Napoli: un mercato ambizioso…e già chiuso?

Napoli: un mercato ambizioso…e già chiuso?

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Tra un té freddo e un buon libro, col termometro che segna 38° e non si schioda ma anzi va più in su, sappiamo anche che il basket non conosce soste. Soprattutto d’ estate. E allora fatto un bel sorso ghiacciato, cerchiamo di tirare un pò le somme. Facciamo il punto, ma il punto davvero, sulle vicende di Napoli. Il momento – almeno per noi – sembra arrivato. Anche perchè fino ad oggi ci siamo sempre limitati ad osservare, descrivere, provare ad interpretare i movimenti di questa Napoli che al sesto tentativo in cinque anni, prova a sfondare…ma non solo: non è facile esistere in quel parapiglia che oggi è il nostro basket, farsi vedere in questo panorama che definire desolante è riduttivo, e soprattutto se di questo panorama proprio Napoli, fino a poco tempo fa, ne è stato il simbolo più clamoroso, la ferita più aperta. Ora però spingiamoci oltre le singole ufficialità: cerchiamo di trovare un “leit motiv”, un filo logico che tenti di legare le scelte degli ultimi mesi – le prime di un discorso societario che andrà poi organizzato nel tempo – con quelle che riguardano la squadra, a conti (quasi) fatti. Una cosa è certa: con una campagna acquisti che rapida è dire poco – forse anche per un discorso roster che andava avviato da zero e con tanti italiani da ingaggiare – oggi in casa Azzurro mancano due sole caselle per avere un organico al completo: non si tratta ovviamente giocatori di ripiego, si parla di quintetto, e la consapevolezza o meno di aver scelto gli uomini giusti – almeno sulla carta – dipenderà certamente dalle prossime ore. Ma quel che conta è che a nessuno al momento sembra al punto di Napoli, anche se con le dovute eccezioni (la faraonica pigliatutto di nome Barcellona, oppure Jesi, forte di nuove basi societarie, senza dimenticare una Capo d’Orlando sempre alla caccia di sorprese e di scommesse). Così come conta il fatto che mai Napoli, neanche ai tempi d’oro – in cui però c’erano in palio poste ben diverse – aveva lavorato tenendosi così poco a bada sul mercato. Insomma manca poco, molto poco, e anche se i due nomi in arrivo potranno incidere sui connotati della squadra che verrà, quel che pare sicuro è che una sostanza c’è, ed è secondo noi una sostanza forte di tre elementi su tutti: esperienza, velocità, imprevedibilità. Esperienza. Il primo punto era forse il più scontato, dovendo costruire da zero, e in una piazza che a ragione diffida su tutto e tutti: serviva correre senza rischi, serviva farlo senza avventure. Per farlo però occorre avere in prima fila gente navigata, che abbia ambizioni ma non egoismi, e che non dia troppe “paturnie”, come si direbbe in Sicilia. Ecco allora che gente come Valentini, Brkic soprattutto te la spieghi: per fiducia anche Allegretti, ormai dato in arrivo, grazie anche alle notizie arrivate da Ferentino. L’esperienza, insomma, per Demis Cavina e co., è l’unico, vero sinonimo di una squadra lucida e stabile: il tutto sta nella possibilità di avere sempre una “longa manus” del coach in campo, di avere uno che con il coach abbia sempre un’intesa, uno che sia leader e chioccia allo stesso tempo, uno che potrebbe quindi tradurre meglio sul campo l’idea di gioco, da mettere in pratica con i compagni. Imprevedibilità. Ma su cosa si baserebbe questa idea di gioco? Ecco che al primo aspetto si abbina quello della imprevedibilità: tante soluzioni, nessun giocatore costretto ad una e una sola posizione in campo (salvo Sylvere Bryan, centro di carriera e di fisico), con tutti che possono contribuire in vari modi: tanti i buoni tiratori, alcuni con la “mano calda” di professione, il