EuroLeggende: Tyus Edney – L’impresa con lo Zalgiris nel 1999 ed il bis sfiorato con Treviso

EuroLeggende: Tyus Edney – L’impresa con lo Zalgiris nel 1999 ed il bis sfiorato con Treviso

Il folletto statunitense superava a malapena i 170 cm; ma in campo era imprendibile per chiunque. Ball handling da giocoliere unito ad un dinamismo fuori dal comune erano il biglietto da visita del losangelino che alla prima avventura in Europa si portò a casa EuroLega e titolo di MVP delle final four

di Marco Novello
Zalgiris.lt
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Dopo l’ennesimo successo dei Chicago Bulls targati MJ, la NBA si apprestava a vivere, nella stagione 1998-99, una nuova annata da record: ascolti televisivi sempre maggiori, magliette e gadget andavano letteralmente a ruba, palazzetti che di sera in sera registravano il sold-out, insomma una vera e propria “età dell’oro” per la pallacanestro in America. Nonostante le premesse, però, quell’anno la regular season non iniziò a fine ottobre come da programma in quanto la NBPA, l’associazione dei giocatori, e la Lega non trovarono un accordo sul rinnovo del contratto collettivo e così il “commissioner” dell’epoca, David Stern, fu costretto ad abbassare la serranda. Molti giocatori, rimanendo quindi senza stipendio, decisero di attraversare l’Atlantico e sbarcare in Europa per rimanervi a giocare finché il campionato a stelle e strisce non fosse ricominciato.

Tra questi c’era pure un piccoletto californiano che superava a malapena i 170 cm e che rispondeva al nome di Tyus Edney; l’ex Kings e Celtics decise di accasarsi a Kaunas, più precisamente allo Zalgiris, per iniziare questa sua nuova avventura nel vecchio continente. I lituani, sotto le direttive di Kazlauskas, avevano alzato al cielo l’anno precedente la vecchia Coppa delle Coppe battendo in finale Milano e si apprestavano a fare il loro ritorno in EuroLega dopo parecchi anni di assenza. Squadra che vince non si cambia, massima valida a qualsiasi latitudine e per qualsiasi sport, ed i baltici non furono da meno mantenendo lo zoccolo duro coi vari Stombergas, Adomaitis, i fratelli Zukauskas e Masiulis a cui in estate si sarebbero poi aggiunti Zideke, centro prodotto da UCLA che poca fortuna aveva trovato in America, e Bowie, una “shooting guard” passato pure in Italia vestendo le maglie di Varese e Milano.

La squadra di Kaunas alla vigilia della competizione non era affatto nel novero delle pretendenti per la vittoria finale che vedeva nella Virtus di Messina, l’Olympiacos e il Panathinaikos alcune tra le maggiori indiziate alle final 4 di Monaco di Baviera. La pallacanestro veloce proposta dai lituani sorprese però un po’ tutti quell’anno; tutto partiva dalla difesa aggressiva degli esterni che avevano il compito di pressare i portatori di palla avversari sin dalla rimessa cercando di far spendere all’attacco più secondi possibili. Qualora il pressing sui portatori di palla non avesse avuto i risultati sperati la seconda linea difensiva, costituita da Masiulis e Zukauskas, era comunque in grado di rendere la vita difficile ad ogni avversario che si fosse avvicinato al pitturato. Una volta recuperata palla i biancoverdi si affidavano spesso e volentieri al loro numero 4 per ribaltare l’azione; il folletto losangelino era dotato, infatti, di gran velocità e dinamismo a cui abbinava un eccellente ball handling, che gli permettevano di ribaltare velocemente l’azione e gli consentivano di avere più scelte offensive, sia quella personale che aprire spazi per Bowie o per le triple di Stombergas.

Lo Zalgiris chiuse la prima parte di stagione con un ottimo record, 12 vittorie e 4 sconfitte che permisero ai baltici di strappare il pass per la fase ad eliminazione diretta. Ottavi e quarti di finale furono una passeggiata per i ragazzi di Kazlauskas che con un doppio 2 a 0 eliminarono sia l’Ulker che l’Efes Pilsen; le final 4 quindi diventarono realtà. Edney giocò quattro ottime partite, ma gara 2 contro l’Efes lo vide grande protagonista; fu lui che sostanzialmente trascinò lo Zalgiris alla vittoria in terra turca chiudendo la partita con un’eccezionale doppia doppia da 20 punti e 10 assist. In semifinale i lituani incrociarono le armi con l’Olympiacos di Ivkovic già vincitore della competizione nel 1997 e desideroso di tornare ad alzare al cielo quel trofeo tanto agognato. Il compito affidato ad Edney in semifinale era semplice, limitare le folate offensive di Goldwire il pericolo numero uno in maglia biancorossa che in stagione fece piangere sia le VuNere di Rigaudeau che la Varese di Pozzecco. Scontato dire che il play californiano mise letteralmente la museruola al suo diretto avversario costringendolo spesso a tiri forzati oltre che senza ritmo; ma il numero 4 biancoverde non si limitò a difendere per tutta la gara, anzi portò pure il suo classico mattoncino pure in attacco. La gestione accurata del ritmo partita combinata poi alle solite accelerazioni produssero un mix difficile da arginare per gli ellenici che alla fine furono costretti ad alzare bandiera bianca.

