Cento di queste stagioni: Sarunas Marciulonis

Cento di queste stagioni: Sarunas Marciulonis

Compie oggi 52 anni una leggenda del basket lituano ed europeo: Sarunas Marciulonis. Dopo aver giocato per 8 stagioni in patria, decise di tentare l’avventura nella NBA, lasciando un segno importante nella storia della Lega.

Il primo sovietico a giocare nella NBA visse la sua miglior annata nel 19991/92, proprio quando l’URSS si dissolse a seguito di una transizione democratica assai tribolata. Sarunas Marciulonis, lituano di nascita, faceva parte dei Golden State Warriors di Don Nelson, l’uomo che decise di prelevarlo dallo Statyba esattamente 3 anni prima.
La guardia sovietica, dopo un primo breve periodo di ambientamento, si adatto perfettamente al gioco offensivo e frizzante di coach Nelson, partendo titolare solo in poche occasioni, ma subentrando sempre a partita in corso.
A 27 anni, nel massimo della sua carriera, Marciulonis disputò la miglior stagione della sua carriera, tuttavia gli Warriors non riuscirono ad andare oltre al primo turno playoff, battuti 3-1 dai Seattle SuperSonics di Shawn Kemp e Gary Payton.
Spesso, coach Nelson lo utilizzava come sesto uomo, utile a spaccare le partita grazie al suo atletismo, ma anche al suo mortifero tiro dalla media distanza. Inoltre, la disciplina tattica di questo giocatore era molto apprezzata dai suoi compagni e dallo staff tecnico, nonostante lo stile di gioco di Nelson venisse spesso etichettato come bizzarro ed spregiudicato.

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Marciulonis chiuse la stagione 1991/92 con 18.9 punti di media, suo massimo in carriera, ma diede il meglio di sé ai (seppur brevi) playoffs, durante i quali segnò 21.3 punti nelle 4 partite giocate contro i Sonics. Oltre a ciò, il lituano mise assieme 3.4 assist e quasi 3 rimbalzi di media durante l’annata, il tutto giocando 29 minuti a sera ed entrando dalla panchina.
Lo staff degli Warriors decise di concedere sempre più libertà e fiducia a Marciulonis, investendolo di responsabilità come gestire l’attacco della squadra quando Hardaway era in panchina, organizzare la difesa e comportarsi da leader. Il carattere forte della guardia lituana riusciva sempre a non disattendere la fiducia ripostagli dallo staff tecnico, giocando la miglior pallacanestro della propria carriera. A testimonianza del fatto che venisse data a lui la responsabilità dell’attacco di Golden State, il numero di palle perse a partita aumentò considerevolmente, da 1.3 del 1990/91 al 2.7 della stagione successiva. Tuttavia, se si guardano gli scout di fine partita, nelle sfide di inizio stagione, il numero di palloni persi da Marciulonis è alto (anche 6 palle perse una notte nel Novembre 1991), ma poi, dopo un processo di ambientamento graduale al nuovo ruolo, tale numero si assottiglia sempre più.

In quel 1991/92 la squadra girava bene e il record finale della squadra capitanata da Chris Mullin fu di 55 vittorie e 27 sconfitte, ma, come detto, non bastò a proseguire la strada nei playoff. Dal punto di vista individuale, invece, Marciulonis chiuse la stagione arrivando secondo nella corsa al premio di Sixth Man of the Year dietro ad un altro europeo, quel Detlef Schrempf che sarà suo compagno di squadra per un anno nei Seattle SuperSonics. Arrivarono poi le Olimpiadi di Barcellona, quelle del Dream Team.

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Durante tale manifestazione, la guardia lituana portò la sua nazionale ad un bronzo olimpico che verrà poi riconfermato nell’edizione di Atlanta 1996 e Sydney 2000. Quel gruppo di giocatori lituani, uniti al trio formato da Marciulonis, Kurtinaitis e Sabonis restò nell’immaginario collettivo come una della squadre nazionali europee più forti di tutti i tempi.
La carriera della guardia lituana prese una brutta piega dalla stagione successiva, 1992/93, quando la durezza fisica di Marciulonis venne meno a causa di continui problemi fisici, poi la trade con i Sonics, il breve peregrinaggio attraverso gli USA e il ritiro dall’attività agonistica nel ’97 dopo essersi arreso agli acciacchi di un fisico scolpito nel marmo, ma segnato da mille battaglie.
Ciononostante, Sarunas Marciulonis resterà per sempre uno dei più grandi interpreti europei della pallacanestro. Primo giocatore sovietico a disputare una partita NBA, sconfisse i pregiudizi e le malelingue d’Oltreoceano e spianò lo strada, assieme ad altri suoi colleghi europei (vedi Petrovic e Divac) al fiume di giocatori internazionali che calcano oggigiorno il parquet del Nord America. Grazie Sarunas.

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