Qui Napoli: Un Weaver di più, il “sussulto” che infiamma il raduno

Qui Napoli: Un Weaver di più, il “sussulto” che infiamma il raduno

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Facce serene, volti distesi, sorrisi che non scarseggiano per nulla. E passando dai volti quasi cinematografici di Sylvere Bryan e David Brkic, a quelli più compassati e di sostanza di un “assistant soltanto di nome” come Massimo Bianchi, l’atmosfera di ieri al Jamming era quella di chi solitamente viene in questo locale: festeggiare, distrarsi, prima di cominciare (o ricominciare) il lavoro più duro, fatto di impegno, sudore, con la gestione di una pressione, piccola o grande che sia. Un lavoro che ancora non c’è stato, a 360°, in questo pomeriggio afoso ma scosso dai chi di cognome fa Weaver pronto ad arrivare. Il secondo, di pomeriggio, con il gruppo a ranghi compatti, sul parquet di un’altra arena storica del nostro basket e di prima ancora quello flegreo come il PalaBlu. Test medici, i ragazzi ripresi da una videocamera mentre si flettono e si distendono, mentre uno dopo l’altro si concedono ai taccuini, l’atmosfera non era più da primo giorno di scuola, ma forse da ultimo di vacanze. In una scuola che poi si chiama Napoli, con cattedra affidata da Demis Cavina, c’è sempre da stare sul pezzo. Tanto più se la materia da studiare è ancora tutta da scoprire: fa di nome Legadue, ma c’è da giurarci che ci sarà da spaccarsi la testa.

Del resto il “mostro” fatto di avversarie, quello con cui Napoli dovrà misurarsi, cresce nei tentacoli e si allunga, un pò come il numero di giocatori confermati e acquistate dalle altre della compagnia. E non c’è che dire: rispetto ad un paio di settimane fa, molto è cambiato, tutto è cambiato.

Torino e Verona hanno finalmente affilato gli artigli – e che artigli – dopo che Barcellona, Capo d’Orlando e Jesi avevano seguito la scia dell’Azzurro, tutta fatta di mosse rapaci, presa rapida, in un periodo che era stato ribattezzato con l’equazione “Mercato Gold = Mercato del Sud”: Mancinelli, Amoroso e Steele da una parte, Smith e Callahan dall’altra, PMS e Scaligera hanno battuto il loro colpo per chi le credeva fin troppo silenziose. Ma in generale nessuno è stato proprio zitto (ed era anche ora): Trento con Baldi Rossi, l’ex orange di Syracuse Triche e le conferme di Pascolo e Spanghero conferma l’investimento sui giovani, compensato dall’esperienza del poker Forray-Elder-Lechtaler-Poltroneri, formando un roster in totale equilibrio; di Biella invece, che ha giocato un mercato molto abile e non ancora concluso, impressiona proprio la linea verde, con una panchina temibilissima (Chillo, Lombardi, Laganà e Murta), di supporto a due simil-americani come Mathis e Voskuil, mentre Infante potrebbe dare di più con meno responsabilità, affidate sicuramente ad un 5 di maggiore impatto. In questo gruppo anche Brescia, che con Slay, Fultz e il cavallo di ritorno Bushati ha certamente ridato smalto al suo organico, anche se Martelossi rischia molto con Cuccarolo e Loschi in starting five, e il quintetto resta troppo limitato dagli addii degli americani, di Juan Fernandez (trasferimento suicida a Sassari?), e dello stesso David Brkic, che su Facebook esulta per la sua bellissima villa vista mare. Attiva anche Casale, in questo filone di “betting team”, che costretta a gettare il cuore oltre l’ostacolo e pagare separazioni tutt’altro che “a cuor leggero” per l’ambiente monferrino, cerca un Ware-Green n.2 con la nuova coppia di dioscuri piccoli d’oltreoceano Lillard e Jackson, dando poi spazio al neo-leader Martinoni e al prospetto Olimpia Amato, ma senza mai dimenticare la sapienza di Juan Marcos Casini, che Napoli ha soltanto assaggiato.

