Napoli: PalaBarbuto no ai lavori, Balbi “Io non mollo”

Napoli: PalaBarbuto no ai lavori, Balbi “Io non mollo”

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12 settembre, il cantiere Azzurro Napoli Basket è ancora in corso, in tutti i sensi: dentro ma anche fuori dal campo. Alle porte la sfida con Avellino, tra poco o più di 48 ore – proprio quando inizia il cuore della preparazione in vista dell’esordio in campionato, fissato per il 6 ottobre contro Forlì- la testa di dirigenza, staff tecnico e squadra sono concentrate nella messa a punto di aspetti che non si limitano a contorno della nuova proposta targata Maurizio Balbi, e vanno oltre la sfida con gli irpini di Vitucci, tappa di un viaggio che nei prossimi steps dovrà risolvere nodi importanti, riemersi proprio in questa settimana. Il rientro da Matera, preceduto dalla sfida con Ferentino, e pur con altre due sconfitte sul groppone, aveva chiuso un week-end comunque positivo per la truppa di Demis Cavina. Sul parquet del PalaSassi, senza Black e con un Bryan (quasi) a mezzo servizio, si è vista se non altro una squadra meno remissiva, meno sulle gambe, e che nella difficile costruzione di una chimica partendo da zero (e senza il play in questo frangente), ha cercato contro l’Olimpia la rivincita, sfumata nell’ultimo giro di lancette, e poi contro Brindisi un arrivo in volata svanito causa un’ultima frazione dove l’ex Bucchi ha fatto sfoggio di tutta la profondità del suo roster. Fisiologico (ma non troppo per i nostaglici) anche lo stop contro Caserta, in un PalaMaggio rigorosamente chiuso al pubblico (si dice per volere di coach Molin), l’unica grande costante in questa altalena è Kyle Weaver: splendido difensore, soprattutto a uomo, penetratore deciso (sempre se i compagni gli dessero le giuste spaziature), macchina da falli, con tanti liberi in canna, l’ex Alba gode anche di una buonissima meccanica di tiro, ed è un autentico point-forward. Insomma un giocatore ultramoderno e piacevole da vedere, un giocatore che ha struttura fisica e altezza, ma ha confidenza con la palla e visione di gioco: quella che verrà chiesta sempre più a Tim Black, anche costruendo un’intesa più verticale con Sylver Bryan e più in pop con David Brkic, giocatori dal potenziale enorme, e che va solo fatto esplodere. Dal profilo un pò combo-guard e un pò slasher in queste prime sgambate (e quindi col beneficio del dubbio), Tim infatti sembra uno che partendo dal back-court, cerca di trovare la maggior parte delle proprie conclusioni attaccando il ferro, subendo falli, cercando gli scarichi e tirando meno da tre… ma si tratta sempre di impressioni. Importante anche il contributo della panchina: Ceron, spumeggiante e con grandi fiammate nelle prime partite, si sta adattando alla convivenza stimolante con Malaventura, mentre Jac Valentini ha mostrato contro i lucani di Benedetto il meglio del suo repertorio, fatto di tiro e difesa. Interessante Teo Montano, che ha trovato il suo spazio complici le assenze dell’ex Casale prima e di Black poi, è un elemento su cui il coach felsineo sta puntando molto, e anche a suon di time-out sul campo in quantità industriale, e anche Allegretti, nonostante un avvio a fari bassi, sta trovando la sua dimensione di terzo lungo, in una squadra che potrà spesso potrebbe optare per una spread-offense: un giocatore d’area (Bryan o Brkic) e 4 giocatori con attitudini perimetrali per allargare il campo per una migliore circolazione di palla sul perimetro e delle migliori spaziature. Insomma la squadra va avanti tra acciacchi vari, e tenendo conto di una prestagione che per livello non era facile, considerando la caratura degli avversari in agenda, meglio rinviare ogni valutazione al 7 ottobre: tre squadre di A, una buonissima out-sider di LNP Gold e la favoritissima della LNP Silver, tutte con telai di giocatori confermati, non potevano non produrre i loro effetti collaterali. L’importante insomma è contestualizzare, andare oltre, e lavorare per mostrarsi già tirati a lucido in due occasioni campali: la presentazione ufficiale della squadra, fissata per il 26 settembre con un match amichevole, quindi il torneo di Roseto. 