Napoli – Sant’Antimo: un altro passo in avanti, al PalaBarbuto arriva Ferentino

Napoli – Sant’Antimo: un altro passo in avanti, al PalaBarbuto arriva Ferentino

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NAPOLI – NA-SA, atto quarto di questa intensa pre-stagione alle porte. E senza tirare il fiato, con allenamenti a ritmi serrati e ritorno sul parquet. Per un altro scrimmage di livello e stimolante al punto giusto. Di livello perchè, obiettivamente, la FMC Ferentino (reduce come Napoli da tre sconfitte – nell’ordine Montegranaro, Chieti e Brindisi) non è un avversario di giornata qualsiasi, e non è soltanto un’avversaria con cui la Napoli Basketball, nella scorsa stagione, ha scritto pagine dure da cancellare, nel bene o nel male, per un tifoso: la prima sconfitta interna della stagione, ma anche la trasferta più cardiopalmica della regular season non si gettano nel vuoto con un colpo di spugna. Ma poi, oltre al passato recente, Ferentino è un roster con cui la truppa di Maurizio Bartocci dovrà confrontarsi, a distanza, per raggiungere l’obiettivo della salvezza. Anche se i punti di partenza, fissati con il mercato, come vedremo, non sembrano proprio gli stessi.

Ci sono poi componenti legate a singoli protagonisti in scena, per rendere solleticante questo confronto che domani (ore 18, PalaBarbuto), si svolgerà a porte chiuse, e con lo schedule a quarti azzerati, già osservato l’altro ieri contro Veroli.

Torna infatti a Napoli Pierfrancesco Betti. Un GM che con il suo lavoro biennale a Fuorigrotta ha legato il suo nome agli anni più intensi e vincenti della pallacanestro napoletana. Eppure solo due, le stagioni nel capoluogo partenopeo, per l’uomo che con Gramenzi, oggi suo “nuovo” coach in amaranto, aveva costruito il miracolo Teramo, e lo aveva poi consolidato in massima serie, guadagnandosi così le credenziali per approdare nella dirigenza dell’allora Basket Napoli di Maione. Due annate, dicevamo, ma tanto è bastato per raggiungere un 4° con semi play-off e un 5° posto con quarti post-season, una Coppa Italia, e una finale di Supercoppa persa al fulmicotone contro Treviso. Ma anche una qualificazione alle Top16 di Eurolega sfumata per una non perfetta intesa sull’asse Eldo-Benetton Treviso: si disse allora che quella sconfitta rendeva elogio della maggiore professionalità di chi vinse (e cioè i verdi di Blatt, Siskauskas e Goree). Forse è vero, ci si fidava troppo, ci si adagiò, mandando all’aria i miracoli di un girone di ritorno leggendario, Pau e Istanbul su tutti. E’ però anche vero che la crisi ancora oggi viva nel movimento, se potesse trovare una data simbolo, cadrebbe proprio nel giorno di quella partita. E pochi mesi dopo, guarda caso, Betti lascerà un timone che non sentiva più suo. Scelta profetica la sua rispetto al disastro che in un anno avrebbe devastato la creatura di Maione?

Domande che restano sospese nel passato, ma che ora, dovendo guardare al futuro, con spirito costruttivo, vanno lasciate in secondo piano. Anche perchè sono altre le domande che osservatori, tifosi e appassionati devono porsi. Per esempio qualche domanda su Andrew Warren, che fresco di arrivo in città e con la prima pizza in digestione, si è ritrovato sul parquet di Giochi del Mediterraneo per la prima sgambata, finalmente a ranghi compatti, nel pomeriggio di ieri. Giocatore che senz’altro serve, e come il pane, l’ex di Bradley, per garantire una circolazione di palla e un brio che siano almeno sulla scia di quelli offerti da Denis Clemente, nel momento in cui il portoricano dovrà necessariamente tirare il fiato in panca. Ma anche un giocatore che sarà chiamato a ricoprire un ruolo scomodo per le sue caratteristiche, non del tutto suo, e cioè quello di tre. Uno spot che di solito in quintetto viene affidato a un giocatore che sappia sentirsi a suo agio fuori, dal palleggio, ma anche dentro, sul perimetro ma anche in post, e con un discreto fiuto per le carambole. Warren però, stando alla sua storia, non sembra esattamente quel tipo di giocatore, e dovrà anzi trovare un equilibrio con gli altri esterni di un reparto già abbondante nelle sue linee. Ma come del resto avevamo anticipato nelle nostre impressioni sannite, c’era un bivio. O trovare un buon supporto a Clemente, per non far sentire un vuoto totale di verve e playmaking, o cercare un’ala rimbalzista: delle due, entrambe legittime, l’una. E questa squadra, che sprizza coraggio nelle sue scelte di fondo, lo sta mostrando anche in campo, fino ad ora, con forza in difesa e più corsa possibile in attacco. E questo per noi basta.