Ma nel mercato c’è chi vuole andare avanti senza avventure, optare per l’usato sicuro, soprattutto per limitare i danni di eventuali scommesse perse ma inevitabili, anche causa budget. E in questo Veroli e Ferentino stanno battendo tutti, senza ironie: gli amaranto, che pure si sono concessi il lusso su un investimento triennale come quello del nazionale U20 Paesano, assieme a due “chiamati a crescere” come Parrillo e Rosignoli, si preparano al colpo Green (già vaccinato dall’ottima esperienza di Casale), mentre per l’altro, sarà già passato per i nostri lidi oppure no, sta di fatto che c’è un trio Bucci-Pierich-Guarino a coprire le spalle…e diciamo tutto; storia simile in casa giallo-rossa, dove un nucleo italiano fatto di tanti elementi dal gran pedigree ma chiamati alla riscossa (Blizzard, Cittadini, Carenza, Rossi), o alla consacrazione (Casella), farà da contorno al duo di esterni di americani interessanti ma da decifrare. A ruota Trapani e Imola: i primi hanno confermato il blocco promozione con l’ex Rizzitiello e Ianes, quindi il contratto di Baldassarre ereditato da Scafati, e giocato la coppia di ali tutta italiana Ferrero-Renzi, come contraltare a Lowery e Parker; i bianco-rossi, con un budget minimo ma un Enzo Esposito forse più adatto a questa categoria che non alla B1 dei suoi precedenti da coach, ha scelto Poletti, Passera, Dordei come salvagente alla scommessa Niles e al giramondo Ian Young.

Insomma: è successo tanto, e di tutto sul mercato. E in questo panorama che cambia tratti somatici, Napoli che ruolo gioca, o che ruolo giocherà, specie con l’arrivo di Waver, di quest’ala vincente in Europa, tuttofare, fisica, rimbalzista ma agile, e che ha lasciato il segno nel coach per il suo “aspetto umano”? Avvicinare i ragazzi, ascoltare le loro impressioni, i primi (o i nuovi) contatti che si creano tra di loro e con noi, sono il giusto escamotage per avere tra le mani una bussola con cui muoverci: sarà una squadra troppo anziana, o sarebbe meglio definirla esperta? Ci sono troppi tiratori, o è piuttosto la ricerca di un gioco veloce, e atletico? E ancora: Tutti hanno optato per americani nei primi due spot, Napoli ha fatto diversamente, e c’è un Bryan in più al primo treno da prima donna: dove si può arrivare? Sulla carta questa Napoli resta da prime quattro, ma sono anche le domande e i dubbi a fare il fascino, la bellezza di un discorso che i baskettari napoletani raramente hanno potuto fare, negli ultimi cinque anni.

E l’occasione di oggi tutto sommato è servita a questo: avere un impatto con i tanti nomi navigati di questa bella brigata, che ci lascia dopo le visite su un bel pulmino, tutti insieme; scambiare qualche chiacchiera con i giovani (e ragazzi come Diviach, Bedetti e Di Napoli alzeranno certamente la qualità della preparazione). Insomma far nascere un discorso, che andrà tenuto vivo con la preparazione, i risultati, e speriamo davvero con la gioia di un pubblico e di un ambiente da riconquistare.

Tutti dovranno contribuire, a partire dal nuovo acquisto, su cui coach Cavina a bordo piscina ci traccia un profilo: “Lo seguivo dai tempi del college, mi ha colpito quest’anno, quando per un piccolo infortunio che non lo ha fatto entrare nei Grizzilies, in NBDL ha superato l’impatto, e con la seconda squadra, in silenzio, è cresciuto come punti, minutaggio, e si è fatto strada come leader nascosto. Aveva offerte in A e in Europa, e per questo ringrazio la società, che ha messo a disposizione un extra-budget. Waver nasce come guardia, ha poi giocato prevalentemente da ala: non ha doti tecniche particolari, ma sa fare tutto. E’ un all-around, atleticamente e tecnicamente: darà profondità in post-basso e nel lavoro fronte a canestro, ma ha anche un trattamento di palla eccellente, fa un cross over come pochi. Poi di lui mi ha colpito l’aspetto umano, il fatto che abbia mostrato subito obiettivi condivisi, ma anche il fatto che si fosse già informato su questo campionato, al di là dell’NBA e dell’Europa”. Waver insomma rappresenta “la ciliegina sulla torta, e si cala nella Legadue perchè vuole un obiettivo diverso, tornando a giocare da protagonista, e penso che per le sue caratteristiche ci riuscirà”. Arriva poi qualche domanda più scomoda, ma il coach incassa bene: “Non gli chiederemo subito numeri di peso, ma col tempo dovranno arrivare. Con lui restiamo in seconda fila, ma al di là di griglia, siamo in una buona posizione di partenza. Modelli? Il Michael Hicks che allenai il primo anno a Roseto, dal punto di vista fisico, mentre come valori invece ricorderei James Collins, mio ex a Novara: era più gobbo fisicamente, ma come tipologia è il classico giocatore di qualità, che sa giocare a basket”.

