Ariel Filloy è l'”hombre del partido” al PalaTrieste, Verona vince ma è l’AcegasAps a passare il turno

Ariel Filloy è l'”hombre del partido” al PalaTrieste, Verona vince ma è l’AcegasAps a passare il turno

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TRIESTE – Come Clark Kent all’interno della cabina del telefono, Ariel Filloy si sveste degli effimeri panni da giocatore di basket e diventa il Superman di serata: basterebbe probabilmente un paragone del genere per spiegare il passaggio ai quarti di finale di Coppa Italia di Legadue dell’AcegasAps Trieste, sconfitta a domicilio da una bella Tezenis per 78-82 e salvata dal +12 di giovedì scorso in Veneto. Ma un brivido gelido è passato lungo la schiena dei biancorossi, che se la son vista brutta nell’ultimo quarto quando Verona era temporaneamente riuscita a farsi una scorpacciata del vantaggio triestino raccolto giovedì scorso. Solo la provvidenziale mano armata del nativo di Cordoba, che sgancia 17 punti nella sola frazione conclusiva (!), evita alla squadra di Dalmasson la beffa crudele dell’eliminazione: il calo fisico e mentale ha sicuramente giocato un ruolo-chiave nella contesa odierna, con il team di coach Ramagli molto più in palla degli avversari e, soprattutto, molto più continuo rispetto ai triestini, bravi comunque a non mollare la presa quando il punteggio stava assumendo connotati poco felici.

Davanti a pochi intimi (probabilmente la gara non stimolava la gente a venire al PalaTrieste..), l’AcegasAps parte diligentemente: i biancorossi fanno girare la palla con massimo costrutto, dispensando diversi assist sotto i tabelloni per comode realizzazioni in sottomano. Su tutti, è Mescheriakov a brillare parecchio per intelligenza offensiva, dando pochi punti di riferimento alla Tezenis, in ritardo di sette lunghezze al 5′ (15-8): Verona tenta la carta Westbrook immediatamente dopo, ma sono dalle mani di Mc Connell e Frassinetti a uscire i punti che permettono agli scaligeri di impattare a quota 17 alla prima sirena.

Per un Boscagin che cerca di diventare il faro ospite in avvio di secondo quarto, sull’altro fronte Trieste sistema finalmente anche il tiro pesante, dopo le percentuali deficitarie dei primi dieci minuti. Carra e Filloy bruciano la retìna dai 6 e 75, tuttavia è ancora Verona a mantenere un profilo alto verso il canestro avversario: buone le trame disegnate dalla compagine veneta che si porta sul +4 al 16′ (29-33). Per evitare che la forbice si spalanchi ulteriormente, è una buona palla rubata da Mastrangelo (con conseguente contropiede vincente) a permettere all’AcegasAps di non imbarcare troppa acqua fino alla pausa lunga, chiusa sotto di una sola lunghezza (36-37).

La ripresa è all’insegna dei tentativi dal perimetro, da ambo le parti: la mettono Gandini prima, McDonnell poi, Thomas a seguire: perfetta parità sul 42-42 (25′), rotta da un piccolo acuto gialloblù con la verticalità di Lawal a farla da padrone. Trieste prova a ri-accendersi con Brown (6 punti di fila), ma non riesce ad evitare il successivo principio di allungo degli ospiti: Verona tira benissimo nei minuti conclusivi di terzo quarto, arrivando al vantaggio di sette lunghezze (51-58) grazie alle roventi realizzazioni di Westbrook.

Con la qualificazione tutta da giocare, è inevitabile che la gara diventi sempre più calda sino all’esaurirsi dei minuti sul tabellone. Ancor più palese che entrambe le squadre mandino in prima linea gli uomini più smaliziati per portare l’inerzia dalla propria parte: la Tezenis arriva a +9, l’AcegasAps pesca il jolly con Ruzzier e la tripla di Filloy (58-62 al 24′) ma subisce il gioco da tre punti di Lawal e i due liberi di Da Ros per un nuovo vantaggio di nove lunghezze.
Il popolo biancorosso soffre sugli spalti, specie nel vedere un Westbrook a cinque stelle deflagrare conclusioni dagli angoli che regalano il 61-73 a quattro dalla fine, cancellando dunque l’intero gap dell’andata. Verona sembra stare meglio sul parquet rispetto a Trieste e dà l’idea di essere capace a dare la zampata sul filo di lana, ma è ancora Filloy a rompere ogni tipo di indugio: il gaucho è chirurgico meglio di un bisturi nel burro caldo, e le due triple consecutive sono un toccasana per l’AcegasAps che “respira” sul -8 a 60” dal termine. La Tezenis tenta il tutto per tutto ma finisce col sbagliare le azioni d’attacco più importanti di tutto il match, venendo definitivamente castigata da altri cinque punti consecutivi del numero 12 giuliano, che chiude i conti e il discorso del passaggio del turno.

L’AcegasAps accede ai quarti, di certo non con poca fatica.

AcegasAps Trieste-Tezenis Verona 78-82 (17-17, 36-37, 51-58)

AcegasAps Trieste: Brown 16, Tonut n.e., Ondo Mengue, Mastrangelo 2, Ruzzier 6, Thomas 10, Filloy 20, Carra 5, Mescheriakov 10, Gandini 9, Urbani n.e., Fall n.e.. All. Dalmasson

Tezenis Verona: De La Cruz n.e., Westbrook 15, Frassinetti 8, Lawal 13, De Nicolao, Boscagin 11, Ghersetti n.e., Bozzetto, Chessa 11, Da Ros 11, McConnell 13. All. Ramagli

IN SALA STAMPA

Coach Dalmasson: “diamo ampio merito a Verona per essere venuta a fare la partita di una certa qualità, riuscendoci con grande merito nonostante le importanti assenze. Per quanto ci riguarda, ci siamo dimostrati molto soft e abbiamo difeso meno bene dell’andata: di certo per la nostra squadra, in particolare per alcuni nostri elementi alla prese con problemi fisici, giocare due gare così intense in maniera così ravvicinata ha finito col fare la differenza.
Abbiamo costruito buoni tiri, ma non li abbiamo messi a segno; non siamo stati sufficientemente cattivi e carichi agonisticamente, finendo poi col patire una squadra molto forte: alla fine è uscito il carattere di Ariel, colui che ha avuto maggior personalità nel momento decisivo. Non mi sono però piaciute alcuni situazioni di squadra che, a una settimana dall’inizio del campionato, intendo analizzare in maniera critica sin da subito.”

Coach Ramagli: “c’è sicuramente più amarezza per come erano andate le cose nella gara d’andata rispetto alla gioia di aver vinto oggi. A Verona abbiamo lasciato scappare Trieste quasi in maniera bambinesca, la gara di oggi è comunque un’iniezione di fiducia per noi. Se devo guardare a un singolo in particolare, riservo un applauso a Da Ros per la sostanza che ha messo in campo e per essere stato il nostro play-maker aggiunto di squadra.”

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