Givova-Dinamica: Mantova obiettivo playoff, per Napoli c’è un futuro da costruire

Givova-Dinamica: Mantova obiettivo playoff, per Napoli c’è un futuro da costruire

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E’ tempo di chiudere i conti, in casa Napoli, di tracciare i bilanci (per quel che si potrà),e  di smontare le fragili tende di quei pochi intimi, veri e propri superstiti, ancora in forza alla brigata targata Givova. Più nel male di un contorno incompetente e irresponsabile, piuttosto che nel bene di una squadra vera, maschia, autenticamente professionale, l’Azzurro di Marco Calvani arriva comunque a fine corsa, nella cornice del PalaBam (domenica, ore 18). In questi giorni, forse come mai prima d’ora, siamo certi che nelle menti di giocatori e staff passi quasi come un mantra martellante, un incessante refrain, l’assurda sequela di forfait più o meno imprevisti, soldi mancati, presunti passaggi di proprietà e pendenze più o meno sanate che, come una valanga, hanno distrutto qualsiasi speranza di chi a luglio desiderava basket e… basta. Disavventure di un’annata partita a fari tutt’altro che spenti, con ben altre ambizioni,  ma che tra meno di 48 ore si chiuderà sì sul parquet di una Mantova in piena lotta play-off, ma solo su un piano strettamente sportivo, passato tristemente in secondo piano rispetto alle emergenze economico-finanziarie. Sono quelle in effetti a premere e contare di più in seno alla piazza, da tanto, anzi troppo tempo, e sono quelle che l’AD Fabio Muro si è impegnato a risolvere, da alcuni mesi a questa parte. Tra lodi e altri debiti pregressi, alcuni dei quali risalenti addirittura all’acquisto dell’oneroso titolo di Ferrara/Biancoblù, Muro ha chiarito ancora una volta l’intenzione di rimuovere qualsiasi scheletro dall’armadio, e di provare a creare le condizioni per un bilancio pulito, in equilibrio, dovesse anche affrontare anche da solo, e in stretto low-cost, gli oneri di una prossima stagione in A2 unica. Il quadro però non è completo: ufficialmente n.2, ma da più di un anno cuore operativo di questa barca in tempesta, è vero anche che Muro ha trovato in Givova una stampella indispensabile per non incagliarsi, contando quindi su uno sponsor più che main, al di là di qualsiasi onere nero su bianco. Forse con l’idea di restare davvero, anche in chiave futura? Certo, per quanto ci sia un contratto che parli di sostegno pluriennale, difficile che stagioni simili stimolino a rispettare impegni, onorare scadenze, con una rapida trasformazione degli accordi in carta straccia. Ma Givova a quanto pare non ha lasciato l’Azzurro al suo destino, un esborso extra c’è stato, si potrebbe allora immaginare che certi sforzi abbiano dietro la consapevolezza di continuare ad esserci  nel domani della società. E per quanto si escluda un intervento diretto di Acanfora e co. con l’acquisto di quote societarie, sembra evidente che l’ipotesi con Muro, ipotetici nuovi soci minori e l’appoggio esterno di Givova sembra al momento l’unica strada percorribile, salvo superimprenditori che spariglino le carte. E in tutto questo…la squadra, che pure con gli italiani ha dimostrato tutto il suo potenziale, svanito poi con le partenze delle stelle, oltre che con la fine anticipata delle stagioni di Brkic e Traini? E Calvani? Oltre il dovere di colmare le falle, c’è già una minima idea di quel che sarà l’Azzurro sul piano sportivo? Il coach, nel suo ultimo post-partita a Fuorigrotta, ha rispettato una linea istituzionale, piuttosto abbottonata, ma senza negare che servano condizioni sacrosante e stracertificate, per indurlo a rispettare il secondo anno di contratto previsto. “Che la società si doti di una struttura”: questo il suo virgolettato più significativo del tecnico,  poche parole che per quanto si provi smorzarle con i  ringraziamenti di rito, mettono a nudo il vero banco di prova di una Napoli che voglia provare a tornare nel basket di rango: finalmente cresciuta, finalmente responsabile, finalmente società, con tutti i crismi. Magari avendo proprio ad esempio l’ultimo avversario