Napoli: è già ora di ripartire, direzione Trapani

Napoli: è già ora di ripartire, direzione Trapani

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Neanche il tempo di pensare a ciò che non è andato, ai fischi più o meno decisivi, ai rimorsi veri o presunti di alcune scelte piuttosto che altre, il qui e adesso di Napoli dice che si fa rotta a tutta verso Sud. Impressioni negative e positive, l’Azzurro porta verso Trapani un cocktail fumoso, fatto di passi avanti e passi indietro, e anche se Biella non è (e non può essere) il tribunale di una gestione tecnica o di una stagione, la trasferta al Forum laniero vede uno stop certamente non grave, ma che rende tanti appassionati combattuti: da un lato l’ottimismo di chi crede che questa squadra possa andare molto lontano, anche oltre i pronostici che la vedono come bestia da play-off, dall’altra limiti precisi, dai contorni sempre più chiari, e che pure non si riesce a superare, vuoi per infortuni che non ci vogliono in un collettivo appena nato, vuoi per un discorso tecnico ancora non fatto proprio dalla squadra. Biella, va detto subito, vince con merito: può pesare l’ambiente, fin troppo emotivo nel reagire a certe scelte della terna; può pesare il quinto fallo di Tim Black con 16″ sul cronometro – un fallo che c’era o non c’era, sta di fatto che ha mandato in lunetta Voskuil, cecchino di fama, così come può pesare (e tanto) la persa di Kyle Weaver – strappata da Raspino con un raddoppio ai limiti della sanzione arbitrale. Tutto giusto, e anzi sacrosanto da segnalare, specie in una partita dove quattro palle perse in più diventano un fattore, visto il punteggio e l’andamento “fisarmonica” del match. Vero anche però che due possessi, per quanto fondamentali nel far soffiare il vento della partita in una certa direzione, non ne modificano la sostanza: una sostanza di cui forse proprio i due americani sono stati il bianco e il nero. TJ, assieme a un David Brkic impiegato da “4” – e straripante nel recupero che ha dato a Napoli l’opportunità del rush finale – è stato il leader della Expert, senza se e senza ma: 18 punti e 15 di valutazione, 8/10 dal campo con 2/3 da 3 (numero incredibile nel 7/21 di squadra dal perimetro), l’esterno belga di adozione è stato per molti minuti la manna offensiva della squadra, ma anche il vero e proprio risolutore di attacchi che lui stesso ha orchestrato con difficoltà, e con tante spaziature improvvisate, con soluzioni negli ultimi secondi. Black comunque ha il grande merito di essere l’unico a combattere per tutti e 40′, e di compensare la scarsa gestione del ritmo partita e la difesa per lunghi tratti opaca sulla mosca Laganà con canestri di autentico talento, di carattere e di personalità. Dicevamo poi dei 22 punti di Brkic, ancora una volta costretto a fare tanto, troppo lavoro sporco nel pitturato con clienti obiettivamente duri da smaltire – in condominio con un altro eroico Allegretti – specie nel tagliafuori, e soprattutto nell’ultimo quarto, con l’acido lattico che pesa nelle gambe: vedere la performance di Hollis sotto le plance nell’arco dell’intero match, oppure gli 11 tiri in più per l’Angelico (62 a 51), come anche i 5 rimbalzi offensivi concessi ai rossoblù negli ultimi 10′ (nei 30′ precedenti erano 6). Il romagnolo – e qui corriamo il rischio di impelagarci in una strana cabala numerica – paga sicuramente i soli 11 minuti di un Sylvere Bryan senza voto (a fronte dei suoi 31′ sul parquet), ma anche se solo in extremis torna nella posizione in cui sa dare e fare il suo meglio, lui prende e porta a casa per la causa. Uno contro uno, pick n’pop, lavoro in giro e tiro e triple in salse varie sono il marchio di fabbrica dell’ex Brescia, si sa, e il