Sant’Antimo– Napoli, il torneo di Benevento offre speranze, oggi Veroli al PalaBarbuto

Sant’Antimo– Napoli, il torneo di Benevento offre speranze, oggi Veroli al PalaBarbuto

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NAPOLI – Un quarto posto così non ce lo aspettavamo, lo confessiamo, quello ottenuto dalla NA-SA al VI Memorial Errico di Benevento. Sembra strano dirlo? No, semmai per noi sarebbe strano non ribadirlo, se si pensa a come è maturato, e aggiungiamo che mai come questa volta un piazzamento è apparso superficiale, e lontano dalla realtà del buon gioco espresso dagli azzurri in quel del PalaTedeschi. E’ stato bello infatti poter essere smentiti da questo gruppo che sta nascendo e piano piano crescendo, ma soprattutto poter constatare che andare sul parquet sannita con gli sfavori del pronostico non ha rappresentato un peso per i partenopei. Semmai uno stimolo, un guanto di sfida da raccogliere e frantumare con la testa bassa e il lavoro in palestra. Andare oltre l’accerchiamento che tanti diffidenti e scettici stanno ponendo in queste settimane, mettere la pressione da parte, e fare tesoro del bel clima che si respira fin dai primi giorni di allenamento: questo voleva Maurizio Bartocci, e questo è successo a Benevento, in quelle che alla storia si consegnano come le prime due uscite della NA-SA.
Una squadra indubbiamente corta quella allestita e schierata sul nocciolato sannita, con budget all’osso, e fatta in tutta fretta con le scadenze che incombevano. Ci sono state d’altra parete le mancanze più o meno provvisorie che conosciamo (Vedi la contrattura in semifinale di Hubalek e l’assenza pro-tempore di Warren), ma anche il mettersi in luce di problemi che nascono quando il folletto Clemente lascia il parquet, oppure “El Diablo” Zacchetti si accomoda in panca: la regia e la consistenza da sotto saranno i fronti su cui lavorare di più in vista delle prossime amichevoli.
Ma di contrappeso alle due sconfitte perse al fotofinish, trovi per due sere una squadra concentrata, quasi sempre sul pezzo, a tratti sfrontata, ma non senza essere consapevole dei suoi limiti, quindi brava nel saper fare spesso di necessità virtù. Il tutto poi perdendo con formazioni sulla carta più profonde e quotate, come Caserta e Avellino. Obiettivi certamente diversi quelli di irpini e casertani, tra l’altro ancora alle prese con il mercato e tasselli chiave da collocare nel mosaico: il play per la Scandone, il lungo-guida per la Juve, con Jeleel Akindele in arrivo. E poi altra tabella di marcia, altri ritmi di lavoro e altri carichi di preparazione, che comunque, come ogni lavoro atletico che si rispetti, appesantiscono le gambe. E in effetti sia bianco-verdi che bianco-neri hanno concesso molto da questo punto di vista, nei pressi del canestro. Extra possessi e rimbalzi offensivi, e qualche chiusura comoda in attacco al ferro non sono mancati, ma anche canestri a dir poco rigoristici sono sfumati per le due avversarie sul cammino della NA-SA in questa rassegna.
Ma pur sempre di serie A si tratta, nel loro caso, e tanto più di Avellino, che comprimaria in massima serie non lo sarà di certo, visto che poi sotto il sol leone ha avuto il tempismo e la forza di accaparrarsi ben cinque coloured alla corte Sidigas, senza poi dimenticare il talentuoso Dragovic e il valore aggiunto di Valerio Spinelli.
E per quanto ci siano state le schiacciate di Johnson,Ebi e Jelovac a ferire nel pitturato, l’intelligenza di Warren ed Hardy, le incursioni di Chatfield e la sua mano piuttosto educata, oppure le tarantolate zingarate del puteolano “core n’grato” fino alle cecchinate di Jonusas, beh, questo proprio non riesce ad oscurare i meriti di fondo di un ibrido ancora tutto da scoprire. Da scoprire, sì, anche se già capace di tenere bassi i ritmi del match con avversari che di ritmo invece ne avevano bisogno per fare la differenza. Quindi, sempre in difesa, portando il più spesso possibile i lunghi avversari sul perimetro o sfidarli in corsa. Insomma profili non da poco, così come non da poco sarà del resto la sfida che l’allenatore casertano si pone con questo genere di collettivo: una squadra che sia briosa e rapida in attacco, ma attenta a rientrare, raddoppiare e aiutare quando gli altri, attaccheranno.
