Diamantidis e Obradovic: la vittoria in Europa porta i loro nomi

Diamantidis e Obradovic: la vittoria in Europa porta i loro nomi

Il grande rapporto tra Diamantidis e Obradovic ha rappresentato meglio di ogni altro il concetto di vittoria in Europa.

Ci sono i buoni giocatori, ci sono i campioni e poi c’è Dimitris Diamantidis

Parole e musica di Zeljko Obradovic, uno che in Europa qualche trofeo lo ha vinto. L’incoronazione al playmaker greco, arrivata da uno dei massimi esponenti della pallacanestro continentale, nonché allenatore dello stesso atleta per 8 stagioni al Panathinaikos, serve a rendere l’idea di quanto Diamantidis abbia fatto per meritarsi un posto tra i grandi di questo sport.

Dimitris nasce il 6 maggio del 1980 a Kastoria, dove muove i suoi primi passi, prima di trasferirsi all’Iraklis Salonicco nel 1999, firmando il primo contratto da professionista e diventando, stagione dopo stagione, uno dei punti fermi della squadra. Dopo 5 anni in cui si è fatto notare come uno dei migliori interpreti del ruolo nel campionato greco, ecco l’occasione della vita: estate 2004, il Panathinaikos ed Obradovic bussano alla porta di Diamantidis per portarlo ad Atene. Impossibile dire di no ad una proposta del genere: è l’inizio di uno dei cicli più vincenti di sempre.

Zelimir e Dimitris, un rapporto lungo, duraturo e di amore cestistico: per l’allenatore serbo, come racconta anche Sarunas Jasikevicius nella sua biografia “avere in squadra un giocatore così umile, concreto e completo era il massimo. Diamantidis era un leader silenzioso ma fondamentale per la squadra”. Dotato di un’intelligenza non comune ed abile nelle letture di gioco, ha guidato i greens di Atene ad una serie di successi in successione.

Difficile rinunciare a lui, con Obradovic diventa un giocatore completo e totale, indispensabile nelle alchimie del Panathinaikos che pure in quegli anni può vantare un parco giocatori di assoluto livello: 7 Campionati, 6 Coppe di Grecia e 3 Eurolega sono il palmares del giocatore di Kastoria negli 8 anni in cui Zeljko lo ha allenato. Quasi una ‘dittatura’ in patria, una competitività ad altissimi livelli anche in Europa: a livello individuale, Dimitris porta a casa 1 trofeo di MVP dell’Eurolega, per due volte è l’MVP delle Final Four, oltre a essere nominato per 6 volte miglior difensore del torneo e 3 volte nel primo quintetto dal 2004 al 2012.

I trofei non spiegano tutto del rapporto che intercorre tra i due: Diamantidis gode della piena fiducia del suo allenatore, che modella tutti gli anni la squadra per esaltare le qualità del suo leader e capitano, capace di grandi prove realizzative ma al tempo stesso di fornire una serie di assistenze spettacolari per i propri compagni. Il pick and roll con Mike Batiste costituirà per anni uno degli attacchi più efficaci in Europa, per mettere in ritmo i compagni che si sono susseguiti nel corso del tempo.

All’inizio di ogni anno, la domanda non era: “Il Pana vincerà qualcosa quest’anno?” ma “Cosa vincerà?”. Sì, perché con Diamantidis in campo e Obradovic in panchina il successo era quasi scontato. Insieme hanno vinto tanto, tutto, praticamente ogni anno: entrambi sono cresciuti nel corso degli anni, costruendo un rapporto che aveva la vittoria come obiettivo finale.

Nel 2012 Obradovic, dopo avere raccolto l’ennesimo successo (la Coppa di Grecia) nella stagione, decide di lasciare il Panathinaikos: dopo 13 anni lunghissimi e pieni di soddisfazioni personali e di squadra, per lui sembra essere giunto il momento di una nuova esperienza. Diamantidis rimane in Grecia, la squadra viene ridimensionata anche negli investimenti e non è più tra le migliori in Europa, ma lui rimane un giocatore fantastico, capace di modificare il suo gioco con l’avanzare dell’età per rimanere competitivo ai massimi livelli.

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I due si sono ritrovati più volte da avversari nel corso degli ultimi anni, da quando Obradovic ha deciso di andare ad allenare il Fenerbahce Istanbul: non solo semplice rispetto, ma molto di più è emerso nei loro incontri. E forse la prima volta potrà quasi essere sembrato strano trovarsi su due panchine opposte. Ora Dimitris è pronto a scrivere la parola fine alla sua straordinaria carriera. La finale del campionato greco è stato l’ultimo atto che vedrà il numero 13 in campo: il grande rivale Spanoulis lo ha condannato alla sconfitta, una parola inusuale per il ‘Diamante’ del basket greco, pronto ora ad entrare in maniera decisa nella leggenda di questo sport.

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