un mio aggiornamento di stato su Facebook, in cui ironizzavo sulla cosiddetta “cazzimma”, mi chiedeva di spiegare cosa volessi dire. Bene, credo che vicende come quella di Salvatore spieghi benissimo, e senza bisogno di una solo aggettivo o sostantivo, il senso del mio pensiero. Ovvero che il lavoro, l’impegno, la forza di volontà contino molto di più degli stereotipi, dei pregiudizi”.

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