CSKA Mosca, dietro all’ennesimo fallimento

CSKA Mosca, dietro all’ennesimo fallimento

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“Ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare migliore.”  Henry Ford

La saggezza di Henry Ford potrebbe venire in soccorso di di diversa gente che, come è normale che sia, manca un obbiettivo che aveva in testa. Ma quanto è concesso fallire, soprattutto nello sport ?

E si perchè il CSKA Mosca negli ultimi anni ha dovuto mandar giù diversi bocconi amari, oltretutto partendo da grande favorito quasi tutte le volte. Dopo il titolo vinto nel 2008 a Madrid sotto la guida di Ettore Messina si sono accavallate negli anni delusioni cocenti a cui sembrerebbe apparentemente difficile dare una spiegazione. Inizia tutto l’anno successivo, dalla finale persa contro il Panathinaikos per 93-91, che ha aperto una striscia terrificante di insuccessi per la squadra russa.

I successivi due anni vedono il CSKA mancare l’ultimo atto, nel 2009-2010 vengono sconfitti in semifinale dal Barcellona che 2 giorni dopo si laurerà campione d’Europa. Faranno male anzi malissimo l’anno successivo, quando uscirono addirittura al primo turno vincendo 6 gare e perdendone 10.

Poi il ritorno in finale l’anno dopo, quando a Istanbul si presenta la squadra che diventerà l’incubo dei russi, l’Olympiacos. Gli uomini di Kazlauskas dilapidano 19 punti di vantaggio fra la fine del terzo e la prima metà dell’ultimo quarto, vedendosi soffiare la coppa all’ultimo secondo per mano di Georgios Printezis. La stagione successiva vede il ritorno a Mosca di Ettore Messina, che centrerà per due stagioni consecutive le final four, fallendo però in entrambi i casi l’accesso alla finale, battuto nel 2013 ancora dai greci, e nel 2014 dal Maccabi Tel-Aviv che andrà poi a vincere il titolo.

Dura la vita quando tutti si aspettano che tu vinca sempre, non è così ? Si perchè la “maledizione” si materializza anche alle Final Four di Madrid appena concluse, dove il solito rompiscatole Olympiacos si è messo di mezzo a rovinare per l’ennesima volta i piani dell’armata russa. Fallimenti che dunque si accumulano uno dietro l’altro, anno dopo anno. Per molti è stato ed è tuttora difficile trovare colpevoli, capri espiatori tanti, ma non i colpevoli. Non che sia facile per carità, ma proviamo a fare delle valutazioni. Si è detto e ridetto di una squadra con diversi problemi di tenuta mentale dei suoi giocatori, e solitamente questa è una colpa da attribuire a più parti. Si perchè se ai giocatori alle prime difficoltà iniziano a tremare le gambe il motivo va ricercato non solo ad una loro ipotetica fragilità psicologica, ma anche ad una guida tecnica che non è stata in grado di infondere la mentalità giusta, perchè essere grande squadra non significa vincere di 20 o di 30 tutte le partite, ma soffrire e tenere botta nei momenti difficili della gara, e questo al CSKA non è mai riuscito. Diversi giocatori sono stati “accusati” di essere degli eterni secondi, insomma grandi giocatori si, ma che al momento decisivo non ne imbroccano una. L’esempio che salta più all’occhio sarebbe Milos Teodosic, talento sopraffino e bellissimo da vederema purtroppo per lui non accompagnato da una fama da vincente. Sparito nel momento del bisogno della sua squadra in tutti i momenti topici delle ultime stagioni, e non è che nella sua precedente esperienza al Pireo abbia fatto meglio. La lista potrebbe continuare con Weems, Kirilenko, l’ex Krstic, Vorontsevich ecc… ma preferiamo fermarci qui. Poi vabè, saranno anche stati quasi sempre i favoriti, ma ci sono anche gli avversari, e quando si tratta di Final Four di Eurolega vanno tutti rispettati. Certo è però che serve un’inversione di tendenza, qualcosa che scuota e inverta il corso della storia perchè tornare ad alzare trofei possa tornare ad essere una routine per il CSKA.      

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