Veroli-Napoli: ricerca di conferme e novità sul parquet di Frosinone

Veroli-Napoli: ricerca di conferme e novità sul parquet di Frosinone

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Guardando alla domenica che è alle nostre spalle, ma anche a quella che sarà, la prima immagine che ci viene in mente è quella di coach Demis Cavina, fresco di calvario al termine di Azzurro-Fulgor. Pochi minuti prima il volto tirato, a tratti raggelato, mentre in campo è tutto sospeso, tutto terribilmente incerto, fra il fallimento di una prima steccata e quel successo che poi arriverà all’ultimo secondo, per rompere il ghiaccio in puro stile napoletano, clamoroso, teatrale. Poi arriva la fiammata di “Ricciolo d’oro” Ceron, la rimessa scellerata di Cain, e Allegretti che indovinando l’intercetto lancia Black per la sua simil-navarrata: con tutto questo in mente la guida tecnica dell’Azzurro si siede felice, ma anche provata: lo si vede chiaramente in questa foto poco sopra. Un’ istantanea tra le tante che avremmo potuto scegliere, ma che più di altre presenta gli stati d’animo con cui Napoli (e il suo coach) si avvicinano alla prossima tappa del suo viaggio in Adecco Gold, sul parquet di Frosinone. Da un lato c’è (e deve esserci) tutta la gioia per i primi due punti in cascina: quel che conta è il risultato, specie in avvio di stagione, e spesso sono le partite con l’imprinting di domenica ad essere ricordate, queste le gare lottate e sudate che ti fanno pensare con più fiducia al progetto, ai compagni e agli obiettivi, perchè capisci che “puoi farcela” anche quando il gioco può essere migliorato, reso più fluido e brillante. Napoli-Forlì dunque ci lascia innanzitutto questo: un messaggio positivo sul piano mentale, ma anche utile per ricordare a tutti gli appassionati e a tutti i tifosi che un match di basket è anche uno spettacolo da non perdere, uno spettacolo magari anche duro da digerire, ma che può regalare emozioni inappagabili, un viaggio di 40 minuti per cui vale la pena esserci, e sostenere. D’altra parte, e forse nel modo più chiaro, la partita di ieri ha fatto capire che squadre sì e squadre no sono categorie assai deboli in questa Gold “work in progress”, e che almeno per ora si dovrà sudare per arrivare ad atmosfere da tappeto rosso. Bisognerà soffrire, stando sugli spalti e sul campo, per una squadra dove, ancora alla ricerca di un’identità, non mancava però qualche attenuante: pochissimi allenamenti al completo, il che incide molto sulla preparazione, e nelle rotazioni persino un signore eroico di nome Teo Malaventura, che neanche doveva fare il suo ingresso in campo, con tutto il suo valore aggiunto di esperienza, ed equilibrio. Ed ecco magari il momento di capire cosa va dimenticato del debutto dell’Azzurro nel proprio fortino. Primo punto le incertezze nel back court, dove a parte la prestazione a tutto tondo di Ceron e la super difesa a uomo di Jacopo Valentini c’è ancora molto su cui lavorare: Tim Black su tutti. Molto più altruista nel primo tempo che negli sviluppi della gara, il play di Richmond ha giocato sempre meno in intesa alto-basso con Brkic e Bryan (un’intesa che aveva offerto ottime risposte), cominciando a tenere palla per molto tempo in fase d’attacco, e spesso forzando dalla lunga, senza scegliere magari quella soluzione che in pre-season è stata il fiore all’occhiello del suo repertorio, l’uno contro uno o il mismatch dal pick n’roll. Di riflesso in attacco c’è stata una scarsa aggressività in area, poca ricerca del contatto per portare gli avversari in bonus e tanto tiro da fuori: in questo c’è anche un merito degli avversari, bravi per tre quarti ad applicare la zona, mascherando le debolezze tipiche di chi a rimbalzo si presentava con un reparto lunghi leggerino (salvo Cain), senza contare le rotazioni piuttosto corte. Handicap di non poco conto, e che prima o poi dovevano far variare i piani tattici di Cavina, come è poi successo nel finale, e già prima sul -9, nel cuore dell’ultimo quarto, scegliendo le giuste pedine e il giusto assetto nel momento chiave. Tra queste pedine però non c’era Kyle Weaver: un netto passo indietro per l’ala dal punto di vista offensivo, ci si deve aspettare di più da un giocatore che pur avendo qualità innanzitutto difensive, come Tim Black ha tentato troppo dall’arco, gestendo pochi palloni in avvicinamento, o attaccando il canestro e cercando il fallo: tutte situazioni in cui l’ex OKC, punta di diamante del mercato partenopeo, ha dimostrato di saperci fare, e molto bene. Almeno da questo punto di vista, l’occasione per dimostrarlo è già dietro l’angolo, visto che tra 72 sarà tempo della prima trasferta, e c’è l’occasione