Resta poi l’incognita Hubalek, ma le probabilità di rivederlo ci sono e sono alte. E ci piacerebbe se tutto il roster, Jesus Christ e Marco Ceron compresi, fosse a disposizione di Maurizio Bartocci per affrontare a plotone compatto la matricola amaranto.

Oggi al picco della sua storia trentennale, un picco che noi di Basketinside abbiamo seguito, commentato, vissuto a stretto contatto. Un picco che ha imposto al sodalizio di Vittorio Ficchi ulteriori sforzi, a partire dagli eccezionali lavori di ampliamento del PonteGrande, teatro della promozione dello scorso giugno contro Trieste, all’organigramma, con l’inserimento dello stesso Betti, fino alla ristrutturazione di un roster che conserva i beniamini, scommette ed anzi di più su qualche giovane brillante nell’ultima annata tra i dilettanti, ma senza dimenticarsi che pur di categoria superiore si tratta, investendo su italiani affidabili e stranieri con margini e potenzialità: degli stranieri alla Betti, per modo di dire.

Confermati quindi, e a furor di popolo, i dioscuri Guarino e Carrizo, casi della vita già insieme nello step-up che nel 2003 premiò Sassari, lanciandola così nella galassia dei professionisti. Il primo, dopo un corteggiamento abbastanza lungo, ha riabbracciato il pubblico con cui forse ha vissuto la promozione più intensa delle cinque conquistate in terza serie: Sassari, appunto,Veroli (2007), Barcellona (2010) e Basket Trapani (2011). Quindi Ferentino, dove giocherà una sfida ben precisa: ripresentarsi in Legadue con qualche annetto di più, a ben sette stagioni di distanza dall’ultima apparizione col Banco di Sardegna (27 partite con 5,9 punti al 63% da 2), e smentire i critici, dimostrando che anche con pari ruolo giovani, e americani, il Ciccio Guarino della DNA può sempre lasciare il segno, con il suo talento, e il suo istinto risolutivo che esplode nei momenti chiave: Omegna ne sa ancora qualcosa a proposito.

C’è poi l’altro pilastro, il capitano, su cui la FMC ha costruito le proprie fortune nella cavalcata verso la Legadue, e Manuel Carrizo non ha proprio esitato a rivestire l’amaranto per il terzo anno di fila. Del resto negli ultimi play-off, e proprio nel momento in cui la squadra gli ha chiesto di essere quel che è sempre stato, l’oriundo 32enne non ha deluso, riscattando una stagione di infortuni, magari con qualche alto e basso di troppo, chiudendo la post-season con prestazioni lucide e tenaci: le ultime cifre parlano di 14,6 punti e 4,2 rimbalzi con oltre il 45% dal campo (39% da tre). Anche per lui possiile scotto dato dal ritorno al piano superiore, ma anche tutta l’umiltà e la disponibilità di chi sa adattarsi.

E di adattamento ce ne vorrà, anche per i giovani terribili rimasti in Ciociaria, un fronte su cui Ferentino, nonostante un roster da costruire senza rischi, continua a puntare. E partiti Antonio Iannuzzi e Lollo Panzini e Fratini, col primo che andrà a rinfoltire un altro roster DNA di alto bordo come la Matera di Giovanni Benedetto, le scommesse restano Luca Pongetti e Sasà Parrillo, di cui è stato prelevato il cartellino dalla Juve Caserta.

Per Pongetti, 4/5 all’anno numero cinque a Ponte Grande, ultima stagione da 3,3 punti con 2 rimbalzi in 14′, ma anche 44 partite in carniere e qualche buona doppia cifra, come contro Firenze al debutto (17) o Fabriano (10), senza dimenticare le sue prove contro Casalpusterlengo (15+7), nel girone di ritorno.

Ruolo invece più strategico per l’ 1,90 di Benevento, guardia tiratrice per natura, ma che al primo anno con qualche responsabilità e fuori dalla trafila giovanile di Terra di Lavoro, si è fatto notare, e con cifre di tutto rispetto considerando il minutaggio concesso: 7,5 punti in 23′ con 2,6 rimbalzi, decisamente arricchiti dalle prestazioni fuori quota nei quarti contro Latina nei play-off (13 e 10 punti in Gara2 e Gara3), e risultando decisivo nella vittoria promozione contro Trieste, in Gara4 (11 punti con 3/4 da 3). Per lui infine, ciliegina sulla torta, la convocazione all’Europeo Under 20, chiusi con 4 punti in 12′ e il 47% dalla lunga distanza in 8 partite giocate.

