EUROLEGA, viaggio dentro la crisi: il fallimento italiano

EUROLEGA, viaggio dentro la crisi: il fallimento italiano

La nona e penultima giornata di Eurolega ha decretato la matematica eliminazione dell’EA7 Milano dall’Eurolega, dopo che Sassari aveva già precedentemente abbandonato ogni possibilità di qualificazione alle TOP 16. La premessa, doverosa, dice che nessuno si sarebbe aspettato una vittoria finale, ma neanche il raggiungimento delle Final Four da parte delle due squadre italiane impegnate nel massimo torneo continentale: l’uscita di scena prematura di entrambe, però, può essere etichettata come un fallimento della nostra pallacanestro a livello europeo.

Ai nastri di partenza dell’Eurolega le nostre squadre si presentavano con ambizioni diverse, ma sia Milano sia Sassari non si sarebbero aspettate un rendimento di questo tipo, decisamente al di sotto delle aspettative soprattutto per la squadra di Gentile e compagni, inserita in un gruppo sulla carta abbordabile.

L’Olimpia Milano paga con l’eliminazione un girone d’andata disastroso, che ha visto la squadra di Repesa perdere 4 partite consecutive dopo l’esordio vittorioso, seppur con il brivido, contro il Laboral Kutxa (78-76 alla sirena finale). Le sconfitte in serie contro Efes, Olympiacos, ma soprattutto Cedevita e Limoges hanno reso il girone di ritorno un cammino molto difficile, che avrebbe avuto il sapore della grande impresa nel caso in cui la squadra fosse riuscita a giocarsi l’accesso alla fase successiva della competizione. La pesante sconfitta di Vitoria complicava ulteriormente le cose: il successivo infortunio di Alessandro Gentile ha tolto alla squadra il miglior giocatore e miglior realizzatore di Eurolega in quel momento (20 punti di media), ma Milano con grande orgoglio e grinta è riuscita a tenere vive le speranze con una grande vittoria casalinga contro l’Efes, pur non ribaltando la differenza canestri. La successiva sconfitta in grecia con l’Olympiacos e l’amaro successo di 3 punti con il Cedevita (dopo aver toccato anche 14 punti di vantaggio all’intervallo) hanno decretato la fine dell’avventura della squadra di Repesa.

Si possono trovare diverse cause del fallimento della compagine italiana in un gruppo che si presentava come tutt’altro che irresistibile: in primis, nelle gare in cui ha giocato, Alessandro Gentile ha mostrato tutto il suo talento e la sua capacità di dominare contro chiunque in attacco in Europa, ma il resto della squadra è sembrato essere decisamente inferiore al livello tecnico messo in campo dal capitano. Sono stati troppi, infatti, i giocatori ad aver offerto un rendimento decisamente al di sotto delle attese in numerose gare della competizione: sul banco degli imputati sono finiti Lafayette, Jenkins e Hummel in particolare, che per diversi motivi non sono riusciti a rendere in modo ottimale. Le difficoltà nel ruolo di playmaker hanno spesso portato Krunoslav Simon a dover svolgere quel ruolo in determinati momenti delle partite, facendogli perdere quella pericolosità e quel ruolo da secondo violino che sembrava essergli stato cucito addosso all’inizio della stagione, almeno nel reparto esterni. Nel pacchetto lunghi, detto delle difficoltà di Hummel ad inserirsi in un gioco completamente diverso rispetto a quello a cui era abituato, non ha convinto il cavallo di ritorno Gani Lawal, ben presto superato nelle rotazioni da Stanko Barac, fortemente voluto dal coach croato e diventato centro titolare della squadra con il passare delle gare. L’infortunio precoce di Milan Macvan ha poi privato Milano di un’alternativa tattica molto importante nel reparto lunghi, anche per la sua capacità di tirare da fuori e aprire il campo per le penetrazioni di Gentile, Simon ed altri. Lo stesso Jamel McLean, arrivato con grandi aspettative, ha avuto un rendimento decisamente ondivago nel corso delle 9 gare di Eurolega fin qui disputate, crescendo in maniera esponenziale dopo l’infortunio di Gentile e diventando spesso il primo riferimento offensivo della squadra. Uno dei problemi più grossi palesati dalla squadra è relativa ai punti subiti, 80 di media, decisamente troppi per poter sperare in qualcosa di più che la prima fase a fronte dei poco più che 74 realizzati a gara. Ora la squadra di Repesa continuerà il suo percorso europeo in Eurocup, competizione che può essere affrontata con grandi ambizioni anche se il rammarico per l’occasione sprecata in Eurolega per arrivare almeno alle TOP 16 non sarà facile da cancellare.

