5 cose che ci mancheranno di Dimitris Diamantidis

5 cose che ci mancheranno di Dimitris Diamantidis

Le 5 caratteristiche principali dell’eroe di O.A.K.A. che più ci dispiacerà aver perso.

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È ufficiale: si è ritirato l’ennesimo campione che la nostra generazione ha avuto la fortuna di veder giocare, Dimitris Diamantidis. Con la sconfitta in campionato giunta per mano dell’amico/avversario di sempre Spanoulis, si chiude quindi la carriera di una Leggenda, di nome e di fatto.

Sono mille i motivi per cui sarà dura non rivederlo più in campo, ma ecco i 5 più importanti secondo noi:

1 – La bandiera

La sua maglia bianco-verde numero 13 è un classico intramontabile sui campi dell’Eurolega, al pari della 11 blaugrana o della 9 dei blancos. Sono ben 12 le stagioni consecutive giocate col Pana da Diamantidis, che ne è stato non solo bandiera e capitano, ma leader indiscusso sostanzialmente dal suo arrivo ad Atene: trasposizione del coach in campo, se ce n’è stata una.
Il Panathinaikos senza di lui non sarà la stessa cosa.

2 – Uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto

Sono pochissimi quei giocatori che sanno sempre cosa fare nei momenti topici di una gara, che tolgono le castagne dal fuoco con la giocata perfetta. Diamantidis era assolutamente uno di questi: che fosse una palla rubata, un canestro o un assist, piazzava la sua zampata per vincere, e più la posta in palio era alta e più ci prendeva gusto.

3 – La flemma del campione

Non è un caso se da San Antonio avessero ripetutamente manifestato interesse per Dimitris: il suo stile è quello tipico degli Spurs, con la stessa faccia sopra di 20, sotto di 20 o dopo aver appena segnato il canestro della vittoria di una finale.
L’apparente semplicità nel risolvere una partita, nell’annullare la stella avversaria, nel segnare una tripla da 9 metri sulla sirena… Tutto come se niente fosse.
Va bene il carattere schivo, ma questo livello di autocontrollo emozionale ce l’ha uno su un milione.

4 – Le piccole cose

Ovvero: difesa e visione di gioco. Diamantidis è il leader in palle rubate e in assist da quando è nata l’Eurolega (stagione 2000/01) ed è stato capace di vincere, peraltro a pieno merito, il titolo di MVP di Eurolega con soli 12.5 punti segnati di media (nel 2010/11).
Sono a libri anche gare ben oltre i 20 punti segnati, ma come è sempre stato nel suo carattere, non era tipo da prendere il proscenio: molto meglio lavorare duro, asfissiare il proprio uomo in difesa magari stoppandolo o recuperando il pallone e regalare un assist per il canestro del Batiste di turno.

5 – L’emblema del basket europeo

Dicevamo dell’interessamento nei suoi confronti da parte dell’NBA, ma Dimitris Diamantidis era il giocatore perfetto per l’Europa: poco atletico, lento, se vogliamo anche rivedibile sotto il piano mediatico, ma con un’intelligenza cestistica da far girare la testa, e una duttilità in campo tale da fargli coprire agilmente almeno tre ruoli. Il paragone con Dejan Bodiroga ci sembra il più azzeccato in questo senso, e non possiamo che essere grati a questi due grandi campioni per essere rimasti ad allietare la visione della pallacanestro del Vecchio Continente.

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