Questo il nocciolo duro. Le novità invece? Sugli altri italiani nessuna mossa azzardata, e operazioni che sul mercato portassero a Ferentino giocatori navigati, e che cerchino di bilanciare le scommesse lanciate sul terreno degli stranieri: Righetti, Gurini, Basei e Tomassini in questo senso possono rispondere all’esigenza della dirigenza gigliata.

E partiamo dalla torre di Motta di Livenza, con cui Jiri Hubalek potrebbe ingaggiare un duello interessante: tutti e due agili, grande visione del campo, buon gioco di piedi. Ruolo pivot (205 cm per 103 km) ma snello come il ceco (anche se appare più grezzo al tiro, meno fronte canestro o dalla lunetta con un 65% medio), Francesco Basei è un classe ’83 scuola Benetton, e sarà per lui la quinta stagione in LegaDue dopo le esperienze di Pavia (2006), Novara (2007), Soresina (2008), Jesi (2009) e Ostuni (2011). In carriera ha giocato anche nella vecchia B1, ora DNA con Ozzano (2005-2006) e Ostuni (12,3 punti + 8,5 rimbalzi e il 56% da 2), con cui ovviamente prosegue in cadetteria visto l’ottimo impatto offerto. E anche lui, come tanti suoi neo-veroliani, ha contributo al miracolo play-off dell’Assi, giocando 28 gare di regular season e 3 in post season, con 5 punti di media in 11.4 minuti con 3,6 rimbalzi.

C’è poi Alex Righetti, e qui sinceramente ogni presentazione appare sprecata. Classe ’77, giocatore versatilissimo e completo, con una carriera spesa e costruita in modo eccellente tra il Crabs di Rimini (1994-1999) e la Virtus Roma dell’era Toti (2000-2007, disputando due edizioni di Eurolega ed una di Coppa Uleb), Righetti si è trasformato da bandiera inamovibile a girovago di lusso. E nell’ordine troviamo Avellino, con cui il n.9 per eccellenza conquista la Coppa Italia (11,9 punti + 4,3 rimbalzi con 51%, 39% ai liberi e l’88% dalla lunetta); due anni un pò più opachi alla corte di Claudio Sabatini, con la Virtus Bologna, vincendo anche un’EuroChallenge FIBA ; nel 2010 riscatto a Varese (7,2 punti col 40% dal campo), mentre nell’ultima stagione è a Caserta dove firma 9.7 di media e 4 rimbalzi, chiudendo la leader della massima serie la graduatoria dei tiri liberi (93%, 81/87) . Per lui un complessivo di 625 presenze in serie A. Ma per uno come Righetti, e lo sappiamo, il bottino dei club non basta: c’è anche la Nazionale, con cui esordisce nel ’98 e disputa tre europei (2001,2003,2005), oltre all’Argento Olimpico di Atene, nel 2004: ben 114 partite e 905 punti in totale.

Chiudendo quindi l’elenco dei nostrani con Giovanni Tomassini e Giacomo Gurini, che si ritrovano due anni dopo l’esperienza comune a Rimini, e con Tomassini in particolare ex compagno di Marco Allegretti.

Quanto a Tomassini, è stato uno degli ex nomi di punta del settore giovanile Scavolini, oltre che pedina sempre utile alla causa azzurra nelle nazionali giovanili (30 presenze in competizioni ufficiali, e bronzo Under 20 agli Europei del 2007). Riminese, di Cattolica, classe ’88 e di struttura tipicamente adatta al playmaking (188 cm e 83 kg), non è però privo di una certa vena balistica, passa piuttosto bene ma può migliorare in difesa. Il suo destino è legatissimo a quello della Vuelle, con cui cresce dal 2003 al 2005, vive poi la prima esperienza sempre in orbita bianco-rossa, con la Falco in C2, poi con il rilancio dato dal progetto Scavo-Spar Tomassini rientra nella pista bianco-rossa. Si apre quindi una vera propria fase altalena tra A e Legadue: salvo l’annata di vernissage a Pavia (2007-2008), con Pesaro mette a segno tre stagioni discrete, un 2006-2007 di esordio in Legadue, poi un vera prima volta in serie A con 24 presenze tra il 2008 e il 2010, dando così seguito alla prima apparizione del 2004 contro Avellino. Per il 2010-2011 invece riscende in Legadue, e veste la casacca di Rimini (34 partite a 5,1 punti e 2 assist in 22′), e termina il suo curriculum con un’annata marginale a Venezia, viziata anche da un infortunio alla caviglia avvenuto a metà novembre (14 volte a referto con 3′ di utilizzo medio).

