EuroLeggende: Dejan Bodiroga – 2002 e 2003, Panathinaikos e Barcelona ammirano l’onnipotenza cestistica

EuroLeggende: Dejan Bodiroga – 2002 e 2003, Panathinaikos e Barcelona ammirano l’onnipotenza cestistica

Un grande campione ammirato per la sua grande tecnica, eleganza ed in grado di vincere l’MVP delle Final Four per 2 anni consecutivi con Panathinaikos e Barcelona.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Qualcosa di speciale, unico e differente.

Una lode alla tecnica, un purista del gioco, un campione che preferiva l’essenza tecnica e tattica della pallacanestro all’atletismo.

Un campione che ha sempre preferito l’Europa alla NBA.

Il “Magic bianco” è qualcosa di unico nel suo genere, poiché é riuscito a far innamorare generazioni di appassionati senza mostrare grandi schiacciate, strapotere fisico ed esplosività nelle gambe.

Di Dejan si è già parlato molto, da quando arrivò giovanissimo a Trieste per volere di Boscia Tanjevic per poi concludere nuovamente la carriera in Italia a Roma. Nel frattempo ha dominato e spiegato pallacanestro ad Atene, Madrid e Barcelona.

Oggi vogliamo soffermarci sul capitolo Dejan Bodiroga-EuroLega, con più precisione Bodiroga-Final Four.

Il serbo è entrato in club unico nella storia dell’EuroLega, un club di cui fanno parte solo 3 giocatori. Lo stesso Bodiroga, Toni Kukoc e Vassilis Spanoulis. Questi 3 sono stati MVP delle Final Four di EuroLega per due anni consecutivi, ma Bodiroga, a differenza degli altri due, è stato l’unico a farlo con due maglie diverse.

Toni Kukoc ha vinto l’MVP (per 3 volte, 1990, 1991, 1993) con le maglie di Jugoplastika e Benetton Treviso. Vassilis Spanoulis ha vinto l’MVP anche lui con due squadre differenti, Panathinaikos prima e Olympiacos poi (2009, 2012 e 2013).  Ma entrambi lo hanno fatto ad anni di distanza.

Dejan Bodiroga è stato MVP delle Final Four 2002 e 2003, prima in maglia Panathinaikos poi in maglia Barcelona ed è su questo che vogliamo concentrarci in particolare.

3 Maggio 2002, PalaMalaguti di Bologna, Final Four.

Il Panathinaikos sfida in semifinale il Maccabi Elite, mentre la Virtus padrona di casa affronta la Benetton Treviso in un derby tutto italiano dal sapore speciale. Il Pana batte gli israeliani grazie a un magistrale Dejan, autore di 26 punti e 9 rimbalzi in 39 minuti di gioco. La Virtus di Ettore Messina sconfigge la Benetton Treviso di Mike D’Antoni grazie ad una super prova di squadra.

É tempo della finale. La Virtus Bologna, padrona di casa, sfida i greci del Panathinaikos Atene. Alla Virtus non basta un magnifico Emanuel Ginobili da 27 punti per avere la meglio sui greci.

Panathinaikos guidato in panchina da Zeljko Obradovic e in campo da Dejan Bodiroga. Il numero 10 serbo guida la rimonta nel secondo tempo, ben aiutato da Ibrahim Kutluay, con una prestazione da 21 punti, 7 rimbalzi e 4 assist in 38 minuti di gioco. Sì, 38 su 40. Non si poteva fare a meno di lui in campo, era luce della squadra, il vero coach in campo e allo stesso tempo il killer in grado di uccidere la partita.

Giocare questa finale non era affatto facile, di fronte c’era una Virtus Bologna fortissima, probabilmente una delle migliori di sempre e un PalaMalaguti pronto già a celebrare la terza EuroLega come fosse una festa in famiglia. Un’occasione unica, giocare una finale in casa. Nel primo tempo la Virtus vola, sospinta da Ginobili e Smodis, versione bombardiere da 3 punti. Nel terzo quarto c’è la rimonta Pana, firmata Bodiroga. Il campione esce fuori nei momenti di difficoltà e il serbo è stato chiamato qui per questa. Le giocate del “Magic bianco” ridanno una grande fiducia alla squadra greca che nel finale ribalta il tutto. La difesa spesso collassa su Bodiroga, lasciando spazio a Kutluay che è una sentenza.

La terza EuroLega arriva, ma va al Panathinaikos e non alla Virtus Bologna.

Il volere di Giannakopoulos era stato esaudito, la coppa più importante era tornata ad Atene.

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Così dopo 4 stagioni esaltanti, il tempo di Dejan Bodiroga ad Atene, in maglia Panathinaikos è terminato. Un idolo, un giocatore sempre amato e celebrato anche a numerosi anni di distanza dal suo addio ai verdi.

