Trento – Napoli: molto più di un anticipo…

Trento – Napoli: molto più di un anticipo…

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Sedersi, e scrivere di Napoli – Trento non è mai cosa facile. Il momento che vive l’Azzurro di Cavina oggi, in una morsa fatta di grandissime potenzialità e brusche frenate, unito ai ricordi ancora vivissimi del Napoli Basketball che fu (ma non tanto tempo fa), forma un cocktail micidiale di emozioni e aneddoti, ci fa aprire un cassetto di ricordi contrastanti, e lancia un messaggio chiarissimo: dopodomani al PalaTrento non ci si gode il centro storico, non si respira un po’ d’aria sana ai piedi delle Alpi, e non si gioca un semplice anticipo della 6a giornata di DNA Gold. Prende corpo un momento a sé, con un significato tutto speciale, unico, particolare. NAPOLI/TRENTO : IERI E OGGI – Lo sarà per gli appassionati di queste piazze, che incrociandosi due anni fa in una serie play-off piena di colpi di scena – primo fra tutti quel 65-70 con cui la Bitumcalor in Gara1 sbancò una Fuorigrotta attonita – scrissero una pagina fondamentale della propria storia recente, nel bene e nel male. Lo è per i tanti dirigenti, che già allora protagonisti di quel 2011/2012 convulso ed emozionante, oggi si ritrovano a gestire situazioni in cui la crescita del pubblico, il radicamento sul territorio, e il collegamento con le linfe dei settori giovanili rappresentano ora e sempre le chiavi per un salto di qualità dei loro progetti. Insomma sono tanti, tantissimi i punti d’incontro che legano queste due realtà: apparentemente distanti per cultura, tradizioni, storia (anche cestistica), stile di vita, e che invece in quel mondo chiamato parquet, sono più vicine di quanto si pensi. Napoli – Trento anzi – e qui crediamo che essere ambiziosi non sia presuntuoso – è uno degli assi più limpidi e semplici per capire quel casino che è stato il basket italiano negli ultimi anni, fatto a pezzi da speculatori e riforme senza futuro: non a caso la crisi economica applicata al basket è stato un contesto in cui la tenuta delle grandi piazze è stato un optional, e realtà più o meno blasonate si sono fatte da parte sepolte dalle promesse non mantenute – proprio come Napoli – lasciando così la ribalta ad altre che non hanno perso il treno, hanno costruito dal basso, hanno messo radici, e possono essere orgogliose di quanto fatto. TRENTO: UN SOGNO DIVENTATO REALTA’ . Proprio come nel capoluogo trentino, che famoso nel mondo sportivo per la ITAS Volley – un vero dream-team che fa incetta di trionfi in tutto il mondo – negli ultimi anni è stato sempre più “costretto” a occuparsi di basket. In Via Fogazzaro infatti non ci si è mai scoraggiati: la nascita nel 1995, le promozioni, poi i disastri del 2011, con la retrocessione ai play-out di A Dilettanti, al termine di una stagione partita invece molto bene, tanto da assicurarsi la finale di Coppa Italia contro la Virtus Siena. Nulla ha intaccato l’entusiasmo dell’indimenticato patron Zobele, che intascata la wild-card per tornare al piano di sopra, nella nuova DNA, ha dato il via ad un biennio di successi. Un assaggio furono le Final Four di Coppa Italia a Legnano, a cui prese parte anche Napoli, poi l’Aquila ha irrobustito le ali, e da quel 10 maggio 2012 in cui piegò la BpMed per 87-61 nella Gara2 dei quarti promozione, non ha più smesso di volare, facendone tanta di strada. “Primo passo” lo Scudetto Dilettanti contro Ferentino, e meritando la promozione in Legadue a cui Napoli aspirava, poi nella scorsa stagione, il ruolo scomodo ed eccitante di matricola terribile, conquistando in casa la Coppa Italia ai danni di Pistoia e Casale, eliminando nei quarti di finale la favoritissima Barcellona, e cedendo solo in semifinale in gara 4, carnefice Brescia. Insomma, la quotazioni dei bianco-neri non hanno mai smesso di salire, come le aziende del Consorzio a sostegno della società, e il pubblico che ha sempre risposto alla grande, accorrendo numeroso al PalaTrento, soprattutto sull’onda della vittoria in Coppa e dei Playoff. Un ritratto davvero senza nubi, uno scenario con tante luci e praticamente zero ombre, in cui oltre alle conferme, oggi non manca un occhio rivolto in prospettiva alla massima serie. Uno scenario in cui si crede da un anno e mezzo. QUI NAPOLI, RISCHI E OPPORTUNITA’. CHE SIA LA DIRETTA BUONA?  – Napoli, invece, cosa ha vissuto in questo stesso periodo? Cosa si porta dietro questi 18 mesi? Un’eredità nota a tutti, pesantissima, e per tanti ancora dura da digerire. Speranze di ripescaggio e rinunce, cambi di nome e figure di riferimento che si defilano dopo mesi,  esclusioni, radiazioni e ricorsi: parole chiarissime, con poco altro da aggiungere. Fino alla carta giocata da Maurizio Balbi lo scorso ottobre, con il suo sogno dell’Azzurro targato Expert: un sogno che si sta traducendo in fatti concreti, un impegno a proprie spese per migliorare le strutture, stipendi puntualmente pagati, budget importanti in fase di mercato, tutta roba che da tempo non si vedeva da queste parti. Una cornice ideale, ma in cui “solo” gli infortuni e il roster nuovo di zecca hanno messo i bastoni sulle ruote del carro guidato da coach Cavina, con un avvio di stagione fin troppo altalenante – sballottata anche su e già per lo stivale da un calendario poco benigno – e di cui la sfida contro Casale di domenica è stato il manifesto. Adesso però si cerca di smaltire le tossine dell’impatto, di far funzionare finalmente quel meccanismo che contro la Junior è stato perfetto nei quarti centrali, fino al 53-38 del terzo quarto, evitando quei cali di ritmo, velocità di gioco, concentrazione difensiva e a rimbalzo che sono veleno per chi vuole guadagnarsi il pienone contro Torino, mettendo a segno un primo colpo in trasferta. Un’impresa? Una missione impossibile? Certo, le prossime trasferte in agenda sembrano ancor più proibitive (Capo d’Orlando e Brescia), ma il campo di Via Fersina è stato fatale per Verona, e quasi anche per Brescia, che l’ha spuntata soltanto al colpo di reni, grazie ad una furbata firmata Fabio Di Bella. E non si tratta di comparse che puntano a salvarsi o stare a galla. Sul fronte Napoli poi l’assenza di Ceron resta un fattore, soprattutto in un attacco che specie a difesa schierata, soprattutto a zona, paga vuoti cronici di idee e di soluzioni quando non ingranano l’alto-basso o i mis-match giusti. Non mancano poi altri dettagli tattici che rendono la Expert più debole, dal cambio difensivo sul pick n’roll e il tagliafuori difensivo, fino alle poche transizioni nate dai recuperi: di fronte ad una squadra che proprio nel front-court non farà sconti, errori del genere si potrebbero pagare a caro prezzo. Eppure la Napoli di Imola e dei primi 28′ con Casale ha offerto tutti i tratti della squadra che macinando minuti può regalare spettacolo e sostanza, qualità e quantità: uno spettacolo ben diverso da quello offerto in diretta TV sulle frequenze di TV Luna pronta al bis. La verve offensiva del trio Black-Weaver e Brkic, che sa esaltarsi nell’uno contro uno, attaccando l’area e il canestro; i break di un Sylvere Bryan più lucido e aggressivo, con le sue schiacciate sotto-ferro ; la faccia tosta difensiva di Valentini e Montano (messa a dura prova dal Dillard del secondo tempo di domenica), infine i capitani Allegretti e Malaventura ben ispirati da scarichi aperti o buone uscite dai blocchi: questo è il meglio del repertorio partenopeo, questo c’è da mettere sul tavolo, ora che si fa sul serio, e bisogna provare a battere il pugno. C’è la prima grande sul percorso, vogliosa di ritrovare i due punti dopo lo stop di Veroli, per preparare il terreno all’assalto di Imola. Una grande che vuole in questo novembre tentare il trend dell’altissima classifica (dopo il PalaRuggi si torna per due impegni in casa con Jesi e Torino), una grande che arriva al momento giusto, per misurare identità e ambizioni di questo gruppo. QUI TRENTO: UN ROSTER EQUILIBRATO – Di fronte? Beh, il GM Salvatore Trainotti ha messo a disposizione del confermatissimo coach Buscaglia un roster decisamente rinnovato, ma senza rinunciare a quelle conferme che tengano in piedi un discorso di lungo periodo, rivolto ai giovani. E se il rispetto del budget ha portato ad alcune rinunce – Garri, Dordei, e l’amatissimo Luca Conte – l’altro piatto della bilancia, a cominciare dal reparto esterni, è stato ben compensato. GLI ESTERNI, LA VECCHIA GUARDIA – Trattenuto B.J. Elder, unico trentenne della compagnia, e che in bianco-nero percorre alla grande quella scia di stabilità che è stata vero toccasana dopo annate a dir poco discontinue (grande difesa – appena 8 falli nelle prime 6 giornate, oltre 16,2 punti, 3 rimbalzi e 3 assist, al 41% da 3), stesso trattamento per Toto Forray e Marco Spanghero, di cui tanti si ricorderanno nella famosa gara 1 del PalaBarbuto. L’oriundo – che sta stupendo dall’arco, mai stata una sua specialità – è amante della velocità, dei ritmi alti, del contropiede, ma assieme all’ex Cantù, Biella, Veroli, assolve anche il ruolo di chioccia e collante in un firmamento di gente che vuole esplodere (11,0 punti + 4,0 rimbalzi, con 3,5 assist e il 57% dall’arco – 12/21 ,per un 54% complessivo dal campo); Spanghero invece, scuola Trieste e 22 anni “suonati”, è il primo di quella “gente” che vuole farsi largo, con i suoi 6,2 punti di media – balzati a 18 nel successo bulgaro sul campo di Ferentino (64-95) – le sue buone doti in palleggio, la sua “mano morbida” face-to-face, le sue valide letture difensive. TRICHE, UN CAPITOLO “A PARTE” – Il back-court – in cui figurerebbe anche l’ex bomber delle ultime due edizioni di DNA, Davide Poltroneri, salvo il lungo infortunio che lo terrà fuori dai campi fino ad aprile – si chiude quindi con la stella degli adigesi, il nome di richiamo del mercato aquilotto, “tale” Brandon Triche. 