in programma,  di tutt’altra pasta in fatto di risorse, di impianti e di movimento. Gli Stings di Mantova sono infatti il modello ideale per chi vuole provare a mettere radici nel basket, creare un buon prodotto dal niente, centrare obiettivi importanti senza scassare i conti. Infatti in 10 anni la creatura di Adriano Negri ha scalato il basket italiano arrivando a un passo dalla Serie A, e ha costruito il suo piccolo sogno partendo da Mirandola, nel cuore dell’alta Emilia. Dal piccolo borgo virgiliano, è partita una scalata che nell’ultima stagione, partita senza proclami e che si è esaltata strada facendo,è culminata con una clamorosa promozione dalla DNA, accompagnata dall’entusiasmo crescente della città, fino a un PalaBAM tutto esaurito durante i playoff. Dunque un crescendo rossiniano di premesse e di aspettative, con un ambiente che da neofita della palla a spicchi è divenuto competente ed esigente, ma che non ha sempre trovato i giusti riscontri nelle prestazioni della matricola bianco-rossa costruita da Morea, affiancato quest’anno dall’esperto ex GM di Montegranaro Sandro Santoro. Risultati troppo altalenanti nel girone d’andata, persino critici tra gennaio e febbraio, quando dopo il -14 casalingo contro Verona (sesta sconfitta consecutiva),  si è arrivati ai fischi pesanti della curva e alle tensioni con la società, convinta a sua volta di una piazza parsa un po’ troppo imborghesita, un po’ troppo adagiata sugli allori, troppo tiepida nel sostenere la squadra. Nel frattempo anche il roster ha pagato il vuoto di successi, e su tutti la stella della promozione Jhondre Jefferson, atletico ma incostante (forse anche troppo attratto dalle sirene della A), rimpiazzandolo con i centimetri di Kuba Wojciechowski, in arrivo da Veroli, e utile per ritrovare step by step un’identità di squadra compatta. Da quella schiarita sono arrivate cinque vittorie nelle ultime sette, un trend di tutto rispetto, e che consente alla Dinamica, oggi nona, di poter ancora sperare nel gradino immediatamente sopra, l’ottavo posto che vorrebbe dire playoff. Per farlo dovrà sconfiggere Napoli, ma sperare anche che Ferentino, già qualificata, batta Trieste per agganciare gli alabardati, soffiando loro il posto grazie al vantaggio negli scontri diretti. Difficile, insomma, quando il destino non è nelle proprie mani – e in questo pesa la brutta figura rimediata cinque giorni fa ad Agrigento -, ma non impossibile. Infatti i ciociari agli ordini di Gramenzi non potranno fare meglio del sesto posto, per quanto dovessero perderne una, troverebbero sul proprio cammino Brescia anziché Torino. Il che, di questi tempi, potrebbe essere un vantaggio. Dal canto suo, Mantova cercherà di cancellare le ingenuità e la supponenza che all’andata le costarono una clamorosa sconfitta a Fuorigrotta (76-78), facendo leva sulla sua profondità e varietà di soluzioni. Non c’è infatti negli Stings un terminale offensivo designato, e non a caso sono ben quattro gli uomini in doppia cifra: l’ex Virtus e Avellino Gaddefors (fatale la sua disattenzione su Brooks, nella rimessa magica che regalò la vittoria a Napoli), quindi lo scuola Treviso ed ex Cantù e Orlandina Roby Rullo (guanto di panno dall’arco, specialmente di striscio), Wojceichowski e quindi Ricky Moraschini, V nera di origini e già a Sant’Antimo, 2/3 dotato di mano educata, oltre che di un primo passo ideale nell’uno contro uno. Dietro i quattro moschettieri, tuttavia, c’è back-up di gente supernavigata come Fultz e Ryan Amoroso, oltre ad altri giovani interessanti come il fortitudino-virtussino Aristide Landi, il play tascabile Ale Maccaferri, e l’altro arrivo da Veroli Alessandro Grande, tutti giocatori affamati di minuti e di buoni referti. Panchina lunga e di qualità, infortuni permettendo, di quelle che permettono di rientrare in partita anche quando sembra stia per sfilare via, con tanta gente che può spendere falli e giocare forte se le spalle sono coperte. Una squadra da playoff, insomma…ma ce la farà? La parola al campo.

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