concreta per restare a punteggio pieno: uno stimolo invitante, che vale anche per la nuovissima Veroli di Marco Ramondino, corsara a Biella tre giorni fa. Una squadra curiosa e interessante il prossimo avversario dell’Azzurro, e che volendo descrivere sulla carta e sul campo, si basa sui fattori “A” (come “Assistenti”) ed “S” (come “Sanders & Samuels”). Chiaro sul primo punto il riferimento all’head coach giallo-rosso, per anni assistant di Andrea Capobianco e Zare Markovski, un operaio anche nell’Under 18 azzurro, ma anche a Luca Ciaboco, marchigiano e cresciuto prima alla corte di un ex come Roberto Carmenati, poi sotto l’ala di una lunga lista di coach più o meno riusciti: da Perazzetti, a Sacco, da Di Lorenzo e Bernardi, passando per Zanchi e Gebbia a Jesi, Lasi di nuovo a Fabriano, Baldinelli ad Osimo, quindi Banchi, Subotic e Capobianco per la seconda tornata in casa Aurora, fino alla fine degli anni 2000, quando avrà con Latina la sua prima (ed unica) occasione da head coach. Insomma tutta gente di trincea, vissuta sempre nell’ombra, ma forse proprio per questo abituata al lavoro sporco di chi sente di più il rapporto con i giocatori, la comunicazione con la squadra, l’importanza di una chimica efficace. Del resto è proprio dal gruppo che si è voluto ripartire, e senza grandi pretese. Quattordici anni di presidenza e proprietà in solitudine per Leonardo Zeppieri sono stati troppi, e troppo forti le delusioni delle ultime stagioni : hanno imposto un cambio di testimone, in favore di Massimo Uccioli: non è venuto meno però l’impegno di patron, e di primo finanziatore, decisivo per l’iscrizione della squadra al campionato. Confermato così il fidatissimo Ferencz Bartocci nel ruolo di General Manager (in ciociaria dal 2009), si è cercato un modello di squadra che al ridimensionamento evidente del budget rispondesse con un roster dalle ambizioni meno sensazionali, ma forte anche di un clima con meno pressioni, meno “figurine” e “prime donne”, badi di più alla sostanza, ai fatti. E si può dire che almeno il primo passo c’è stato, al termine di una pre-stagione ben onorata:   espugnare un parquet difficile come quello di Biella (71-83), davanti agli oltre 3000 spettatori del Lauretana Forum non è poco, una dimostrazione di grande compattezza la squadra capitanata da Marco Rossi, capitano che offre esperienza in cabina di regia, oltre a risvegliare i ricordi dei tifosi con cui ha vinto 2 delle 3 Coppe di Lega consecutive, una delle quali vinta proprio da coach Cavina e David Brkic nel 2011. Inizio devastante con la partenza boltiana del motivato giovane canturino Andrea Casella, non visto di buon occhio tra i nuovi arrivi, e già visto su questi lidi con la maglia di Piacenza due anni fa  (22 punti – con il 67% da due, il 75% da tre, 6/8 – e 25 di valutazione), i verolani hanno poi resistito al ritorno dei padroni di casa guidati dal suo ex coach Fabio Corbani (indeboliti anche dallo stop del gioiellino Luca Laganà), per poi riaccelerare nel finale di quarto quarto. Ed proprio questo è l’aspetto più confortante in questo momento per il VB, soprattutto in una fase nella quale la condizione fisica non può essere ottimale: il fatto che sia stata una vittoria di squadra, con cinque uomini in doppia cifra, e forte di un gioco capace di alternare il gioco sugli esterni, ma anche sui lunghi. Giusto dunque approfondire qui gli identikit di Jamar Samuels e Jamarr Sanders, che a referto rispettivamente con 36′ e 31′ nel loro esordio italiano, saranno i perni attorno ai quali lo staff tecnico costruirà la squadra. Il primo, uscito dal college di Kansas State con recenti puntate in D-League (Toros di Austin), ha confermato quanto di buono fatto vedere in precampionato con un esordio da doppia doppia con 17 punti, 70% da due, il 100% da tre, ed 11 rimbalzi. Ala forte ma molto atletica e massiccia, tira con buona continuità anche dalla lunga distanza, mostrando anche buon impatto difensivo sulla partita. Come contraltare Sanders ha una buona capacità di prendere il vantaggio giocando sia nell’1vs1 sia il pick and roll, ha una buona attitudine difensiva e le sue doti fisico atletiche gli permettono di spendere anche qualche minuto nel ruolo di ala piccola: un giocatore quindi diverso da Jazzmarr Ferguson, forse un piccolo sollievo, visto che il giocatore di Alabama Birmingham, e già vaccinato in fatto di campionati cadetti (scorso anno a Huesca, nella Leb Gold Spagnola), avrà di fronte Ceron e Valentini. Un altro aspetto però che serve ad inquadrare la fiducia dei ciociari, è la regia: la partita di Giovanni Tomassini (ex vivaio Vuelle), buona offensivamente e con tiri decisivi (10 per lui), è stata