Riparte la Fortitudo, ecco la ricetta-rifondazione secondo Marco Calamai

Riparte la Fortitudo, ecco la ricetta-rifondazione secondo Marco Calamai

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BOLOGNA – Oggi, venerdì 10 maggio alle ore 12 si è tenuta nella sede della S.G. Fortitudo, la storica sede di via San Felice 103, l’attesa conferenza stampa annunciata ieri dall’ex presidente della Biancoblù Bologna Giulio Romagnoli che, come tutti sappiamo, ha ceduto titolo e diritti alla società partenopea. Conferenza presieduta dal neo-garante Marco Calamai.

Al tavolo erano seduti: Andrea Vicino (responsabile della sezione pallacanestro della S.G.Fortitudo), Giancarlo Tesini (presidente di S.G.Fortitudo) e Marco Calamai, al quale è affidato l’incarico di garante e gestore del nuovo corso Fortitudo.

La riunione è iniziata con la precisazione di Tesini sul ruolo della S.G. in tutto questo, criticando duramente ciò che è apparso sul Resto Del Carlino a firma Selleri. Il presidente ha specificato come S.G. si sia resa disponibile e aperta a questo nuovo progetto, ma che ad oggi non riveste alcun ruolo e non prende alcuna decisione. “E’ una situazione in cui ci siamo introdotti poiché vediamo una via d’uscita dall’inferno di questi 3 anni ,ne rimaniamo però ancora all’esterno limitandoci a guardare dalla finestra ciò che succederà da qui in avanti.Il consiglio prenderà poi delle decisioni, ma in futuro. Abbiamo messo a disposizione la Sala Blu per questa conferenza siccome riteniamo questo luogo l’ideale contesto da cui ripartire”. Ha inoltre specificato come S.G., in linea col suo pensiero, intenda restare sempre al di fuori del professionismo . Fa inoltre effetto sentire dire che le parole di Giulio Romagnoli le abbia apprese tramite giornali, e non per contatto in prima persona con quest’ultimo.

A questo punto prende la parola Marco Calamai, questa è la sintesi delle sue parole:

 “Questo è il luogo giusto per ripartire. Ho accettato questo incarico perché amo le sfide difficili, e le scelte che ho fatto in passato (sia da giocatore che da allenatore) lo dimostrano. Inoltre ho avuto l’impressione che se avessi detto di no sarebbe potuto finire tutto, e non voglio di certo avere rimorsi. Ho accettato tutto questo,  però con riserva: con la condizione che ognuno, ogni frangia di tifo, ogni socio ecc facciano un passo indietro solo ed unicamente per amore della F. Senza di ciò qui non si va da nessuna parte.

Le tensioni tra i tifosi ci sono sempre state, anche prima di tre anni fa, ma quando qualcuno andava contro l’Aquila si era tutti uniti per combatterla, ed è questo  lo spirito che voglio ritrovare. Non sono né un burattinaio né una macchina radiocomandata, come insegna il mio trascorso non mi faccio condizionare da nessuno, ascolto e parlo con tutti, ma le decisioni le piglio solamente io.

Ognuno dovrà restare nell’ambito del suo ruolo: la società farà la società, i tifosi faranno i tifosi. Ci si dovrà fidare l’uno dell’altro. D’ORA IN POI, PER QUALUNQUE COSA C’ENTRI CON LA FORTITUDO E COL SUO FUTURO, CHIEDETE A ME.

La mia idea è quella di fare una squadra utopistica, da sogno e motivo d’orgoglio per il tifoso. Lo spettatore sarà fiero di pagare il biglietto, magari si abbasseranno i prezzi ma non si farà entrare la gente gratis come si è fatto con la Biancoblù pur di riempire gli spazi. Sarà stile vecchia El Dorado, dove i giocatori non vivevano di solo basket.Il mio presidente ideale era il Cav.Lucchini che tratteneva solo una piccola parte di stipendio da cassiere di banca per mantenere la famiglia per poi mettere tutto il resto nelle casse della Fortitudo. Se ci sarà da spendere 100, 70 andrà nelle giovanili e 30 nella prima squadra. Il passato è trascorso, ma è importante per ripartire, e conoscere le origini è fondamentale per il nuovo corso.

Questo progetto è un progetto serio, ho già la certezza dell’appoggio di 3 sponsor seri a prescindere della categoria in cui si giocherà, abbiamo già una presidenza (la holding Fortitudo 2011) che dispone di una solida base economica che ci darà stabilità qualunque campionato si disputi.