22 anni, alla prima esperienza professionistica dopo 4 anni ben spesi a Syracuse, sotto la guida di un mostro sacro del college basketball Jim Boheim, Triche ha vissuto da protagonista l’esperienza delle Final Four NCAA di Atlanta lo scorso anno, ed è certamente il terminale offensivo con maggior talento e soluzioni: combo guard completa, abile anche nel pick and roll oltre ad aiutare il play nella costruzione dei giochi, passano dal suo adattamento buona parte delle fortune della Buscaglia Band: partito sparato in pre-season grazie anche  a quell’atletismo che fa parte del suo gioco, i 15,5 punti di media con 2,3 rimbalzi vanno letti con attenzione, anche alla luce del suo tonfo in Ciociaria. Il tiro da fuori non è ancora arrivato (pesa parecchio il 28% da 3, 9/32), ma scolasticamente gode di un’ottima mano, specie se ben innescata, e in fondo il 44% dal campo ne è un chiaro segnale; il problema vero è la tenuta difensiva (ben 21 falli in 6 partite, quasi 4 a partita, la media più alta della squadra), anomala per un giocatore che invece si è costruito una fama di difensore tutt’altro che mediocre. Fama certamente diversa in questo senso quella di Simone Fiorito, rientrato dal prestito da Casalpusterlengo,  – fisico filiforme, agile, tipico dell’ala piccola ma con un rivedibile bagaglio di fondamentali di palleggio e di difesa 1vs1 – è lui la cerniera che ci proietta nel reparto lunghi, dove Napoli avrà più da temere. ATTENTI “AL LUNGO” – A partire infatti dalla solidità di un lungo d’area puro come Luca Lechthaler – che ha vinto tanto con Siena e fatto tanta A+A2 con Montegranaro, Sassari, Ferrara e Venezia, ma paga l’eredità di Luca Garri partendo da caratteristiche diverse (5,3 punti + 6,3 rimbalzi al 60% da 2, in un utilizzo massimo di 24′) – la torre di Mezzocorona ha fatto anche i conti con i miglioramenti a dir poco prodigiosi di Davide Pascolo. Non che si mettesse in dubbio il talento di “Dado”: scuola esigente come la Snaidero Udine, rivelazione della scorsa Legadue (8,2 punti + 5,5 rimbalzi al 66% da 2), protagonista estivo nella Nazionale Sperimentale in tournée in Cina a luglio, è un giocatore che un Simone Pianigiani sotto sotto sogna: profilo baltico, numero “4” con buon tiro da 3 , che può giocare anche da “3” o “5” tattico, efficace ed in grado di giocare spalle a canestro in avvicinamento, difensore anche sui pivot  giocando di rapidità, è un repertorio non da poco. Alzi però le mani chi pensava che il gioiellino di Fagagna arrivasse così presto a cifre da capogiro: 16,2 punti + 12,8 rimbalzi con 2,8 assist, in doppia doppia da quattro partite consecutive, 71,7% da 2 e 33% da 3 sono altre cifre a cui non si possono aggiungere molte parole, ma si spera i fatti di chi dovrà occuparsi di lui sul nocciolato del PalaTrento. Se si pensa però che i possibili incubi nel painted siano finiti, ci si sbaglia. Lechtaler e Pascolo infatti sono un giusto mix su cui si poggia la ciliegina di un altro giovane di lusso, Filippo Baldi Rossi. Proveniente dalla vivaio della Virtus Bologna (35 presenze a referto in Serie A tra il 2008 e il 2010), argento in Spagna nel 2011 con la Nazionale Under 20, è atteso da un impegnativo banco di prova dopo le esperienze di Perugia e Torino al piano di sotto, in cui ha mostrato la sua duttilità dentro-fuori. Ottimo rimbalzista (6,2 rimbalzi nelle prime sei), non si è confermato come giocatore perimetrale (3/18, 17%), ma i tanti tentativi sono frutto di chi sa di avere un’ottima mano; capace con i suoi 207 cm di correre bene il campo, può attaccare l’avversario in 1 c 1, sapendo utilizzare in ball handling entrambe le mani e abile spalle a canestro. L’accogliente ambiente della società trentina è l’ideale per dimostrare di valere la categoria, ma nei suoi 24′ in campo ha pagato i su e giù di chi sale, e in un nuovo contesto tecnico. A chiudere l’ex talento di scuola Treviglio Lorenzo Molinaro, friulano come Pascolo e altro partecipante alla trasferta cinese della Nazionale, ora non resta che ingannare con altro le prossime 48 ore. Una cosa è certa, non sarà una passeggiata. 

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