Napoli, si cerca chiarezza sul fronte PalaBarbuto

Napoli, si cerca chiarezza sul fronte PalaBarbuto

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La storia da raccontare non è facile. Ma forse è un tormento, più che una storia. Come il caldo di questi giorni terribili, come l’attualità che è emersa nelle ultime ore, e già comincia a mettere ostacoli, piazzare rogne sulla strada del progetto Azzurro Napoli Basket di Maurizio Balbi e Dario Boldoni, fino a poche ore fa concentratissimo sul mercato, con gli affari Malaventura e “3” americano da chiudere. Sul tema che invece dobbiamo affrontare di righe ne sono state spese, e non poche negli ultimi due mesi: le ultime quelle dell’ingegnere sulle colonne del Mattino di ieri. Un vero e proprio shock: che fa pensare, tremare, cadere le braccia. E forse anche perchè dopo un istante che leggi l’allarme del secondo grande tessitore dell’iniziativa di rifondazione del basket partenopeo, puntualmente, ti ricordi della grande, storica, rovente questione “Palazzetto”: una mancanza storica e strutturale della città di Napoli, e che tra i suoi cattivi effetti collaterali, mette a nudo con sè tutte le illusioni, le delusioni, le frustrazioni e le inefficienze che il basket a Napoli ha mostrato oppure ha pagato negli ultimi quindici anni. Del resto oggi come ieri, e forse più di ieri, visti i precedenti, imprenditoria baskettara e burocrazia viaggiano a singhiozzo: incontri, vertici, conferenze stampa, parole positive e progetti mirabolanti…poi il nulla, il silenzio che fende più di un coltello superaffilato, in ferite sempre fresche, aperte ormai da anni. Certo, i dettagli dei singoli episodi che ci portano dal ’98 ad oggi sono importanti, ma il loro affastellarsi, il loro sovrapporsi, l’uno sull’altro, ci fa capire perchè ormai la questione sportiva sia così tanto legata a quella urbanistica, e quanto i tentativi e progetti sul piano basket non possano più prescindere dalla rinascita di quella scatola costo 11-15 milioni di euro, se il loro desiderio è quello di restare in piedi, incontrare qualche minima forma di appetibilità. Il dibattito è forte, ed è rinato negli ultimi due anni, dopo che l’ondata delle pressioni fatte nell’era Maione si sono fermate sulla battigia del fallimento datato 2008. Nel frattempo di strada se n’è fatta dal 1998, dalla dismissione ufficiale dello storico impianto inaugurato il 22 settembre del ’63, e che ci porta con il pensiero e con la mente alle glorie del basket targato Fides, Wuber e Paini, all’indomani di una laconica partita di A2: 16 aprile per la precisione, Partenope-Pozzuoli 82-73, penultima giornata di A2, tra pochi intimi. E così, cominciando con le prime promesse di Bassolino nel’99, passando ai fondi triennali non sfruttati del Credito Sportivo nel 2000, iniziano gli esili di Ponticelli e Monteruscello, teatro della promozione e dell’anno da matricola dopo 12 anni. Si passa poi al ritorno in città, con un’operazione attesa per oltre un anno e mezzo, imprese costruttrici che cambiano, arrivando ai primi pilastri del PalaBarbuto, aperto a settembre, di fronte a quello che presto diventerà un futuro rudere, destinato al degrado, e con finanziamenti pro-cantieri che appaiono e scompaiono nelle voci di bilancio…e siamo solo nel 2003. Inizia poi il tormentone “project financing”, senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione ed utili per gli investitori privati, e la ben nota metafora del “tavolo delle grandi”, a cui bisogna accedere presto, e con quel famoso progetto targato Corradetti, un progetto che in cinque anni sarà semplicemente messo su carta, con quel suo fantasioso guscio spaziale da 820 giorni lavorativi, approvato e poi bloccato dall’allegra Commissione Edilizia del comune, che tra il 2005 e il 2006 apre e richiude i cantieri. Il tutto fino ai fatti del 2006, di quel PalaBarbuto ampliato al fulmicotone, con le ultime viti delle nuove tribune piazzate a pochi minuti dall’esordio in Eurolega contro il CSKA di Messina, Holden, Langdon e Smodis, e dopo un’estate in cui si è parlato di gare d’appalto troppo lunghe, sopralluoghi dell’ULEB, la minaccia PalaMaggio, e una via d’uscita che si chiama convenzione, ma con ritardi che portano l’allora Eldo lontano da casa fino al 26 di ottobre. Insomma: per quanto cambino le giunte, gli assessori, gli enti e le ditte costruttrici la storia resta sempre la stessa: in una strada di Napoli c’è un rudere che infama una città, con l’idea di un fantomatico luogo nuovo che se