Waver in Belgio lo ha dimostrato, storia canta. Ma per il Belgio è passato anche Tim Black: prima avversario dell’ex Washington State, oggi il play col vizio del canestro sarà il compagno con cui affiatarsi, e al meglio possibile. In fondo per lui l’occasione è ghiotta: “E’ tutto nuovo per me, il tempo è così diverso (ridendo, ndr), ho davanti a me una sfida nuova, con un livello di gioco e di giocatori molto alto: è tutto emozionante . So prendermi le responsabilità, ma ci sono gli altri, e cerco di non invadere mai lo spazio che meritano i miei compagni: sono tutti molto forti, partiamo dall’inizio, dobbiamo prenderci le misure, devo immaginarmi io, e dobbiamo immaginarci insieme. Waver? E’ solido, l’ho incontrato in diverse occasioni, lo ricordo perché più c’è pressione in campo più è lucido”.

Un aspetto che certamente rasserena uno come Malaventura, che raramente ha lasciato alle spalle tappe di basso profilo. Tiratore scelto, ma anche portatore di palla, allenatore sul campo, consigliere e motivatore: tutto questo è Teo, sempre lapidario ma convincente: “Due aspetti su tutti mi hanno convinto: l’insistenza con cui la squadra mi ha cercato nel corso delle ultime settimane, e l’evoluzione della squadra: sono stato uno degli ultimi arrivati, ho seguito il mercato, è questo un organico ambizioso, con grandi obiettivi”.

Parlando però di obiettivi, e anche a proposito di Malaventura, sarà inevitabile per il cecchino di Fano dare un occhio a Marco Ceron: il più nostalgico tra i nostalgici, il veneto che si sente più napoletano che mai parte con un piede di simpatia, ironia e faccia tosta q.b. : “Il mese che ho vissuto qui è valso come tre-quattro anni per me: tanti amici, tante emozioni, belle e brutte, poi diciamo che mi sono dato da fare (ride parlando della Coppa Italia Dilettanti vinta con Castelletto Ticino, ndr). Imola alla terza come lo scorso anno? Per quella coincidenza ci facciamo trovare pronti, dai”. Per essere pronti però bisogna lavorare, bene. E in un roster pieno di veterani, essere il top-under non è mai una posizione comoda: “Non sono l’unico giovane innanzitutto, e con altri ragazzi daremo sicuramente uno sprint in più, a partire dagli allenamenti. Faccia tosta, tiro, fisico, subire falli: in cosa dover migliorare? Partirò ovviamente dalla panchina, poi non penserò a come fare per avere il ruolo più importante possibile, cercherò soltanto di farlo e basta, partendo da quello che il coach mi chiederà”.

Se poi parliamo di fedeltà, lealtà, allora con Marco Allegretti giochiamo in casa: aveva un biennale con Ferentino, ma l’attrazione di Napoli è stata fatale. Insomma è proprio vero che vedi Napoli…e ne resti invaghito: “Sono rimasto in zona fino a dicembre, ero prontissimo a tornare, avevo ricevuto la promessa del Presidente. Oggi ringrazio la dirigenza di Ferentino per aver assecondato una scelta che sentivo molto, e che mi fa stare bene”. E per chi ricorda la partenza da urlo in maglia Nuovo Napoli Basket, fatta di cifre mai toccate da questo talento operaio di gran scuola varesina, le parole dell’ex capitano sono di chi sa di essere il valore aggiunto del reparto lunghi, e con Matteo Malaventura la chioccia con cui far combaciare i talenti e individualità nel segno della concretezza di squadra: “In quel mese e mezzo mi sono sentito come si sento oggi: sereno, tranquillo, solo così riesco a dare molto di più di quanto sembra. Non sarà facile ovviamente, sarà tutto nuovo, ma c’è entusiasmo attorno a noi. Paragoni con lo scorso anno? Difficile: siamo una squadra sicuramente veloce, ma il livello di base è molto molto diverso, poi la squadre si fanno sul campo: di sicuro sulla carta siamo più forti, più completi, pronti per affrontare un certo tipo di campionato”.

Ci soffermiamo nelle ultime parole, ed ecco quel giocatore da cui dipenderà molto il tipo di campionato che farà l’Azzurro, Sylvere Bryan. Esplosivo come un americano, in un campionato dove americani ne sono arrivati, ma soprattutto tra gli esterni, il dominicense dal perfetto italiano sente il peso di un ruolo speciale, mai ricoperto in carriera: “La Campania mi riporta con la mente ad Avellino, ma spessissimo sono stato a Napoli. Ho tanto spazio, è una grande novità, e voglio offrire quel contributo che la società si aspetta, ma voglio anche giocare come ho fatto sempre: sciolto, con la solita energia, anche per questo sono stato scelto. Poi tutto dipende dal sistema in cui giochi, e da quanto il tuo lavoro può essere visto attraverso i numeri”.

I numeri però, checché lo si pensi, dovranno arrivare. E non c’è dubbio: le rotelline per un ingranaggio di tutto rispetto ci sono tutte: dipenderà da Cavina, dai ragazzi che da domani salgono in Irpinia per un ritiro fondamentale. Si torna il 28, qualche giorno sui banchi in più, con qualche idea in più.

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