LNP Gold, nastri di partenza – Napoli: comincia l’era “Azzurro”, per voltare pagina

LNP Gold, nastri di partenza – Napoli: comincia l’era “Azzurro”, per voltare pagina

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Il momento delle chiacchiere che stanno a zero è finalmente arrivato, dopo mesi interminabili vissuti tra news extra-campo, info di mercato, accordi e voci, contratti, rumors di ogni genere e sfide a porte chiuse. Quasi non sembra vero, si stenta a crederlo. E se fino ad oggi ci siamo sempre limitati ad osservare, descrivere, i movimenti di questa Napoli che al sesto tentativo in cinque anni prova a sfondare (…ma non solo), oggi proviamo ad interpretarne gli obiettivi veri e le possibilità di una realtà nata da appena quattro mesi, ma che nella testa del suo ideatore, era già viva e pulsante da un bel pezzo. Lo slogan è chiaro: “Voltare pagina”, o “Mai più senza”, come recita il motto della campagna abbonamenti, e si cerca la stabilità e la serenità che gli ultimi cinque-sei anni di apocalisse hanno spazzato via, facendone un autentico optional per lo zoccolo duro della Napoli dei canestri. Ma cosa si lascia alle spalle, l’Azzurro Napoli Basket voluto e preteso da Maurizio Balbi, imprenditore con base a Bergamo ma con origini e cuore tutto partenopeo? Ecco allora che una premessa di memoria, e sulla storia recente va fatta, e a tutto tondo. GLI ULTIMI 12 MESI – SBOCCO DI UNA LUNGA STORIA Non è facile, non è proprio facile esistere in quel parapiglia che oggi è il nostro basket, farsi vedere in questo panorama che definire desolante è riduttivo: se poi di questo panorama proprio Napoli, considerando le tante avventure naufragate con più o meno battage e buone intenzioni, ne è stato il simbolo più clamoroso, la ferita più aperta, allora si spiegano le difficoltà di chi cerca di riaccendere la miccia affrontando i pregiudizi e le diffidenze inevitabili, dopo cinque anni fatti di pochissimi momenti di basket vero, giocato, e troppe vergogne. L’esclusione della S.S. Napoli Basket del settennale di Mario Maione: quella della promozione, dei play-off, della Coppa Italia e dell’Eurolega, quella dei nostri ultimi miti, ha fatto da apripista al momento più nero della storia del basket all’ombra del Vesuvio: prima l’esperimento “Napo-Rieti” voluto da Gaetano Papalia, nel tentativo di trasferire una società gloriosa come la Sebastiani, radicata in un territorio e uno solo come quello sabino, pensando che cambiando un nome si potesse lavare il passato come una macchia, e solo per seguire un flusso di sostegni pubblici più o meno garantiti, sostegni magari utili in certi momenti, ma che non fanno mai la differenza, se un progetto vuole esistere con le sue gambe. La lista quindi si allunga, e viene il turno della Nuova Pallacanestro Napoli di Antonio Cirillo, nata sulle ceneri del Collana Basket, con l’immagine di realtà più popolare, forte di una mobilitazione dal basso, di una partenza più sostenibile dalla DNB e con il sostegno forte e convinto della tifoseria, ma fermata in poco o più di tre mesi dai costi giudicati improvvisamente proibitivi per un’iniziativa in cui il leit-motiv delle promesse non mantenute ritorna forte più che mai. Quindi è il turno del capitolo Napoli Basketball di Salvatore Calise: un bellissimo sogno, coinvolgente, ben promosso e comunicato, per lunghi mesi si è convinti che la volta buona sia davvero arrivata: poi però la trappola, l’essere imbrigliati nella morsa di una città che vuole tutto, vuole subito, e impone scelte sportive ed economiche troppo rischiose, tanto da ritrovarsi presto in un punto di non ritorno, pur avendo un ripescaggio di Legadue in tasca. Così ci si spiega il compromesso di 14 mesi fa con un’altra società in difficoltà dopo una stagione fuori-giri in Legadue- Sant’Antimo – per sviluppare l’idea del Nuovo Napoli Basket: un nome partenopeo che come nel