Trieste, il punto post-Brescia. Emozioni, lacrime, addii… ma adesso, da cosa si riparte?

Trieste, il punto post-Brescia. Emozioni, lacrime, addii… ma adesso, da cosa si riparte?

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Un momento per riflettere, un momento per far scivolare tutte le sensazioni forti che mi rendono insopportabilmente retorico; purtroppo ho la sensibilita’ femminea dei leoni nati a fine luglio, mixata ad una smisurata passione per la pallacanestro.

Parto dal fondo, da quell’uscita nell’ovazione generale di tifosi bresciani e triestini per Stefano Tonut e Marco Carra; curioso il destino che lega i due giocatori, il primo staccando dal Sanfilippo un biglietto di sola andata per la serie A (destinazione Reyer Venezia), il secondo chiudendo il sipario di una onorevolissima carriera. Il solo rammarico che la standing ovation non sia avvenuta nel naturale teatro delle gesta dei due fenomeni, il Palatrieste. Lacrime per i portabandiera di una triestinita’ cestistica finalmente sublimata dopo anni di anonimato, il retro gusto acre pero’ di una qualcosa di irripetibile che sara’ dura riproporre.

Dirigenti, allenatore, giocatori e tifosi ora si siederanno, magari baciati dal sole di Barcola, e realizzeranno quello di clamoroso di cui sono stati testimoni attivi. Dopo decadi si e’ riempito all’inverosimile il Palatrieste, si sono registrati esodi in trasferta, si sono create spontanee aggregazioni per vivere l’ultimo atto davanti al televisore o ascoltando la radio. In citta’ la marea biancorossa ha occupato le mattine nei bar, avvicinando anche chi solo ricordava sbiadite istantanee della follia collettiva ai tempi dell’Hurlingham. Questa e’ magia, nient’altro che magia. Per un po’ potremo respirare l’aria salubre del capolavoro stagionale senza inquinarsi dalla corsa ai meriti che regolarmente vedra’ dirigenti e addetti ai lavori in prima fila.

E adesso?

Il vuoto, la voragine creata irrimediabilmente da un qualcosa di proporzioni notevoli venuto meno, la necessita’ di rifondare senza nulla in mano. E in quest’ottica decadente (ma schietta), riavere capitan Carra ancora una stagione, da atleta (ma servirebbe anche da commercialista ndr.), sarebbe fondamentale; darebbe la giusta credibilita’ al passaggio del testimone, il collante (come lo e’ sempre stato). Da domani anche il sottoscritto passera’ in rassegna quello che non si e’ potuto toccare per questioni di sensibilita’, e parlo soprattutto di una classe dirigente societaria che prima di gonfiarsi il petto per il risultato, farebbe meglio a recitare una mea culpa per quello che non e’ arrivato.

Scommettiamo che da qui ad un mese o due, nessuno si muovera’ o fara’ sforzi extra per studiare a tavolino la strategia futura? Scommettiamo che le settimane saranno monopolizzate da vuoti richiami alle realta’ imprenditoriali locali?

Ecco, avete capito che quel giorno di riflessione mi ha riportato sulla terra, razionalizzando quello che sino ad ora era ammantato da sogni ad occhi aperti; quello che si visto e vissuto non spostera’ di una virgola i problemi esistenti, a partire da quello economici. Gli incassi hanno alleggerito il “rosso” di fine campionato, e da domani si deve ripartire da zero, con zero risorse. Mi scuso per lo sfregio alla poesia, ma il moto popolare verso la pallacanestro non sensibilizzera’ certo chi e’ incapace di assorbire una “richiesta” popolare.

Unico viatico? La campagna elettorale imminente per il nuovo sindaco… come a dire, siamo alle solite, ci aggrappiamo alla politica per vivere lo sport… ben messi.

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