EuroLega, il pagellone della stagione regolare

EuroLega, il pagellone della stagione regolare

Conclusa la regular season di EuroLega, ecco i voti alle squadre e ai giocatori che si sono maggiormente distinti nel corso delle trenta giornate.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

La regular season di EuroLega si è conclusa ieri con le gare dell’ultimo turno che hanno stabilito gli accoppiamenti playoff che cominciano il 17 aprile: è quindi tempo di bilanci, di individuare i promossi e i bocciati dopo le trenta giornate. Ecco le nostre scelte:

Voto 10 a Sarunas Jasikevicius, capace di trasformare lo Zalgiris Kaunas in una squadra da playoff, guadagnandosi sul campo – unico giudice del lavoro – il rispetto di tutte le avversarie, ottenendo scalpi importanti sui principali campi europei. Una Zalgirio Arena spesso sold out è stato il valore aggiunto di Pangos e compagni, protagonisti di una stagione di assoluto livello culminata con la vittoria sul campo dell’Olympiacos, avversario dei playoff che cominciano a metà mese. Le Final Four sono a un passo, sognare qualcosa di più dei semplici playoff non è utopia.

Voto 9 al CSKA Mosca, semplicemente la migliore squadra della competizione. Il cambio Teodosic-Rodriguez è stato assorbito molto in fretta e, se possibile, la squadra ha giocato anche meglio rispetto alla passata stagione. Una corazzata, capace di imporre il proprio gioco e i propri ritmi contro tutti gli avversari: in questo senso grandi meriti a Itoudis, capace di amalgamare al meglio un gruppo in cui i nuovi innesti si sono inseriti a meraviglia negli schemi. L’obiettivo è tornare a vincere, la squadra ha tutte le carte in regola per poterlo fare.

Voto 8 al Fenerbahce Dogus, in grado di mantenere altissimo il livello del proprio gioco nonostante gli addii pesanti di Bogdanovic e Udoh, l’asse portante che ha portato al primo storico successo in EuroLega nella passata stagione. La solidità e le gerarchie sono chiare, l’obiettivo è il repeat: dopo il CSKA Mosca sono la squadra che ha espresso la pallacanestro migliore. Stesso voto anche per Alexey Shved e Luka Doncic, protagonisti assoluti della stagione: il fuoriclasse russo ha battuto il record di punti in una singola edizione detenuto da Keith Langford ed è stato l’autentico go-to-guy della sua squadra. Il talento sloveno, dopo un avvio fulminante ha accusato una flessione finale ma si è reso splendido protagonista con la casacca del Real Madrid.

Voto 7 a Olympiacos e Panathinaikos, capaci di confermarsi ad altissimo livello e sempre in lizza per un posto tra le migliori quattro d’Europa. Profonde e ben allenate, con un fattore campo molto caldo che potrebbe fare la differenza nelle gare senza domani che le attendono. Stesso voto a Pedro Martinez, abile stratega, capace di risollevare il Baskonia dai disastri della gestione Prigioni: centrare i playoff è stato un ottimo risultato, ora l’affascinante sfida al Fenerbahce chiarirà di che pasta sono fatti i giocatori della squadra spagnola.

Voto 6 al Khimki Mosca, alla prima storica partecipazione ai playoff. La squadra di Bartzokas è sempre stata tra le magnifiche otto ma non è mai riuscita a fare quel salto di qualità che l’avrebbe proiettata ai piani altissimi della competizione. Il rendimento deficitario in trasferta ha condizionato in maniera decisiva la classifica della squadra russa, attesa ora, in un momento di forma deludente, dalla sfida (quasi) impossibile al CSKA Mosca ai playoff.

Voto 5 all’Olimpia Milano, progredita di una sola posizione in classifica rispetto all’anno passato ma capace di mostrare sprazzi di buona qualità, alternati a momenti di buio profondo. I lunghi – Gudaitis e Tarczewski – sono stati la nota più lieta di una stagione che resta complessa, per una squadra che punta a crescere nel corso dei prossimi anni in campo europeo. Consolidare le basi e migliorare i punti di debolezza deve essere l’obiettivo per l’anno prossimo.

Voto 4 al crollo del Maccabi Tel Aviv, a lungo tra le migliori otto squadre della competizione e scioltosi contro le big nel girone di ritorno. Un finale in calando per una squadra che negli ultimi anni, dopo la vittoria del 2014, non è mai stata in grado di competere realmente per la vittoria finale. La coppia Jackson-Cole è di alto livello europeo, ma le difficoltà di un sistema stile NBA, fatto di alti ritmi e tanti possessi non ha pagato i dividendi sperati contro le squadre maggiormente organizzate. La sconfitta contro il Baskonia, nella gara decisiva della stagione, ha chiuso definitivamente ogni discorso, rimandando all’anno prossimo ogni possibilità di ingresso tra le migliori otto. Incerta anche la posizione di Spahija, un nuovo ribaltone è pronto ad essere effettuato.

Voto 3 all’ennesima stagione deludente del Barcellona, che dopo il faraonico mercato estivo non è mai riuscito a mettere insieme le tessere del puzzle. Hanga è stato probabilmente il giocatore più deludente dell’intera competizione, in rapporto al suo costo e alla telenovela che lo ha accompagnato, l’esperimento Sito Alonso è stato abbandonato a gennaio, forse troppo tardi per potere rientrare davvero in corsa per i playoff, obiettivo ampiamente alla portata di una squadra con così tanto talento. In estate è pronta una nuova rivoluzione, almeno per quanto riguarda la guida tecnica: il sogno è Jasikevicius, per aprire un ciclo vincente dopo anni molto bui.

Voto 2 all’Anadolu Efes, passato dall’essere a pochi possessi dall’approdo alla Final Four lo scorso anno a essere il fanalino di coda in questa edizione. Una squadra costruita male, che Perasovic non è riuscito ad allenare pagando con l’esonero. Una scarsa alchimia tra i giocatori, un concentrato di giocatori individualisti in un sistema che ha stentato a decollare: nemmeno la cura Ataman e il cambio di diversi giocatori ha invertito una tendenza apparsa fin da subito molto negativa. Cancellare questa annata deve essere il motto di Ataman, pronto a ripartire con un nuovo roster l’anno prossimo.

 

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