caso di Rieti sarebbe arrivato in prospettiva, al termine di una stagione pilota, un’avventura che però già registra forti diffidenze, a partire dallo zoccolo duro del tifo che non ci sta. Eppure la squadra è fatta di tante scommesse azzeccate, la partenza è strepitosa: sorride la Coppa Italia, battendo i cugini di Scafati, sorride anche il campionato, con una gara vinta e due perse per un nulla; gli automatismi sul campo ci sono, e il pubblico supera il migliaio contro la piccola/grande Imola alla terza giornata, dopo che appena tre settimane prima, contro Barcellona, gli spettatori erano a stento 200. Già in quel match però, ci sono tutti i segni dell’ennesimo sparo a salve: il tesseramento irregolare di Antonello Ricci, sanzionato pochi giorni prima annullando la partita con Verona, poi l’acquisto di Nika Metreveli fermato per il mancato pagamento della prima rata professionisti, coperta con “assegno da tre euro” rispetto ai 33mila previsti. Sembra finita…alla fine però spunta Maurizio Balbi, avviando quel lavoro che oggi commentiamo, ma che in realtà già nasceva il 22 ottobre, quando con il coach già in fuga verso Scafati, e i soli Allegretti e Ceron a giurare lealtà, si tentava il tutto per tutto nell’operazione salvataggio. Da subito quel signore che pochi conoscevano fece capire che la musica era cambiata, mettendoci di tasca propria e in poche ore la somma mai saldata dalla gestione dell’ex dirigenza del Napoli Basketball, e che già scaraventava quella nuova, ennesima avventura sull’orlo del precipizio. Una spesa che sarà purtroppo vana: le vicende giudiziarie di novembre e dicembre, prima in Commissione Giudicante poi al TNAS, vedranno l’esclusione di quel team tanto promettente. Ma nulla che potesse spegnere né l’entusiasmo di Balbi e del suo staff, né l’interesse di quello zoccolo di tifosi magari esiguo, logorato e ridotto all’osso da anni di promesse fallite, ma mai così duro e ostinato nel mettere sotto pressione Balbi stesso, chiedendo, domandando, cercando. Nessuno dall’altra parte si è tirato indietro, né per spendere né per rispondere. Ed ecco che tra gennaio (con la nascita del Napoli Basket 2013) e il 28 maggio,si tratta (ed arriva) quel titolo sportivo che ahimè fino ad oggi, lasciato il Basket Club Ferrara, aveva seminato sul suo cammino più divisioni tra fratelli della stessa fede fortitudina che gioie. Più delusioni che trionfi: un’ultima conferma all’ultima giornata della scorsa regular season, con il treno playoff che sfuggiva per l’allora Biancoblù di coach Stefano Salieri: una bella realtà, fatta com’era di tanti giovani prospetti, e che certamente potranno dire la loro nel futuro di questo sport, ma insufficiente per  una rifondazione vera, che ricomponesse fazioni (e a cui anche questa Napoli ha contribuito prendendosi la “zavorra” del caso), restituendo compattezza all’immagine gloriosa della Effe, che oggi F2011 sta guidando, con l’apporto di Marco Calamai, Dante Anconetani, e i quasi 2000 abbonati. Risultati di grande impatto, e che da queste parti ci si propone di raggiungere in futuro, rimboccandosi le maniche da subito. Una prova su tutte? L’autorizzazione ai lavori per l’ammodernamento del PalaBarbuto, partiti lo scorso sabato. Ci sono voluti più di tre mesi di pressioni, insistenze su più fronti, dichiarazioni dai toni forti e polemiche al vetriolo contaminate anche dalle vicende politiche della Giunta – con le possibili dimissioni dell’Assessore allo Sport Pina Tommasielli per un’indagine della Procura su presunte multe non fatte pagare ai propri familiari – ma la dirigenza partenopea ha raggiunto un obiettivo che sembrava lontano, anzi lontanissimo fino pochi giorni fa, in una struttura “provvisoria” esistente dal 2003, e dove l’ultimo intervento pesante era avvenuto sette anni fa, completato alla vigilia della prima uscita dell’EuroNapoli contro Mosca. IL ROSTER  

