Napoli: il basket, questo fantasma!

Napoli: il basket, questo fantasma!

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Un comunicato di poche righe. Laconico, senza che neanche si esaurissero i tempi formali, indicati per mercoledì sera. Così il Giudice Sportivo della FIP ha chiuso ogni spiraglio di luce per il Nuovo Napoli Basket, estromettendola da un campionato di Legadue che proprio a Napoli, paradosso di poche settimane fa, era stato presentato.

Tecnicamente ci sarebbe ancora la possibilità di pagare, fare ricorso, eventualmente vincerlo e dunque schierare la squadra in campo domenica prossima a Trento, ma il comunicato della Fip è durissimo, severo, perentorio, e soprattutto d’anticipo.

Si tratta allora di un colpo di spugna senza accanirsi? La certezza che quel bonifico di 33mila euro, pari alla tassa d’iscrizione, e come i precedenti, non sarebbe mai arrivato? Probabilmente è stato così. E visti anche gli ultimi, inattesi sviluppi all’interno della società nella giornata di sabato (con le dimissioni del GM Liguori, il DS Ambrosino e il TM Mirenghi), la Federazione non ha perso tempo. O meglio, non ha voluto perdere tempo, con una scelta che certamente lascerà ferite, molto profonde, in quella parte della Napoli cestistica che aveva accettato questa scommessa, ma anche polemiche a stretto giro, vuoi per l’ennesimo tentativo andato a vuoto, con grandi favori da parte degli organi federali, vuoi per l’impatto che questa decisione avrà sulla formula del campionato, e il suo svolgimento, visto che l’unica retrocessione prevista si compie in maniera macabra, con questa decisione.

Ma noi parliamo e partiamo dalle ferite, e dalle sofferenze che ancora una volta ricadranno su questa città, stuprata da avventurieri di ogni genere, persone senza rispetto per i tifosi, contrarie ad ogni senso dello sport e della sportività. Questa specie, purtroppo da anni ormai, vede in Napoli terreno fertile per esperimenti di ogni tipo, continua a prendere di mira un territorio già pieno di problemi, e con scarsa, scarsissima fiducia dal punto di vista del basket: uno sport che soprattutto qui, sulla scia del Paese, sopravvive senza impiantistica, e senza la prospettiva di profitti concreti. In più, ed è quello che fa più male, agendo senza scrupoli. Insomma senza spiegare, chiarire, comunicare, gettando via da subito le maschere quando i problemi, specie questa volta, pare ci siano sempre stati, ed erano ormai dietro l’angolo.

Il tutto poi, e come sempre, sulla pelle dei tifosi. Eroi veri, che pur minoranza in questa città, regno della calciofilia, non sono mai stati inferiori a nessuno quando si è trattato di esserci, dare sostegno, mostrare il cuore: soprattutto nelle situazioni dove fosse non proprio semplice appellarsi alla fiducia, e tanti tifosi storici non hanno creduto. Leggendo quindi con rabbia e lacrime questo verdetto, viene subito alla mente il colpo d’occhio di pochissime ore fa, quando contro Imola, quasi per un ultimo, disperato appello, il PalaBarbuto raggiungeva il traguardo dei 1000 spettatori: siamo abituatati vivere e dare tutto, in questa città, ma stavolta era impensabile la presenza di ieri, in quella che già nell’animo di alcuni poteva essere l’ultimo atto di questa avventura.

Già, un’avventura. Perchè purtroppo ben poco di questa esperienza si è potuto avvicinare ai tratti di un vero e proprio progetto, in carne ed ossa. Diciamo tutto questo con grande dolore, perchè tanti mesi di sostegno consapevole e promozione convinta di questa strada ci sono stati, li abbiamo voluti vivere così, e non possono esserci negati, nè li rinneghiamo. Ma dobbiamo ammettere tante cose: che quell’accordo, che legava in una sol fascio Napoli Basketball e Pallacanestro Sant’Antimo a fine luglio, quasi come soluzione disperata ma necessaria per dare seguito alla realtà tanto apprezzata in DNA, non è stato altro che la premessa di un salto nel vuoto. E che l’incontro del 5 agosto di Salvatore Calise (grande vittima di questo accordo), Aniello Cesaro e Antonio Minopoli con la stampa, in cui si parlava delle (presunte) basi dell’operazione NA-SA, è stato un altro elenco di buoni intenti basato su promesse, e un’altra iniziativa che avrebbe infangato in poco tempo la nostra grande, autentica tradizione.

Tanto da creare in breve tempo dimissioni e divisioni nella stessa società , quando si è trattato di arrivare ad una resa dei conti, un chiarimento che mettesse allo scoperto tutta la matassa, intuita non più tardi di venerdì scorso. Ma tanto anche da far cadere nella trappola un’ingenua Federazione: la terza volta in tre anni, dopo che la presidenza di Dino Meneghin aveva già sostenuto l’orrendo ibrido Napo-Rieti di Papalia e la NB, con la wild card in DNA nella scorsa stagione.