parziale della riscossa – scritto tutto di suo pugno, con grande classe – zittisce anche chi lo vede come giocatore incapace di ripetere le grandi performances dello scorso anno, in terra lombarda. Terzo appunto da pollice verso l’alto per l’ottimo contributo di Jac Valentini, ormai specializzato nel limitare i pericoli di esterni come Voskuil, salvo qualche emorragia punita senza appello, e francamente ingiusta per i 19′ dell’ex santantimese, che torna a casa con il solo rimpianto di aver speso due falli. Note positive quindi non sono mancate, anche perchè è vietato, quasi sempre fare di tutt’erba un fascio, evitando di annerire anche quegli spazi che meritano di restare bianchi. Assurdo però sarebbe anche il contrario, perchè abbandonarsi ad uno spirito da chi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto, vorrebbe dire negare il deserto che purtroppo c’è stato attorno ai due protagonisti dell’Expert nel corso del match. Qualcosa sotto traccia l’abbiamo mostrata qua e là, si sfiorano i limiti del ridicolo pensando che un giocatore della fibra e con il callo di Teo Malaventura possa soffrire il “braccino dell’ex di turno”, usando un’espressione a metà fra tennis e basket: la gara, rivista al video-tape, non ci può dare l’immagine di un ritorno a casa dalle forti emozioni. Il “Mala” è più semplicemente risucchiato dalla serata di grande intensità dei lanieri, sia offensiva che offensiva, e non dà certamente il meglio nella serata impeccabile di Simone Berti, soffrendo piuttosto in attacco il poco movimento dei compagni in più frangenti, con forzature estranee al suo repertorio. Capitolo delicatissimo infine è quello da dedicare a Kyle Weaver. La situazione dell’ala del Wisconsin – più serena si pensava dopo l’ottima gara disputata contro Imola, anche sul piano dell’interpretazione tattica e delle scelte offensive – è parsa invece in netta involuzione. Esce dai blocchi con prepotenza, Kyle, ma si arena sotto la difesa del capitano biellese. Poco propositivo, e male nei momenti in cui non conviene esserlo, il suo gioco ha risentito tantissimo di una squadra che poco ha sviluppato in transizione, ed è oggi più di petto, di cuore che di testa: non incide l’ex Alba con quel gran fisico che la natura e la carriera gli hanno donato, e si rifugia in una mano che sa essere poco educata. Lo sforzo di diventare un leader? Condizione che non va? Problemi extra-campo? Forse è tutto questo, in quello che è un pò il simbolo, la metafora che cammina di questa Expert: tanto vogliosa di fare, di uscire dalla gabbia degli infortuni e delle partite decise per nulla, ma ancora vittima dei suoi complessi e dei suoi ritardi. Peccato però che la prossima sfida di ritardi non ne ammetta: dopodomani, ore 20.30, destinazione PalaIlio, ad attendere gli azzurri è uno degli impianti più caldi della DNA Gold, protagonista l’armata granata di Lino Lardo: un’altra rinata di lusso, un’altra piazza che negli anni’90 ha conosciuto anche l’ebbrezza delle “A-named series”, e dove la cultura cestistica è un fatto compiuto, un dato acquisito che neanche le ultime gestioni di Andrea Magaddino (due stagioni in Legadue nel periodo 2004-2006) e Alessandro Massinelli, ambiziose ma forse troppo, hanno potuto cancellare. La seconda serie del resto, tralasciando i vari cambi di nome, e specie per quella promozione ottenuta sul campo nel 2011 poi cancellata dal Consiglio Federale, è stato il grande boccone amaro, difficile da digerire, per tutti i granata, ma forse anche la molla giusta per spronare la nuova proprietà ad un corso da subito di high-profile, e che in tre stagioni ha fruttato due promozioni, più una Coppa Italia di DNC (nel 2011/12).  