Ora però la priorità è superare le faide tra i tifosi, di sicuro c’è chi ha avuto ragione (la Fossa Dei Leoni ndr) e chi no, ma penso che non ci siano vincitori ma solo perdenti poiché essere stati 3 anni senza Fortitudo è una sconfitta per tutti.

Per quanto riguarda le faccende burocratiche dico solo che non so con quale matricola/contenitore si ripartirà, a me personalmente il nome Giovani Aquile non piace, ma non dico neanche che si ripartirà da Pallacanestro Bologna 1932. Dal 1mo luglio ci troveremo per decidere tutti assieme il nuovo nome. Poi starà alla Federazione decidere se concederci o meno il nome Fortitudo, ma con Petrucci e Meneghin ci diamo del tu, e sono sicuro che se siamo tutti coesi in questo progetto non ci saranno problemi, forse si riuscirà a ottenere anche il famoso codice 103 ma per questo è ancora presto. Io e il presidente del Comitato regionale Stefano Tedeschi comunque ci stiamo già muovendo per questo. Qui c’è un poteziale di 4000 persone a partita e non è cosa di poco conto.

Per quanto riguarda la categoria sicuramente un posto in C regionale lo troviamo, poi sta a vedere alle altre società di categorie più alte se ci sarà la possibilità di acquisire diritti sportivi.”

Terminato il discorso di Calamai si è dato spazio alle domande dei giornalisti, i quali hanno chiesto delucidazioni sulla proprietà e sul marchio. A queste domande Calamai e Tesini rispondono dicendo che la proprietà è Fortitudo 2011 con tutti i soci (anche Romagnoli) ma per la presidenza non si sa ancora. Per quanto riguarda il marchio si è specificato come il logo sia ancora di proprietà di S.G.Fortitudo sino al 2015, nonostante la causa ancora aperta con Gilberto Sacrati a riguardo.

Sciolte tutte le curiosità la conferenza è terminata alle ore 13.30, è attesa per la giornata di domani la conferenza stampa della Fossa Dei Leoni che si terrà al circolo Benassi alle ore 11.00.

GLI INTERVENTI INTEGRALI

Giancarlo Tesini, Presidente SG Fortitudo 1901

“Come padrone di casa e Presidente , porto un saluto ai partecipanti a qusta conferenza stampa, ma colgo l’occasione anche per fare una precisazione su quello che è il ruolo che in quest vicenda ha la SG Fortitudo, perchè è stata chiamata in causa dalla stampa di oggi in maniera assolutamente impropria: è apparso sulla stampa , e in particolare su “Il Resto del Carlino”, una rappresentazione sbagliata del ruolo che può avere il Presidente della SG Fortitudo in questo momento. Io non sono qui per illustrare un programma e una linea che non conosco, se non per quelli che sono i suoi obiettivi . La situazione che si è aperta con la rinunzia del Presidente Romagnoli, che ho appreso dai giornali, con la vendita del titolo, e la scomparsa da Bologna della BBB, crea una situazione in cui si è inserito – così mi è stato riferito da Calamai  (definito un uomo tout court Fortitudo, con tutti i sintomi per farlo)  – un tentativo di cogliere questa novità, per poter superare quelle fratture che negli ultimi anni si sono verificate e si sono conservate fino ad oggi. Per ciò che ci riguarda come SG Fortitudo, sin da quando scoppiò la crisi, e con l’esclusione dal campionato di Legadue della Fortitudo Pallacanestro nel 2010, noi abbiamo sempre perseguito una linea: la ragione per cui noi facemmo alcune scelte nascevano da un motivo, quello di prendere le distanze in maniera radicale da chi era responsabile di quella vicenda che aveva deturpato il nome della Fortitudo. E noi abbiamo tuttora pendenze in tribunale, un controversia con il sig. Sacrati per inadempienze anche verso di noi. L’altro obiettivo generale in quel momento era verficare, sulla base delle condizioni reali, se era possibile creare una base per un rilancio dell’Aquila. Chiaramente nel rispetto dei ruoli: noi siamo una soc dilettantistica, e non abbiamo a che fare con il settore professionistico in cui si è mossa la Biancoblù. Le cose poi non sono andate come sepravamo, conservando l’unità del movimento, ed è intuile adesso ripercorrere le fasi: ognuno ha le sue idee. Oggi però si ripresenta una condizione per poter superare le vicissitudini che hanno cusato la frattura in questi anni. Noi siamo qui per una contituità di obiettivi, perchè si chiuda una pagina negativa, che ha infangato il nome della Fortitudo, e guardare a una prospettiva nuova. Chiudo sul Presidente Romagnoli: io posso solo sottolineare stima per gli ivnestimenti di questi anni, ma le scelte tecniche e sportive non sono imputabili a noi. Noi siamo qui per rilanciare la Fortitudo e per condizioni che evitino nuove fratture: poi è evidente. Ci saranno sviluppi? Implicazioni che coinvoglno la SG Fortitudo? Bene, noi siamo una società democratica dal punto di vista degli organi, e in questi porteremo tutti gli gli sviluppi che avranno implicazioni in SG Fortitudo, e trarremo le nostre conseguenze”.