Forse allora, con questo provvedimento di rara rapidità, e con il “solito tempismo” di chi sa sempre vedere molto lontano, si è voluto lanciare un segnale, anche se inutile e tardivo. Una reazione diretta a chi è ormai andato oltre i limiti, e abbia fin troppo abusato di un sistema che vuole sì reinserire Napoli, ma non più al buio, senza condizioni. Peccato però, e lo ribadiamo, che questo stesso sistema, ai limiti dell’etica e della giustizia sportiva, abbia ammesso di aver fatto acqua, ancora una volta. Abbia insomma ammesso di non aver fatto abbastanza, controllato abbastanza e prevenuto abbastanza, aprendo così un altro buco, terribile, in quella gruviera che è il nostro basket, e che un certo topo, chiamalo “CRISI” , chiamalo “INCERTEZZA”, chiamalo “SCARSA TRASPARENZA E PROFESSIONALITA’ ‘”, si sta mangiando a poco a poco.

Questo quindi, in poche righe, tutto il male che Napoli riceve da quest’altro ceffone, in piena regola, e con la vergogna che piove oggi da ogni parte d’Italia.

Infine un’annotazione, che forse nessuno appunterà sul proprio “Diario di una tragedia”, che forse non fa cronaca, ma che noi dedichiamo tutta a quella Sant’Antimo vista sempre come lontana nemica, e mai coinvolta come realtà attiva e parte importante un progetto etichettato come “metropolitano”. Con questa drizzata infatti si chiude una storia ultratrentennale, e un piccolo contesto di provincia dove sono transitati, tra i tanti, Spinelli, Ndoja, Sorrentino, Berti, Cantone. Forse allora tutto questo, per loro come per noi, avrebbe meritato un epilogo molto molto diverso, e insieme.

Ma cosa resta allora? Beh non molto, vedendo ad occhio. Anzi nulla, visto che la provincia di Napoli, nel basket che conta, è ormai un deserto. Gli ultimi anni hanno fagocitato tutto quello che tra Legadue,DNA, DNB e DNC era su piazza: le ultime tracce di basket vero, giocato e sudato le troviamo in C Regionale, con la Megaride (retrocessa lo scorso anno dalla DNC), e la vecchia, gloriosa Partenope, oggi attiva soprattutto nel giovanile. Il Napoli Basketball, in tutto questo “rumore per nulla”, non è fallito, ma su questo fronte, forse strategicamente, tutto tace.

Insomma c’è ben poco con cui ripartire, o meglio non il necessario per ripartire in piena regola. Ma certamente una base c’è, ed è quella che vedete nella nostra ultima istantanea da Napoli: quando qualcuno se ne accorgerà, e la rispetterà per quello che è con un progetto vero e serio, allora il basket ripartirà, sperando di vivere, prima ancora che di sopravvivere.

Mi si perdonerà il campanilismo di testata, ma una mezione speciale, da amico e da fratello, per il mio photoman Pierfrancesco Accardo: dopo tanti anni di conoscenza via forum, ho scoperto una persona straordinaria, e che ha spesso riassunto con un’immagine le troppe parole del sottoscritto: il ritratto di un talento che crescerà, sotto le nostre insegne. E con lui i colleghi Fabio, Claudio, Alessandro, Cristian, Livio, Enrico e Andrea, nella speranza di ritrovarci al più presto.

Va poi trasmesso un sincero grazie ai tanti amici che ho conosciuto dentro e fuori la NB, e poi in questa nuova, sfortunata realtà: da Vittorio Marotta a Marco Caiazzo, da Antonio Mirenghi ad Antonio Ambrosino, da Michele Botti a Peppe Cacciapuoti e Marco Calise: tanti appassionati puri, che hanno fatto e dato il possibile, e in condizioni spesso assurde, difficili da gestire.

Un plauso quindi alla squadra, a questi ragazzi, che con una professionalità ineguagliabile, avevano creato un gruppo di belle speranze, e tanti di loro si meritano collocazioni ambiziose e intriganti, come certamente accadrà.

Infine, in posizione d’onore, la splendida, unica famiglia del “Club dei Tifosi”, che ci ha sempre accolto con grande simpatia e affetto nelle loro riunioni: forse più quest’anno, rispetto alla sua prima edizione, ha mostrato tutti i tratti di un gruppo vero, unito, compatto, e soprattutto combattivo, sulle questioni societario. L’augurio che gli trasmetto, e la proposta che gli lancio, è quella che siano proprio loro a tenere in caldo la fiammella della passione e della cultura cestistica, oggi più che mai al lumicino in questa città.

In attesa di un nuovo tedoforo, e non del solito piromane.

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