Napoli, a Brescia continua l’agonia. Leonessa: obiettivo secondo posto

Napoli, a Brescia continua l’agonia. Leonessa: obiettivo secondo posto

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Non sono ancora finite le forche caudine per l’Azzurro di Marco Calvani, non è ancora terminata questa autentica “Via Crucis”, tanto per entrare nel clima pre-pasquale. Il tormentato cammino di Napoli nella regular season, ormai agli sgoccioli, acuisce tappa dopo tappa i rimpianti e sofferenze, per quanto le sfumature siano tutt’altro che negative. Mai come quest’anno, infatti, i numeri e la classifica non sanno restituire la verità delle cose: le sconfitte ci sono state, anche di quelle pesanti, ma senza mai subire umiliazioni, senza mai perdere la faccia, nonostante la piazza non ci sia più, e lo squallido contorno che cova sotto la cenere dallo scorso ottobre sia ormai sotto gli occhi di tutti.

Per questo la vittoria con Jesi ha appagato ancora una volta, se non di più, i pochi intimi che hanno la forza, il coraggio di assieparsi sugli spalti del PalaBarbuto, e dare un plauso strameritato a chi è rimasto stringendo i denti. Domenica, come da tempo ormai, non c’erano più poste in palio, non c’era più un piazzamento playoff da conquistare, non c’era un vero stimolo che fosse uno. Eppure, straordinariamente compatta, questa Givova ridotta all’osso e imbottita di giovani ha dimostrato ancora una volta quanto la professionalità e il cuore pesino sempre e comunque per combattere l’antibasket, per fare partita , per giocarsela con il giusto pizzico di dignità, e perchè no, anche vincere. E ciò vale tanto più se ti trovi di fronte l’ennesima squadra in cui magari gli impegni economici vengono onorati, il futuro sarà senz’altro più roseo, ma forse manca la risorsa fondamentale per tenere unita una squadra al suo indotto di tifosi e dirigenti: il rispetto della maglia, al di là dei risultati e della classifica, un profilo che è stato autentico valore aggiunto di questa Napoli, negli ultimi due mesi.

Ma per quanto la squadra mostri combattività allo stato puro, e lotti finchè può, non si può dire lo stesso di chi invece dovrebbe risolvere le vere emergenze, quelle più gravi, fuori dal campo, ma che fatti alla mano mostra ancora troppa pigrizia. Sul tema lodi, al di là della vincenda Bryan, tutti gli altri nodi restano da sciogliere, e il limite inderogabile è quello del 30 giugno: pena l’esclusione dalla futura A2 unica, senza dimenticare un blocco del mercato titoli che frenerebbe qualsiasi rifondazione fino al 2018, sempre che non si riparta dal basso, o rilanciando realtà di C come la storica Partenope o la Megaride.

Anche per scongiurare scenari smili, si parla da un paio di settimane di ipotetiche trattative per allargare la base societaria. Tramontato lo scenario (mai del tutto decollato) di un timone nelle mani del Gruppo Castaldo a fine stagione, sarebbero due le idee in campo: cedere la barca che affonda a un deus-ex-machina, pronto ad accollarsi “baracca e burattini” con sviluppi clamorosi, oppure “volare basso” con un progetto rigorosamente “low cost” sostenuto dall’AD dimissionario Muro, appoggiato da Givova e altri piccoli/medi imprenditori a lui vicini in qualità di soci.

Le prossime settimane, volenti o nolenti, chiariranno chi davvero vorrà giocarsi questa mano, nel frattempo non ci si è fatti mancare l’ennesima colata di fango, con il ritardo nel pagamento dell’ultima parte delle tasse federali e dei NAS. La scadenza era fissata per il 20 marzo scorso, in fondo il -3 che con ogni probabilità arriverà è irrilevante su un piano sportivo archiviato da un pezzo, ma rappresenta l’ennesima picconata all’immagine di una società sempre meno credibile, e che non può più permettersi di valutare mali minori rispetto ad altri, checchè ne pensino le “alte sfere”: tutto va risolto, senza distinguo, se si cerca una piena riabilitazione, e in tempi rapidi.

Questo, dunque, il mix che serpeggia all’ombra del Vesuvio. Un mix che può facilmente distrarre, e che potrebbe essere letale, soprattutto se dall’altra parte c’è una squadra come Brescia, che di vittorie ne è affamata. E sembra quasi un refrain, visto che all’andata la Leonessa recuperò a Fuorigrotta un incredibile -18, sbancò il PalaBarbuto di una Napoli già senza Jackson in volata (64-71) grazie all’asse Fernandez-Benevelli, e piazzò la seconda di ben otto vittorie di fila: un trend fondamentale per minacciare il primato di Verona, candidarsi con pieno merito alle zone alte della brigata, anche per mettere alle spalle una mini-crisi stagionale, coincisa con il doppio passo falso tra la stessa Tezenis e Ferentino.

Fu il passo d’addio di Valerio Spinelli, che non si fece mancare uno sfogo “colorito” via Facebook, eravamo anche nel pieno del caso Brownlee, latitante e poi rientrato infliggendogli una multa esemplare, oggi però a preoccupare è l’altro coloured di casa Centrale, Roberto Nelson. Una volta accertata l’intolleranza alimentare, e lasciatolo andare durante la sosta quattro giorni negli Usa, il rookie ex Oregon State non è più quello della prima parte di stagione, l’ottimo tiratore e altrettanto abile in penetrazione, il grande realizzatore, in grado di costruirsi un tiro in svariati modi, con visione e buon apporto anche a rimbalzo. Proprio su questo tasto ha battuto la proprietà, che ieri pomeriggio ha chiesto a squadra e tecnico di non pensare più ai pronostici estivi, quelli che posizionavano la Centrale del latte tra il sesto e il nono posto, ma di continuare a recitare il ruolo di anti-Verona, da seconda in classifica. Anche se in trasferta, da gennaio in avanti, sono arrivate tre sconfitte di fila, e anche se la maxidelusione di Coppa, arrivata in semi contro gli amaranto di Gramenzi, non poteva non pesare sul morale del gruppo, tanto che tre settimane dopo l’ultimo incontro ufficiale, la Leonessa ha pagato dazio a domicilio contro Agrigento, lo spirito che i patron Bonetti e Bragaglio chiedono a Diana è esattamente quello di un mese e mezzo fa, quando con la vittoriosa trasferta di Mantova (decimo hurrà consecutivo) venne toccato probabilmente il punto più alto della stagione in fatto d’intensità, ferocia ed estetica.

Le risorse da cui ripartire non mancano mai, in un roster come quello delle rondinelle: c’è l’estro di “Lobito” e la scaltrezza di una vecchia volpe come Passera, sempre in agguato; c’è la sostanza di Cittadini, altro grande ex dopo Rocca sul cammino della Givova; c’è il talento di Loschi e Alibegovic, e loro sono il letto di talento su cui può poggiarsi il ritorno della “coppa che scoppia”, come il San Filippo ha ribattezzato i suoi americani. Dopo Napoli ci saranno Barcellona e Trapani, sulla carta sei punti tutti alla portata, ma soprattutto le prime due non hammo mai lesinato testa, nervi e coraggio: le formazioni “più meridionali” di questo campionato sono pronte a vendere cara le pelle, si comincia sabato alle 18, sul parquet del Pala San Filippo.

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