La fabbrica del talento in Serbia

La fabbrica del talento in Serbia

Analizziamo la situazione di una delle scuole di basket più importanti d’Europa. La tradizione cestistica serba sta facendo la differenza, facilitando l’emergere di giovani di grande talento.

Esistono cinque grandi scuole di basket in Europa. C’è quella italiana, bistrattata da troppi ormai. Poi ci sarebbe quella spagnola, attiva soprattutto negli ultimi quindici anni. La scuola greca ha portato alla ribalta campioni come Papaloukas, Spanoulis, Diamantidis e continua a sfornare fior di giocatori. Arriviamo infine a due scuole piuttosto simili: quella russo-sovietica (quindi anche paesi Baltici) e quella slava.
Da sempre fucina di talenti che hanno segnato la storia della pallacanestro europea e non, la grande fabbrica ex-jugoslava di campioni sembrava essersi un pochino arrestata negli ultimi anni. Infatti, le ultime generazioni di giocatori uscite dal territorio della ex Repubblica titina non erano ricche come quelle delle annate precedenti (senza scomodare Divac, Petrovic, Bodiroga, ecc…), erano piuttosto rappresentate da uno/due giocatori simbolo, mentre il resto delle selezioni giovanili era pieno zeppo di onesti mestieranti, nulla più. Per fare un esempio: il basket croato negli ultimi anni ha sfornato solo Dario Saric come prospetto di sicuro avvenire, gli altri, da Ante Tomic a Bojan Bogdanovic sono diventati ottimi giocatori (a livello europeo) con il tempo, partendo un po’ in sordina.
Basta dare un’occhiata all’albo d’oro dei campionati mondiali ed europei giovanili per farsi un’idea della situazione; da ciò si evince una polarizzazione nella produzione di giocatori di talento verso uno Stato in particolare dell’ex Jugoslavia: la Serbia.  La tradizione cestistica serba è sicuramente una delle più forti in circolazione e lo sta dimostrando inondando il panorama della palla a spicchi europeo di giovani talenti, tutti o quasi nelle fila della Stella Rossa. L’unica nazione che sta puntando fortemente sui giovani come sta facendo la Serbia è la Turchia. La società di Belgrado ha già fatto fare esperienza a questi atleti e gli ha permesso di giocare minuti importanti nell’odierna Eurolega. Proviamo ad analizzare la “situazione giovani” della squadra allenata da coach Radonjic.

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Partiamo con il giovane forse più interessante: Marko Guduric, guardia/ala di 196 cm, nato l’8 marzo 1995 a Priboj (di cui avevamo già parlato qui durante gli europei U20 di Lignano). Questo giocatore ha già collezionato 17 presenze in questa stagione europea con i biancorossi, risultando decisivo nella vittoria contro il Bayern Monaco dello scorso 18 dicembre con 16 punti e 3/5 da tre punti. Capacità realizzative straordinarie, tenacia ed atletismo fanno sicuramente di Guduric il giovane più ben visto da coach Radonjic.
Passiamo poi ad un altro classe ’95, la guardia Vasilije Micic, giocatore di grande duttilità e visione di gioco. E’ proprio quest’ultima caratteristica che colpisce quando lo si vede in campo, la sua visione di gioco a 360°. Certamente il suo lavoro non è quello di realizzare punti su punti, ma quello di mettere ordine alla manovra offensiva della compagine serba e fare in modo che i suoi compagni si trovino nelle migliori condizioni possibili per segnare.
Come non citare poi il talento più precoce di tutti: Borisa Simanic. Quest’ala del 1998 ha stupito tutti quando, ancora nella fase a gironi, contro il Real Madrid, ha messo a referto 10 punti (2/2 da due e 2/4 da tre), 4 rimbalzi e 28 minuti sul parquet. Non ancora sedicenne, Simanic ha le stigmate del campione e sicuramente nei prossimi anni sentiremo spesso parlare di lui. Ovviamente, con il passaggio del turno da parte dei serbi, il minutaggio del numero 12 biancorosso è andato diminuendosi a favore di giocatori più esperti, ma intanto il primo assaggio del basket che conta è stato più che positivo.

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Arriviamo infine ad una coppia play-pivot che rappresenta il futuro della Nazionale serba. Stiamo parlando di Marko Tejic e Nikola Rebic. Entrambi hanno fatto la trafila delle giovanili nella Stella Rossa e hanno esordito in prima squadra due anni fa, durante la stagione 2013-2014. Tejic, alto 2.08 stupisce per mobilità e rapidità di piedi, inoltre è dotato di un tiro dalla media distanza alquanto affidabile, che fa partire da molto in alto. Il punto debole potrebbe essere la cattiveria agonistica che sembra un po’mancare, ma con l’esperienza saprà colmare anche questo piccolo difetto. Attenzione però, non bisogna confondere cattiveria agonistica con carattere o tenacia, di questi ne ha da vendere il ragazzo, essendo più che altro un leader silenzioso. Nikola Rebic invece è il prototipo del playmaker moderno, grande atletismo, ma precisione nel tiro altalenante. In compenso la visione di gioco e la capacità in cabina di regia è davvero notevole. Entrambi giocano poco, ma chi li ha visti giocare nella Serbia Under-20 che ha portato a casa la medaglia d’oro negli Europei di categoria a Lignano assicura la bontà del loro talento.
A questi giovani va aggiunto Luka Mitrovic, molto più esperto dei sopraccitati, ma tutt’ora fermo per un brutto infortunio al ginocchio sinistro rimediato il 18 Ottobre contro l’Olimpia Lubiana.

Insomma, la scuola serba continua a sfornare talenti su talenti e, diversamente da quanto accade entro i nostri confini, essi vengono valorizzati concedendogli minuti importanti nella massima competizione europa per club. Se non altro, con generazioni di giocatori dal sicuro avvenire come questi Milos Teodosic può stare tranquillo, alla Serbia non serve naturalizzare alcun giocatore.

“Non voglio giocare nella squadra nazionale serba se ne farà parte un giocatore naturalizzato. Penso che si debbano sempre utilizzare i giocatori che abbiamo. Anche se un giocatore naturalizzato potesse farci campioni, io non lo accetterei” Milos Teodosic

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