 Σεξ, ναρκωτικά και Μποντιρόγκα, ovvero Sesso, Droga e Bodiroga, resterà uno dei striscioni di culto ad OAKA per anni ed anni.

Nel destino di Bodiroga c’è la Spagna, otra véz. Non il Real Madrid, ma i nemici per eccellenza, i catalani del Barcelona. Dejan sceglie il Barça dopo aver ricevuto numerose offerte, tra cui anche la stessa Virtus Bologna battuta pochi mesi prima.

Si ripete una storia già vista anni prima con il Pana, ovvero un “obbligo” di vincere. L’acquisto di un campione come Dejan Bodiroga era la ciliegina di una torta composta da grandi chef, con Gregor Fucka, Sarunas Jasikevicius, Rodrigo De La Fuente, Juan Carlos Navarro e un coach dal carattere focoso, tanto vincente in Germania, di nome Svetislav Pesic.

Ma questa volta era diverso, il tutto era unito ad una pazzesca pressione di dover portare la prima EuroLega della storia in Catalunya, a Barcelona.

La stagione fila liscia, senza intoppi, raggiungendo le Final Four che si disputeranno tra le mura casalinghe del Palau Sant Jordi.

La pressione e l’attesa raggiungono livelli altissimi, forse mai visti da queste parti per il bàsquet (rigorosamente in catalano). Non ci sono solamente i 16,670 spettatori del Palau Sant Jordi, ma ci sono le aspettative di una città e di un’intera Catalunya da rispettare e da portare a termine con un solo obbiettivo da rispettare: vincere.

Le due semifinali hanno l’equilibrio come punto in comune, tra parziali, controparziali e squadre che non ne vogliono sapere di mollare. É cosi soprattutto tra Benetton Treviso e Montepaschi Siena, dove al primo tempo d’intero dominio di Treviso, risponde una Siena vicinissima al colpaccio nel secondo tempo. Garbajosa e Marconato non ci stanno e guidano i trevigiani in finale. É un’altra coppia a portare il Barça in finale, dopo aver sconfitto il CSKA Mosca. Gregor Fucka e Dejan Bodiroga sono i leader di Pesic, in una partita in cui i catalani soffrono pessime percentuali dal campo. Navarro, Jasikevicius e lo stesso Bodiroga sbagliano tantissimo, ma il serbo è glaciale con i suoi 11 viaggi dalla lunetta. Pressione, questa sconosciuta.

C’è di nuovo un’italiana nel destino di Bodiroga e soprattutto di nuovo Ettore Messina. Il Coach italiano è passato nella precedente estate da Bologna a Treviso. Cambiano le squadre partecipanti, ma non i protagonisti.

La tensione si taglia con un coltello, i padroni di casa hanno un’occasione troppo importante per fallire e il fantasma della Virtus Bologna, sconfitta in casa l’anno precedente, mette paura a tutti e anche se nessuno lo vuole ammettere è presente e alleggia nella mente dei catalani.

L’equilibrio iniziale viene spezzato da un monumentale secondo quarto di Gregor Fucka, sempre servito con tempi perfetti da Bodiroga e compagni. Dejan è il jolly della squadra, playmaker, guardia o ala, tutto quelle che serve per portare a casa questo benedetto trofeo. Le percentuali al tiro si aggiustano in finale ed è proprio questo il fattore chiave che porta all’allungo decisivo nel finale. Il serbo gioca una partita da Dejan Bodiroga: 20 punti, 8 rimbalzi, 3 soli errori dal campo in 38 minuti di gioco. Gli stessi identici minuti giocati 372 giorni prima al PalaMalaguti di Bologna. Nessun errore, Pesic come Obradovic è consapevole che Bodiroga non può lasciare il campo in una partita così importante.

Per Messina è un incubo, Bodiroga lo batte nuovamente sul più bello in Finale ed è per la seconda volta consecutiva campione d’Europa e MVP delle Final Four.

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Questa volta anche lo stesso Dejan Bodiroga ha ammesso di aver sentito la pressione dell’ambiente, ma questo è stato motivo di ulteriore desiderio di vincere. I campioni sono così, vincere non stufa mai e la pressione è un fattore che volta a loro favore. Bodiroga sapeva far diventare tutto così facile, anche giocate e aspettative che sembravano difficilissime da effettuare e rispettare.

Abbiamo scelto di parlare di queste due stagioni solamente, perché vincere l’MVP per due anni consecutivi e con due maglie differenti è un’impresa epica. Un delirio d’onnipotenza cestistica in cui la tecnica è salita in cattedra come co-protagonista assoluta insieme al talento.

Dejan Bodiroga era questo, tecnica e talento. Un giocatore che non annoiava mai, che avresti potuto ammirare per una sola partita, per un’intera serie o per decine di stagioni.

Lode a te Dejan, portatore sano di meraviglia cestistica.

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