positiva soprattutto in termini di gestione della squadra, con una regia puntuale e frizzante da parte dell’ex Ferentino, creando tutte le condizioni per controllare il ritmo partita. Un’alternanza senza problemi con Rossi sulla plancia di comando, e che ha esaltato l’altra ottima performance del grande ex di turno, Alessandro Cittadini: in questi anni per lui tante piazze tra Serie A e Legadue dopo gli anni bui e paradossali trascorsi nella Bologna di Sacrati (Sassari e lo scorso anno Barcellona), il “Citta” si era avvicinato a Napoli nel 2011, anche se sotto il campanile di Sant’Antimo, e in estate si vociferava persino di un arrivo nella Maddaloni della sua signora e di coach Massaro, fresca di promozione in DNB. Il tutto però è rimasto nel mare delle voci estive, e sarà l’idea di essere ancora un punto fermo, nonostante la stagione incolore in riva al Longano, sta di fatto che l’ex Pompea e Carpisa ha retto alla grande i  36′ di utilizzo, in cui complice anche la convalescenza di Giovanni Carenza, ex Ostuni ed uno dei due confermati della gestione di Franco Marcelletti, ha avuto i giusti spazi lasciati da un giocatore bidimensionale come Samuels. Altra vecchia volpe, ma non vecchio amico è Brett Blizzard: ha sbagliato qualche tiro che poteva segnare, e che poteva chiudere prima il match, l’ex Siena, Jesi e Reggio Emilia (rimasto in quarantena nell’ultima stagione, in una lega minore americana) è sempre un cecchino su cui si può contare: in grado di “spaccare” la partita subentrando nel momento in cui e’ è la necessità, sarà un altro cliente di lusso per la difesa Azzurra. A chiudere le rotazioni, per gli spots di nono e decimo giocatore, saranno sempre in tre a giocarsi la convocazione: più sicuro del posto a referto Joshua Giammò, 1/2 che si è fatto le ossa nel Basket Frascati (DNC), a spuntarla nell’ultimo week-end è stato l’ex rosetano Simone Fabiani, 4 classe ’92 di 2 metri, cresciuto nel vivaio della Virtus Bologna (forse anche per la ripresa a singhiozzo di Carenza), fuori invece Bruno Ondo Mengue, guardia/ala già a Trieste lo scorso anno, ed ex pupillo di coach Germano D’Arcangeli alla Stella Azzurra. COME GIOCA VEROLI Non ci è sfuggita in questi giorni la possibilità di vedere qualche stralcio della sfida di domenica, e speriamo di poter dare qualche chiave di lettura ai nostri lettori, ma anche a chi domenica si accomoderà sugli spalti del Palas frusinate. Partiamo dalla difesa: prevalentemente a uomo, molto fisica, tosta, che cerca raddoppiare e addirittura triplicare, è il marchio di fabbrica della ditta giallo-rossa targata Ramondino, con pressione quasi sistematica sul portatore di palla, e maglie strettissime in uscita dai blocchi: bisogna farli muovere senza circolazioni eterne, a Biella in questo senso non ha lasciato fiato. C’è stato anche spazio per una zona 3-2, ma l’assetto, impiegato molto raramente dal coach frusinate, ha avuto qualche efficacia solo nel secondo tempo. In attacco poi come in difesa, la squadra non manca di quel dinamismo e di quell’aggressività che mostra in copertura, con un gioco basato molto sui contatti, e che spinta dalla buona condizione atletica, offre molti numeri in alto-basso, e che sfruttino tanto Cittadini quanto la mobilità di Samuels, elemento mobile, ma anche massiccio e con visione di gioco. Più in generale però i ciociari hanno sofferto e non poco la zona dispari proposta da Biella tra terzo e quarto quarto: una zona attenta, con gli aiuti al momento giusto, arginando anche un cecchino come Blizzard, è stato uno dei fattori della rimonta dell’Angelico. Stranamente però coach Corbani ha fatto dietrofront proprio nel momento dell’affiancamento, ripiegando su una difesa a uomo che sarà poi il pane più tenero su cui Veroli ha saputo mordere, soprattutto con i suoi americani: a fargli da contorno  Rossi e Tomassini, che non sono dei leader, nemmeno dei metronomi imprendibili o impeccabili, ma  certamente dei ragionieri da tenere d’occhio; quindi Cittadini, che può essere il giusto cliente per Sylvere Bryan, al pieno della sua verticalità. Questo è tutto: su un angolo del ring Napoli, che non è ancora al top della forma, ma che dispone comunque di un roster accreditato dei primissimi posti nella nuova Adecco Gold; dall’altra per Veroli (imminente il main sponsor) l’occasione di vedere se il gruppo costruito è sulla buona strada per essere considerato una delle mine vaganti del torneo. Un gruppo non di primissimo livello, ma che, grazie al lavoro e alla grande voglia dei giocatori, potrà togliersi diverse soddisfazioni. Quel che è certo è che l’Azzurro farà di tutto per evitarlo.

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