Marco Ceron per Basketinside.com: si svela il nuovo talento di Napoli

Marco Ceron per Basketinside.com: si svela il nuovo talento di Napoli

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Un viso d’angelo, una faccia da bravo ragazzo: questo puoi dire ad un primo impatto di Marco Ceron. Aspetto da gentleman in erba, biondino figlio d’arte (suo padre Piero ha militato dal ’76 al ’78 con la maglia della Reyer Venezia), è il volto giovane su cui la NNB punta in questa stagione “alla ricerca di sorprese”. E’ il suo investimento per il futuro (lo speriamo), con l’obiettivo di essere “bombola” che dia il giusto fiato agli esterni titolare e avere dalla panchina punti e gioco. Esatto, punti e gioco. Perchè questo diavoletto dalla maschera di giovanotto per bene, è da subito sembrato un predestinato, uno che della palla specchi e del parquet avrebbe fatto il suo pane quotidiano.

E così è stato, in un certo senso, visto che il “Cero” ha iniziato giovanissimo a giocare: nove-dieci anni, muovendo i primi passi a Mirano, sua città natale. Ma così è anche oggi. Anzi, soprattutto oggi. Perchè di gavetta il ragazzo ne sta facendo, senza sconti. Nessuna tappa viene bruciata troppo in fretta, e tutti i risultati degli ultimi tempi sono segno di un impegno tipico di chi fa meglio perchè matura davvero, nel profondo, e si migliora. Prima la chiamata del vivaio Benetton, con tutto il “cursus honorum” che si rispetti, poi il ritorno nella “patria” cestistica, e i due anni in laguna fatti da 24 spezzoni di match e 30 punti nel carniere. Nel frattempo un “Jordan Camp” nel 2008 a Milano,tre Europei con le rispettive Nazionali di categoria (Under 16-18-20), quindi un estate 2011 da incorniciare, con l’argento di Bilbao, e il trionfo che solo la Spagna può sfilare dalle mani degli azzurrini.

Poi quando si dice il caso,la fortuna, evidentemente “sic erat in fatis” (così era scritto), con l’arrivo del giovane under di belle speranze in una piazza giusta,quella di Recanati. Dove arriva in punta di piedi, come rimpiazzo dell’ultimo minuto, ma che coach Piero Coen, conosce, da vecchia volpe delle minors quale è. E in un luogo tagliato su misura per svezzare talenti, valorizzandone le potenzialità, Ceron, il piccolo del gruppo, scardina le gerarchie e diventa lui stesso cardine de La Fortezza Recanati delle sorprese. Quella del secondo posto nella nella Division Sud Est di DNA, e delle semifinali play-off contro Trieste, meno scontate del previsto, e dopo aver fatto fuori l’Orlandina di Perdichizzi e Benevelli. Insomma tanti pronostici smentiti, insieme ad un altro grande talento come quello di Andrea Traini, tornato alla casa madre di Pesaro, e in 37 partite, con un minutaggio di 21,6 , Ceron firma una media di 11,6 punti , 3,7 rimbalzi, con il 52% da 2 il 34% da 3 ed il 74% ai liberi. Cifre che però da sole non bastano, senza ricordare i picchi contro Matera (28), ed altri tre ventelli, fra cui Casalpusterlengo e…Napoli. Già, Napoli. Dove probabilmente Ceron mise a segno la migliore performance della stagione, se rapportiamo i numeri all’avversario. E lo ricordiamo nel bel duello con un altro under di razza come Nunzio Sabbatino, forse nel suo unico grande acuto in maglia azzurra dopo le fiammate di Trieste e Capo d’Orlando, utili ma troppo sporadiche. Lo ricordiamo per il suo essere positivamente sfacciato ,senza troppi complessi, pronto a buttarsi dentro o a fare sfoggio della sua ottima meccanica di tiro, segno di una buona scuola che ti resta sulla pelle.

Un pò quello che abbiamo visto, e ammirato, in questa pre-stagione, da cui questa “Piccola peste” si è congedata ai piedi del ventello, contro Scafati, e senza pensare troppo a Mays, Bushati, Sorretino. Piccoli più quotati, ma certamente meno affamati di risultati di questo vero e proprio pirata-signore, come direbbe Julio Iglesias.

E cominciamo proprio con lui questa carrellata di conversazioni, a 48 ore dalla partenza contro Verona. E con ottimismo, guardando a quel futuro che Napoli si dovrà conquistare, anche grazie allo spirito di giovani come Marco, e anche con quei primi, timidi ma importanti passi che servono per farsi vedere, trovare spazio: dalle media partnership con CRC Targato Italia all’imminente accordo con un importante network televisivo locale, fino alla solidarietà, con la presenza stabile al palazzetto degli stands di Emergency e della ONLUS Trame Africane, nata nel luglio del 2001 e attivissima nel settore del volontariato.

Perchè tutto è importante, tutto conta, sul campo e fuori. Intanto speriamo di aver fatto uno scoop, e aver portato alla ribalta un futuro, nostro campione.

1)Marco, se ti dico Napoli, tu cosa mi dici, a pelle?

Quando mi è stato detto dell’interessamento di Napoli mi si sono subito illuminati gli occhi, perché è un posto fantastico e, da certi punti di vista, assomiglia molto a Venezia, la mia città d’origine!

2) Continuiamo a parlare di te e della tua nuova squadra. Sei una scommessa in un progetto che è tutto una scommessa: una bella responsabilità. Ma vedendo la tua carriera, noto che quando c’è una scommessa ci sei sempre…

E’ vero che siamo una scommessa, ma secondo me è vero anche che siamo un gran bel gruppo ed abbiamo tutte le possibilità per disputare un’ottima stagione. Quest’anno ho un’occasione importante, sono molto motivato e deciso perché questo è l’anno più importante della mia carriera!

3) Presentati adesso ai nostri amici, ai lettori, e a tutti quei tifosi che dovranno seguirti: quali sono insomma le principali caratteristiche di questo oggetto misterioso?

Sono un giocatore spensierato, mi piace molto giocare seguendo il ritmo della partita, amo correre in contropiede perché ci sono molti spazi. Quest’anno poi, con un playmaker come Clemente, ci sarà da divertirsi, perché è veramente un grande giocatore…

4) Ceron arriva a Napoli, ma lascia Recanati. Un motivo di orgoglio e un rimorso in questa esperienza di svolta.

L’anno a Recanati mi è servito per far maturare alcuni aspetti sia del mio gioco che del mio carattere, ma non provo nessun rimorso perché sono a Napoli e questo era il mio sogno!

5) DNA e Legadue. Una grande differenza che hai notato, da queste prime partite.

Il campionato DNA, che ho disputato lo scorso anno, è stato molto competitivo, ma la Legadue è di un altro livello, soprattutto dal punto di vista fisico, in quanto ci sono anche stranieri molto forti.

6) Allontaniamoci dal parquet, per concludere. Il Ceron fuori dal parquet com’è? Cosa fa?

Marco Ceron fuori dal parquet è un ragazzo normalissimo, un ventenne che ama giocare ai videogiochi e adora andare a mangiare fuori: infatti appena ho provato la vera pizza napoletana sono rimasto impressionato al punto da mangiarla per cinque sere di fila…

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