Ecco allora che l’acquisizione estiva del titolo da Scafati non aveva nulla di forzato, nulla di contro-natura, ma anzi un atto quasi dovuto verso la città, e che non poteva non avvantaggiarsi dell’entusiasmo di un pubblico che non più tardi di due anni fa aveva spinto Giovanni Benedetto e i suoi ragazzi a quella promozione negata. Anche per questo, e anche per l’arrivo dell’Azzurro, ci si attende il pubblico delle grandi occasioni, come già avvenuto nelle prime due uscite contro Imola e Veroli: uscite di grande spessore, ma che per la tifoseria devono essere la base per una stagione serena. Una conferma? Il fatto che l’imbattibilità casalinga, per il n.1 Lighthouse, sia una delle clausole nel contratto firmato dall’ex coach di Milano, con l’obiettivo di conservare un dato che dura da oltre due anni: un record che regge dal lontano maggio 2011, quando a passare fu la Brescia di Sandro dell’Agnello, nella prima finale dei play off per la promozione in LegaDue. Alla guida della squadra dunque è arrivato coach Lardo: illustri trascorsi, tra cui Milano (con cui nel 2005 spazzò via l’ultima Treviso di Messina, guadagnandosi la storica finale scudetto contro la Fortitudo), ma prima anche Reggio Calabria: sotto la sua ala entriamo negli anni migliori della gestione Silipo, e nascono giocatori di peso come Eze, ma anche altri gregari che negli anni si faranno comunque strada, vedi Cittadini oppure Lamma. E anche qui un’altro piazzamento da ricordare: il clamoroso quarto di finale dei playoff  2003 con Treviso, che riuscì in un clamoroso recupero da 0-2, sulla via di quello che sarà il suo penultimo titolo italiano. A seguire Bologna Virtus e Roma, esperienze però ben lontane dai fasti reggini e meneghini, nel suo girovagare ha sempre mantenuto il suo credo: l’aggressività difensiva come marchio di fabbrica, alternando anche uomo e zona, rischiando anche il raddoppio su un lungo d’area. Così, su questo telaio, ecco il vestito su misura di una squadra contro cui sono vietati i quintetti bassi, ma anche i ritmi troppo alti, per evitare tante transizioni, tanti attacchi a difesa non schierata. Entrando invece nel dettaglio del roster, la cabina di regia è affidata Kelvin Parker: dotato di leadership innata, nell’ultima stagione campione di Svizzera con i Geneve Lions, dove ha chiuso con 13,6 punti, 6,3 assist, abituato alla vittoria, ha personalità e offre un’ottima visione di gioco (5,3 assist), senza rinunciare a uno stile fatto di tanti punti nelle mani e controllo del ritmo. Sarà lui il  direttore d’orchestra. In guardia, invece, stazionerà l’altro americano, Rob Lowery, che nell’ultima stagione ha militato nella seconda lega turca (Balikesir) con numeri di tutto riguardo. Il suo bottino parla 17,3 punti, 6,5 rimbalzi e oltre 3,9 assist di media, garantendo atletismo, velocità e un fulminante uno contro uno, è un esterno sì, ma di profilo assai simile a quello di Kyle Weaver: può aggredire a rimbalzo, anche con batterie attrezzate, ma il suo 18% da 3 è il segnale di una squadra che in generale soffre molto la zona (24/80 da 3) così come la pressione sul pick n’roll, tenta molto per vie esterne, pesando poco nel pitturato e a rimbalzo, pagando l’assenza di un lungo d’area e di grandi saltatori. Interessantissimo, anche a questo proposito, il capitolo italiani, su cui Trapani non ha lesinato nomi di caratura. Se è vero infatti che a segnare ci penseranno soprattutto Lowery e Parker, le prime partite ci consegnano tutta la freschezza atletica e anagrafica di giocatori in ascesa come Gianca Ferrero ed Eric Baldassarre, così come sulla voglia di riscatto di Andrea Renzi. Per il piemontese di Bra, ottimo atleta dal buon potenziale offensivo, in grado di ricoprire i ruoli di “due” e “tre”, parlano