Infine Jack Gurini, 2/3, e secondo pezzo pregiato della campagna acquisti italiani, reduce dalla finale playoff con Pistoia (9.8 punti di media in 29.1 minuti, con il 43.1% da 2, il 32% da 3, il 70.7% dalla lunetta). Specilista della difesa fisica e dell’uno contro uno, 192cm classe ’84, nonché pesarese di nascita e di formazione, Gurini parte con un primo anno in B2 tra le fila della Virtus Montecchio (2003-2004), poi un quadriennio in B d’Eccellenza – A Dilettanti di buonissima fattura: Senigallia (5,3 punti + 1,9 rimbalzi), Riva Del Garda, semifinali play-off con Osimo e Fossombrone (12,7 punti + 2,7 rimbalzi e 2,5 palle recuperate). Nel 2008 l’arrivo a Rimini in LegaDue, dove rimane per tre stagioni.

Eccoci quindi al piatto forte del menù ferentinate, gli uomini chiave da cui dipenderà molta della resa di questo organico, ancora in formazione: Ekperigin ma soprattutto Delroy James e El Amin. Quest’ultimo unico in forse per gli ospiti, ma che arrivando dall’Ungheria con cifre straordinarie viene già nominato il “Califfo” in Ciociaria, sono forse i più attesi al nostro occhio.

Lawrence, ala/pivot classe 1988, altro prospetto britannico nella scia di titani un pò più quotati come Sow o Mensah Bonsu, è dotato di grandi qualità fronte a canestro. Cresciuto a Le Moyne in NCAA-2 (2006-2010), chiude l’ultima stagione collegiale con 21,6 punti e 12,1 rimbalzi: cifre da doppia doppia che gli valgono pre-draft a Prtosmouth e la partecipazione alla Summer League di Las Vegas, ma senza successo. Spazio per lui in Korea nella prima stagione da pro, con la maglia del Mobis Phoebus (14,3 punti + 7,9 rimbalzi), poi in aprile 3 partite a Biella, per il suo esordio italiano (4 punti e 4 rimbalzi), infine lo scorso anno sul doppio fronte ACB – Eurocup, al Gran Canaria (19 partite a 1,9 punti e 1,8 rimbalzi + 8 sfide di Eurocup a 3,5 punti e 3 rimbalzi in 14′ ).

Last, but not least, terminiamo con l’alfa e l’omega del mercato FMC.

Muhammad El Amin, elemento di punta del quintetto, è stato il primo acquisto estivo. Classe ’87, 196 cm, frequenta il College a Stony Brook, riuscotendo ottimi risultati nella Conference ACC (ultimo anno da 16,7 punti in 31 gare con 3,4 rimbalzi e 34,8 da 3), quindi inizia la carriera da professionista in Europa. Esordio in Ungheria nel 2010-2011, con la maglia del Pannonpower di Pecs (top scorer del campionato con 22 punti, 3,8 rimbalzi e 3,9 assist al 38% da 3), veste lo scorso anno la maglia dell’Albacomp nel campionato di massima serie ungherese. In 32 partite con la maglia dell’Albacomp-UPC Szekesfehervar, con 17.1 punti di media (574 totali), il 55% da 2, il 32%7 da 3, e il 73.8% dalla lunetta, con 3.7 rimbalzi e 3.4 assist di media: rilevanti anche i risultati di squadra, con con il secondo posto in stagione regolare, e le semifinali in Coppa e Campionato.

Abbiamo poi Delroy Jeames, ala grande dello starting five, anche lui del 1987. Prodotto di Rhode Island, ottimo caramboliere offensivo, e tiratore occasionale, termina il suo quinquennio collegiale (2010-2011) con la seconda semifinale consecutiva nella Atlantic 10 Conference, e a 17,5 punti e 7,9 rimbalzi , accanto a 2,7 assist e il 43,7% dal campo. Lo scorso anno, dopo aver figurato nella Summer League di Las Vegas (11 punti + 7 rimbalzi in 3 partite), vive il primo assaggio pro in Europa, e precisamente in Premier League israeliana, nel Bnei Hasharon (10 gare, 32.0 minuti e 16.1 punti di media, oltre a quasi 8 rimbalzi) ma a gennaio ritorna negli States, con i Tulsa 66ers NBDL (26 partite con 8.8 punti di media e 4,8 rimbalzi in 20.1 minuti in campo). Ultime sue referenze alla Summer League di Atlanta, che gli sono valse la chiamata di Betti in Legadue.

Ecco insomma le portate, il pranzo è servito! (diceva una vecchia trasmissione).

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