EuroLega, 18° giornata: Milano gioca da piccola squadra e soccombe contro il Bayern

EuroLega, 18° giornata: Milano gioca da piccola squadra e soccombe contro il Bayern

Pessima prova per i biancorossi, che non difendono per tre quarti e non segnano nell’ultimo

di Stefano Bartolotta

Milano doveva vincere questa partita a tutti i costi. Lo imponeva la classifica, e non c’erano alternative alla W, bisognava fare qualunque cosa per portarla a casa per mantenere una posizione un minimo solida nella lotta serrata per i playoff di EuroLega. Tutti dovevano crederci, contribuire, essere convinti di potercela fare, e invece è avvenuto tutto il contrario. L’Olimpia, dopo un inizio incoraggiante, è andata sotto in breve tempo, e, ancor più che il punteggio, è stato l’aspetto psicologico quello in cui io Bayern ha dominato. Per almeno tre quarti di gioco, i bavaresi eseguivano diligentemente i propri giochi offensivi, che compongono un playbook limitato e che, alla lunga, non dovrebbe essere difficile da comprendere e contrastare, e invece i giocatori dell’Olimpia hanno messo in campo una non difesa sconcertante. Ma il peggio doveva ancora venire, perché, con gli avversari che hanno toccato la riserva delle energie fisiche con ancora diversi minuti sul cronometro, l’attacco milanese ha smesso di segnare, quando sarebbero bastati non più di due o tre canestri per rimettersi in partita.

Ora, mancano ancora 12 partite, e potrebbe sembrare ingeneroso dare etichette, ma se ancora non abbiamo la certificazione ufficiale che, a livello europeo, Milano è una squadra perdente, stasera i biancorossi hanno fatto di tutto per meritarsi questo status. Il modo in cui nessuno, soprattutto gli esterni, ha difeso per i primi tre quarti andrebbe fatto vedere in tutte le scuole di basket, per far capire cosa non bisogna fare. Perché poi è facile dare la colpa all’allenatore per un sistema difensivo che non ha funzionato: certo, tutto nasce da qui, ma possibile che giocatori professionisti affermati non riescano un minimo ad adattarsi, all’ennesima volta che gli avversari fanno sempre la stessa cosa? Ed è vero che il gioco offensivo di Pianigiani si basa troppo sulle qualità individuali di chi ha la palla e non insegna a chi invece non ce l’ha a muoversi in maniera organica ed efficace per creare buone soluzioni, però se per tre quarti i canestri sono arrivati, e poi nell’ultimo, quando si dovrebbe segnare a tutti i costi, i tiri non entrano, i primi a giocare da perdenti sono, appunto, i giocatori.

Come abbiamo detto proprio dopo la sconfitta interna contro il Bayern, nemmeno quest’anno Milano ha saputo comprare dei campioni con il ricco budget messo a disposizione da Giorgio Armani. Certo, in Italia hanno vita facile perché il gruppo è mediamente più forte rispetto agli anni scorsi, ma in Europa, partite come questa dimostrano chiaramente che nessuno di questi giocatori ha le qualità per essere un vincente. Nessuna delle squadre che stanno sopra in classifica rispetto a Milano saprebbe cosa farsene di questi giocatori, o almeno di quello che fanno vedere in campo per il modo in cui vengono utilizzati. Perché poi, qualcosa ci dice che gli altri allenatori si servirebbero in modo diverso di questi giocatori, se li avessero, e allora forse sì che svilupperebbero quelle doti interiori da vincenti, che qui non hanno e non avranno mai, anche per colpa di un allenatore che, come abbiamo detto sopra, non si merita certo tutte le colpe, ma più di qualcuna sì.

Il Bayern ha vinto trascinato soprattutto da Lo e Dedovic, con Jovic, Koponen e Williams a comporre il quintetto ideale. Diamo la palma di MVP a Lo, che ha subito dato il tono alla partita e ha respinto gli ultimi assalti milanesi.

Quintetto Bayern: Radosevic, Lucic, Dedovic, Jovic, Barthel
Quintetto Milano: James, Micov, Gudaitis, Bertans, Brooks

Come contro il Buducnost, e contrariamente alla partita contro il Barcellona, Pianigiani fa partire Bertans in quintetto. Entrambe le squadre tirano solo da fuori nei primi minuti della partita, e Milano si lascia preferire per un gioco più vario e per un grande presenza di Gudaitis a rimbalzo offensivo. Gli ospiti, col passare dei minuti, alternano bene tiri da lontano, penetrazioni e gioco coi lunghi. Dopo oltre tre minuti, anche il Bayern inizia ad appoggiarsi ai propri lunghi, e riesce a segnare, ma con grande fatica. Jovic è molto ispirato per i padroni di casa, e tiene quasi da solo i suoi a contatto. A metà quarto, il punteggio è di 10-16, e l’impressione è che l’Olimpia abbia più armi e una maggior fluidità di gioco. Ci pensa Lo a riportare la propria squadra in partita con 5 punti di fila, soprattutto perché James fa una fatica bestiale a difendere su di lui. Il play americano, però, è ottimo e concreto in attacco, così Milano mantiene un leggero vantaggio. Gli uomini di Pianigiani, però, non tengono il suddetto vantaggio per colpa di errori su tiri ben costruiti, e il primo quarto si chiude sul 23-22. Entrambe le squadre si affidano, seguendo la propria natura, agli isolamenti degli esterni, dopodiché Milano ama cercare scarichi per l’uomo libero sul perimetro, mentre il Bayern ha un gioco più interno (i bavaresi hanno tentato 4 tiri da 3, i milanesi 9).

