L’eredità di Drazen, l’uomo più avanti della pallacanestro

L’eredità di Drazen, l’uomo più avanti della pallacanestro

Cosa ci ha lasciato Drazen Petrovic, leggenda dello sport e del basket che ci ha lasciato troppo presto.

Di Drazen Petrovic sappiamo tutto o quasi, quello che ha fatto in Europa ed in NBA è ormai storia. Il più forte giocatore europeo di sempre ci ha lasciato 23 anni fa, in un tragico incidente automobilistico: in campo, infatti, nessuno era in grado di fermarlo. Reduce da una stagione stellare con la maglia dei Nets, dopo i primi anni in cui era visto con scetticismo perché tra i primi europei a provare la fortuna in America.

Io non ho avuto la fortuna di vedere giocare Drazen, se non tramite alcuni filmati che ripercorrono le sue gesta incredibili con tutte le maglie con cui ha giocato. Memorabile la sua capacità di tenere testa al Dream Team per un quarto e quasi da solo alle Olimpiadi del 1992, leggendaria la sua prova da 62 punti nella vittoriosa finale di Coppa delle Coppe contro Caserta, cui non bastarono i 44 di Oscar e i 32 di Gentile per avere la meglio del Real Madrid. Sono solo alcuni  flash di una carriera leggendaria e irripetibile, almeno in Europa: non ci sarà mai più nessun Drazen Petrovic.

Cerchiamo allora di capire cosa ci ha lasciato in eredità il grande croato. In primis, la possibilità per i giocatori europei di giocare da protagonisti in NBA. Prima dello sbarco del giocatore di Sebenico era quasi utopia per un giocatore del Vecchio Continente passare dall’altro lato dell’oceano e ritagliarsi un ruolo da protagonista. Petrovic, con la sua classe e le sue grandi doti, oltre al fatto di non avere paura di nulla e nessuno, gli ha permesso di guadagnarsi il rispetto dei grandi come Michael Jordan, con cui diede vita ad alcuni duelli di altissimo livello, aprendo la strada ai talenti che seguirono. Se oggi i vari Nowitzki, Parker e gli altri sono protagonisti, grande parte del merito è di Drazen.

Il mito, perché tutti i giovani cestisti slavi sognano di diventare come lui. Il grande lavoro che si compie sulla tecnica permette di creare degli atleti capaci di fare molte cose sul terreno di gioco. Come detto, è vero che non esisterà più nessun Petrovic, ma è possibile trovare dei giocatori che si avvicinano molto alla leggenda: il più simile a lui, in Europa e in questo momento, sembra essere la guardia del Fenerbahce Bogdan Bogdanovic. Vero è che tra i due esistono molteplici differenze, ma Bogdan nelle movenze e nella capacità di emergere nei momenti decisivi sembra ricordare proprio Petrovic: al classe 1992 manca ancora la continuità per essere considerato un grandissimo nel suo ruolo, ma vero è che il talento a disposizione è abbondante ed i margini di crescita sono sconfinati.

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Anche in America non è facile trovare dei giocatori che possano essere paragonati al ‘Diavolo di Sebenico’, perché il suo modo di giocare unico lo ha reso un mito e una leggenda al di qua e al di là dell’Oceano. Forse gli americani si sono resi conto tardi di chi avevano di fronte, ma ora anche loro lo venerano come è giusto che si faccia per un campione di quel calibro. Nella pallacanestro americana, il suo erede può essere considerato Steph Curry, per le caratteristiche del suo gioco: guardia tiratrice capace di portare la palla e capace di fare cose straordinarie, cresciuto notevolmente a livello di leadership e con il rifiuto della sconfitta come ideale. Fisicamente molto simili, forse leggermente più fragile il giocatore dei Warriors, può essere considerato un’eredità che Drazen ha voluto lasciarci, quasi come un regalo al gioco della pallacanestro.

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D’altronde, fin da bambino Curry ha avuto la possibilità di osservare da vicino Drazen e copiargli la tecnica di tiro, come si può vedere dalla foto. Una maglia del play/guardia dei Warriors è anche esposta al Museo ‘Drazen Petrovic’ a Zagabria, con Curry che ha affermato, al momento della consegna della sua canotta numero 30 alla madre del croato:

Sarà un grande onore avere la mia maglia eposta al Museo di Drazen

sports.yahoo.com Un piccolo Curry intento a studiare la tecnica di Drazen

Il culto di Drazen, perché in patria il 7 giugno viene considerato ancora oggi, a distanza di così tanti anni, un lutto nazionale, in quanto, come un bambino disse a sua madre sulla tomba:

Signora, forse l’ha cresciuto lei. Ma lui è nostro, è di tutti noi

Molto più di un semplice giocatore, un’icona capace di fare avvicinare alla pallacanestro tanti giovani, un atleta che dava speranza a tutti. In campo era un grande individualista, non ha mai accettato la sconfitta e ha sempre lavorato per diventare più forte. Dotato di un tiro da fuori micidiale, grande attaccante di 1 contro 1 ha segnato un’epoca del basket europeo: un incidente ci ha privato di lui troppo presto, però forse le grandi leggende ci salutano all’apice della carriera, in modo che tutti si possano ricordare di quello che è stato fatto. Il nome di Drazen vive ancora in tutti noi, per sempre.

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