Marco Calamai

“Ci conosciamo bene tutti, non so dirvi se sarà una conferenza lunga o corta, perchè in questo ruolo non ne ho mai fatte. Da soli tre gironi mi sto impegnando, e a fondo, ma so che siamo nel posto giusto, nella sala blu della sede della SG ,per ripartire con un progetto. Può essere che troviate in qeusto intervento un pò di retorica, un pò di nostalgia, un pò di romanticismo, maprendetemi per quello che sono: se sono stato scelto, è anche perchè ho una visione romantica della pallacanestro, e credo che l’elemento delle relazioni e delle passioni abbiamo importanza maggiore del denaro, un senso fondante. Vorrei parlarvi di tre profili. E cominceremi dal dirvi perchè sono qui, in modo fors definitivo come no; poi passerei ai propositi, che mi guideranno nel caso le cose vadano avanti per come io le immagino, ma che già mi hanno oirentato per quanto fatto in questi quattro giorni. Si tratta della squadra più difficile che io abbia mai allenato, ma ho anche tanta passione per le sfide: quando nel passato mi proponevano una sqquadra teoricamente forte , ma non era la mia squadra, quando ho detto sì non ha fatto risultato. Al contrario ho fatto anche bene, e con gli anni si cambia ma non ci si modifica. Ricordo Ferrara, con Charles Jordan. Inoltre, lavorando ormai da 17-18 anni con la disabilità, questo lavoro mi ha cambiato. Sicuramente, ed è il motivo per cui sono qui. Percheè innanzitutto ho capito che non solo la diversità è un arricchimento,  è un valore, ma anche che un vero gruppo è quello che sa accettare e sa accogliere, sempre. Da qui i principi che vorrei non imporre, ma proporre. E ho fatto una metafora, magari forzata. Più del canestro, è la palla il mediatore, perchè mette insieme situazioni diverse su un campo: esperienze di vita diverse, anche persone che vivono vite diverse, mangiano cose diverse, non hanno gli stessi amici. Ecco:  io vorrei sosituire alla palla l’amore per la Fortitudo che ci accomuna, e vorrei condividere visioni di tifo diverse, ma con un amore comune. I dubbi sono stati tanti, e dopo diverse volte in cui mi sono detto “no, non ci riesco”, ad un certo punto , ho deciso di accettare, ma non perchè sono bravo, ma perchè in questo momento, se avessi detto di no poteva finire tutto . Poteva essere sbagliata o giusta come sensazione, ma io non voglio rimosrsi, e se c’è da provare ci provo. Contro nessuno, ribadisco perché credo che il motivo per cui poteva,può e finire tutto è proprio quello dei contrasti, oltre i soldi, e gli investimenti falliti. Credo poi che Bologna meritasse il mio intervento, era il minimo: quando venni da Firenze, ero certo che la Fortitudo era la squadra giusta per me. Una squadra povera ma ricca di valori, e quando dalla Pallavicini mi avevano scelto per andare all Virtus, decisi di no. E non semtterò mai di ingraziare chi appoggiò quella scelta, coerente con il mio carattere, coem Francesco Zucchini e Beppe Lamberti che mi portarono qui, dove ho giocato in Serie A, e ho anche allenato.