La Dinamo Banco di Sardegna Sassari è l’unica squadra dei 4 gruppi della prima fase di Eurolega a non essere riuscita a vincere nemmeno una partita. Il gruppo D, quello in cui la squadra di Sacchetti prima e Calvani poi è stat inserita si è rivelato troppo forte e complicato per sperare in un passaggio alla fase successiva. Essere inseriti in ultima fascia al momento dei sorteggi rappresenta sicuramente un grosso problema per una squadra non di certo costruita per competere ai massimi livelli continentali, ma la sensazione è stata, salvo in alcuni casi, di totale impotenza di fronte sia a corazzate europee come il CSKA Mosca (anche se in Russia Sassari ha perso solo nel finale) sia di fronte a squadre di buon blasone come Malaga e Bamberg. Probabilmente la grande occasione persa nella gara inaugurale contro il Darussufaka in casa ha condizionato il cammino dei sardi, sconfitti in tutte le successive 8 gare con passivi a volte decisamente pesanti. La difesa ha concesso più di 83 punti di media a gara, insostenibili per ottenere delle vittorie considerando che l’attacco ha prodotto appena 70 punti ad ogni uscita europea, risultando uno dei peggiori della competizione. Il gioco proposto da Sacchetti, una sorta di “corri e tira”, probabilmente non è adatto per restare in partita contro squadre organizzate e dotate di talento come quelle incontrate nel cammino europeo: essere troppo vincolati alle percentuali di tiro espone la squadra a dei rischi notevoli e i punti di media segnati dimostrano che l’impostazione di questo tipo non paga. Calvani, arrivato a qualificazione oramai compromessa, ha provato a portare degli aggiustamenti e delle migliorie al gioco, pur senza snaturare le caratteristiche degli uomini che compongono il roster: i risultati non sono arrivati anche se la squadra ha provato a sprazzi a dare segni di risveglio dopo un periodo decisamente molto complicato.

La squadra ha pagato anche un rendimento decisamente altalenante di alcuni degli uomini su cui ha puntato maggiormente in estate: Jarvis Varnado rappresenta probabilmente la più grossa delusione di questo inizio di stagione. Arrivato a Sassari con il difficile compito di non far rimpiangere Shane Lawal, il centro americano non è stato quasi mai all’altezza delle aspettative riposte su di lui. Allo stesso modo, anche David Logan e Marquez Haynes, anche se i loro numeri sono discreti, non hanno dato quel contributo di esperienza e leadership che ci si sarebbe attesi, soprattutto in una squadra completamente nuova e con giocatori non troppo abituati a giocare in Eurolega. Gli infortuni che hanno limitato per quasi tutta la regular season Brent Petway e in modo minore Joe Alexander hanno poi ridotto notevolmente la qualità globale nel reparto lunghi. In un girone così complesso, il rendimento non troppo elevato dei giocatori di maggior classe ha ulteriormente assottigliato le possibilità di avanzare alle TOP 16 di una squadra che avrebbe avuto bisogno di una mezza impresa per superare la prima fase.

Alle TOP 16 di Eurolega si sono qualificate le squadre che maggiormente lo hanno meritato: il basket europeo è in continua evoluzione e le varie compagini investono sempre di più per lo sviluppo ed il mantenimento ad alti livelli. In Italia occorre cambiare marcia per evitare di rimanere troppo indietro rispetto alle squadre che vogliono ben figurare in Europa.

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