L’addio a Sherron Mills: l’uomo che sapeva volare oltre il ferro

L’addio a Sherron Mills: l’uomo che sapeva volare oltre il ferro

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Quando arrivò a Siena sembrava appena sbarcato da Plutone. Chi lo vedeva aggirarsi al palazzetto non poteva non chiedersi dove fosse parcheggiata l’astronave per andare almeno a darle un’occhiata. Correva l’anno 1995. Siena aveva come sponsor una marca di orologi semi sconosciuta ed un budget da squadra che ha come sponsor una marca di orologi semi sconosciuta. In pratica, bisognava innanzi tutto salvarsi, poi aspirare a qualche miracolo. Alla guida della Mens Sana c’era Cesare Pancotto, con Simone Pianigiani in seconda e Pierfrancesco Binella come assistente. Sul parquet, tra gli altri, slalomeggiavano Fumagalli, Anchisi, Vidili, Iacopini e John John Turner (oddio l’ultimo della lista slalomeggiava un po’ meno, però era sicuramente uno che faceva sentire il suo peso in campo). E poi c’era lui. Sherron Mills. L’alieno da Plutone. Coach Binella, che oggi allena a Siena nella storica società del Costone, sapeva da molto tempo della sua malattia, come tanti altri in città. Lo abbiamo sentito. Le sue parole sono come il pennello di un artista che tratteggia il carattere di Sherron: “Era un ragazzo dolcissimo, educato; ma il primo mese pareva veramente arrivato da un altro pianeta. Di fatto, non era in grado di stare in campo. Sembrava che tutte le sue qualità stentassero a venire fuori. Durante un torneo di precampionato, dopo un’ennesima pallonata in faccia su un perfetto scarico di un compagno, fu pesantemente contestato dai tifosi. Più che un numero quattro atletico, sembrava fosse arrivata a Siena una sagoma di cartone. Il giorno dopo la partita venne in sede e mi chiese, con apprensione malcelata, se c’era la possibilità, in Italia, di trovare uno strumento che, forse, avrebbe risolto almeno in parte il problema. Cercava un paio di lenti a contatto!” Accompagnato, dopo un’iniziale e comprensibile pausa di perplessità, dall’ottico più vicino dallo stesso coach Binella (che per non far saltare un allenamento al giocatore gli avrebbe dato un passaggio anche in motorino), di lì a poco si trasformò in un giocatore stratosferico. “Un fenomeno, davvero”, chiosa il coach. Finì la stagione con 17 punti e 11 rimbalzi di media, con 25 di valutazione ad allacciata. Statistiche da giocatore di categoria vera, che infatti gli frutteranno contratti importanti nelle stagioni successive in Turchia e Spagna, a Vitoria. Ma se siete veri nostalgici, se per voi i numeri non hanno cuore, o perlomeno non dicono tutto, allora a dar loro man forte c’è la memoria, che a Siena arde sempre come brace viva. La stagione fu difficile, ma a tratti anche esaltante: dopo una partenza drammatica, Siena vince partite importanti, alcune epiche, come quella a Milano contro la Stefanel con un tiro da 20 metri di Matteo Anchisi. Siena perde anche partite importanti, alcune epiche, come quella in casa contro la Fortitudo con un tiro dalla sua metà campo di Flavio Pilutti. In queste montagne russe di emozioni, ci fu però una sola costante: il funambolo dal Maryland, che era solito volare mezzo metro sopra compagni e avversari, con la testa sempre pericolosamente rasente al ferro. Alcune stoppate, quasi più con l’avambraccio che con la mano, sono impresse come una xilografia nella testa degli appassionati senesi, chi scrive compreso. E poi era un giocatore utile, che sprecava poco e produceva parecchio, dote rara in passato ma ancor di più nel basket di oggi.

Non a caso l’obiettivo viene raggiunto. Siena si salva, anche se deve aspettare le ultime giornate dove Mills, guarda caso, è ancora una volta decisivo.

Da oggi in paradiso, nel cielo dei cestisti, c’è un compagno in più da far giocare. Ciao Sherron.

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