back-court pare pieno di frecce da scagliare. Non manca però gente come Black o Ceron, che sa attaccare anche il ferro, subire il fallo o costruirsi il tiro, senza contare Matteo Montano, di cui si parla un gran bene come difensore, e del due titolare, che oltre a tirare dovrà dare una mano in regia al giovane ex Biancoblù: in questo senso il profilo di uno come Formenti (più perimetrale) o dell’ex Teo Malaventura, che da poche ore ha ufficialmente abbandonato la corte di Casale, sarebbe perfetto. Passando invece al front-court, anche qui il luogo comune della “troppa leggerezza” va un pò inquadrato: negli ultimi anni, salvo Mickey Maggioli, la Legadue non ha mai proposto in prima fascia squadre con il pivot classico, vedere l’ultima esperienza all-season di coach Cavina (Veroli 2011), oppure le ultime finaliste Brescia e Pistoia per credere. D’altra parte uno come Bryan, dalle spaventose doti atletiche, può e deve dimostrare che a queste potenzialità si può accompagnare un apporto fatto di numeri importanti, se non decisivi. C’è poi David Brkic, che viene dalla migliore stagione della sua carriera, e soprattutto in una squadra dove non erano pochi a chiedere spazi, minuti, occasioni per fare bene: il suo mix fatto di tiro e potenza piace… e anche se ne facessimo una semplice questioni di rimbalzi, il suo 5,8 di media è di tutto rispetto per un “4” che tira tanto e in uno contro uno teme poco lo scivolamento dell’avversario. Infine – e senza tenere conto di un tre che dovrà essere atletismo e concretezza – Marco Allegretti, che nelle uscite a Fuorigrotta, e nella sorpresa generale, ha spesso stupito per come il rimbalzo non fosse un problema, anche con giocatori come Lawal e Valenti: c’è sì la parentesi amaranto, ma il contesto e le motivazioni erano un tantino diverse. Previsioni. Veniamo al punto dolente: si possono fare? Si devono fare? Sposiamo in pieno le parole di mercoledì a firma David Brkic, poco oratore ma bravissimo nel dribblare le domande un pò troppo premature su ambizioni e gerarchie di una Legadue ancora senza veri rapporti di forza: “Ero partito a Brescia con l’idea di salvarmi lo scorso anno ed eravamo a tre minuti dalla promozione: l’importante è essere squadra”. Ci facciamo però una domanda, dettata anche dalla curiosità: essere squadra dove può portare? Tutto è molto, molto fumoso: c’è chi ha a stento l’allenatore (Imola e Casale), chi non lo ha affatto (Trieste, Veroli), big come Trento e Brescia avanzano a tentoni. Anche su Biella, preso Infante, si sta alla finestra, mentre Torino ha fatto il colpo Amoroso, ma sarà fondamentale conservare la truppa under della promozione della scorso anno. Trapani è l’unica che ad oggi, 28 luglio, sembra promettere faville a stretto giro: da Renzi e Lardo, i nomi di Baldassarre e Ferrero sono di una squadra che non starà a guardare. E meno potrebbe farlo questa Napoli, per arrivare al dunque: anche con un’eredità pesante da riscattare, anche una stabilità economica che sarà da dimostrare giorno dopo giorno. I paragoni poi possono rimescolare tutte le carte, e domani o domani l’altro una delle squadre in bilico potrebbe scatenarsi, stravolgere tutto. Ragionando però in assoluto, e senza troppe ipocrisie o presunzioni, sarebbe assurdo non pensare a questa Napoli come una squadra da play-off. Poi si può gettare il cuore oltre l’ostacolo, e chi lo vuole lo faccia. Sognare è un diritto, sperare è un dovere, specie se chi lo fa ha un pò di memoria: ricordiamoci proprio dell’ultima Legadue che Napoli ha giocato con dignità, undici anni fa: non ci pare che Jesi, Scafati, Reggio Emilia e Messina fossero delle squadre arrangiate alla meglio. La storia poi la conoscete…

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