GIOCATORE

STATISTICHE 2012/2013

5

MATTEO MALAVENTURA

9.4 pts, 34.4% t3, 29.1 min (Casale Monferrato – Legadue)

7

MARCO ALLEGRETTI

7.3 pts, 3.3 rim, 40% t3, 93.1% tl, 20.7 min (Ferentino – Legadue)

8

JACOPO VALENTINI

6.3 pts,2.8 rim, 37.3% t3, 82.6% tl, 30.3 min (Jesi – Legadue)

9

TIMOTHY JAMES BLACK

14.8 pts, 3.0 rim, 37.3% t3, 3.4 ass (Giants Anversa – Ethias League, Belgio)

14

MATTEO MONTANO

2.9 pts, 38.5% t3, 13.3 min (Biancoblù Bologna – Legadue)

19

SYLVERE JUSTIN BRYAN

2.2 pts, 2.4 rim, 53.2% t2, 9.5 min (Pesaro – Serie A)

22

DOMENICO IZZO

3.1 pts, 11.7 min (Delta Basket Salerno – DNC)

25

KYLE DONOVAN WEAVER

11.3 pts, 4.5 rim, 50% t2, 34% t3, 83% tl, 3.1 ass (Austin Toros & Canton Charge – NBDL)

33

DAVID BRKIC

15.1 pts, 5.2 rim, 56.7% t2, 38.6% t3, 30.5 min (Brescia – Legadue)

55

MARCO CERON

11.0 pts 39% dal campo, 3.3 rim, 23.1 min (Cast. Ticino – DNA)

All.