Io non sono Villalta, non ho i trascorsi straordinari da giocatore, non ho la sua forza economica,e non avrò ruoli dirigenziali. Io dovrò contin a fare le cose che sto facendo, e ho bisogno di fare il delegato per il Sindaco di Firenze sulla questiome del PalaMandela, l’insegnamento all’unviersità, il poter allenare i miei ragazzi. Ne ho bisogno. Oggi però ho chiesto di avere le mani libere, per il futuro, con il ruolo di chi sa di non avere colpe sul passato. Voglio ascoltare tutti, parlare con tutti   decidere, non per tutti come singolo, ma per un bene comune che dovremo rispettare. Poi sono iniziate le prime telefonate, qualcuno mi ha chiesto di dire qui quel che voleva lui ma io non sono fatto così. Ho capito che le tensioni tra tifosi, che vengono da più lontano, mi hanno fatto pensare che abbiamo corso troppo. Potevamo forse diluire un po’ di più, aspettare qualche altro giorno dai mancati playoff della Biancoblù.

Specifico però che se io continuerò a sentire rivendicazioni reciproche tra tifosi e non tifosi, se nessuno smussa almeno qualcosina, se mi sentirò un paravento in qualsiasi momento, io mi alzo e me ne vado. Io ho accettato a a certe donziioni, non sono il paravento di altri che decidono. Semmai sono io che  non sa demandare ad altri, è sempre stato un mio limite, se lo ricorda anche Santi Puglisi, quindi d’ora in poi per il futuro della Fortitudo chiedete a me. Del passato non dico nulla perchè nulla so. Ripartiamo dal basso  – poi quanto basso lo vedremo, perchè mi batterò in Federazione, e abbiamo l’appoggio del presidente del Comitato Regionale Stefano Tedeschi – che sia serie C o serie B. Chi non è contento delle scelte che faremo si sfoghi non con me ma chi ha scritto la fine della storia fino a qui. Io parto da un progetto bianco, voglio portare la nave in un certo porto, se vedo che non sono capace scendo.Propositi: un campionato sostenibile come spese, abbiamo un bugdet che dipenderà dalla serie. Si va verso una squadra utopistica, che mi ricordi la mitica Eldorado di 40 anni fa che torna, e questo perchè la poverta di oggi della vita e dello sport ci farà tornare a giocatori che hanno anche un altro lavoro, com’era una volta, a parte poche squadre professionistiche: proprio come Angelini, Bruni, Bergonzoni, Orlandi, Pagnani, e altri. La squadra poi deve avere un settore giovanile di proprietà e allenatori capaci e competenti. Se ci sono da spendere 100 io chiederò che si spendano 70 per le giovanili e 30 per la prima squadra. Saremo quindi una squadra che avrà risultati coerenti con quel tipo di campionato , però con quel senso di amicizia, di stare insieme, accanto a dirigenti coerenti, che sanno stare ocn la gente, sappiano parlare, e condivdere. E anche il Presidente sarà integrato in questa filosofia, lui per prima: io non lo sarò , ma ho mandato per sceglierlo, e deve essere una che ha la storia, l’età , la faccia giusta, presentabile. Per questa squadra inoltre dev’essere un orgoglio pagare l’abbonamento e pagare il biglietto.A palazzo con Forlì la Biancoblu aveva 4000 persone, di cui 500 forlivesi. Ma facendo i conti di paganti ce n’erano 800, gli altri entravano gratis. Io parlerò a quei 2500 sono rimasti a casa, e nessuno deve entrare gratis, a parte i ragazzi in un settore loro. Mi va bene allora che ci sia gelosia o rivalità interna tra le parti della tifoseria, ma tutti insieme devono amare la Fortitudo.Verso quale Fortitudo si va? Quella che c’era non c’è più. Si va verso una Fortitudo che di quella abbia quei valori e quelle sensazioni. Il passato non torna, ma senza il passato è fatica poter sognare. Una Fortitudo che sia ricca di vecchi tifosi ma anche di giovani appassionati, con la Casa Madre non coinvolta direttamente, ma che concorda con gli obiettivi. E con soci che paghino e si fidino di chi li rappresenta. Non succede quasi mai, è un sogno. E la società deve scegliere liberamente: i tifosi fanno i tifosi, la società fa la società. Non bisogna mischiare le cose.Non voglio sentire dire che ci sono vinti e vincitori da questa vicenda. C’è una parte di tifoseria che ha avuto ragione, nei fatti, ma non ha vinto perchè è stata fuori tre anni dal palazzo. E chi era dentro ha visto la serie A, ma poi la cosa si è chiusa non per colpa loro. Tutti hanno perso, ma tutti possono vincere: del resto ho già parlato parlato con Gabriel Pozzi, portavoce dei tifosi Biancoblù .