Clemente, L’MVP di questa due giorni beneventana, si conferma al momento la scelta più azzeccata del mercato azzurra: ha saputo infatti alternare la vena realizzativa, spesso di striscio e tutta fatta di scorribande nel traffico condite da navarrate naturali, al servizio per la squadra, la regia più propriamente detta, trovando una giusta intesa con Allegretti, e aprendo quegli spazi che il “pistolero” Casini, piazzista perimetrale come pochi, non aveva trovato contro Avellino, colpendo ripetutamente dalla distanza.
“JC” Hubalek invece, nella sua unica apparizione, proprio contro i lupi, è stato sinonimo di migliore visione di gioco, ha saputo sfruttare la sua altezza cercando di agire come arma tattica, e non ha rifiutato un tiro dal pick n’pop: piace anzi quel coraggio ai limiti della sana sfacciataggine, che sa di coraggio, consapevolezza di essere importanti. Jo Zacchetti invece ha dato prova di grande propensione al verniciato, non visibile negli altri: giusta cattiveria contro Varese al cospetto dei “neroni” , forse ieri un pò troppo lasciandosi andare a qualche contatto di più, ma come il 3/4 di scuola varesina l’ex Udine e Castelletto è dotato dei giusti fondamentali per essere un classico elemento operaio, che il suo mattoncino lo porterà sempre.
Incuriosisce invece Marco Ceron, un giocatore elastico per certi versi, con momenti di incertezza, e tutta la confusione indice di inesperienza, per balzare poi in parziali dove è il talento è a farla da padrona, e dove le sue fiammate in corsa e al tiro ti fanno credere che è anche questo innesto sia ok. Infine Antonello Ricci: super minutaggio per il 20enne abruzzese, tanta fiducia, ma anche poco tiro, qualche difficoltà a portare palla, e tenuta un po’ alterna sui cambi difensivi, lasciando spesso sfilare i vari Spinelli e Wise. Play forti, di pedigree superiore, paragoni assurdi si dirà, con la Legadue che poi abbassa gli standard. Ma il cammino di Napoli ha già tanti altri rischi sulla sua strada, quindi l’idea che ha guidato il roster, nella sua costruzione, si trovava a conti fatti con una sorta di bivio da risolvere: senza “Speedy” Clemente la squadra gira meno, ma non c’è neanche il giocatore fisico come alternativa. Conviene quindi un 2 poco 3 o un 3 portato al 4? La prima è stata la strada scelta, con l’ingaggio di Andrew Warren. Sarà quella giusta? Nessuno può saperlo, sempre di ipotesi si parla o si parlerà, per quanto con argomenti e il massimo buon senso possibile. Sarà solo il campo a parlare, come sempre.
E sul campo si torna, da quest’oggi, e al PalaBarbuto (ore 18). Lo si fa tra l’altro con un ciclo di amichevoli obiettivamente interessanti, e che interrotto soltanto dal Memorial Zeppieri di Frosinone, a metà mese, farà da vero e proprio giro di lancio al doppio confronto di Coppa Italia con Scafati, già vincitrice dell’Errico e apparsa brillante come non mai, già in forma campionato, trainata da Mays e Bushati, il second coach Bulleri e un tandem Baldassarre – Rosignoli a cui presto può aggiungersi un McLean ancora non esploso e in fase di inserimento. Le avversarie? Nell’ordine Veroli, Ferentino sempre in casa, il prossimo 8 settembre, alle 18 (qui corsara lo scorso anno, ma con favore ricambiato al ritorno), quindi la Barcellona di coach Perdichizzi. Match con formazioni tutte ambiziose, anche se di caratura differente: un fritto misto che metta alla prova il collettivo azzurro con squadre di tutti i livelli, e che dia a Bartocci un campione ottimale per comprendere cosa sarà, questa Legadue.

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