proprio vede la luce, questa pare lontana quanto una galassia. E dietro, un muro fatto di rinvii, voci, speranze, promesse: un muro del pianto magari, tenuto in piedi solo grazie alla malta di fatiche immani, quelle fatte rigorosamente contro il tempo, manco fossero degne della migliore epica, della mitologia più emozionante. Eppure quello che si chiede e non si ottiene è la normalità, o forse un pò di lassez-faire responsabile a chi si sente di farlo, nel rispetto della legalità: una normalità che purtroppo Napoli, canestri compresi, insegue da 15 anni. I fatti di questi giorni parlano chiaro: la ripresa del basket in città diventa uno dei pallini dell’Assessore Pina Tommasielli, che reduce dalla scottature del Nuovo Napoli Basket, lavora da subito in sinergia con Balbi e Boldoni, annunciando il 6 giugno, nella prima conferenza stampa post acquisizione dei diritti Biancoblù “una donazione indiretta, e senza nulla a pretendere”, da parte dell’Azzurro. Una donazione indiretta, quindi, per non creare turbative formali sul piano della concorrenza, basata su lavori, e lavori offerti dalla società con una spesa minima che lo stesso Boldoni quantificava in circa 60 mila euro: parquet da rifare come spogliatoi e bagni, oltre ad alcuni, indispensabili ritocchi al tetto, minato da infiltrazioni qua e là, un nuovo punto ristoro, senza dimenticare il progetto LED più schermo sospeso a pochi metri dal centro campo che dovrebbe offrire un’impronta più moderna e tecnologica all’impianto. A metà luglio si parla di una delibera praticamente pronta, con cantieri persino imminenti (entro fine mesi), serve una semplice firma per dare il via libera ai lavori. La firma di un assessore che, pochi giorni dopo, viene messo sotto inchiesta per il presunto annullamento di alcune multe a beneficio di familiari, contestandole i reati di falso e truffa. Un colpo che l’assessore, non più tardi di 10 giorni fa, con le deleghe assessorali rimesse sul tavolo, non esita a definire come un’iniziativa “tendente a delegittimare il mio ruolo istituzionale”, il secondo colpo per una giunta già rimpastata, e in cui sotto accusa è anche il vicesindaco, Tommaso Sodano, in virtù di una presunta consulenza assegnata a una docente dell’ università di Bergamo, ma senza che fosse bandita una gara. E quasi come se fosse una coincidenza, ecco che la macchina degli uffici pare andare in testa coda, e tra i tanti effetti, l’Azzurro non può reclamare diritti, e non può partire. Da questo punto di vista occorre essere chiari: non può e non deve interessare la prospettiva dei presunti complotti, delle presunte mosse occulte, e di tutto ciò che non distingue le giuste azioni da chi le patrocina, e rende lo sport sempre meno sport, ma sempre più politica, ed economia. Stiamo però ai fatti, stiamo a ciò che vediamo, e la realtà parla oggi di un’area di 3200 mq in cui chi sarebbe prontissimo a dare una mano, e di tasca propria, non può accedervi, e di un atto che da mera formalità viene quasi scambiato come verifica della tenuta di una Giunta comunale. Il tutto nel bel mezzo dei tristi fuochi della politica, il tutto di una questione dove le certezze stanno a zero: ci sarà la ben nota gara europea? Se si quando? Come? Con chi? Le strade allora su cui muoversi sembrano due: era dato così per scontato l’accordo, tanto da non seguire più il suo viaggio nelle pieghe infernali della burocrazia, nelle pieghe di norme che definire chiare è stato affrettato, e possono sempre nascondere sorprese, o ci sono davvero manovre come quelle che speriamo non ci siano? Intanto c’è una società che – senza nascondersi dietro un dito – potrebbe portare a termine un mercato dalle cifre pesanti, e c’è il rischio che gli allenamenti di questa squadra, di ritorno dal ritiro di Ariano Irpino (partenza il 20 agosto), debbano trovare altre sedi, con tanti rischi a margine. Non sono dinamiche che ci piacciono, anche perchè in un certo senso questi episodi la tifoseria, e la squadra li hanno vissuti, soprattutto nell’estate di sette anni fa, nel punto più alto (ed effimero) del nostro basket contemporaneo. Ma ricordi per ricordi, è stato un bene per tutti tracciare una bella linea che come visto, ne fa di contorsioni e nodi a volontà. E’ stato meglio riportare all’attenzione di chi memoria non ne ha, o non ne vuole avere, questi aneddoti che forse scappano ai più del capoluogo partenopeo, ma non solo. Per evitare che ci siano le stesse, brutte figure.

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