Due triple di Koponen danno 5 punti di vantaggio al Bayern (29-24): i biancorossi cercano la transizione il più possibile, ma se non riescono a recuperare palla, si perdono sempre gli avversari sulle rotazioni. L’impressione, comunque, è che gli ospiti abbiano più energie e più profondità di roster rispetto ai padroni di casa, ma ciò non si traduce in un miglior punteggio sul tabellone. Pianigiani prova un quintetto piccolo, con Jerrells, Bertans e James insieme, ma si ricomincia a vedere, come all’andata, il mismatch Williams-Kuzminskas. I padroni di casa fanno le stesse 3-4 cose, ma Milano non è in grado di trovare le contromosse, così il vantaggio interno resiste, e anzi aumenta (47-38 a 3′ dall’intervallo). Il Bayern ha 9/11 da 3, e senza particolari prodigi tattici, ma giocando in modo metodico e sfruttando il fatto che gli avversari non sono in grado di contrastare i pochi giochi messi in campo dai bavaresi. Più passano i minuti, più Milano sembra perdere fiducia e verrebbe da pensare che i giocatori abbiano dato la partita per persa già a questo punto. È incredibile come all’ennesima volta in cui i padroni di casa effettuano un elementare ribaltamento verso il lato sinistro del campo, essi trovano comunque giocatori liberissimi per tirare. L’Olimpia in attacco c’è, ma per come difendono, gli esterni meriterebbero tutti la graticola. Si va all’intervallo lungo sul 53-45.

Gli ospiti non riescono a cambiar marcia nella propria metacampo all’inizio della ripresa. È frustrante vedere giocatori più talentuosi e in gradi di proporre un maggior numero di soluzioni offensive soccombere nei confronti di avversari meno dotati da entrambi i punti di vista, ma sicuramente più precisi e desiderosi di vincere. A metà quarto, il punteggio è di 66-52, e il fatto di poter segnare così facilmente dà più fiducia al Bayern anche in difesa, e anche i giocatori di Milano sono sempre più sfiduciati anche in attacco. Anche quando gli uomini di Pianigiani avrebbero le opportunità di accorciare lo svantaggio, non lo fanno, e il Bayern rischia di esondare sul 67-52. L’essere in bonus non aiuta certo i milanesi, proprio perché il Bayern è proprio quella squadra precisa che sa dove colpire, e guadagna inesorabilmente un fallo dopo l’altro. Il gioco offensivo di Milano è sempre più individualista, ma improvvisamente i padroni di casa smettono di segnare, così Milano arriva a -10 (69-59) a 3’ dalla fine del quarto. Pianigiani ci prova con Burns, ma James accentra il gioco troppo su di sé, che non significa che voglia sempre tirare, ma che tiene troppo la palla e non dà la scintilla che servirebbe. Il Bayern continua a tirare liberi, e il quarto si conclude sul 77-68. Basterebbero 10’ fatti bene per l’Olimpia, e la rimonta sarebbe possibile.

Il Bayern, senza la possibilità di guadagnare i liberi subendo i falli, balbetta in attacco, ma lo stesso si può dire di Milano, e ci i può lamentare quanto si vuole dell’individualismo di James e della sua non difesa, ma la verità è che nessuno degli altri giocatori ha quel quid necessario per trascinare la squadra quando serve. Ci provano Kuzminskas, Micov e Gudaitis, ma proprio non hanno quella cosa lì, quella dote indefinibile che ti porta ad avere la scioltezza giusta nel momento cruciale. I padroni di casa fanno 2 punti in tre minuti e mezzo di gioco, ma se james gioca da solo, è discontinuo, però se lascia giocare gli altri, non segnano mai. La cosa davvero assurda è chje, nel momento in cui non difendeva, Milano almeno faceva punti, ma ora che difende (o meglio, che gli altri sbagliano), non ne fa più, evidentemente perché per segnare nei momenti decisivi servono doti interiori che, almeno stasera, i biancorossi non hanno. Nemmeno il mismatch Williams-Kuzminskas funziona per i bavaresi, ma l’Olimpia non va oltre il -6 (81-75), e quando dovrebbe segnare assolutamente per rientrare in partita, sbaglia. Proprio quando, finalmente, Milano si avvicina sull’81-77, il suddetto mismatch dà i propri frutti con un 2+1. James rispinde con la stessa moneta, ma il Bayern, grazie evidentemente all’occhio del proprio allenatore che ha letto il punto più scoperto della difesa milanese, colpisce ancora da sotto, e l’ennesima tripla di Lo mette fine alla partita. Milano non smette di lottare, ma ormai è troppo tardi, e anche questo atteggiamento è tipico delle squadre perdenti, che segnano e difendono solo quando non serve. Finisce 93-87.

FC BAYERN MONACO – AX ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO 93-87

TABELLINO BAYERN: Dangubic 2, Hobbs ne, Koponen 14, Radosevic, Lucic 7, Lo 18, Dedovic 18, amaize ne, Jovic 14, Barthel 9, Williams 8, Ogunsipe 3

TABELLINO MILANO: Della Valle, James 29, Micov 7, Gudaitis 18, Bertans 11, Fontecchio, Kuzminskas 6, Cinciarini 2, Burns 2, Brooks 4, Jerrells 6, Omic 2

PARZIALI : 23-22, 30-23, 24-23, 16-19

PROGRESSIVI: 23-22, 53-45, 77-68, 93-87

BASKETINSIDE MVP: Maodo Lo

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