Qui Mens Sana. Presentazione e nuovo inizio: al via l’era Griccioli

Consueto appuntamento nel ventre del PalaEstra per la presentazione della nuova Mens Sana 2016/2017.

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Nell’antichità, esisteva un racconto mitologico più famoso degli altri. Era talmente celebre da essere conosciuto non solo nell’area mediterranea o tra le popolazioni celtiche del nord Europa, ma anche in Cina e addirittura nelle tribù dell’Africa sud-sahariana. Era il mito dell’uovo. Detto così, sembra quanto meno riduttivo, ed invece l’uovo, nella sua compostezza e unitarietà, era lo specchio dell’intero universo in nascita, come se il suo guscio riuscisse a custodire all’interno tutti gli elementi del cosmo che sarebbe venuto. Da lì, da quell’interno protetto, scaturisce infatti ogni tipo di realtà umana materiale e immateriale, in una sorta di processo di fertilità ininterrotta e creatrice. In pratica, l’uovo sta lì, da sempre, a simboleggiare un nuovo inizio. Entrare all’interno del guscio del PalaEstra è un po’ come riappropriarsi di questa storia. Dopo le straordinarie vicende paliesche, più uniche che rare in ossequioso rispetto alla tradizione degli anni bisestili, è già il momento di cominciare una nuova avventura tra le assi del parquet.

Appena entra la squadra l’atmosfera si fa allegra, frizzantina. E non potrebbe essere altrimenti, vista l’età media dei ragazzi. Definirli giovani è quasi un eufemismo, visto che viviamo in un paese che definisce giovane anche chi ha già cinque lustri sul proprio contachilometri biologico personale. Facciamo giovanissimi, e risolviamo la questione. Ancora mancano i due americani, Mike Myers e KT Harrell, sospesi in una sorta di limbo in attesa dei visti per volare in Italia. La cosa che infastidisce, e non poco, è che la causa dello stallo non risiede nelle code chilometriche composte da frotte di giocatori di basket davanti a consolati ed ambasciate USA, ma piuttosto nella tutt’altro che celere (ahinoi) burocrazia italiana (leggasi CONI) che ancora non ha fatto sopraggiungere le richieste al paese di origine. Basterebbe un timbro, ma vuoi le Olimpiadi, vuoi l’ombrellone a ferragosto, sembra che negli uffici istituzionali siano rimasti ben pochi tapini. La cosa, di fatto, ritarda la fluida messa in moto del progetto, ma sembra che tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima la situazione dovrebbe sbloccarsi. All’ingresso in campo, la truppa è guidata da coach Griccioli, che si concede due parole anche prima delle foto di rito e dell’inizio ufficiale delle operazioni. “Se non consideriamo questo intoppo, ci sentiamo pronti, carichi. Dovremo fare un extra lavoro per integrare prima possibile i due extracomunitari, quando arriveranno, ma abbiamo già in mente varie soluzioni alternative per mettere a pieno frutto questo inizio di preparazione”. Passa Marruganti, sorride. “E’ proprio il solido staff tecnico che ci fa dormire sonni tranquilli. Ho piena fiducia in questo gruppo”. E via, in pasto alla stampa per altre domande. In effetti, con Griccioli, ci sono anche le competenze messe sul piatto dal duo di vice super rodati come Matteo Mecacci e Andrea Monciatti, oltre al preparatore fisico Sorrentino e al ritorno del Dottor Martelli nello staff medico. Gente che mangia, da tempo, pane e basket.

Dopo gli scatti i giocatori fanno gruppo sotto canestro, guardando a più riprese verso l’alto, dove restano appesi i gonfaloni dei passati successi. C’è emozione, ma anche tanta determinazione. Paradossalmente a fare un po’ gli onori di casa, tra loro, è uno che deve ancora sostenere l’esame di maturità, cioè Lorenzo Bucarelli, unico vero superstite della passata stagione. “E’ vero, tocca a me il compito di introdurre i più giovani, ma è un compito che non mi spaventa, perché credo di aver capito cosa significhi giocare con questa maglia e cercherò in ogni modo di trasmettere il messaggio ai nuovi arrivarti”. Tra loro, non solo giovani, ma anche uomini d’esperienza che conoscono i parquet italiani a menadito e sguazzano nel gioco come una paperella nello stagno. Uno di loro è Simone Flamini, che arriva a Siena super motivato e conscio della grande occasione che gli si presenta. Tranquillo, scanzonato, è già lui a il punto di riferimento dei compagni. “Qui hanno giocato alcuni fra i più forti giocatori degli ultimi quindici anni, alcuni, come Kakiouzis, Topic, Stonerook o Ress nel mio stesso ruolo. Sono contento di fare parte di una società che in tutti questi anni ha rappresentato un modello, un riferimento costante. E sono anche contento di farlo con le responsabilità che ricadono sulle spalle del più anziano del gruppo. Perché è proprio questi il nostro primo obiettivo: diventare un gruppo coeso, che possa affrontare insieme le insidie di un campionato tosto come la A2”. Accanto a lui Jonathan Tavernari, talento italo brasiliano con l’occhio sveglio e il sorriso smagliante tipico di chi ha nelle vene sangue verdeoro. Tra l’altro il nome di battesimo, in questa estate senese, è particolarmente in voga, chissà perché. “Totale rispetto, ammirazione e stima per questa società e per tutto l’ambiente di Siena. C’è un grande feeling con coach Griccioli ma ciò che mi gratifica di più è fare parte di questa squadra e vestire questa maglia. Anche io dovrò fare un po’ da guida a tutti i nostri giovani, ma sarà un privilegio. Perché è proprio stando insieme e lavorando sodo che si può crescere; solo così si possono dare soddisfazioni alla nostra gente. La strada è lunga, in brasile si dice che bisognerà cagar el sangue, ma siamo pronti”. Noi non siamo brasiliani, ma l’espressione è abbastanza chiara anche così. L’ultimo che intercettiamo è Saccaggi, che ha già le idee chiare e la grinta da veterano nonostante che sulla sua carta d’identità ci sia scritta accanto all’anno di nascita la data 1992. “Applicazione, aggressività, costanza difensiva. Saranno questi i nostri marchi di fabbrica; abbiamo gambe e fiato per fare della nostra determinazione l’arma in più per giocarcela con tutti”.

E’ solo l’inizio, ma l’uovo è pronto a schiudersi.

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