molto chiaro le ultime due stagioni: l’arrivo alla Biancoblù un anno e mezzo fa, dopo aver scaldato la panchina a Casale in A, con l’altissimo valore aggiunto offerto a coach Markovski nella seconda metà di stagione, poi il ritorno in Monferrato, da protagonista. Oggi invece un ruolo un pò più defilato, mano calda dall’arco (37.5%), su Baldassarre invece un discorso più delicato. Anche lui un signore che ha costruito una certa reputazione su Bologna, ma anche su Scafati, è il classico tipo del mezzo lungo, dotato di grande furore agonistico ma anche di ingenuità clamorose (vedere i quattro falli anzitempo contro Forlì, forse ago della bilancia nella sfida vinta dalla Fulgor). Molto migliorato tecnicamente negli ultimi anni, al quale si chiedono intensità (soprattutto nei cambi difensivi), rimbalzi (7,0 di media) e qualche tiro da fuori contro i più lenti lunghi avversari (42,9%), ha margini notevolissimi sul piano della continuità, dove finora ha concesso pochissime pecche. Arriviamo quindi al capitolo Renzi: la carriera recente di uno degli ultimi gioiellini del vivaio di Treviso (con annessa qualità nei fondamentali di tiro e avvicinamento al vetro) parla di infortuni e occasioni mancate, ma quanto visto nelle ultime due annate a Verona più il ritorno in A sponda Biella ci dà la misura di un giocatore fatto apposta per la categoria, e in cui solo macinando punti e minuti, può esprimere tutto il suo potenziale. Minuti e punti: ciò che Lardo sta dando, e sta ottenendo, i 10,8 punti con 4,8 rimbalzi sono la base su cui il 4/5 vuole ulteriormente migliorarsi, per fare il salto di qualità che lo staff si aspetta da lui. E Renzi non si nasconde: con Trapani vuole riconquistare la maglia della Nazionale. Obiettivi non proprio di alta quota, ma almeno di conferma, sono quelli dei due senior della panchina granata, confermati a furor di popolo: Nelson Rizzitiello, ammiraglio del Napoli Basketball di due anni fa, ex di turno, non ha ancora preso le misure con il ritorno in cadetteria: più fisicità, più velocità di gioco, deve ancora carburare dall’arco (solo 1/11), dove di solito non delude; al suo fianco Luca Ianes, come il marchigiano ex di San Severo, puntate anche in A con la maglia di Milano, fu vicino a Napoli due anni fa, nel ballottaggio che poi premiò Andrea Iannilli. Lottatore, rimbalzista e gran difensore, il suo 3,8 + 4,8 (4+5 nel big derby contro la Sigma di domenica), può essere un fattore nascosto negli equilibri a rimbalzo. Tornando invece al tema giovani e linea verde, il primo nome è quello di Lorenzo Bartoli: 1,84, minibasket al Soul Basket, poi da sempre all’ Olimpia Milano, è una guardia mancina, grande tiratore, spesso aggregato alla prima squadra. In doppio tesseramento con Saronno (19 partite con 7,5 punti + 1,9 rimbalzi al 54% da 2), è stato uno dei protagonisti delle giovani scarpette rosse alle finali giovanili U19 di Udine, arrivate alle soglie dei quarti di finale. Possibile spazio anche per Stefano Bossi, il play triestino classe ’94 ha chiuso la scorsa stagione a Trento ma senza apparizioni di rilievo. Cresciuto nelle giovanili dell’Azzurra Trieste, si è diviso nella stagione 2010/11 tra la Snaidero Udine (LegaDue) e CBU Udine (Due anni fa ha giocato nel GSA Udine in DNB con 4.2 punti e 2 rimbalzi in 16’ di gioco). A chiudere il cerchio Alessandro Tabbi, lungo acerbo della truppa, romano del ’94 cresciuto nella Tiber Roma, che si è prima trasferito a Palestrina e poi lo scorso anno ha iniziato il campionato a Forlì (Legadue), per poi pagare un infortunio al ginocchio che ha chiuso anzitempo la sua esperienza mercuriale. Ecco tutte le coordinate. La parola al campo.

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