DEMIS CAVINA

Pre-season cominciata in sordina (una vittoria in scrimmage contro Ferentino ad Ariano Irpino, poi tre sconfitte consecutive sull’asse Napoli-Matera), ma con la giusta attenuante di una squadra tutta da creare prima e modellare poi, i due successi consecutivi della truppa di Cavina contro Avellino e Brindisi hanno impresso una piccola svolta, uno sblocco della situazione. La squadra, a ranghi praticamente compatti, ha cominciato a dare il meglio di sé, poi ancora problemi nell’ultimo week-end, con il prolungarsi dell’assenza di Matteo Malaventura e la febbre per Weaver e Ceron, a limitare gli azzurri nell’utilissimo step Quadrangolare di Roseto. Insomma la squadra ha tirato avanti tra acciacchi vari, e tenendo conto di una pre-stagione che per livello non era facile, considerando la caratura degli avversari in agenda, va bene così: tre squadre di A, una buonissima out-sider di LNP Gold come Ferentino, altra compagna di viaggio come Veroli, e la favoritissima della LNP Silver (Matera): tutte (chi più chi meno) con telai di giocatori confermati, non potevano non produrre i loro effetti collaterali. L’importante insomma è contestualizzare, andare oltre, e lavorare per mostrarsi già tirati a lucido. Ora però cerchiamo di trovare un filo logico che tenti di legare le scelte degli ultimi mesi – le prime di un discorso societario che andrà poi organizzato nel tempo – con quelle che riguardano la squadra, a conti (quasi) fatti. Una cosa è certa: con una campagna acquisti che rapida è dire poco – forse anche per un discorso roster che andava avviato da zero e con tanti italiani da ingaggiare – oggi in casa Azzurro si dispone di un organico interessante, e in cui la squadra che verrà al primo banco di prova contro Forlì, il prossimo 6 ottobre, si poggerà su tre pilastri: esperienza, velocità, imprevedibilità. Esperienza. Il primo punto era forse il più scontato, dovendo costruire da zero, e in una piazza che a ragione diffida su tutto e tutti: serviva correre senza rischi, serviva farlo senza avventure. Per farlo però occorre avere in prima fila gente navigata, che abbia ambizioni ma non egoismi, e che non dia troppe “paturnie”, come si direbbe in Sicilia. Ecco allora che gente come Valentini, Brkic soprattutto te la spieghi: per fiducia anche Allegretti, ormai dato in arrivo, grazie anche alle notizie arrivate da Ferentino. L’esperienza, insomma, per Demis Cavina e co., è l’unico, vero sinonimo di una squadra lucida e stabile: il tutto sta nella possibilità di avere sempre una “longa manus” del coach in campo, di avere uno che con il coach abbia sempre un’intesa, uno che sia leader e chioccia allo stesso tempo, uno che potrebbe quindi tradurre meglio sul campo l’idea di gioco, da mettere in pratica con i compagni. Imprevedibilità. Ma su cosa si baserebbe questa idea di gioco? Ecco che al primo aspetto si abbina quello della imprevedibilità: tante soluzioni, nessun giocatore costretto ad una e una sola posizione in campo (salvo Sylvere Bryan, centro di carriera e di fisico), con tutti che possono contribuire in vari modi: tanti i buoni tiratori, alcuni con la “mano calda” di professione, il back-court pare pieno di frecce da scagliare. Non manca però gente come Black o Ceron, che sa attaccare anche il ferro, subire il fallo o costruirsi il tiro, senza contare Matteo Montano, di cui si parla un gran bene come difensore, e del due titolare, che oltre a tirare dovrà dare una mano in regia al giovane ex Biancoblù: in questo senso il profilo di uno come Formenti (più perimetrale) o dell’ex Teo Malaventura (infortunio permettendo), che ha ufficialmente abbandonato la corte di Casale, sarebbe perfetto. Velocità. Passando invece al front-court, anche qui il luogo comune della “troppa leggerezza” va un pò inquadrato: negli ultimi anni, salvo Mickey Maggioli, la Legadue non ha mai proposto in prima fascia squadre con il pivot classico, vedere l’ultima esperienza all-season di coach Cavina (Veroli 