15min.lt
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Spazzati via gli ateniesi tra i lituani e la coppa si frapponeva solo la Virtus guidata dai vari Danilovic, Nesteovic, Rigodeau, Abbio e Messina abile stratega in panchina. Kazlauskas prepara ottimamente il match; sposta Edney in marcatura su Abbio mettendo i muscoli di Bowie sul play francese, uno dei migliori interpreti del ruolo dello scorso secolo, cercando quindi di limitare la fonte di gioco bolognese. Come spesso succede in ogni finale che si rispetti, le difese nei primi minuti dell’incontro la fecero da padrone; il coach italiano per mandare fuori giri la perfetta macchina lituana abbassò i ritmi del gioco ed in difesa intasò il pitturato impedendo le scorribande agli esterni avversari. Il coach dei lituani non fu da meno sfidando la Virtus al tiro perimetrale e raddoppiando sistematicamente sia Danilovic che il post basso dei bolognesi. Dopo i primi minuti passati a studiarsi, lo Zalgiris prese l’iniziativa grazie a Bowie che in solitaria scrisse un mini parziale di 5 a 0 che spaccò la partita; la solida difesa virtussina cominciò a fare acqua da tutte le parti mentre i lituani continuarono ad esprimere la loro pallacanestro fluida e veloce ritrovandosi incredibilmente avanti di quindici lunghezze al rientro negli spogliatoi. L’inizio della ripresa vide i baltici in totale controllo del match con un ispirato Edney a giganteggiare da ambo i lati del campo; il canestro del 68-48, messo a segno proprio dal play americano dopo una zingarata in mezzo alla difesa schierata, sembrava poter essere la sentenza definitiva sull’esito dell’incontro; ma la Virtus trovò la forza per reagire al pesante schiaffo subito. Con otto minuti ancora da giocare le VuNere misero in campo anima e corpo provando una disperata rimonta, Rigaudeau, Abbio e Sconochini furono l’essenza di questo insperato assalto finale che si infranse però su Bowie, spettatore non pagante in questa ripresa, che mise a segno la tripla che spodestò i campioni in carica e portò il trofeo direttamente a Kaunas. Lo Zalgiris si proclamò campione d’Europa in un epilogo difficilmente pronosticabile ad inizio stagione; Edney in un sol colpo quindi riuscì a portarsi a casa sia il massimo titolo continentale per club che titolo di MVP delle finali stupendo un po’ tutti gli addetti ai lavori.

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L’avventura in Lituania tuttavia finì presto ed il funambolico playmaker americano l’anno dopo fece le valigie e si trasferì in Italia; Treviso, infatti, puntò forte su quel piccoletto che aveva le molle al posto delle gambe costruendoci attorno un progetto vincente. I successi raccolti nel territorio della Marca furono molteplici, due Scudetti, un paio di Coppe Italia ed un paio di Supercoppe italiane arricchirono la bacheca dei trevigiani nei primi anni duemila, ma il sigillo più importante, quella coppa tanto bramata da Gilberto Benetton, purtroppo non face mai tappa a Treviso sfumando sempre sul più bello come nel 2003, un anno indimenticabile o quasi per i colori biancoverdi. La Benetton quell’anno sembrò ai più una sorta di “invincibile armada”, guidata in panchina dall’eterno rivale Ettore Messina, i veneti non badarono a spese per allestire un roster vincente e che portasse per la prima volta quella “maledetta” coppa sulle sponde del Sile. In Italia non ci furono squadre che riuscirono a tener testa ai vari Garbajosa, Nicola, Pittis, “l’assassino dell’Alaska” Langdon etc. che vinsero tutto quello che si poteva vincere; mentre il cammino in EuroLega fu alquanto rocambolesco ma culminò lo stesso con l’accesso alle Final Four di Barcellona grazie ad una vittoria giunta proprio a fil di sirena in casa del Maccabi firmata da una prodezza di Edney che realizzò, letteralmente in volo, la tripla che qualificò i veneti all’atto finale. Come dieci anni prima anche in quell’occasione però la coppa sfilò via dalle mani di Pittis e soci colpa questa volta di un Barcellona ed un Bodiroga troppo forti per perdere una finale davanti al pubblico amico. Al “Davide” statunitense quella sera non riuscì quindi l’ennesimo miracolo soccombendo di fronte al più forte Golia, ma la carriera ed i trionfi ottenuti da Edney rimangono un esempio di come nel basket moderno non sempre serva essere alti o grossi per giocare ai massimi livelli; talvolta, infatti, pure i folletti possono dominare in un mondo di giganti!

Prima puntata: EuroLeggende: Dejan Bodiroga – 2002 e 2003, Panathinaikos e Barcelona ammirano l’onnipotenza cestistica

Seconda puntata: Euroleggende: Dino Meneghin – 1986 e 1987 le ultime due vittorie di 12 finali in 18 anni

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