28-29 settembre, Sharks, Veroli, e Ferentino sul nocciolato del PalaMaggetti, sarà la prova generale, l’occasione giusta in cui mostrare gli attributi, le credenziali per un torneo di qualità, con uno sguardo che in tanti vogliono all’insù, verso i vertici. Quei vertici che però, se volessimo cambiare oggetto e punto di vista, sembrano lontani anni luce. Riferimento diretto ai problemi a quella cornice che ormai per tutti rappresenta la linfa vitale di un progetto serio per il basket, il tema dell’impiantistica è di nuovo un focolaio, una ferita che si riapre, ma al momento senza nulla di fatto. E se Maione riuscì almeno ad ottenere una struttura provvisoria (l’amato/odiato PalaBarbuto), avendone poi tre anni dopo una gestione in esclusiva con convenzione poi estinta nel 2008-09 (causa fallimento il fallimento della S.S. Basket Napoli), le istituzioni stavolta sembrano remare contro Maurizio Balbi sul nascere, e su tutta la linea. Sul tavolo ormai dal lontano 6 giugno, i lavori per l’ammodernamento e la riqualificazione della tensostruttura di Fuorigrotta sono ormai il tema di una lunga saga, con continui colpi di scena (neanche tanto lunga, pensando al PalaArgento ormai ridotto a rudere e vergogna cittadina). L’annuncio nella prima conferenza stampa post acquisizione dei diritti Biancoblù da parte dell’Assessore Tommasielli di “una donazione indiretta, e senza nulla a pretendere”, da parte dell’Azzurro per l’intervento (stimata in 60mila euro circa), e con il placet dichiarato ai quattro venti, apre un’attesa che dura fino a metà luglio, quando la delibera ritenuta pronta e imminente, verrebbe messa praticamente da parte per lo scandalo che colpisce lo stesso titolare dello Sport, Sanità e pari opportunità. Sull’orlo delle dimissioni ai primi di agosto, il giorno 8 su “Il Mattino” parla il testimonial n-1 de progetto Azzurro Dario Boldoni, denunciando l’inerzia dell’amministazione sul punto, ma pochi giorni dopo il Sindaco De Magistris frena tutto (15 agosto) con un’intervista – sempre sulle colonne de “Il Mattino” che sembra aprire uno sblocco del pantano. Quasi due settimane (27 agosto), e lo stesso n.1 dell’Azzurro, agli amici di Basketitaly, annunciando la deroga per gli allenamenti a Viale Giochi del Meditrraneo (nonostante l’assurda pausa estiva), si mostra piuttosto ottimista, fiducioso, per l’agognata autorizzazione: “Sono già partiti i lavori di sistemazione degli spogliatoi e a breve, si spera, di effettuare tutta quella serie di operazioni che sono essenziali per l’ammodernamento ovvero, sistemare il parquet, l’infiltrazione d’acqua dal tetto ed altri dettagli”. Dichiarazioni piene di slancio, di speranza, ma che avrebbero trovato un muro, con ogni probabilità insormontabile, nella giornata di martedì: sempre fonte “Il Mattino”, ormai sede di questo drammatico mini-romanzo d’appendice, l’incontro con la Tommasielli, e con il dirigente dei Grandi Impianti, Giuseppe Arzillo avrebbe evidenziato una macchina bruocratica che torna ad incepparsi, non esclude tempi più lunghi per una presunta via d’uscita. E in questo senso, la replica di Maurizio Balbi, a metà tra toni diplomatici e non, è arrivata dai microfoni dell’emittente Radio Marte: “Occorre qualche precisazione sulla questione PalaBarbuto. Su tutte, voglio chiarire che giocheremo tutte le gare interne del prossimo campionato in quella struttura, senza ombra di dubbio. Il problema sarà la fruibilità nell’arco della prossima settimana, pur avendo domandato tutto nei termini prescritti dalla normativa. Ad oggi non ho una risposta: fino al 15 settembre saremo ospiti, poi dal 16 dovremmo avere l’assegnazione ufficiale. L’Assessore Tommasielli si è sempre attivata per venirci incontro, il problema consiste nelle mancate autorizzazioni, anche per interventi minimi quali possono essere quelli di carattere idraulico. Io dico soltanto che al momento la struttura è irricevibile, a partire dagli spogliatoi, e pur essendo disponibile fare qualcosa e retribuire in prima persona dei tecnici. I giocatori non sono disponibili ad allenarsi in queste condizioni, io però non mollo”. Dichiarazioni pesanti, e visto che gattopardescamente “tutto cambia per non cambiare mai”, riproponiamo la chiusura di un pezzo datato Le strade allora su cui muoversi sembrano due: era dato così per scontato l’accordo, tanto da non seguire più il suo viaggio nelle pieghe infernali della burocrazia, nelle pieghe di norme che definire chiare o flessibili è stato affrettato, e possono sempre nascondere sorprese, o ci sono davvero manovre come quelle che speriamo non ci siano? Intanto c’è una società che – senza nascondersi dietro un dito – vuole dire la sua”. Ma come, in un contesto del genere?

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