2011), oppure le ultime finaliste Brescia e Pistoia per credere. D’altra parte uno come Bryan, dalle spaventose doti atletiche, può e deve dimostrare che a queste potenzialità si può accompagnare un apporto fatto di numeri importanti, se non decisivi. C’è poi David Brkic, che viene dalla migliore stagione della sua carriera, e soprattutto in una squadra dove non erano pochi a chiedere spazi, minuti, occasioni per fare bene: il suo mix fatto di tiro e potenza piace… e anche se ne facessimo una semplice questioni di rimbalzi, il suo 5,8 di media è di tutto rispetto per un “4” che tira tanto e in uno contro uno teme poco lo scivolamento dell’avversario. Infine – e senza tenere conto di un tre che dovrà essere atletismo e concretezza – Marco Allegretti, che nelle uscite a Fuorigrotta, e nella sorpresa generale, ha spesso stupito per come il rimbalzo non fosse un problema, anche con giocatori come Lawal e Valenti: c’è sì la parentesi amaranto, ma il contesto e le motivazioni erano un tantino diverse. Non dimentichiamoci poi (dulcis in fundo!)  Kyle Weaver, ala vincente in Europa, tuttofare, fisica, rimbalzista ma agile, difensiva e offensiva, un MVP potenziale di questa lega. Impressioni sul campo. Gradualmente, si è vista una squadra sempre meno remissiva, meno sulle gambe, e che nella difficile costruzione di una chimica partendo da zero (e senza il play in questo frangente), ha cercato e cerca una sua identità. Fisiologico qualche stop di troppo, quindi, l’unica grande costante in questa altalena è stata Weaver: splendido difensore, soprattutto a uomo, penetratore deciso (sempre se i compagni gli dessero le giuste spaziature), macchina da falli, con tanti liberi in canna, l’ex Alba gode anche di una buonissima meccanica di tiro, ed è un autentico point-forward. Insomma un giocatore ultramoderno e piacevole da vedere, un giocatore che ha struttura fisica e altezza, ma ha confidenza con la palla e visione di gioco: quella che verrà chiesta sempre più a Tim Black, anche costruendo un’intesa più verticale con Sylver Bryan e più in pop con David Brkic, giocatori dal potenziale enorme, e che va solo fatto esplodere. Dal profilo un pò combo-guard e un pò slasher in queste prime sgambate (e quindi col beneficio del dubbio), Tim infatti sembra uno che partendo dal back-court, cerca di trovare la maggior parte delle proprie conclusioni attaccando il ferro, subendo falli, cercando gli scarichi e tirando meno da tre… ma si tratta sempre di impressioni. Importante anche il contributo della panchina: Ceron, spumeggiante e con grandi fiammate nelle prime partite, dovrà vivere di meno break e adattarsi alla convivenza stimolante con Malaventura, mentre Jac Valentini ha mostrato in alcuni frangenti il meglio del suo repertorio, fatto di tiro e difesa. Interessante Teo Montano, che ha trovato il suo spazio complici le assenze dell’ex Casale prima e di Black poi, è un elemento su cui il coach felsineo sta puntando molto, e anche a suon di time-out sul campo in quantità industriale, e anche Allegretti, nonostante un avvio a fari bassi, sta trovando la sua dimensione di terzo lungo, in una squadra che potrà spesso potrebbe optare per una spread-offense: un giocatore d’area (Bryan o Brkic) e 4 giocatori con attitudini perimetrali per allargare il campo per una migliore circolazione di palla sul perimetro e delle migliori spaziature. ASPETTATIVE E PRONOSTICI Veniamo al punto dolente: si possono fare? Si devono fare? Sposiamo in pieno le parole di David Brkic, secondo acquisto extra-lusso di questa allegra brigata, al suo primo impatto con la stampa napoletana, un mese e mezzo fa. Poco oratore, l’ex Leonessa fu bravissimo nel dribblare le domande allora un pò troppo premature su ambizioni e gerarchie di una Gold fatta oggi di dominatrici predestinate attese al varco (Barcellona, Torino, Capo d’Orlando), out-siders fastidiose (Brescia, Trento,Biella, Ferentino), e tante sorprese possibili: “Ero partito a Brescia con l’idea di