Alessandro Gentile: concentrato in campo, sognando ancora l’NBA

Alessandro Gentile: concentrato in campo, sognando ancora l’NBA

Alessandro Gentile si racconta in un’intervista a viso aperto. Resta il sogno dell’NBA ma la determinazione per far bene a Milano è tanta.

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Venendo da una stagione che non l’ha visto al top della forma a causa degli infortuni che l’hanno afflitto,  Alessandro Gentile ha vissuto un’estate contraddistinta dall’indecisione tra la permanenza all’Olimpia Milano e il trasferimento oltre oceano agli Houston Rockets, che hanno i diritti sul suo cartellino in NBA. L’esterno italiano, intervistato da Eurohoops, si è mostrato determinato a riprendersi ciò che gli infortuni gli avevano tolto, per sè stesso e per il bene della squadra.”È molto importante aver iniziato questa stagione con il piede giusto” ha dichiarato riferendosi all’avvio della squadra. Infatti Milano, tra campionato e EuroLega, ha vinto sei delle prime sette partite stagionali. Un’ottima partenza, che pare essere solo l’inizio di un lungo cammino: “Abbiamo molto lavoro da fare e parecchio da migliorare. Siamo 15 giocatori, quindi non è un compito semplice; ognuno deve farsi trovare pronto per dare il massimo quando gli viene chiesto di entrare in campo.”

Sebbene sia stato torturato dagli infortuni che non gli hanno permesso di esprimersi al meglio, Gentile ha terminato la scorsa stagione giocando a buoni livelli, essendo uno dei protagonisti della squadra nelle quattro vittorie delle scarpette rosse in finale con Reggio Emilia (16,2 punti per lui nelle partite vinte).

“Seppur ci siano stati davvero tanti infortuni, credo di aver fornito lo stesso il mio contributo per la conquista sia di campionato che di coppa. Anche in EuroLega avevamo iniziato con il piede giusto, pur non finendo altrettanto bene. L’importante è che alla fine la squadra abbia avuto una stagione di successo, avendo vinto i trofei nazionali in Italia.”

Dopo l’ultima partita delle finali, però, i commenti dell’allora capitano dell’Olimpia erano di natura agrodolce. Mentre da un lato il figlio del grande Nando era naturalmente felice di essere incoronato campione, dall’altro, durante questi momenti di grande emozione, Alessandro non ha potuto fare a meno di riflettere su ciò che lo ha tormentato nell’arco della stagione, dichiarando: “Solo io e la mia famiglia sappiamo quanto ho sofferto per tutto l’anno.”

Si può solo provare ad immaginare per un istante ciò che ha provato il talento di Maddaloni: sei un giocatore di 22 anni, hai un talento offensivo che non ti può fermare, sei diventato il leader (sia dentro che fuori dal campo) di una delle società più blasonate della pallacanestro italiana, diventandone capitano. A un certo punto, però, mentre tutto sembrava andare per il verso giusto, ti infortuni e il sogno sembra diventare un incubo. Oltre al danno fisico, sicuramente rilevante, ce n’è uno che incide ancora di più, quello psicologico. Le ferite psicologiche, come si è visto anche in tanti altri casi (bussare ad esempio a NY City, alla porta di un certo Derrick Rose, giocatore completamente diverso dopo i problemi alle ginocchia), sono spesso più difficili da guarire, ledono la fiducia nei propri mezzi e non permettono di giocare secondo le proprie reali capacità.

E’ proprio contro queste ferite psicologiche che Gentile sta ancora lottando per tornare a giocare al suo livello. D’altronde è noto che, dopo aver portato Milano a due campionati vinti in tre anni, Gentile si sia chiesto se fosse il caso di fare ciò che quasi ogni giovane (e non solo) giocatore di pallacanestro sogna di fare: andare a giocare in NBA. E perché no? Effettivamente il tempismo era perfetto: il primo giugno Mike D’Antoni ha preso il posto di capo allenatore degli Houston Rockets, che hanno i diritti su Alessandro Gentile, e questo poteva fornire le condizioni ideali per l’arrivo del giocatore in squadra. Non va dimenticato che se c’è qualcuno che può capire i livelli di gioco a cui può ambire Gentile, quella persona è proprio D’Antoni. L’allenatore è stato una figura leggendaria per la società meneghina (vedendo la propria maglia ritirata e appesa al Mediolanum Forum) e ha seguito da vicino il processo di crescita del giovane talento italiano.

Come Gentile ha spiegato a EuroHoops, non solo era entrato in contatto con D’Antoni, che gli aveva detto di volerlo ai Rockets, ma la società stessa sembrava orientata ad assicurarsi il suo talento: “Ho parlato con coach D’Antoni. Ha detto di volermi allenare. Ad essere onesti sembrava che tutto fosse orientato verso il mio trasferimento quest’estate. Ma poi forse i Rockets hanno cambiato idea. Non so per quale motivo, bisognerebbe chiedere a loro per questo.”

Dal momento che il flirt con Houston non è tramutato in un legame vero, Gentile è rimasto a Milano. Poco prima dell’inizio della stagione, però, egli ha scoperto che il suo status all’interno della squadra era ormai gravemente alterato. Il presidente dell’Olimpia, Livio Proli, ha deciso di spodestarlo dal suo ruolo di capitano affermando che Gentile dovesse “decidere se essere un ragazzo o un uomo”.

Forse la principale ragione che ha portato Proli a questa decisione è stato proprio il fatto che al termine dell’ultima partita delle finali, Gentile abbia parlato della possibilità di lasciare la squadra.

Riguardo questa possibilità, Gentile ha dichiarato: “Ho detto che potrebbe essere che io voglia provare l’esperienza NBA. Non penso sia un crimine. Tutti vogliono giocare in NBA. Ok, è sembrato fosse un crimine e io ho già pagato, dal momento che non sono più il capitano della squadra.” E quando gli è stato chiesto se questa potesse essere una motivazione in più per elevare il suo gioco a un livello ancora maggiore, ha risposto: “Non è una motivazione in più. Non m’interessa ciò che succede fuori dal campo. Mentre sono in campo cerco di vincere le partite.”

Inoltre, quando gli è stato domandato se nel suo cuore arda ancora il sogno dell’NBA e se egli pensi che ci potrà realmente essere un futuro accordo con i Rockets, ha risposto: “Ovviamente lo spero ancora. Quello di giocare in NBA è un sogno per tutti. Come ho già detto non credo che sia un crimine voler giocare nel miglior campionato del mondo. Forse per qualcuno lo è, ma io voglio fare la miglior carriera possibile, giocare nel miglior campionato esistente ed essere il giocatore migliore possibile” – e ha proseguito dicendo – “non so se riuscirò a trovare un accordo con i Rockets, ma se non sarà a Houston, sperò sarà da un’altra parte. Il mio sogno è quello di giocare in NBA e penso di aver dimostrato di poter giocare al più alto livello cestistico in Europa, quindi voglio provare a fare il passo successivo. Come? Avendo una stagione di successo qui a Milano. E poi vedremo cosa succederà.”

Fonte: Eurohoops.

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