Nome della società: non c’è l’obbligo di usare né l’uno né l’altro dei due contenitori, Giovani Aquile o Pallacanestro Bologna 1932. E’ stato un errore mettere quest’ultimo nel comunicato. Dal primo luglio sceglieremo insieme. Ho avuto la garanzia su questo dal presidente Tedeschi. Non ci fermiamo sul nome, ci sarà un nome nuovo. I due nomi affiliati erano tutelanti per la richiesta palestre, ma possiamo ripartire da zero, sperando di avere il 103, cosa che non mi sento di escludere. In questi giorni ho preso contatti con tifosi singoli e organizzati, con la SG a cui ho spiegato a grandi linee il progetto. Ho ottenuto l’appoggio del presidente Tedeschi. E amici mi hanno assicurato che hanno sponsor di un certo livello pronti a entrare. E il presidente in pectore ce l’abbiamo.La proprietà? E’ di Fortitudo 2011. I soci al momento ci sono tutti e hanno garantito un bugdet col quale possiamo fare parecchi campionato. Ci sono persone che metteranno soldi, e Giulio Romagnoli sarà ancora quello che spende di più.Tempistiche per il viaggio a Roma? Io concordo tutto col presidente Tedeschi. Ho ottimi rapporti con Gianni Petrucci, ci diamo del tuo, ma Tedeschi ha un rapporto ancora superiore al mio per i suoi trascorsi nel calcio. Le regole esistono, ma dentro le regole ci muoviamo. Non abbiamo diritto a nulla, se non alla prima divisone, credo che sfruttando i vari buchi ci si possa iscrivere a una C regionale, ma tentiamo una scalata a una serie superiore, vedendo i buchi della altre squadre e spiegando anche che c’è una potenziale tifoseria da 4000 persone e una solidità economica.  Tutto questo spetterò al Consiglio Federale in deroga, visionando bilanci, fideiussioni. Al giorno d’oggi la garanzia di un certo spessore economico serve, e noi partiamo privilegiati. Abbiamo un tesoretto, tolti i primi due campionati possiamo fare tutto, e forse anche il secondo, anche se non credo che arriveremo lì. Concorderò con Tedeschi il mio viaggio a Roma.Prima ho in calendario incontri con tutti i gruppi di tifosi. Andrò a Roma per dire che ci sono 4000 persone pronte a tornare, pur con diversità di visioni. Giocare al PalaDozza? Il PalaDozza ha le sue regole, ma vorrei specificare che a Firenze – dove sono delegato del sindaco per il Mandela Forum – il comune non fa pagare nessuna società che giochi lì, purchè rispetti regole capestro. Il Mandela di Firenze fa i soldi con i concerti e spettacoli, le società si allenano e giocano gratis negli spazi e nei tempi che restano:  così si spendono soltanto 7.000 euro d facchini ed elttricisti. A Bologna, e non è un segreto, Romagnoli due anni fa ha pagato 180mila euro e quest’anno altri 80mila. E’ una situazione molto diversa, io con Rizzo Nervo ci parlo. Capisco che ci siano dei pregressi dietro, ma vedremo cosa fare.  Se poi facciamo una C faremo i nostri conti. La Fiorentina in C2 però aveva 30mila persone anche in trasferta.  Diciamo che il PalaDozza è un obiettivo legato alla serie che facciamo e ai costi, io ci giocherei volentieri.Il mio presidente ideale? Oltre al presidente Tesini il cavalier Lucchini, che dava tutto il suo stipendo da cassiere di banca – tolte le spese per la famiglia – alla Fortitudo. Prossimi passi? Settimana prossima il nome del Presidente, quindi incontro con Tedeschi e Petrucci da fissare a breve, infine altri due con gruppi di tifosi, e un colloquio necessario con gli allenatori allenatori del setto giovanile, a cui chiederò molto, volendo ripagarli al meglio. Il mio ruolo in concreto? Io per un tempo limitato necessario, farò il coordinatore ma con un mandato in bianco. Poi piano piano cercherò di uscire da un ruolo direttivo, sia per rispetto delle mie attività sia rispetto alle persone che mi hanno scelto. Poi vedremo in che forma. Un pò come Cincinnato, chissà”.

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