salvarmi lo scorso anno ed eravamo a tre minuti dalla promozione: l’importante è essere squadra”. Ci facciamo allora una domanda, dettata anche dalla curiosità: essere squadra dove può portare? Di sicuro l’Azzurro non sarà squadra che non starà a guardare. Balbi ha voluto con forza la categoria, ed è chiaro che restarvi a lungo significherà un progetto in battuta d’arresto, considerando la necessità di una visibilità che dovrà crescere. La struttura della squadra del resto è chiara, e per quanto possibile, si dovrà vincere il più possibile: anche con un’eredità pesante da riscattare, anche una stabilità economica che sarà da dimostrare giorno dopo giorno. I paragoni poi possono rimescolare tutte le carte, e domani o domani l’altro una delle squadre in bilico potrebbe scatenarsi, stravolgere tutto. Ragionando però in assoluto, e senza troppe ipocrisie o presunzioni, sarebbe assurdo non pensare a questa Napoli come una squadra da play-off. Poi si può gettare il cuore oltre l’ostacolo, e chi lo vuole lo faccia. Sognare è un diritto, sperare è un dovere, specie se chi lo fa ha un pò di memoria…e ricordiamoci proprio dell’ultima Legadue che Napoli ha giocato con dignità, undici anni fa: non ci pare che Jesi, Scafati, Reggio Emilia e Messina fossero delle squadre arrangiate alla meglio. La storia poi la conosciamo…e la conosciamo nel bene e nel male: le grane non tarderanno ad arrivare, far partire una società e formare una squadra vera e sufficientemente competitiva non è e non sarà lavoro da tutti. Ma quel che è certo è che da oggi la fiaccola del basket dovrebbe essersi riaccesa. E speriamo davvero che quelli che in tempi non sospetti definimmo piromani siano ovunque, purché lontano da questa Napoli che deve provare a tornare sé stessa. Napoletani si nasce…e si diventa. IL PRECAMPIONATO AI RAGGI X AZZURRO NAPOLI BASKET – FMC FERENTINO 73-64 (scrimmage) (PARZIALI: 22-14; 18-20; 12-14; 21-16): Black 16, Ceron 18, Valentini 2, Bryan 13, Weaver 10, Montano 6, Izzo 4, Brkic 4. All. Cavina. AZZURRO NAPOLI BASKET – BAWER MATERA 67-81 (scrimmage) (PARZIALI: 16-14; 21-18; 16-21; 14-28): Ceron 15, Brkic 6, Bryan 4, Valentini 4, Di Napoli 2, Montano 3, Allegretti 4, Izzo, Black 13, Weaver 16. All. Cavina. BAWER MATERA – AZZURRO NAPOLI BASKET 73-69 (PARZIALI: 20-18; 37-32; 49-51):  Montano 7, Black, Valentini 7, Ceron 10, Esposito, Malaventura 2, Weaver 19, Allegretti 15, Brkic 6, Bryan 4, Izzo. All. Cavina. ENEL BRINDISI  – AZZURRO NAPOLI BASKET 78-67 (PARZIALI: 20-20; 43-38; 61-56): Montano 5, Valentini 11, Ceron 7, Malaventura  9, Weaver 18, Allegretti 8, Brkic 6, Bryan 6. All. Cavina. PASTA REGGIA CASERTA – AZZURRO NAPOLI BASKET 72-49 (scrimmage) (PARZIALI:19-12, 17-13, 11-9, 25-15) : Black 8, Malaventura 8, Weaver 13, Allegretti, Brkic 2, Bryan 6, Ceron 10, Montano 2, Izzo ne, Di Napoli ne. All. Cavina. AZZURRO NAPOLI BASKET – SIDIGAS AVELLINO 88-81 (scrimmage) (PARZIALI: 22-14; 21-26; 26-24; 19-17): Black 6, Malaventura, Weaver 24, Allegretti 1, Brkic 13, Bryan 9, Ceron 15, Montano 16, Valentini 4, Di Napoli ,Izzo, Traballesi. All. Cavina. ENEL BRINDISI – AZZURRO NAPOLI BASKET 69-73 (scrimmage) (PARZIALI: 16-12; 18-22; 10-20; 25-19): Montano 3, Di Napoli, Black 14, Valentini 7, Ceron 14, Esposito ne, Weaver 15, Brkic 16, Bryan 4, Izzo ne. All.: Cavina. AZZURRO NAPOLI BASKET – BASKET NORD BARESE 91-57 (PARZIALI: 29-8; 50-27; 68-41): Weaver 14, Brkic 12, Bryan 8, Black 10, Valentini 10, Montano 8, Allegretti 17, Izzo, Di Napoli 12, Traballesi. All. Cavina. FMC FERENTINO – AZZURRO NAPOLI BASKET 69-67 (PARZIALI: 19-21, 31-31, 51-53, 67-69): Montano 2, Black 24, Valentini 8, Amoroso, Malaventura ne, Allegretti 8, Brkic 17, Brian 8, Izzo, Weaver ne. Allenatore: Cavina. BASKET VEROLI – AZZURRO NAPOLI BASKET 72-64 (PARZIALI: 21-19, 48-39, 58-49): Montano 9, Black 18, Bkric 13, Allegretti 10, Valentini 10, Bryan 4, Amoroso, Izzo ne, Malaventura ne. All. Cavina.

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